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La maestra della mia scuola non ci ha insegnato solo a leggere e scrivere, ci ha insegnato a lavarci le mani con il sapone girato e rigirato sino a quando una schiuma densa non avrebbe avvolto le dita.  

Si era nel 1961 quasi 1962 poco importa, devo aggiungere che la mia scuola era in un quartiere povero della città? Imparare l’igiene era fondamentale, le infezioni si trasmettono non solo attraverso il respiro, si trasmettono anche attraverso la pelle. Pulire, detergere, idratare: tre verbi mai dimenticati.

Pulire: ha davvero senso pulire se stessi e non pulire il mondo? Un mondo pulito, senza soprusi, senza ingiustizie, senza diseguaglianze e senza abusi. Non basta lavarsi le mani, anche quel che ci circonda può far male, occorre pulire a fondo: ma è davvero necessario?

Detergere: è quasi sinonimo di pulire, ma se lo riferisco al sudore, mi pulisco di qualcosa che viene da dentro di me, che oltre me infastidisce il mondo che mi circonda. Quindi detergere per farsi accettare, ma anche per camuffarsi, per non riconoscersi dall’odore: però ogni profumo richiama alla mente qualcosa, riconosciamo l’odore fasullo.

Idratare: questo è l’opposto di detergere, sono sostanze esterne che si avvicinano alla pelle, che la corroborano, l’arricchiscono idratandola: la fede in quel che si assumila è essenziale.

Cara Maestra, potrei chiamarti per nome, non occorre, ormai riposi da anni e non mi va di disturbati, la lezione l’ho imparata. Per cena questa sera preparavo i carciofi e mi sei tornata in mente “per lavare le macchie che lasciano i carciofi usate il limone”. L’ho fatto, le mani sono candide, la lezione è servita, eppure mi sembra di stare in un tunnel dove le ombre si rincorrono: è quasi Pasqua.Tunnel Bonassola-Levanto

 

 

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Sto leggendo il libro di Benedetta Tobagi, mi sto calando nelle persone e nelle vite troncate che lei visita in punta di piedi. Quarantanni fa avevo diciott’anni, il 29 aprile ero anch’io in corteo come milioni di altre persone che si sono ritrovate il giorno dopo ad urlare di rabbia per scacciare il dolore, non la paura perché quella se pesti i piedi sparisce. Quarant’anni dopo ripercorrere quelle strade fa ancora rabbia, sappiamo che a Brescia non è successo niente, non ci sono colpevoli, non ci sono condannati, la scia dietro la barca si perde nell’acqua, come le bolle la memoria svanisce …. sembra svanire. E’ un caso che proprio adesso io stia leggendo questo libro in cui le trame conducono al nero del Veneto, come è un caso che ieri si siano rivisti i secessionisti veneti con i trattori travestiti da carrarmato? Sembra un caso che anche allora ci fosse fermento in Veneto, ma non è carnevale. Vorrei poterla pensare e ridere come fa Francesco Merlo che ironizza su La Repubblica di oggi in un bell’editoriale, ma qual è il modo migliore per stare in guardia? Lasciar correre? Intanto il segretario della lega sembra che questi perditempo li benedica. Forse è un caso, ma quel docu-film, di cui scrissi il primo febbraio, sull’annessione della Lombardia alla Svizzera resta oscurato. E tutto un caso, si spera, o è un disegno preciso?

CatturaA me le scelte di Renzi non piacciono molto, anzi per niente, ma vedere la foto di quei due con il sorrisetto ammiccante (cliccando sulla foto ci si collega al filmato) perché si sentono forti di un’Europa che sa scegliere la dimensione delle zucchine o il diametro delle pizze, un’€pa che sa e tace sugli intrallazzi dell’expo prossimo venturo, un’€pa che si trincera dietro i numerini imposti dalla BCE e poi sfodera quel sorrisetto ironico che ricorda quello di Sarkozy e Merkel, il sorrisino  di quei due che devono dire grazie all’Italia che partorisce Draghi e non solo bungabungaman, mi ha dato proprio fastidio. Insieme a mister B ormai è sparito anche l’altro gigante del sorriso ironico Sarkozy, ma oggi quel sorrisino fra Barroso e Van Rompuy è davvero fastidioso. Certo l’eredità del ventennio nanista è dura, ma una volta tanto si sente qualcuno che mette sul piatto della bilancia non solo i peones che ogni giorno riprendono a correre per sopravvivere, ma ci mette anche i burocrati di Stato  con gli stipendi ultraterreni che sono un premio all’imbecillità fatta capanna (ogni pensiero agli ex presidenti di FS ed Alitalia è puramente casuale). Certo è vero facciamo ridere l’€pa quando notano che i nostri funzionari statali hanno stipendi annui che Obama non percepisce in tutto un mandato.

