Penso che ognuno di noi abbia osservato le formiche quando in fila si spostano lungo un tragitto che dal formicaio li porta al cibo. Le file di formiche che notiamo sono quasi sempre due, una verso va il cibo, l’altra torna al formicaio. Osservandole meglio sembra che, quando s’incrociano, le due colonne si mandino dei segnali, comunichino tra loro sfiorandosi appena con le antenne. Noi umani, privi di antenne visibili, comunichiamo attraverso i gesti, gli odori, la parola e produciamo suoni, con il nostro corpo o utilizzando strumenti. Si dice che suoniamo, in effetti attraverso armonie codificate dentro di noi, comunichiamo emozioni attraverso la musica, ci sentiamo in comunione. Lo sanno bene i giovanissimi che affollano i concerti dei loro beniamini, lo sanno e case discografiche che giostrano il business musicale, lo sanno i musicisti per scelta, quelli che come il suonatore Jones suonarono per tutta la vita per il gusto di farsi ascoltare. Filippo Binaghi credo appartenga a quest’ultima schiera, quelli che suonano per il gusto di suonare colmando il desiderio di farlo in luoghi impervi, portando avanti un progetto musicale, Wild piano (pianoforte selvaggio), che lo ha visto esibirsi nei luoghi più atipici, dove la natura domina. 

Così domenica 8 luglio nei pressi del rifugio Coca a 1892 metri d’altezza, in alta Val Seriana, Filippo ha unito il suono del suo pianoforte a quello delle marmotte che fischiavano forte, a quello dei grilli che stridevano,  al gorgoglio della vicina cascatella. Un happy hour con la natura. Peccato che le foto che ho scattato non contengano le vere armonie di quel giorno, mancano i suoni e i profumi dei monti. Però ho visto che altri come me, dopo l’esperienza di quella giornata han pubblicato cose carine su you tube, io ho mixato le foto in cui ho voluto immortalare un’esperienza, con la musica eseguita da Binaghi in un CD autoprodotto. 

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