Pensierino della sera.

Nel mettere a punto la qualificazione qualitativa di un’azienda, è prassi comune storpiare dall’inglese all’italiano termini mutuati dall’idioma aziendale per rendere più efficace un metodo distogliendo l’attenzione dal fulcro di un progetto.

Se c’è un termine che detesto è proprio “non conforme” e il suo derivato “non conformità”.

Nella nostra lingua per definire qualcosa che non risponde ai requisiti richiesti si  può  dire difforme, diverso, inadeguato. Invece in tutte le procedure che dovrebbero fissare la qualità delle operazioni all’interno di un’azienda certificata di qualità (buona o cattiva non importa, si presuppone alta), si prende in prestito un termine straniero e storpiandolo lo si adatta all’uso quotidiano. Che passi per la necessità di sintesi di definire  qualcosa che ha  forma diversa,  ma a questa stregua l’opposto di legale non sarebbe altro che non legale. Sembra di primo acchito che non cambi tanto il succo delle cose. Ma vuoi mettere la differenza tra non legale e illegale?
A me sembra che serva soltanto per diminuire la portata annichilente per poi dare la mazzata. Ovvero si usa l’avverbio “non” con  lo scopo di condizionare in partenza una decisione senza farlo capire al colpevole.

Questa è ipocrisia deontologica. Dare lo zuccherino per addolcire la pillola letale.

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Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.
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4 risposte a Pensierino della sera.

  1. luciabaciocchi ha detto:

    Paolo bell’analisi sulla lingua italiana, vedi il bello della nostra lingua sta proprio li, lo stesso concetto si può esprimere in moltissimi modi…. Hai ragione,dire non buono invece di cattivo, è un ipocrisia!, ma rende tutto più accettabile e meno pesante, oggi la chiarezza non è più una virtù.

  2. Paolino ha detto:

    per lavoro di solito parlo di compliance…fai tu 🙂

  3. ili6 ha detto:

    Potremmo definirlo un prestito linguistico, ma in effetti non è così perchè abbiamo i nostri termini italiani.
    la verità è che… (trovato tempo fa sul web)

    “Non è una grande news, ma diciamocelo: parlare italiano non è più fashion; ormai di default il made in Italy nei media, magazine, tv channel del broadcasting network, è pieno di inglesismi…

    Non fanno neanche eccezione la public company RAI, la new entry LA7(con tanti break pubblicitari) e la televisione del leader del governo o premier, che dir si voglia.

    Dopotutto, parte di questo cambiamento non è dovuto alla fiction o agli show, ma dopo gli avvenimenti shock negli States le “Torri Gemelle” sono diventate Twin Towers e molte cose nel backstage sono cambiate.
    Se i vostri nonni non hanno il know-how per capire le news di oggi, non fate i clown (magari un master), ma preparate una roadmap, dove con qualche talk o slide gli spiegate il tax day e l’election day che sono solo una marketing strategy per farti credere che tutto è cambiato con il job placement… ”
    🙂

    La pillola addolcita…mi hai fatto pensare al lavoro: oggi si usa dire non più -affetto da handicap- ma -diversamente abile-. Ma forse questa è una pillola addolcita in modo diverso.
    Ciao

  4. semplice1 ha detto:

    Ultimamente si “allegerisce”, troppo, tutto! Ed è come togliere peso, sostanza alle parole. Basta ascoltare, ad es., certi sproloqui del premier.. dice sfondoni enormi come si trattasse di complimenti.

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