Ritorno a casa

Una delle occasioni che danno le feste è quella di ritrovarsi in convivio con la famiglia allargata, zii,suoceri, nipoti, cugini ecc., magari seduti intorno a un tavolo in casa e non di un  ristorante estraneo.

Un luogo, quello di casa, dove spesso l’eterogeneità generazionale la fa da padrona nei confronti del modo di vivere la vita.

Mi son trovato a dire a un mio consanguineo trentenne “vedi, sarà per un fatto fisico, o per un fatto psichico o per entrambi, ma  noi uomini quando arriviamo ai cinquanta anni,   partendo dal presupposto di aver vissuto abbastanza e che in ogni fase abbiamo sempre analizzato ogni aspetto di qualsiasi ragionamento,  ci ritroviamo talmente radicati nelle nostre idee che diventiamo come una radio che trasmette sempre, non dico lo stesso programma, ma lo stesso palinsesto. Il cambiamento in alcuni di noi è possibile solo cambiando a piccole dosi la programmazione”.

Naturalmente il discorso partiva dal rapporto col padre.

Non so se ha capito o preso per buono il mio ragionamento. Ma una cosa è certa, che un buon modo per non far cambiar canale a chi ci sta intorno, non è solo quello di accettare la visuale delle cose di quelli che percorrono la vita oggi a passi svelti, ma anche di mostrargli quando noi facevamo la corsa ad ostacoli, e non aver paura di dire in quanti inciampi siamo finiti.

Certo quelli che come me han superato i cinquanta, sono l’ultima o penultima generazione che ha avuto la forza e la voglia di staccarsi dalla famiglia, spesso anche con atti che per certi versi son sembrati di rifiuto, e che col tempo si sono dimostrati un collante inaspettato. Abbiamo addosso la sensazione che la generazione mille euro,  non riesca a staccarsi dalla famiglia di origine soffrendo di senilità sociale precoce, e non ci rendiamo conto di esser iperprotettivi.Troppe certezze e garanzie fanno crescere le paure sia nei genitori quanto nei figli.

Finisce che mille euro non bastano, però neanche duemila o tremila bastano, se non si analizza quello che è veramente necessario.

Ho rispolverato un reperto archeologico, che altro non è che un vecchio libro mastro del 1980. Un milione di lire in due. Per tre mesi abbiamo segnato tutto quello che si spendeva, senza tralasciare di comprare niente che ci sembrasse superfluo. Dopo tre mesi abbiamo fatto un’analisi individuando le spese che si potevano contenere senza fatica,  eliminare senza sacrificio, o sostituire con altre che fossero meno dispendiose e più soddisfacenti. Risultato, con un’inflazione galoppante intorno al 18%, siamo riusciti a vivere con metà delle entrate, divertendoci un mondo in maniera alternativa al comune vivere o pensare, e realizzare un desiderio o sogno in poco tempo.

E’ questo il meccanismo che si chiama budget. Individuare il superfluo e razionalizzalo.

Bel ragionamento non ti pare?

Peccato che calcolando gli indici di rivalutazione di allora, un milione di lire corrisponda a circa 2.600 €.

E allora ecco che il welfare familiare entra in soccorso, quantomeno restando nel nido si risparmia su bollette e affitto.

Alla fine anche se ho la sensazione che oggi i giovani non si creino il problema di verificare le proprie spese e di individuare quelle che soddisfano i bisogni reali, resta la domanda su chi si stia intascando il surplus di lavoro prodotto in considerazione che la vita lavorativa si è allungata di sei anni per chi è lavoratore dipendente, che il netto in tasca si sia ridotto del 30% e il ricambio generazionale nei luoghi di lavoro è quasi nullo.

Annunci

Informazioni su popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.
Questa voce è stata pubblicata in sc-arti e mestieri. Contrassegna il permalink.

