Migrazioni umane (1)

Quanti saremmo, se avessimo mantenuto costantemente,  nel corso dei nostri 150 anni di unità nazionale, il tasso di crescita demografico dei primi 50 anni di storia unitaria?File:Mediterranian Sea 16.61811E 38.99124N.jpg

Considerando che nel 1861 si era in 22.000.000 e 50 anni dopo quasi 37.000.000, a occhio e croce oggi saremmo non meno di 95-100.000.000. Cosa farebbe quel 30.000.000 di persone in più in giro per la penisola? Ci sarebbero molti più vecchi e di sicuro molti più giovani senza occupazione, e tanta gente che, dopo essere stata svezzata e cresciuta, con i costi relativi, prenderebbe la via della migrazione.

Di sicuro se non avessimo avuto le due guerre che han decimato i giovani in età da moglie e, dopo il miracolo economico degli anni 60, lo sgonfiamento demografico deli anni 80, oggi avremmo una situazione molto simile a quella verificatesi tra la fine degli anni 60 e gli inizi dei primi anni 70 quando, come se ci fossimo dati appuntamento, migliaia di giovani under 30 e tutti insieme, ci siamo ritrovati nelle strade e nelle piazze, a rivendicare uno spazio decisionale sino ad allora precluso.

In quegli anni a 18 anni si poteva prendere la patente, a 19 si partiva per la leva obbligatoria, ma sino a 20 anni 11 mesi e 29 giorni (trenta per i più sfigati), non si poteva votare e, se si frequentavano le superiori, in caso di assenza bisognava portare la giustificazione firmata dalla mamma o dal papà. Senza parlare del peso della famiglia. Se si lavorava vigeva ancora un tacito accordo patriarcale in cui tutto confluiva nella cassa famigliare.

Oggi in quell’area cuscinetto, tra il nord e sud del mondo, rappresentata dal nord africa e dal medio oriente, sta succedendo qualcosa di simile. Milioni di giovani, sopravvissuti alla penuria di risorse del terzo mondo, bersagliati dalle tv prima e da internet poi, vedono uno spiraglio in una possibilità di vita che li vede partecipi delle loro scelte. In massima parte si erano fermati nei paesi che oggi sono attraversati da rivolte, altri proseguono verso l’Europa.

Questo ci fa paura, almeno quanto le barricate di Parigi del 1968/1969, gli scontri di piazza a Roma, Milano o Bologna, per non dimenticare le università tedesche e inglesi o la primavera di Praga. Poi tutto è rientrato, si sa, chi nasce incendiario muore pompiere e uno stato deve essere sempre in grado di assordire le pulsioni sociali e reindirizzarle, tranquillizzando chi sta ai margini di un conflitto, facendogli capire che lo status quo viene garantito.

Indubbiamente nei paesi del nord Africa e del medio oriente, che per anni hanno fatto da cuscinetto alle spinte migratorie che arrivavano dai paesi del sud, qualcosa è venuto meno o non sono stati in grado di dare le risposte adeguate alle istanze sociali emergenti. Un mutamento in quei paesi è necessario, anche per riportare a un livello di sopportabilità le migrazioni umane sul pianeta.

I vertici politici dei vari paesi sono in grado di soddisfare sempre una tale richiesta? Certo che no, se le rivolte dei giorni nostri, nate come forma di protesta per l’aumento dei prezzi dei cereali, là dove non sono rientrate, sono sfociate in guerra civile, e qui penso alla Libia, dove ufficialmente questo termine non viene usato, ma cosa è una guerra tra opposte fazioni all’interno di una stessa nazione? Chiamarla con il suo vero nome porterebbe a dover concludere che in questo momento ci sia un’ingerenza straniera in fatti nazionali. Ma si vede che alle diplomazie fa piacere giocare sui termini, rendere manifesta un’indecisione sull’esito e affidarsi ai comunicati che arrivano  da fonti diverse.

