Compagni di strada

Un paio di scarpe quando sono consumate, oppure  perchè han fatto il loro tempo, non le butto, le metto da parte per poi conferirle alla raccolta differenziata della Caritas. Per qualcun altro saranno ancora buone.

Gli scarponi da montagna invece li conservo con cura, non risentono dei capricci della moda, raccolgono dentro i tanti chilometri di strada fatti e chili di ricordi che non voglio cancellare in fretta. Però anche la mia scarpiera ha un limite, e per far spazio al nuovo, qualcosa prima o poi dovrò eliminare.

Visto il legame che ci unisce,  la fedeltà con cui mi son stati appresso, ne voglio conservare il ricordo qui nel blog, anche se il momento della separazione è lontano.

Il legame con loro comincia prima dell’acquisto, con una sorta di corteggiamento. La scelta è sempre ponderata, lo suggerisce il prezzo e l’uso che ne farò. Oltre a dover essere  comodi, devono essere leggeri di peso, interamente impermeabili, le suole devono possedere capacità antisdrucciolo, devono proteggere le caviglie e essere resistenti all’uso intenso. Le sofisticate tecniche odierne adattano le suole e le tomaie alle necessità. Il supporto dell’informatica nella progettazione la fa da padrona.

(Monte Resegone)

Delle tante paia che ho calzato ne son rimaste tre, che qui metto in bella mostra come fossero un trofeo. D’altronde l’alpinismo è sempre stata la più inutile delle avventure e delle conquiste. Il dire che sulla tal cima ci si è arrivati  serve solo per se stessi, non appartiene a nesun altro che non abbia condiviso quell’esperienza. Gli scarponcini che qui celebro, non ricordano nulla, sono solo testimoni ammaccati e silenziosi.

Il paio più vecchio, quello che ha macinato sentieri e carrarecce a non finire, è il primo sulla destra. Ottimo sulle rocce ma inappropriato alla neve o sul ghiacciato, dove è meglio indossare quelli al centro che van bene anche per il sottobosco. Invece i primi,  sono ideali per i salti sui sassi che scivolano sotto i piedi. Una tecnica che m’insegnò un vecchio alpinista ormai scomparso, che fiducioso dei miei ventanni, alla discesa del Resegone (si, quello descritto dal Manzoni),  mi fece lasciare il gruppo e il sentiero tracciato, per un percorso su una frana attiva dentro un canalone, detta ghiaione perchè tutta sassi, poco levigati dal tempo e dagli attriti. Come ci mettevo il piede rotolavano giù. Dovevo essere più svelto di loro, un po come danzare sui ritmi dei Rolling Stones, e chissà se è da un’esperienza simile che Jagger & C. presero il nome.  Facile a dirsi e pure a farsi, anche perchè indietro non si può tornare, sarebbe come attaccarsi all’aria. Dopo la prima, ogni volta mi sentivo come Keruac nei “Vagabondi del Dharma”, superata la paura di cadere, sembrava di volare. Lo si fa anche sulla neve, ma il rischio slavine lo sconsiglia.

L’esperienza l’ho ripetuta altre volte, sul friabile Gran Sasso, dove mio malgrado passai l’esperienza a un  ragazzino di 14 anni  che mi ha seguito in quel gioco in discesa tra sassolini e polvere, tagliando in normale le curve del sentiero che i villeggianti estivi, percorrono con i sandali da mare. A dire il vero anche all’ormai striminzito ghiacciaio, accoccolato dietro la vetta, arriva gente con i sandaletti da spiaggia. Li riconosci a distanza dai lamenti per l’improvvida scelta, e non sanno ancora cosa li aspetta in discesa. Per causa loro l’elisoccorso  svolazza costantemente in perlustrazione. Basterebbe mettere a fondo valle un bel cartello, come quello per l’obbligo delle catene in auto, con disegnato uno scarpone al posto della ruota.

Bell’esperienza anche quella  sui crinali dell’Etna, coperti di lava secca che sembra polistirolo. Ci affondi mezza gamba e devi darti una bella spinta se non vuoi trovarti i granellini della polvere che si solleva, sin dentro le mutande.  Ma mai andar da soli. Non conviene rischiare di dover restare ad aspettare che qualcuno ti venga a cercare se sloghi una caviglia.

Ma non sviamo, stavo parlando degli scarponcini, che porto con me anche quando vado al mare. La spiaggia con la sua monotonia di sole e sabbia estiva mi stanca. Per le villeggiature marine, scelgo sempre posti che  nelle vicinanze abbiano montagne in cui trovar sollievo. Una bella scarpinata ne cancella il tedio. Ne approfitto anche se a volte le delusioni son pesanti. Cerchi un sentiro che ricordavi e ti ritrovi un nastro asfaltato senza fine e non sai se hai sbagliato strada o sono i tuoi ricordi che si sono frullati.

Va bene, ho celebrato gli scarponi nel mio blog, mi sento in pace con me stesso? Perchè l’ho fatto? Forse perchè il blog, internet in generale, è quel mondo liquido,  senza forma stabile, di cui avverte Zygmunt Bauman?

Può darsi. Come può anche darsi che rappresentando gli scarponi il legame fisico con il mondo solido io li abbia evocati per ricordarmi che la facilità di legami, attivabili o cancellabili con un click, non appartiene al reale sin quando i contatti non si trasformano in quella conoscenza che supera la solitudine globale. Nei social network o in un blog, sei tu da solo, una tastiera e l’illusione di un mondo che ti leggerà a distanza, sia di tempo che di spazio. Una distanza rassicurante che fa mettere a nudo anche le parti intime, nell’illusione della non identificabilità.