20 risposte a Ritorno a casa

  1. Paolino ha detto:

    Posso confessarti di appartenere fieramente alla vasta schiera dei bamboccioni (grazie Padoa-Schioppa per la felice definizione poi adottata da Brunetta): laureato, trentenne, un buon lavoro… vivo (ancora) con i miei, senza progetti (a breve) di cambiare la situazione, e faccio tutto il possibile per contribuire al menage familiare (alcune bollette a carico mio, spesa ogni volta che posso, giardino e qualche pulizia di casa appena sono libero).
    Senza particolari problemi a livello economico (certamente con le attenzioni che hai descritto tu) potrei andare a vivere per conto mio, ma come per molte altre situazioni specifiche per ogni soggetto quella attuale è una posizione di equilibrio per cui mi è difficile pensare a qualcosa di diverso.
    Ammetto di essere profondamente legato ai miei, con uno sguardo più distaccato forse troppo; e non ti nascondo che vivere con loro mi offre la tranquillità di sapere sempre come vanno le cose in casa, piccoli lavoretti, salute, etc. che difficilmente mi direbbero se non vivessi con loro (classico dei genitori che non vogliono far preoccupare i figli).
    Ovviamente loro sarebbero felici per il mio futuro se fossi “sistemato” con una brava ragazza, e anzi non mancano mai frecciatine al riguardo, ma per il momento sta vincendo la mia perseveranza nello stare vicino a loro (non è detto che il risultato resti lo stesso a lungo 🙂 ).
    Bellissima la scelta di Tanguy nella tua immagine del post, film che mi ha diverito e ho apprezzato tantissimo e in cui un po’ mi sono immedesimato (per fortuna non ho ancora esasperato i miei genitori come quelli del simpatico francese).

    • popof1955 ha detto:

      Una cosa non capita o non ancora detta dai sociologi è che la famiglia si sta trasformando. I figli che abbiamo allevato alla pari dei nostri ideali di libertà albeggiati negli anni ’70, un pò hanno la loro parte, il mondo della famiglia è più equilibrato del mondo di fuori.
      Riflettendo trovo che nel nostro rapporto di genitori c’è stato sopratutto questo, il riconoscere ai figli pari dignità coinvolgendoli anche in scelte importanti. Viceversa il mondo esterno apparentemente coinvolge attraverso l’informazione, e lascia un vuoto in chi percepisce la manipolazione. Così succede che un figlio che vive con i genitori, magari dice come te “nessun progetto a breve”, e non si accorge che ha partecipato attivamente a tanti progetti realizzati insieme a loro.
      A ben pensarci la famiglia degli anni ’50 era un residuato bellico, portava dentro lo strappo violento della guerra e le paure. Imponeva ai figli riti che le bombe non erano riuscite a strappare e che nel fare quotidiano noi figli sentivamo ancora esplodere. Ci si allontava in fretta. Ammetto che solo da qualche anno ho capito quanto io sia mancato ai miei, molto di più di quanto mi siano mancati loro. Anche in vacanza, arrivavo a casa e stavo solo tre giorni, poi ripartivo per tornare dopo una settimana e il mese di vacanza trascorreva così, raccontandosi solo cose belle, evitando i coinvolgimenti emotivi del quarto giorno. Quel coinvolgimento che vivo positivamente con mio figlio, spesso adattando ritmi e scelte di noialtri genitori ai suoi. 🙂

  2. Shunrei ha detto:

    Quello che capita spesso di sentire a me, è gente sui trent’anni (miei coetanei o anche un po’ più stagionati) che piange miseria (a volte con stipendi fissi che non sono poi questa gran miseria!) perchè si lamenta di non avere i soldi per imprevisti, spese mediche, riparazioni dell’auto, benzina (!) ecc… però, quando è il momento di andare fuori a cena una volta a settimana, al cinema, di comprare DVD, di andare in vacanza all’estero, tagliarsi i capelli nel salone dove spendi 30 € solo per entrare e guardarti allo specchio, comprare elettrodomestici o oggetti tecnologici di cui non capisce nemmeno il funzionamento del tasto “Power”… ecco i soldi per queste cose li trova sempre.
    Credo che fondamentalmente si siano perse di vista quelle che sono le cose essenziali e soprattutto cosa le differenzia dal “superfluo” di cui si può fare a meno (spesso senza troppo sacrificio “mentale”) perchè qualche pirla dice che “si deve averlo se no si è degli sfigati”.

    • popof1955 ha detto:

      Quando avevo 16 anni (non eravamo prematuri, erano i tempi) passammo serate intere, in ambiti diversi, a discutre di bisogni reali, bisogni apparenti e indotti. Son passati 40 anni, per un barile di greggio ci si spara addosso e mi chiedo già cosa accadrà quando l’umanità dovrà contendersi l’acqua.