Uno dei primi annunci di ieri è stato che i due poli petroliferi di Brega e Ras Lanuf sono in mano ai rivoltosi. Chi sono i destinatari della notizia? Il primo è il popolo libico, a cui in questo modo si dice che il rais sta per essere sconfitto. Il secondo destinatario è l’opinione pubblica mediterranea, ed è da leggersi come un messaggio che tranquillizzi sulla fornitura di petrolio e gas. Il terzo è il mercato, ma quello ragiona con la pancia, si adatta all’occasione e crea le condizioni affinché i fatti gli si adattino. Un quarto destinatario è l’alleanza che sta combattendo a fianco degli insorti, e a cui si dice che la guerra si combatte si tra le dune di sabbia e nelle città per la loro conquista. Al tempo stesso il messaggio, non detto, è che c’è un governo dell’energia, in grado di prendere le redini del paese, c’è e decide nei consigli d’amministrazione, altrimenti come si fa a promettere la ripresa delle forniture? Con la conclusione relativa: abbiamo il controllo di petrolio e gas, dateci armi.

Portate pazienza ancora un po’ e Lampedusa verrà restituita alla sua gente, male che vada la si può cedere alla Tunisia, tanto non ci sono ospedali, la scuola è garantita solo sino alla terza media, il resto mancia. Chissà com’è che la Lega non ci abbia ancora pensato.

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

5 thoughts on “Migrazioni umane (1)”

  1. Questo post come sempre è una bella lezione di storia e di economia. Importante la valutazione della crescita demografica degli ultimi 50 anni, che fortunatamente è scesa a livelli minimi. Ritorni sempre al passato, evidenziando i lati positivi degli anni 70, dove la gioventù lottava per gli ideali e pensava a costruirsi un futuro. Guardi in maniera critica il presente, cerchi di trovare le motivazioni di questa guerra civile, assurda. Ti riconosco una grande competenza nell’esporre la situazione economica e politica che muove le fila di questa guerra, piena di imprevisti, incertezze e di vittime innocenti.

  2. Oh Lucia, macchè, ho come la sensazione che a noi comuni mortali ormai non resti che il ricordo o l’arresa alle nostre pudiche interpretazioni. Grazie comunque.

  3. La via della migrazione un terzo degli italiani fu costretto a prenderla dopo il “ribaltone unitario” ed oggi il fenomeno dell’immigrazione fa risalire la popolazione italiana. Che strano Paese il nostro…emigrazione esterna, emigrazione interna, immigrazione extracomunitaria…già… la lega, ed altri prima di essa, non c’hanno pensato, non ancora…non prima…ma le problematiche (non mi piace usare il termine nodi) si sa che prima o poi tornano al pettine.
    Tendo a considerare il calo demografico di una Nazione come evento negativo, specie nell’ottica dell’allungamento della vita. Ed uno Stato che non cresce dei suoi connazionali perchè questi vanno via per mancanza di lavoro o per decremento voluto delle nascite per scelte socio-economiche, è una nazione che a volte si fa fatica a chiamare Patria.

  4. Se si chiamassero le cose con il loro nome poi si dovrebbe agire di conseguenza, quindi è meglio per loro continuare a chiamarla missione umanitaria che guerra civile.

    Ottima riflessione, come sempre Popof.

  5. Che bell’exscursus ….sei Bravissimo!
    Purtroppo caro Popof, l’Italia non ha saputo trattenere i suoi figli…e dire che avrebbe tutte le potenzialità per tirare su una sana, robusta e creativa figliolanza. Dagli inizi del ‘900, eravamo noi i “clandestini” in altri paesi con la nostra valigia di cartone a seguito e, come ho detto in altro commento, dentro ci mettevamo spesso salame, pecorino e mafia. Anche adesso i giovani sono costretti a migrare…per le stesse necessità, per trovare un lavoro. E l’Italia diventa sempre più un paese vecchio, stantìo, stanco…senza i sogni e i voli caratteristici dei giovani.
    Che fatica sentirsi Italiani ultimamente!… Questo governo sta conducendo in maniera oscena e vergognosa un problema enorme quale può essere una guerra e i problemi ad essa connessi e annessi, sta conducendo un programma politico interno ancora più indecente e, noi?
    Noi spesso, sempre più spesso, come velatamente hai detto tu, ci masturbiamo solo con discorsi indignati. Quando capiremo che i discorsi non bastano più? Quando saremo un popolo in grado di operare scelte responsabili e coraggiose?

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