Diceva una regola che lo stipendio di chi stava al vertice di un’azienda non doveva essere superiore a venti volte lo stipendio di un operaio, regola semplice, se l’ultimo degli operai percepisce 1000 € al mese il massimo percepibile da chi sta al vertice sarebbe 20.000 € mensili, questa proporzione usata per secoli è venuta meno, tenuto conto dell’alto numero di dirigenti statali (comunali, provinciali e regionali compresi) che sono oltre questa soglia, una bella sforbiciata il governo presieduto da Renzi potrebbe darla, anche in considerazione del fatto che molta gente, con doti e preparazione superiore ai dirigenti attuali, sarebbe pronta a prenderne il posto, anche per un importo di molto inferiore a quello che attualmente elargiamo ai super burocrati di stato.

NB: €pa sta per €uro-pa

CatturaQuello sopra è un titolo del giugno scorso del Sole 24 ore. Non sono bravo a far di conto come Renzi, ma ho buona memoria e ricordo quell’articolo. Comunque se i conti son conti 80 mldi in 9 anni significa che la riforma delle pensioni della Fornero, annualmente fa risparmiare meno di quanto ha promesso il premier di risparmio irpef per i redditi medi di 1500 € (mille €uro pro capite per diecimilioni di lavoratori = 10 miliardi).

Se quelli del 1955 e anni limitrofi fossimo stati in pensione chissà quanti posti di lavoro in più ci sarebbero stati per i giovani in cerca di lavoro. Ma no, Renzi ed equipe ministeriale ci mettono solo la faccia non tutta la testa.

Immagini in corsa

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Se un film non ti cattura alle prime immagini, ci puoi mettere il cappello che vuoi per nascondere il grigiore, è inutile quello prima o poi viene fuori.  Vincere un Oscar è la  grande ambizione di attori e registi, specie se si tratta di un premio assegnato nella patria del cinema, fiera delle vanità.

Quando  dopo i primi fotogrammi un film non affascina non vale la pena che si sprechi tempo a stargli davanti. La vista e l’udito ne soffrono, come pure il cervello che è una seconda pancia ed ha bisogno di soddisfacente nutrimento. Ho la sensazione che gli americani, padroni di casa a Hollywood ogni tanto si facciano beffa dell’arte altrui assegnando il loro premio a un film vacuo, inutile e stereotipato. Certo avrà contribuito al suo successo il titolo, nato dalla reminiscenza  della Dolce vita che è diventata la Vita è bella per finire in Grande Bellezza senza passare dal Paradiso. 

Ho abbandonato la visione alla prima pubblicità della Mediaset che, intervenuta dopo circa 30 minuti, non ha spezzato nessuna magia perché non c’era magia. Non credo di perdermi niente a stare a scrivere anziché vedere come va avanti. Di Servillo ho visto film migliori ed emozionanti, sarebbe stato più dignitoso assegnargli il premio alla carriera e non a questo lungometraggio in cui le immagini minimaliste e al tempo stesso colorate fanno a pugni con musiche che cozzano tra di loro su un pentagramma cacofonico. Non c’è un disegno sonoro organico che catturi l’udito, i dialoghi si perdono nel nulla.

Forse come film vuole essere solo una provocazione, era proprio necessaria? Veniamo da vent’anni di accozzaglie sociali che ci hanno sprofondato in un limbo. Di questa grande bellezza ne avrei fatto a meno.

CatturaChi non ha visto in televisione o sui giornali la pubblicità relativa ai Buoni Fruttiferi Postali alzi la mano. Da giorni mi chiedevo che motivo avessero le Poste Italiane a pubblicizzarsi, e come tanti di fronte al progetto di Renzi di chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti di farsi garante del debito delle P.A. (pubbliche amministrazioni), ho pensato che ci fosse una correlazione, può darsi, anche se farsi garante non vuol dire accollarsi un debito, fatto sta che ho tranquillizzato anche mia moglie sui risparmi. Con le Poste Italiane non corrono rischi.

Sino a stamattina, momento in cui ho conosciuto da vicino l’avviso che ho incollato sopra e il cui originale si trova cliccando qui.

Ebbene in soldoni significa che dal dicembre 2011 se si risparmiano 1.000 € e questi vengono messi da parte utilizzando i Buoni Fruttiferi Postali, quei soldi vengono assoggettati ad un’imposta di bollo che dal 2013 è fissata allo 0,15%, ovvero un euro e mezzo per il semplice fatto che alla mattonella si sia preferito far gestire il proprio risparmio alle Poste Italiane. L’imposta di bollo non grava sugli interessi perché assenti, ma sulla somma depositata, si. Vai a far capire a mia nonna che deve utilizzare la concorrenza fiscale della Svizzera. Come fa mia nonna ad andare in Svizzera? 

Scherzi a parte questa è pura deflazione imposta dallo Stato che in assenza di consumo da una multa. pardon volevo dire impone il bollo, al risparmio. CatturaPS: è anche vero che poi le Poste Italiane per non fare brutta figura rimborsano l’imposta con una campagna promozionale. 

Neorenzismo

Un post è un post se si spinge avanti, altrimenti sarebbe un retrò. Vista la mia età e quella del nuovo premier non mi posso permettere di meglio che tentare la via della lungimiranza.