  3. ilgiullaredicorte ha detto:

    ho 33 anni ,sposato ,un figlio piccolo appena 4 anni,un buon lavoro (anche se tra alti e bassi)che mi permette di vivere una vita dignitosa ,sono tra i pochi fortunati secondo me a non pagare un affitto o un mutuo, grazie al sacrificio dei miei suoceri,grazie agli anni di sacrifici fatti lontano da casa,scappati da un paesello che niente aveva da offrire senza neppure i soldi per comprare un paio di pantaloni,nonostante tutto pero arrivare a fine mese e una vera scommessa…devi sperare sempre di non avere intoppi o non essere malato altrimenti col cavolo che ci arrivi ehehhe….sono fortunato l ammetto come ammetto anche di aver paura …sai quando sei giovane non hai nessuno a cui pensare nessuno a cui devi dar da mangiare vestire e tutto il resto te ne freghi..l ho fatto anch’io ma quando ho deciso di dare un senso alal mia vita ho cambiato il mio modo di vedere le cose…ho iniziato a alvorare in fabbrica a 19 anni 192 ore al mese lavorando di notte di poeriggio alzandomi la mattina presto ..quanti sabao sera passati vicino ad una pressa ,quante domeniche passate a “sbavare ” pezzi di plastica per 900euro al mese…e vedere i tuoi amici che se la sapssavano tranquilli davanti al bar o andando in giro lla sera per locali mentre tu a sgobbare ma io avevo altro in mente….avevo un sogno …l ho realizzato ..la mia famiglia !!! di certo i miei sacrifici non saranno uguali a quelli fatti da mio padre o da mio suocero ma quello che ho me lo so sudato …ora ho un altro sogno..una casa mia……probabilmente non riusciro perche nonostante sia un sognatore sono molto realista ..ma sognare non mi costa nulla d’altronde e poi mai dire mai…..alla fine tutto sto macello per dirti che …basta volerlo!!!

    non m arrivano le mail dei tuoi post…riprovo a sottscrivere

  4. ilgiullaredicorte ha detto:

    eheheh sono ancora qui prima nella foga mi sono perso un po e rileggendomi ho perso un po di vista il tutto ehhehehe…ci riprovo ehhehe
    credo di appartenere ad una generazione fortunata…e non lo dico tanto per dire..avere alle spalle un generazione come la tua (a quanto mi e parso di capire potresti essere mio padre)generazione di “lottatori”generazione con i piedi ben piantati per terra,e una grande fortuna per chi sa apprezzarla…ma oggi mi sa tanto che pochi lo sanno fare..basta guardarsi un po in giro per capire con chi avremo a che fare in un futuro non troppo lontano….ho paura e lo ripeto…mi fa paura pensare che un giorno la nuova generazione sia lei a dover mantenermi….da me si dice che i giovani di oggi tengono a “mangiator vascia”(la mangiatoia bassa) gli si puo dar torto??…oggi tutto e subito nessun sacrificio costo zero tanto paga mamma….se penso che il mio primo cellulare l ho comprato da solo mettendo da parte la paga di traslocatore…e con questo ho detto tutto ehheheheheh
    vabbe dai mi sa che ho gia rotto abbastanza
    buona giornata

    • popof1955 ha detto:

      Il mio primo cellulare l’ho preso usato, dal figlio, così anche il secondo e il terzo che fa anche le patatine fritte e non so a cosa serva. Anche noi dicevamo tutto subito, e molti strascichi esistono ancora anche per quello. L’edonismo a volte è una malattia a volte una spinta a migliorare.
      Amavo e amo l’alpinismo, uno sport faticoso, che non da premi se non un sasso su cui sedersi come fosse una poltrona, ed è molto economico, con un litro di rosso ci fai un sacco di strada ahahaha. Però son sincero, non lo consiglio ai giovani, ce ne son già troppi e inquinano. 🙂
      Spero comunque che i tuoi sogni si realizzino, tutti noi abbiamo diritto almeno a un sogno da realiccare.

