dopo pomigliano e mirafiori

Dopo gli eventi dell’ultimo mese sembra siano passati anni dal referendum alla Fiat Mirafiori.

Si era solo al 15 gennaio e le urne si aprivano consegnando il responso. Per giorni tutti a discutere di quella trappola ipocrita che era il prendere o lasciare di Marchionne. Come chiedere ad un condannato a morte quale pena preferisse gli venisse inflitta.

Non ho scritto nulla in quei giorni e su quei giorni perchè emotivamente coinvolto, ma delle domande mi frullavano per la testa. Avevo sentito fare il paragone con il gruppo tedesco Opel, dove accordi mirati avevano dato buoni frutti. Ascoltavo RADIO24, dove un osservatore sindacale tedesco, affermava che alla Opel non sarebbe mai potuto accadere quanto accadeva alla Fiat per il semplice fatto in Germania la partecipazione sindacale alla vita dell’azienda è attiva, gli impegni si assumono vicendevolmente.

Il sindacato in Germania partecipa ai Consigli di Amministrazione.

Per prima cosa ho guardato il display della radio, no non era RADIO POPOLARE, stavo ascoltando proprio la radio della Confindustria. Diceva il giornalista che dalla Opel non sarebbe mai potuta arrivare una minaccia del tipo “o si fa così o porto tutto all’estero”, in quanto quando devono produrre un nuovo modello di auto, in considerazione che ogni stabilimento del gruppo è in grado di produrla, indicono una gara interna e la produzione viene affidata allo stabilimento che garantisce il miglior rapporto qualità prezzo dando garanzia del rispetto dei tempi;  le modalità vengono decise in ogni stabilimento dove l’azienda le condorda con i rappesentanti dei lavoratori che partecipano al CDA.  In definitiva in Germania avrebbero licenziato Marchionne, quantomeno per difetto comunicativo oltre che per mancato rispetto delle regole.

Non potevo crederci, ho chiesto conferma ad un’amica in Germania, volevo capire, neanche l’evidenza mi bastava. La conferma è arrivata.

Ricordo come fosse ieri che studiando diritto del lavoro, l’insegnante s’infiammava dicendo che “quello che chiamiamo  Contratto Collettivo di Lavoro, altro non è che un contratto di diritto comune, l’art. 46 della Costituzione ancora non ha ancora trovato applicazione”. Si era nel 1978. Da quella lezione son passati 33 anni, dalla nascita della Costituzione 63. Nulla è cambiato, e l’art. 46 continua a recitare:”Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.”

Ora mi chiedo cos’è che non funziona? Quali sono i modi e i limiti imposti dalle leggi? Forse la tanto bistrattata legge 300 del 1970? Quella che ha posto dei paletti più nei confronti dei lavoratori che non delle aziende? Perchè in fin dei conti, se un’azienda cresce e progredisce all’interno di una realtà sociale dovrebbe essere in debito con l’umanità che gli gravita intorno. Invece assistiamo al prevalere del diritto del capitale economico a scapito di quello umano. Abbiamo creduto alla frottola dell’elasticità lavorativa; ora precariato e parcellizzazione del lavoro sono l’unica possibità di fuga dalla disoccupazione cronica. Da poco si comincia a parlare (finalmente) anche di responsabilità sociale delle aziende (cosa produce, per chi produce, come produce).

Intanto a quanto pare la Germania ha realizzato l’applicazione del nostro art. 46. Che è, lo abbiamo esportato con ò sole mio?

Finisco con un’osservazione che leggevo giorni fa “Italia e Germania appartengono all’insieme dei paesi in cui le grandi imprese fronteggiano sindacati forti, una legislazione sul lavoro severa e alti costi di licenziamento. Tuttavia, mentre in Germania il sindacato ha un ruolo importante nelle decisioni aziendali e la conflittualità in fabbrica è molto scarsa, in Italia la partecipazione alle scelte aziendali è limitata, il sindacato è spesso diviso e la conflittualità è molto più elevata”.

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Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.
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2 risposte a dopo pomigliano e mirafiori

  1. luciabaciocchi ha detto:

    Paolo, come sempre da attento osservatore, hai fatto una analisi scrupolosa su Marchionne e le decisioni estorte agli operai della Fiat. Sicuramente un passo indietro sui diritti dei lavoratori, mi sembra lasciati soli di fronte a decisioni importanti, sia dal nostro Governo sia dai sindacati. Hai citato l’esempio della Germania molto più attenta e disponibile alle richieste degli operai, ora in Italia questi problemi sembrano essere accontonati se non addirittura dimenticati, non reputo questo l’atteggiamento giusto per una ripresa economica.

  2. ili6 ha detto:

    non posso che unirmi allo sconcerto della gestione del caso Fiat che, come si dice in avvocatura, farà da legis ad altre industrie, purtroppo.
    Alcuni giorni fa sono stata ad un’assemblea sindacale del settore scuola: pensa che per il mese di marzo sono indetti ben 4 giornate di scioperi in 4 date diverse. Le motivazioni sono uguali, le bandiere diverse perchè non c’è nessuna unità tra loro. Ad una mia domanda, dopo tanto parlare della rappresentante sindacale -“esistono ancora i tavoli contrattuali?”- ed alla sua risposta negativa, ho osservato che allora è praticamente inefficiente fare queste riunioni sindacali se il sindacato non ha più voce nè forza.

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