Stamattina nel commentare un post di Alidada sono andato a cercare il significato di blog. Tra le varie cose ho trovato che i blog sono nati come una sorta di diario di bordo della rete. Le navi siamo noi.

Al tempo stesso, mentre cercavo e incollavo, mi è tornata in mente una poesia in musica di tanti anni fa, avevo 14 anni quando lei era partita e io, dopo averla spiata nascosto nella timidezza, ero andato a pescare cercando il suo viso tra i passeggeri del traghetto che si allontanava. Nel ritorno a casa, avevo in faccia il sorriso delle sardine che avevo pescato. Dritto, inespressivo e deluso. Era fuoco che covava, sotto la cenere del mare.

“Come  sassi noi siamo
come sassi inerti e inamovibili,
anche se il nostro orgoglio 
ci spinge sciolti e liberi padroni di noi.
Amore dove sei? 

A che serve il pensiero di cui tanto vado fiero 
se non ti puoò raggiungere ovunque tu sia,
se non ti può legare all’anima mia.

Muto, sordo, avvinto ad un ricordo che non si ricompone

per risanar di te ti chiamo e ti invoco e non posso

riaverti con me.

Tra i pianeti e le stelle
volano le caravelle dell’infinito
a che servono se io resto qui
senza poterti vedere
senza  sentirti così.
Come un sasso
come un sasso spezzato
come un ramo troncato
che non sarà più integro
ma sempre cercherà
la sua metà.

Vorrei poter tornare un nulla
nel tempo dei tempi, un atomo 
solo tra gli atomi
di quella energia cui tutto tende
vita dell’anima mia!”

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