Le luci della città elettrica

Se non amate la musica d’autore non fermatevi a questo post che va oltre il panorama musicale gestito dalle radio e tv generaliste o commerciali, che non ci regaleranno mai Vasco Brondi e le sue Luci delle città elettrica, giovane cantautore con già due album all’attivo.

Ho cominciato a seguirne le tracce circa un anno fa, cioè da quando, dopo averlo ascoltato a Radio Popolare, l’ho cercato su you tube scovando poi il suo sito. Il brano era “Per combattere l’acne”. Mi era piaciuto al punto che ho sottoscritto la sua news letter che mi arriva regolarmente. La sua poetica non esito a definirla come dei flash del quotidiano vivere, pattinanti su un vissuto di vibrazioni. La musica è ricca di quella pacatezza che poi la voce carica di emozioni. E’ un cantautore con la chitarra di legno, ma l’elettricità è la sua forza. Contrappone la voce naturale ai suoni distorti  freddi e distanti degli effetti sonori. Non so a quanti frequentatori del mio blog potrà piacere, ma mi sento di segnalare questo cantautore che potrebbe essere il De Andrè del futuro, per la peculiarità della sua poetica, in cui gli schemi si con-fondono, in cui i richiami a altre storie sono continui, dove le metafore sono un ponte in sospeso con la realtà.

Oggi mi è arrivata la news letter che tra l’altro ricorda il brano che propongo in calce al post, e che ha risvegliato il mio interesse verso questo giovane artista dalla poetica che odora di gas di scarico, che si arricchisce di un sottofondo fatto di rotaie metropolitane condite dalla desolante poetica che si affaccia dai finestrini del metrò, come l’onda gialla che fugge all’indietro portandosi appresso le parole del vicino, che comprendi per intuito.

Spero solo che i media non lo scoprano troppo presto, se dovessi sentir dire che Vasco Brondi e Le luci della Centrale Elettrica vanno a Sanremo vorrebbe proprio dire che mi son sbagliato, a meno che non sia per il festival Tenco, li si che meriterebbe di essere ospitato, anche se la RAI manda in onda la registrazione dopo 4 o 5 anni e dopo mezzanotte.

A questo secondo video “Quando tornerai dall’estero”, unisco anche il bel testo in cui si respirano ansie e inquetudini giovanili (ho scoperto che l’eyeliner altro non è che la vecchia matita per gli occhi),

 Le morti bianche le cravatte blu il tuo fuoco amico 

l’eyeliner per andare in guerra 

nell’estrema sinistra nella galassia dove per l’umidità del garage
la nostra anima che ansimava
era per un’occupazione temporanea
era una gara di resistenza
partigiano portami via
saremo come dei dirigibili nei tuoi temporali inconsolabili
dammi cinquanta centesimi
non mi ero accorto dei tuoi orecchini per i riflessi lanciavano dei piccoli lampi
non avevo capito la direzione dei tuoi sguardi
che siamo donne siamo donne
oltre il burka le gonne
metteremo dei letti dappertutto
dei materassi sporchi volanti
si è sparso dovunque l’odore dei disinfettanti
saremo come gli aironi che abitano vicino al campo nomadi
andremo ancora a letto vestiti
come ai tempi dei primi freddi e degli elenchi telefonici sui reni
delle scintille che facevi ti diranno che sei poco produttiva
proprio adesso che l’america è vicina
è come andare sulla luna in fiat uno
è come lavorare in cina
ma sei sempre il sole che scende in un ufficio pubblico
per appenderci un altro crocifisso
di sera nelle zone artigianali
per tradirsi per brillare come le mine e le stelle polari
e sempre come un amuleto tengo i tuoi occhi nella tasca interna del giubbotto
e tu tornerai dall’estero
forse tornerai dall’estero
adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere 

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

14 thoughts on “Le luci della città elettrica”

  1. Ti confesso mai sentito questo cantante, Vasco Brondi, un perfetto sconosciuto. ho ascoltato con attenzione il brano. ho letto il testo, ho detto;” Questa musica è distante dal genere musicale che solitamente ascolto, ma riconosco qualità notevoli a questo cantante.” Hai ragione potrebbe essre il De Andrè dei prossimi anni, conoscendoti dico che è la tua musica, ti somiglia, o sbaglio. Ciao

    1. Apprezzo la tua apertura mentale. Questo sound è molto ruvido, Brondi non è un cantautore facile, secondo me esprime un’epoca meglio di altri, con uno sguardo strabico, un occhio da dentro e un’altro da fuori, che non gli impedisce comunque di mettere a fuoco la realtà.
      Non è la mia musica, è semmai un’espressione musicale che le mie orecchie accettano, e poi i testi non sono banali, ascoltandoli ricevi un piccolo massaggio cerebrale.

  2. nemmeno io conoscevo questo cantautore e di solito non sono una fan sfegatata dei cantautori perchè curano molto il testo e poco l’arrangiamento musicale e la prima cosa che mi cinvolge in una canzone è la musica. Infatti spesso i cantautori d’autore li leggo e poco li ascolto.
    Noto che Vasco Brondi scrive bei testi, affrontando forti tematiche sociali e che ha una calda e forte voce e mi sembra un buon inizio.🙂

    1. Io i cantautori li apprezzo molto, non tutti naturalmente. Con quelli di una certa stoffa ci son cresciuto (di testa), e sai l’orecchio si affina e al primo ascolto suona un campanello. Poi ci sono quelli che con l’età peggiorano, e sto pensando ad Alan Sorrenti, che dopo due o tre dischi ben fatti è sprofondato prima nel commerciale e poi nell’oblio.
      Grazie per l’attenzione.🙂

  3. Queste le parole di Marco Lodoli giornalista, scrittore e insegnante e grande conoscitore dei giovani:”
    Brondi è un poeta, non c’è alcun dubbio, e come i veri poeti ha saputo rendere universale il male di vivere di questo preciso momento storico, ha collegato questa stagione all’eternità, questo disagio al disagio perenne della vita. Le parole stanno incollate con lo sputo, non c’è alcuna possibilità di seguire un filo logico, narrativo, è un puro accumulo di immagini: purissimo, perché la fiamma azzurra che nasce da questa catasta verbale illumina le notti sbandate di una generazione, ci fa vedere incidenti stradali, vite precarie, stanze disfatte, siringhe e stagnole, amori grandi, cuori sfasciati dalla speranza, centri commerciali, vialoni anonimi, discorsi che si sciolgono nel nulla.” Sei d’accord

    1. Si sente il suo tempo, o meglio una parte del nostro tempo che ci rimane estranea e che attraverso i versi delle canzoni si ripresentano. Ricordo che agli inizi Guccini (o forse era De Andrè?) diceva che non era un cantautore ma un cantastorie. In fondo i nostri cantautori continuano l’opera iniziata con Omero, peccato che non ci siano giunte le musiche dell”Odissea.

  4. avevo in mente anch’io un post sulle luci della centrale elettrica. “per combattere l’acne” credo che sia dolore puro, da ascoltare e basta senza dire niente, anche perchè mi fa un groppo in gola ogni volta che la sento, sempre. e poi quando la vedo è anche peggio.

    1. Grazie per la visita e il commento.
      Concordo sul fatto che è un brano da ascoltare in silenzio, ma smuove tante emozioni che, anche a generazioni di distanza, non puoi fare a meno di riconoscere.

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