Il prezzo della libertà

Cosa insegnano gli eventi che si susseguono in questi giorni?

Ho notato anche in persone vitali e all’apparenza con un’ampia apertura di idee, una sottile paura per quanto accade sull’altra riva del Mare Mediterraneo. Paura di nuovi sbarchi di profughi, paura di violenze e quant’altro. O meglio il governo italiano, attraverso i suoi mass media, fa passare raso terra un sottile filo di paura dove inciampano le idee dell’uomo della strada, quegli stessi street men che esistono senza la consapevolezza di esistere e che determinano la vita degli altri.

Eppure qualcosa di positivo in tutto questo c’è. E’ la consapevolezza che le masse possono ribellarsi, riempire le piazze e cambiare il corso della storia del paese in cui vivono.

Dopo Egitto e Tunisia la lezione libica è molto istruttiva.

La protesta, nata per il soddisfacimento di quel bisogno primario che è il cibo,  si è coniugata con una richiesta di libertà, che visto il tenore dittatoriale, o dittatorialmente democratico, per dirla con Gheddafi, non può non passare attraverso le piazze. Sono convinto che se anzicchè sedare le proteste con le armi, avesse accettato la sfida di elezioni, oggi sarebbe ancora al suo posto.

Conclusione amara: un regime, per quanto antidemocratico non si elimina con libere elezioni, un regime i voti li acquista al supermercato delle necessità umane (n.d.r.: ogni somiglianza è puramente casuale).

Direi che il non aver interloquito con le controparti sociali (inesistenti o non riconosciute) ha facilitato la rivoluzione.

Gli attacchi cruenti del regime totalitario di Gheddafi nei primi giorni della protesta, non hanno sortito gli effetti che sperava di ottenere. La Gente non è tornata silenziosamente tra le quattro pareti di casa.

Da quanto ho letto sui giornali, i fatti si prestano a questa mia interpretazione: la prova di forza del regime o è stata scomposta e scoordinata, ovvero carente di quella scientificità che ha consentito di restare in sella ai governati cinesi dopo i fatti di piazza Tiananmen, o Gheddafi ha creduto sino ad oggi di avere un seguito in realtà inesistente, che nello scontro di piazza,  è uscito non solo sconfitto ma ha anche innestato un coinvolgimento emotivo nel resto del mondo. Senza contare che sta trascinando il paese verso una guerra civile, situazione che fa comodo ai paesi confinati in quanto limita la possibilià di scambio dialettico e lascia che le sorti vengano decise dalle diplomazie armate ed invisibili.

Il ruolo più complesso riguarda l’Italia che ha una discreta dipendenza energetica, ha stipulato tanti accordi commerciali ed economici, ha diverse aziende di stato compartecipate dal regime libico e ha siglato un accordo che mettesse fine alle controversie con la Libia dopo l’occupazione coloniale.

Per quanto riguarda i gasdotti e il petrolio stiamo vedendo gli effetti alla pompa di benzina dove, maldrado il petrolio costi circa 72 € al barile contro i 90 € al barile del 2008, il prezzo è aumentato (I° Mistero dei prezzi alla pompa, il 2° è quello delle accise e il 3° quello dell’IVA evasa).

Per gli accordi commerciali ed economici si cercherà di mantener fede a quel detto che vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Se la manodopera costa meno in certi paesi un motivo c’è sempre  e alla fine tutti i nodi vengono al pettine (non parliamo di gatte e lardo che poi diventa un romanzo).

Per le aziende statali o parastatali compartecipate, la cosa più carina è giunta dal premier italiano, “prima di agire sul blocco dei titoli bisogna distinguere quanto appartiene a Gheddafi e quanto al popolo libico”. Una sola considerazione: la tenda che lo ha ospitato a Roma a chi apparteneva? Il baciamano era solo nei confronti del rais o di tutto il popolo libico? Ahimè, il nanismo è gigantesco! Diamo tempo ai buoi di scappare poi chiudiamo la stalla.

Infine l’accordo sui danni dell’occupazione. Ricordo che quando fu siglato, venne detto e ripetuto che era un accordo di fatto a costo zero, in quanto se i soldi uscivano per un verso dall’Italia, dall’altra rientravano attraverso le aziende italiane che avrebbero costruito la famosa Autostrada del Mediterraneo.

Ancora una cosa di positivo (poi smetto): con tutto quel che accade mancheranno i soldi per completare lo scempio dello Stretto di Messina. (Calma! Han solo posato la prima pietra, il resto lo han fatto  col fuoco).