Viceversa andando per carrarecce, i piedi indossano gli scarponi, e calze spesse coprono i polpacci. Quando succede che i piedi rimangono scoperti, come sul Gran Sasso di qualche riga fa, son guai e qualcun altro deve provvedere all’incolumità degli sprovveduti. Nei social network invece ci si mette a nudo, si sale in ciabatte e quando bisogna affrontare la discesa tutto fa sembrare che non ci siano dolori. Ma se il computer va in tilt e non hai segnato le password di accesso, ti senti defraudato di una parte di te, che solitaria giace nella cella di qualche server remoto.

La stessa operazione può essere fatta per scelta, un clik e via, si ricomincia una nuova vita, si cambia ambiente ma “una volta che sei nato non puoi più nasconderti”. Devi rinascere su un’altro computer.

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Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.
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10 risposte a Compagni di strada

  1. luciabaciocchi ha detto:

    h23 Paolo ho letto,visto gli scarponi, ora provo a dormire pensando a quanti passi ( di vita) hai fatto…in questa società LIQUIDA….come dice il mitico socilogo Bauman, domani rileggo e provo a dirti la mia impressione, sempre molto positiva!! Buona notte

  2. luciabaciocchi ha detto:

    Paolo che numero sono i tuoi scarponi? Sicuramente grandi per me, ma vanno ugualmente bene, li ho calzati e in tua compagnia, ho fatto tratti di strada e di vita. Difficile seguirti, lungo il viaggio, dal Resegone al Gran Sasso fino alla tua Sicilia, per sentieri impervi pieni di ciottoli, ma con una grande voglia di provare emozioni uniche. Bello paragonare il rumore dei ciottoli a quello del ritmo della musica dei Rolling Stones, che è ancora dentro la nostra testa. L’analisi del mitico sociologo Bauman su facebook, la condivido in pieno, oggi con la grande fragilità dei rapporti umani affidiamo e condividiamo le nostre emozioni al pc, ci nascondiamo dietro uno schermo che paragono ad uno scudo. Perché Paolo, questo è IL PIACERE SENZA RISCHIO, un clic e si cancella tutto….

  3. ANGELOM ha detto:

    Paolo, dopo la tua dettagliata spiegazione ora saprò che tipo dovrò scegliere quando andrò a comperare un paio di scarponi. Come sempre i tuoi racconti ti portano a considerare vari aspetti della vita quotidiana e riflettere su quello che ci circonda.

  4. semplice1 ha detto:

    Incredibile Popof…sia che indossi un paio di scarponi sia che digiti su una tastiera…tu intrapendi sempre e comunque un viaggio..di cui conosci solo la partenza e dove ti condurrà sarà sorpresa ogni volta!
    Escursione, scalata, scarpinata, passeggiata e raccontarti in un blog ecco che hanno parecchie affinità, anche se a prima vista sembrerebbe impensabile.
    Entrambe le esperienze sono un misto di sensazioni e percezioni sensoriali e intime che al contempo diventano comunicazione, condivisione, relazione. Tu scali sempre e comunque, sia che si tratti di una dorsale o pendio sia che si tratti di un inizio di pagina.
    Le scarpe e la tastiera sono solo supporti con cui sorreggere i tuoi pensieri, fissare immagini e sensazioni, trasmettere emozioni.
    Un abbraccio
    Vera

  5. cordialdo ha detto:

    Bellissimo il tuo post che parla di natura e di vita. Molto bella anche la foto del Resegone che non è molto distante da casa mia.
    Ho notato i tuoi passaggi e ti ringrazio.

  6. mariella ha detto:

    Hai uno stile dello scritto molto scorrevole e gradevole.. complimenti! Sei davvero un bravo narratore! 🙂

  7. semplice1 ha detto:

    Ciao Marco…piacere mio, Allora la pensiamo uguale!!
    Si, verissimo, hai detto le stesse cose che penso io: dietro un monitor c’è una persona con un cervello e un cuore. Il pensiero viaggia su ogni mezzo…
    Sono contenta, spero di leggerti per moltissimo tempo, e chissà diventare amici veri. Se passi per il mio blog ti offro i miei pensieri.
    Notte serena
    Vera

  8. luciabaciocchi ha detto:

    Paolo che fine hai fatto? I tuoi amici tentano di interpretare questo nuovo viaggio, nel tempo, nello spitito e nel territorio, vuoi dirci qualcosa? Oltre Vera si è aggiunto acnhe Marco, che scrive bei pensieri…Ciaooo

  9. popof1955 ha detto:

    Ha ricevuto così tanti commenti questo post che proprio non mi aspettavo. Un graze sincero a tutti per aver frequentato queste pagine.
    Non son sparito, come dice Lucia, solo che non ho voluto replicare ad alcun commento, troppo bello vedere tanti gravatar diversi. Se avessi replicato (e perchè poi?) a ciascuno, o anche solo detto grazie, ne avrei eliminati la metà che il mio avrebbe sostituito. E’ più bello entrare nel proprio blog e vedere i simboli di presentazione degli altri.
    Grazie per la frequentazione. 🙂 🙂 😉

  10. ili6 ha detto:

    Rileggo il tuo articolo con calma. Un pò è stato come scarpinare insieme per crinali impervi e friabili, ma se sei ben attrezzato, scarponi adeguati, ecco che l’esperienza può regalare solo sensazioni belle. Anche nel web è così: un’arrampicata verso dove non si sa, con annessi delusioni e sorprese piacevoli, ma anche qui l'”attrezzatura adeguata” non deve mancare.
    Gran bel post, 🙂

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