A me il circo piace! I suoi luccichii, le sue finzioni, il suo mondo dorato e scintillante. Lo diceva una mia amica che lasciò la vita a trentanni sulla corda di una tapparella. Quel mondo scintillante entrava e usciva dai suoi occhi e dal suo sorriso. Uno spettacolo nello spettacolo. Con lei ho capito che mi piace il circo. Quel mondo in cui gli acrobati rischiano la vita mentre i pagliacci fanno ridere grandi e piccini. Quel mondo in cui i leoni si comportano da gatti e i giocolieri son super eroi che riacchiappano nelle loro orbite, così come fanno i pianeti con i satelliti, tutte le robe che lanciano per aria. Ma quando lo spettacolo è ostentato, che sia una cerimonia  o le olimpiadi lo rifuggo. Celebrazioni che ostentano  la forza, la potenza, il bisogno del primeggiare costi quel che costi.

Per l’apertura dei giochi di Londra ho trascorso la serata ad una festa di paese, con centinaia di persone che avevano il naso per aria. Non scendeva l’Elisabetta col paracadute e nemmeno la Mery con l’ombrellino. Decollavano lanterne di carta, portavano i sogni al cielo. E mi sono illuso anch’io, in quella festa bambina, che il cielo sognasse e le stelle sorridessero. Poche decine di € e tanta gente con gli occhi appesi alle lampade volanti mentre a Londra si celebrava l’apogeo dell’umanità che  si spara addosso perchè ha finito le parole e nel contempo festeggia perchè fa centro prima del vicino. Il nostro governo qualche mese fa rinunciò alla candidatura di Roma alle olimpiadi del 2020. Non ci son soldi da buttare. Forse l’unico gesto saggio, visto che subito dopo la cura da fantino, il prof. Monti è partito lancia in resta con la revisione di spesa, ribattezzata spending rewieu perché fa più cich il tirar la cinghia. Ma tant’è, Londra ha speso un Titanic di soldi per allestire dei podi a tre gradini, dove premiare il più bravo nel tiro al piattello o il tuffatore con meno schizzi. Il nostro premier non si è prestato al gioco olimpico, noi ai t(r)uffatori facciamo ponti d’oro, altro che medaglie. Londra ha recuperato la zona est della città, un fondo a perdere che ha spostato di qualche chilometro gli intoccabili. Intanto i supermecati londinesi, i ristoratori, i commercianti e i cinematografi  si lamentano degli incassi in calo, difatti quando in una città c’è un grande evento, i residenti vanno in vacanza per non subire fastidi. Un biglietto 2000 £t, intanto gli spalti degli stadi son semivuoti. Anche gli sponsor han dato forfait. Restano i militari annoiati a riempir le gradinate. Flaccide comparse per non perdere audience, quando le misure antiterrorismo lo consentono.

Gioisce l’Italia, che sta dietro USA e Cina nel medagliere. Di più gioiscono le aziende italiane che han fornito tecnologia e mezzi, come le lampade che illuminano le vasche dei nuotatori o i softwar per gestire linsieme degli eventi. 

Penso ai mondiali di calcio che verranno disputati in Qatar del 2022. Qual è lo stato senza petrolio che si accollerebbe 80 mld $ di costi a fondo perduto, per ospitare una kermesse di uomini in mutande che corrono dietro un pallone con lo scopo di centrare una rete stesa tra due pali? 

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