Quando vediamo l’annuncio “Gestione Familiare” ci tuffiamo nell’hotel o nel ristorante confidando che il trattamento che ci verrà riservato sarà simile a quello che nostra moglie (parlo da marito) ci riserva nelle occasioni speciali. Spesso l’attesa non viene delusa e non ci sono da lavare i piatti, caricar la lavastoviglie, sparecchiare e spazzar per terra. Operazioni indispensabili in famiglia.

Ma che fai? Ci racconti la routine? No, questo post nasce dalla riflessione indotta da un altro post, quello della  Repubblica Indipendente di Piero Perrone, il suo proporre su proprio filmato una canzone di Lou Reed, mi ha fatto ricordare che, oltre le gestioni familiari di cui dicevo sopra, ci sono anche le gestioni familiari delle aziende a cui le famiglie restano col-legate, un vincolo che come il filo che si diparte dal fuso, diventa pian piano più sottile sino a spezzarsi, se dita esperte sono incapaci di riannodarlo.

Mi torna in mente il dato statististico che vede le aziende familiari scomparire nel giro di tre generazioni. Difatti la prima generazione, quella del fondatore, quello che gli ha dato anima e corpo, quello che l’ha fatta crescere e sviluppare, già alla seconda, quella del figlio, sopravvive per puro mantenimento, pochi cambiamenti e spesso treni persi per eccesso di conservazione o per mancanza di spirito innovativo. Tutto è stato predisposto perché funzionasse al meglio, meglio non far danni, almeno sinchè è in vita il vecchio. Chi lavora in una’azienda familiare sa che facendo il suo lavoro lo stipendio a fine mese c’è, spesso ha conosciuto il fondatore e si adopera per far funzionare al meglio l’azienda, dando anche consigli utili al successore generazionale. La terza generazione invece è quella del tutto pronto, quella che non sta a perder tempo nei CDA,  che delega a figure apicali l’azienda avuta in eredità. E l’azienda pian piano si dissolve, se va bene si  trasforma, altrimenti sparisce. Con essa scompare anche chi ci lavorava.

Giusto per fornire dei dati, dalla prima alla seconda generazione sopravvive solo il 20% delle aziende, alla terza il 10%. Le tante aree dismesse che ospitavano floride aziende sino a una decina d’anni fa, non sono una casualità. Sono l’umano divenire dell’uomo. L’ambiente che crea, si dissolve insieme a lui.  

Ecco noi siamo la terza generazione del tutto, sia dell’impresa sia del lavoro prestato. Il nostro genufletterci alla comoda finanza ha fatto si che il lavoro venisse gestito da altre mani, le imprese lo han chiamato decentramento, delocalizzazione, frutto della globalizzazione. Che interesse ho a far crescere una pianta da potare e innaffiare se gli stessi frutti, posso ottenerli senza alcuna fatica? Posso guadagnare e sopravvivere sottoscrivendo dei pezzi di carta. Che questi pezzi di carta siano cedole azionarie o schede elettorali fa poca differenza, delego. In definitiva ci trasformiamo volontariamente in figure interdette ( art. 414 e segg. del CC).

About these ads