Poco fa stavo vedendo un film, “Svalvolati on the road”, questo è il trailer  tante volte ne ho evitato la visione, ma oggi visto che non c’era di meglio in programmazione, ho deciso di vederlo. Non sono riuscito a star davanti alla tv sino alla fine, troppe idee ronzavano in testa chiedendo di esse messe in ordine, e poi Sky lo ripasserà almeno ancora tre volte nell’immediato futuro,  è un film che rischia di diventare un cult, anche se di stupida attualità.

Ecco sono arrivato al punto, ovvero cosa c’entra Renzi che oggi ha promesso l’osservazione della Costituzione e i quattro avanziani del film? C’entra per il fatto che oggi noi generazione in bilico tra lavoro e pensione, siamo anche i depositari dei benefici economici del sistema. Siamo quelli che hanno ancora un posto di lavoro, che se lo tengono stretto perché le pensioni forneriane sono striminzite e hanno a disposizione molti più soldi di quanti ne abbiano i giovani disoccupati in cerca di lavoro.

Il governo presieduto da Renzi dovrà essere quello che porterà l’Italia fuori dalla crisi, una crisi strutturale e generazionale. Strutturale in quanto il sistema si basa su una struttura consolidata di evasione, erosione e sciacallaggio, che si rigenera costantemente per il suo mantenimento. un sistema forte con i deboli e che con i forti si piega sadomasochisticamente. Lo dimostra il fatto che ogni giorno ci viene propinata dai TG l’incriminazione o l’arresto di qualche funzionario dello Stato che ha intascato soldi o benefici. Il fatto che queste notizie ci siano significa solo una cosa, che chi lo fa ha forti speranze di farla franca e perpetua quotidianamente il suo comportamento.  Per uno preso cento scappano, un coladrodo istituzionale.

Ma dicevo anche della crisi generazionale, in cui non c’è il ricambio necessario nel mondo del lavoro. Se noi ultracinquantenni lasciassimo il lavoro ci sarebbero troppe pensioni da pagare e al tempo stesso le imprese non assorbirebbero la forza lavorativa sufficiente ad sostituire quella in uscita, tant’è che la tassazione si sta spostando dalla produzione del reddito ai beni (IVA-IMU e via dicendo).

Fatte queste due semplici considerazioni posso spiegare meglio il perchè del titolo. Il renzismo altro non è che un’espressione della nostra società. Ha mosso i primi passi dentro un partito politico con la parola d’ordine “rottamazione” rivolta ai vertici esistenti in quel partito, ma la parola fa effetto, come un’onda sale e raggiunge il vertice che, bene o male, sta alla guida del paese. Rottama anche Letta.

Ma come ogni onda, per quanto alta si alzi, alla fine tocca terra, s’infrange sulla riva. Avete mai osservato il bagnasciuga della spiaggia? Là dove battono le onde la sabbia è fine, man mano che ci si allontana dai flutti i sassi si fanno più grossi. La sabbia è fine anche grazie all’attrito generato dall’acqua, ma sta li perché i sassi più grossi sono rimasti al loro posto, l’acqua non li smuove.

Ecco il neorenzismo, la rottamazione dei posti di lavoro vetusti ci verrà addosso nei prossimi mesi.

“Svalvolati on the road” non siamo altro che noi, ovvero quelli che scelgono la stabilità con cui ogni tanto possono comprarsi una folata di libertà o una botta di vita come dice qualcun altro. Insomma qualcosa da rottamare, come le nostre vecchie moto.

CatturaHo sentito la notizia alla radio tornando da lavoro, una roba da brividi. Un giovane uomo in una città disperata, tre figli e una moglie che cerca di dargli una mano, un’ispezione e una multa perché la moglie non è in regola con le norme sul lavoro. Una multa di quelle che mettono in ginocchio chi tira a campare con poco. La legge è la legge ed è uguale per tutti, anche per quella signora di Roma che ha quasi millecinquecento appartamenti e non paga un soldo. La legge è uguale per tutti anche per i miliardi che rientrano grazie ai condoni pagando il 5%, un premio per essere stati bravi a frodare. La legge è uguale per tutti, ma se sei un evasore con i fiocchi e i contro fiocchi, al massimo ti becchi qualche annetto dopo essere stato Presidente del Consiglio. La legge è uguale per tutti, ma se una legge fa uccidere significa che qualcosa non funziona, in certi casi basterebbe fare delle verifiche patrimoniali e magari comunicare al contravventore che può rateizzare, non ci vuole molta fantasia per dare una speranza anche a chi fatica a rispettare tutte le norme per necessità.

 

 

Una giornata d’inverno tra anse e canneti

Una lunga camminata lungo l’Adda, il fiume a me vicino, in una soleggiata giornata invernale che sembra voglia ingannare e vestirsi di primavera. Come se questa ruga della Terra, in questo grigiore che dura da giorni, volesse giocare e travestirsi.

Una finestra illusoria, è ancora inverno. Tutto, anche con il sole che splende, sembra amalgamarsi in un unico colore, che sa di pioggia, di alberi spogli, di muschio e canne ingiallite. Mentre i monti innevati montano la guardia  sullo sfondo.