  5. barbatustirolese ha detto:

    La tua analisi, frutto dell’esperienza accumulata, è senza alcun dubbio corretta come il raffronto tra le retribuzioni medie di una famiglia in cui lavoravano marito e moglie.
    Il problema di fondo che a quel modo di vivere, fatto anche di rinunce, ha fatto seguito quello che fu definito “boom economico” che altro non fu che il vivere al di sopra delle nostre possibilità con un accumulo spaventoso del debito pubblico su quale nè i singoli cittadini nè, tanto meno, i governi che si sono succeduti, hanno chiuso gli occhi.
    Nel raffronto sul “valore reale della moneta” hai dimenticato, però, che, all’atto dell’entrata in vigore dell’euro, come moneta unica europea degli Stati aderenti, mentre gli altri governi hanno tenuto sotto stretta osservazione le dinamiche di transizione dalle monete nazionali all’euro, per evitare le speculazioni ed i ladrocini, il governo italiano dell’epoca che, guarda caso, era lo stesso di adesso ha incoraggiato i truffatori lasciando largo spazio agli speculatori senza porre alcun freno o controllo per cui da un giorno all’altro ciò che il entro le “24” costava 1.000 lire alle 0,01 costava impunemente, un euro dando libero sfogo all’inflazione incontrollata e non registrata dagli indicatori economici ufficiali. Se così non fosse stato e gli Italiani avessero saputo addossare la responsabilità ai veri colpevoli, punendoli politicamente, non credi che oggi il raffronto che tu hai fatto sarebbe ben diverso non solo sul valore reale della moneta ma per tutti gli aspetti dell’economia e del lavoro degli Italiani? Io credo proprio di sì. Altro che bamboccioni!!!
    Ciao. Apprezzo sempre post come questo che invitano a riflettere.

    • popof1955 ha detto:

      E aggioungo la commissione per la verifica durante il periodo di transizione del cambio €/£ non è mai entrata in funzione, era stata prevista dal governo precedente, ma è rimasta sulla carta, aprendo la strada a speculazioni. E ricordo pure che mistre B. disse che se i prezzi aumentavano era colpa di chi acquistava a cuor leggero.
      Mi sono accorto di un errore nei calcoli che ho corretto, il surplus stando agli indici istat è di circa il 30%. Concordo comunque che i bamboccioni sono tali solo per chi ci si nasconde dietro. Ciao.

  6. luciabaciocchi ha detto:

    Ragazzi vi ho letto attentamente tutti, visioni e posizioni diverse, mi siete piaciuti. Io faccio parte di quella generazione che si deve sentire in colpa perchè riceve una pensione buona e spesso più alta dello stipendio di un padre di famiglia che deve mandare avanti la baracca. Vi confesso che vengo da una famiglia borghese benestante, ma abituata a vivere sempre al di sotto delle proprie possibilità, la parsimonia era la virtù principale, non si butta via niente, questo era il motto!! Ho cercato di trasmettere questa filosofia di vita a mia figlia, spero di esserci riuscita, perchè non ci si impovvisa oculati e attenti nello spendere, è una conquista giornaliera.

    • popof1955 ha detto:

      Il mio primo datore di lavoro aveva una un paio di negozi all’ingrosso e ecc. ecc. Ricordo che lo spago dei pacchi che venivano aperti non lo buttava, ce lo faceva legare con un nodo marinaro, praticamente invisibile, e raccogliere in matasse. Diceva: goccia a goccia si riempie il secchio, poi a svuotarlo è un attimo. Mi sembrava matto, poi ne ho preso esempio.

  7. semplicementelisa ha detto:

    Sorrido leggendo del budget anni ’80 .. in quegli anni anche io e il mio compagno tenevamo un registro del genere …
    credo nella generazione attorno ai 50 ci sia stato un anelito di liberta’ e ribellione che ci ha portato a scelte a volte “forti” …
    nn ho figli per cui nn so cosa farei con un trentenne in casa … forse sarei la tipica mamma italiana ..o chissa magari gli darei qlc sano input per farsi una vita sua … non so … certo nn sn tempi facili … ma non lo erano nemmeno quelli andati … 🙂
    buona serata

    elisa

    • popof1955 ha detto:

      Sai Elisa ho considerato che se oggi facessi l’analisi di come spendo, arriverei ad una conclusione, che potrei lavorare meno per vivere, la scelta sarebbe difficile, ci sto pensando, solo che il tempo libero costa più del tempo lavorato.

