Nei Promessi Sposi, Manzoni  lo immortala descrivendolo come lo si vede dal lago, “La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega”.

Monte Resegone

Nel linguaggio popolare il Resegone conosciuto a scuola,  cambia nome e diventa “Resegun”, il senso tradotto dal Manzoni non cambia. Il monte è visibile da chi vive nella pianura bagnata dall’acqua dell’Adda, ma non tutti sanno della sua esistenza.  Come fosse un vicino di casa che  vedi ma non conosci.

Chi va a spasso tra le rughe dei suoi 1875 mt di saggezza, lo conosce bene. Non è un monte da guinnes, ma è preso d’assalto da chi ama la montagna e la natura brulla.

E’ stata la mia prima montagna lombarda, la mia prima ferrata, la mia prima discesa su un ghiaione con un gran gruppo di futuri amici. Negli anni l’ho risalito altre volte, per altre vie, e sentieri. Oggi lo vedo in lontananza, attraverso la finestra. Ne ripercorro con la memoria i sentieri, quasi ne risento i profumi e la fatica del percorso che quando sei in cima ti premia con la vista della pianura e parte del lago. Sugli ultimi aspri metri che si percorrono prima di giungere in vetta, si susseguono lapidi a ricordo di chi ha rinunciato alla vita per l’amore della montagna, della sana fatica che regala, soddisfacendo il bisogno di libertà.

Scriveva Bertrand Russell che se ogni uomo una volta all’anno vivesse un’avventura che ne soddisfa l’anima, non ci sarebbero guerre. Il Resegone offre la possibilità di vivere un’avventura alla portata del proprio spirito e della propria forza. Dalla passeggiata sul sentiero n 1 delle Orobie, all’arrampicata in parete, in ogni caso si scende a valle tutti più saggi e soddisfatti, il Resegun taglia le velleità ridando all’uomo una misura umana.        (Immagine tratta dalla rivista “Le Alpi Orobie” dicembre 2011)

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