SENTIERI MARGARI

 sdc100112La strada s’inerpica forte a tagliarti il respiro e le gambe. Si sale. Anche il sudore sa di sale.

Il bosco con la sua frescura accarezza la pelle. Tra odori e rumori, senti il respiro degli altri e i pensieri farsi parole. Tira a salire.

Ti volgi un momento e il compagno vicino ti volge uno sguardo che dice “si va”. Non c’è la guida in questo mattino. Cerchiamo il sentiero tra felci e mughetti. “No torniamo giù, la strada è sbagliata”. Ma sempre testardi cerchiamo uno spunto per tornare a salire.  

 ”Ma dai si sale, si vede qualcosa.” “Aspettate vado a vedere.” Una carrareccia si snoda nel bosco. “Avanti di qua. C’è un segno, e un altro laggiù”. Così comincia l’ennesima avventura tra boschi che presto lasceranno il posto a pascoli e pietre.

Lasciati i mille (metri) alle spalle, ci si avvia sicuri: le carte (topografiche) parlano chiaro, si svolta si sale e poi la carrareccia diventa sentiero .sdc10019

Son passati pochi minuti. Il fiato si è fatto leggero. Gli scarponi macinano sassi mischiando foglie e fanghiglia. Si sale. Qualcuno comincia a cantare. Picchiettano i picchi per farsi un nido tra i faggi. Api e farfalle si contendono i fiori. Ancora profumi. Poi il bosco di larici scivola via e sai che stai andando oltre. Rimangono alpeggi in successione che cambiano nome e si chiamano malghe. Lontana lontana, una chiesa raduna i suoi amici. Vicina una mucca raduna i vitelli. Ormai la fatica è un ricordo passato. Una volta che il fiato si è aperto ti muovi di slancio con una forza che credevi perduta.

Tra i sassi scopri corolle di fiori: la vita attecchisce dove non penseresti ci fosse possibilità.sdc10064

Dalla partenza sono trascorse due ore. Scivolate via come sabbia in una clessidra che, svuotando l’ampolla superiore riempie di vita quella più bassa. Volgendosi indietro si sa che si va ancora più su. Ancora 90 minuti ti dice il segnavia e il passo Varicla è tuo.

 sdc10027I larici ormai han lasciato posto a cespugli di rododendri e il fischio delle marmotte taglia l’aria a segnalare allarme: “arrivano i bipedi nemici” e ti rendi conto che la cecità di pochi te la porti stampata nel DNA degli animali selvatici.Al passo arrivi un po’ stanco. Pochi minuti e hai ripreso tutte le forze. Sei oltre i 2000, hai camminato 215 minuti in salita e ti chiedi “perché”? Ti rispondi riempendo la mente d’immagini ed esplosivi silenzi.

Come è possibile che tutto quello che racchiudono gli occhi, il suo ricordo, vada perduto?

Ti fermi. Mangi qualcosa e guardi il cielo che cambia colore annunciando pioggia. Ti tocca tornare alla valle. Ormai sei sazio, nel corpo e nell’anima. Puoi tornare alla normale vita di sempre. Zaino in spalla (ormai più leggero) a ricongiungersi a quelli che sono saliti al Pizzo Camino. Si è tutti felici. Ognuno con la sua piccola avventura sulle spalle e nel cuore. Si scambiano frasi con nuovi arrivati al rifugio. Si scopre di avere amici comuni. sdc10043Al ritorno un escursionista del posto ci guiderà attraverso il bosco per scorciatoie non segnate. Ci parlerà della vita in malga, di erbe e di carri, di mostri e di santi, dando vita, al ricordo del nostro passato.semplice

 

Popof                              16luglio2009

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

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