  8. ili6 ha detto:

    leggendo il tuo post pensavo a come io non ho mai abbandonato la casa natale, semplicemente sono salita di un piano, quindi, pur essendo della tua generazione, non ho vissuto quell’andar via dalla famiglia, pur sposa giovanissima, nè l’ha vissuto la mia famiglia nei miei confronti.
    Oggi molti giovani restano in casa per costrizione, per pigrizia, per comodità e sono parecchi, inoltre, quelli che si creano le “dependances”: in casa, col bello e comodo che questo dà, ma anche in assoluta autonomia per vivere la vita che un giovane in fondo deve vivere. Alcune mie amiche si sono adattate a questa situazione dei figli plurimaggiorenni con un’iniziale imbarazzo, nonchè con una riorganizzazione del menage familiare, ma alla fine ha vinto la serenità di saperli ed averli vicini.
    Sono i nuovi tempi e l’uomo alla fine sa adattarsi a tutto. Anche a stringere la cinghia, se necessario, a divenire più oculato, ad abbandonare gradualmente il superfluo. Ciao.

    • popof1955 ha detto:

      Si l’uomo si adatta, la serenità di averli vicini dici, che matura dall’impossibilità di essergli da supporto come lo son stati i nostri genitori per noi, quanto meno nello stimolo ad osare, a rischiare, a fare.

  9. semplice1 ha detto:

    Mi rivedo, ribelle con quattro straccetti a seguito intraprendere la via dell’indipendenza. Non lasciavo di certo un tenore di vita alto..ma una famiglia accogliente, premurosa, che mi aveva permesso di laurearmi non facendomi mancare nulla…ma io sentivo dentro una smania di conoscenza, di libertà che non potevo soffocare. Il costo della mia indipendenza è stato salato. Non condivisa dai miei genitori, specie mia madre, (una figlia femmina in giro da sola per mentalità siciliane di metà degli anni 70, era troppo!!), ho affrontato Roma e vi confesso che per qualche periodo, ospite alla casa dello studente, i miei pasti erano frutto anche di elemosine. Si elemosine, mi recavo tutti i giorni al mercatino del quartiere e chiedevo ai fruttivendoli di lasciarmi gli scarti, per le galline. Mai pasti furono più regali…avevano un sapore unico: l’indipendenza. Mai più ho goduto Roma come a quei tempi…andavo ai teatri facendo la claque, sono stata a tutti i concerti di musica classica al campidoglio sempre come claque..camminavo ore e ore, conoscendo ogni angolo,ricordo, che quando i piedi erano stanchi si montava sugli autobus..e l’adrenalina saliva a mille..piazzati davanti le porte pronti a decollare se intravedevamo il controllore, il biglietto era un lusso. Ricordo con nostalgia le serate passate a cantare canzoni intorno ad una chitarra…non dimenticherò mai le corse a perdifiato per sfuggire alle cariche della polizia..e come dimenticare il fazzoletto umido davanti il viso x non intossicarci con i lacrimogeni…eh sì..la mia libertà non era solo fare ciò che volevo senza rendere conto..era “esserci” nella società..contribuire al cambiamento.
    E…adesso?..Non sono l’incendiaria diventata pompiere…dentro me ruggisce sempre la leonessa..
    Mi guardo intorno..anch’io ho un figlio di 26 anni in giro per casa..( da mamma o meglio da mammona, mi fa piacere, mi da un senso di tranquillità…da animale mamma non vedo l’ora che spicchi il volo dal nido)..adesso, riconosco, è più difficile..
    Può anche darsi che io la pensi così, perchè adesso mi trovo nel ruolo opposto..le cose quando si affrontano in prima persona e da giovanissimi, sembrano sempre possibili..sarà che la giovinezza da un senso di onnipotenza.
    Comunque sia, io mi dichiaro colpevole! Colpevole come facente parte della mia generazione.
    E’ inutile negarlo, noi per prima ci siamo lasciati sedurre dal consumismo..
    Ha una faccia velata il consumismo, non si presenta come un bandito puntandoti la pistola..si insinua sotto pelle, nelle pieghe dei pensieri..e ci fa vedere le cose, gli oggetti come indispensabili alla nostra crescita, salute, benessere.
    Io faccio mea culpa..ad es. a mio figlio l’ho letteralmente coperto di giocattoli, perchè le teorie correnti di pensiero psicologico ci dicevano che il gioco è fondamentale, apre la mente, libera..io da piccola ho avuto solo una bambola che stava in bella mostra ma non potevo giocarci perchè si rovinava ( è invecchiata senza vivere) e un pianoforte con 12 tasti che potevo suonare solo quando ero ammalata ( ero di sana costituzione…anche quello è invecchiato senza aver vissuto)…eppure il mio giardino era pieno di bambini…giocavamo con l’erba, il legno, i sassi, gli alberi, vecchi stracci..con la nostra fantasia diventavamo ballerine, principesse..fate, etc etc.
    Per un bel pò di tempo un pò tutti noi ci “siamo seduti”, riconoscerlo non è debolezza.
    E questo riposare ha fatto precipitare tante situazioni..ma, siamo sempre in tempo per riprendere la corsa..infondo i nostri cari “bamboccioni” li abbiamo nutriti con tutte le nostre idee e valori che gli abbiamo trasmesso attraverso il latte.
    Io ho una grande fiducia nei giovani, sono figli di un tempo diverso, li abbiamo un pò fregati, ma ce la faranno..e quando vedo mio figlio che compra alle bancarelle, che ricicla il possibile, che lotta….io non posso fare altro che benedirlo tra un sorriso e una lacrima..