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Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.
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4 risposte a Il prezzo della libertà

  1. Mery ha detto:

    Io non ho paura di nuovi sbarchi di profughi e paura di violenze e quant’altro. Ho solo un pò paura che sotto ci possa essere qualche azione strumentale da parte di altri stati che a tutto pensano tranne alla libertà della Libia. E poi non so, forse mi sono fatta influenzare da qualche profezia, qualcuno dice che sarà un nuovo inizio, una rinascita, la fine del mondo… Io opterei per la rinascita, qualcosa è ovvio che sta cambiando, ma sta cosa dell’uomo vestito di bianco che chiude baracca e burattini sarà vero? Non è che la cosa mi rattristi più di tanto, però non ci penso proprio di studiare il Corano 😀

    • popof1955 ha detto:

      Le migrazioni bibliche non sono solo di oggi. Io lo chiamo Lago Mediterrano viste le dimensioni e gli scambi culturali di questi millenni. Che l’asse dei confini si sarebbe spostato da occidente/oriente a nord/sud era tra i futuri prevedibili già alla fine della II guerra mondiale, tutto il nordafrica è diventato in questi anni un cuscinetto di terra dove si son scaricate in parte le tensioni del sud del mondo. Non credo che il cuscinetto stia venendo meno, solo attraverserà un periodo in cui dopo un’instabilità assorbirà altre tensioni.
      Un pò quello che è accaduto ai paesi dell’est e a Jugoslavia e Albania in particolare, dove dopo un periodo di instabilità si sono assestati avviandosi verso dimensioni socio politiche a noi vicine.
      Certo nel Mediterraneo convivono le tre religioni rivelate, con profeti e testi sacri comuni, forse sarebbe anche ora di cominciare a vedere le cose che si ha in comune prima di puntare solo sulle differenze.

  2. semplice1 ha detto:

    Popof, come al solito, hai scritto un bellissimo articolo, mi piace leggerti e seguire il filo dei tuoi pensieri che parte da un punto ma dove arriverà è tutta una scoperta.
    Si va verso il futuro costellato da incognite, e sono queste incognite che spaventano molti.
    Quello che succede ai nostri giorni si presta a varie interpretazioni, dipende da che punto lo si guarda. Quindi crea sentimenti opposti di apprensione, stupore, preoccupazione, speculazione, paura, gioia.. Ogni mutamento sconvolge equilibri, sicurezze, disegni. Io personalmente trovo sia un bel momento, un momento di rinascita, di nuovi germogli che un albero creduto secco ancora è in grado di dare.
    Non gli do nessun’altra connotazione se non quella di una crescita, di cedere al bisogno di libertà, di vivere una vita che abbia un senso. Non sempre ciò che è conosciuto e, che sembra il naturale vestito da indossare tutta la vita può bastare. Certo mettersi in discussione, essere capaci di rivoluzionare un sistema di vita, non è semplice, ci vuole coraggio, molto coraggio. Questo coraggio i popoli della riva opposta lo trovano in piazza; sfidano bombe, cannonate, mitragliate, agguati, morte… ma l’essere uniti dalla stessa molla li rende forti.
    Mi spaventa solo il gran silenzio del mondo! Troppo tempo sta passando prima che si prendano provvedimenti ad hoc..e come ti ho scritto su fb, questo silenzio è un’arma a doppio taglio: fortifica il desposta, credendosi immune e invincibile, sfiacca il popolo.
    In Italia, i nostri politici, sparpagliano fantasmi legati ad “invasioni barbariche”, a restrittezze di forniture di gas e petrolio, minano quei sentimenti legati all’accoglienza.
    Certo in un momento di crisi politica e di instabilità di governo, quale mossa più astuta che dirottare l’attenzione sullo spauracchio dell’uomo nero che ci invade?
    Che tristezza!
    A me non spaventa ciò che si vede, ciò che è nuovo…mi spaventano molto di più i taciti accordi sotterranei tra potenti motivati solo da sete insaziabile di potere.

  3. semplicementelisa ha detto:

    Credo, penso e spero che ormai siano finiti i tempi in cui
    la gente se ne torna buona a casa e china la testa.
    Non mi fanno paura questi sconvolgimenti …
    li vedo piu’ come il nuovo che avanza …
    e che spazzera via anche i nostri meschini politici
    ptima o poi .. magari prima .. loro e l’intolleranza a buon mercato
    di chi non ha memoria storica … e nemmeno sguardi verso il futuro …
    buona serata …

    elisa

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