MONOPOLIO DELLA VIOLENZA: PREAMBOLO DITTATORIALE

   
 

Anche stasera giunge la notizia di un uomo picchiato dalla polizia.

Dopo i casi precedenti, dalla Diaz del dopo il G8, con il giovane Carlo Giuliani spiaccicato sul selciato, dopo il povero Stefano Cucchi morto in carcere, e tralasciando tutti gli altri grani di un rosario di vite spente con violenza, non posso non prendere la tastiera e dare corpo a parole che esprimano l’allarmato disagio che avverto.

Sia ben chiaro che nutro il massimo apprezzamento per chi lavora nel rispetto delle leggi, e altrettanto all’etica morale  necessaria a chi opera al servizio dello Stato, ma alcune mele marce rischiano di far andare a male la raccolta.

Le notizie di pestaggi e malvessazioni varie, ad opera di alcuni uomini in divisa negli ultimi tempi si stanno susseguendo a più stretta distanza gli uni dagli altri.

Ritengo che il momento di fare alcune considerazioni sia importante.

Una domanda che mi sono posto è "cosa può far credere ad un uomo in divisa di poter passare impunito?"

Analizzando il momento attuale, in cui ripetutamente il sospetto di malaffare si adombra su membri istituzionali dello Stato (e non solo), non posso non concludere che se un poliziotto, magari un po stressato, eccede nei compiti repressivi che gli conferisce la divisa, può ben sperare di ottenere tutta la clemenza che può desiderare, in quanto, lui che si è macchiato di un reato, al tempo stesso deve dare protezione a chi gli ha concesso di far parte degli organi di vigilanza.

In questo modo lo Stato diventa succube di se stesso e degli uomini che dovrebbero garantirne l’ordine.

Con questo meccanismo inevitabilmente si innescano le dittature, dove il monopolio della violenza, che appartiene allo Stato, consente ai suoi guardiani di reprimere tutto quel che è critico nei suoi confronti e, al tempo stesso, permette ai suoi vertici di poter contare su un’impunità che, a cascata, ricade sui suoi protettori.

Non è possibile vivere con la paura di non poter chiedere aiuto a chi dovrebbe garantire la sicurezza, il passo successivo ad un passaggio simile sarebbe il cadere trappola di facili soluzioni che portano all’antistato (alias mafie).

L’indignazione non basta, occorre la vigilanza attenta e la denuncia, di chi crede che democrazia sia anche rispetto della persona in ogni contesto.