    • luciabaciocchi ha detto:

      Semplice hai raccontato una parte di te, come sempre in maniera egregia, mi ci sono riconosciuta nelle tue vicende, anche io ho giocato con il minimo dei giocattoli, con poco affetto, ho scelto di formarmi una famiglia giovanissima e sacrificare molto della spensieratezza, sono cresciuta insieme ad Angelo, facendo sacrifici e costruendo il nostro futuro. Oggi sono fiera di tutto questo, anche se soffro, come dice Nanni Moretti, di DEFICIT DI ACCUDIMENTO, ma questa è un’altra storia….

    • popof1955 ha detto:

      Non so come è comparso quel “rate this”, volevo eliminarlo, ma davanti a questo tuo folgorante commento non so che fare. 🙂

  10. ANGELOM ha detto:

    Parlare oggi di come è stata la mia vita, specialmente riferito agli anni della gioventù, quando i desideri mi affollavano la mente, è molto difficile. Come figlio unico avevo tutte le attenzioni e le premure da parte dei miei genitori, ma quando si trattava di spendere, anche se la mia famiglia aveva disponibilità, si vagliava dettagliatamente se era il caso di fare quella spesa o meno. Per quanto riguarda la paghetta come la chiamano oggi, la domenica mio padre dopo essere esortato da mia madre, mi dava 300 lire che dovevano servire per tutta la settimana, ma queste, anche se spese oculatamente finivano prima, allora mi rivolgevo ai miei nonni che capivano il mio disagio e contribuivano con un extra alle mie piccole spese; sigarette, cinema, benzina, ecc. Insomma il principio era di essere molto parsimoniosi. Mio nonno mi diceva sempre: da quello che guadagni, deve restarti in tasca sempre una lira, allora sarai sicuro di andare avanti tranquillo. Arrivarono gli anni di mantenere una famiglia, con l’unica figlia, io e mia moglie abbiamo fatto tesoro di tutti gli insegnamenti e i principi che ci hanno insegnato i nostri cari, riuscendo ,con rinunce e sacrifici a realizzare una vita serena. Gli anni passano in fretta come l’evoluzione del sistema, il consumismo ci ha portato allo sbaraglio, chi viene da certe esperienze e le mette in atto ce la farà, ma per quelli che non si accontentano e hanno la pretesa di essere invincibili, sarà dura. Oggi sono in pensione, non ho motivo di lamentarmi, le persone a me care non hanno problemi, ma spesso mi domando e penso a quei padri che non riescono ad arrivare alla fine del mese, magari sentendosi in colpa, per non poter soddisfare le esigenze dei figli o della famiglia

  11. popof1955 ha detto:

    Vedi Angelo, io non sono un positivo, ma una cosa che non riesco a capire è il sacrificio della rinuncia a qualcosa. Sono abbastanza impermeabile alle sollecitazioni esterne per desiderare cose futili. Le cose che desidero o che ho desiderato alla fine le ho avute, e questo già per me è soddisfacente.
    Ogni tanto faccio un gioco con me stesso, esco di casa con pochi spiccioli. E’ in quel momento che mi vien voglia di fare acquisti inutili e mi chiedo se è proprio questo meccanismo che muove l’economia, vale a dire ridistribuire risorse in maniera diseguale e iniqua, per cui chi ha poche disponibilità e riceve gli stimoli della pubblicità come una spugna, finisce per non godere della vita, rincorrendo desideri imposti dallo stile di vita.
    Altra cosa, come dici tu, è il non riuscire ad arrivare a fine mese con il frutto del proprio lavoro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...