Occupazione al femminile

Il 23 maggio, solo 45 giorni fa, l’ISTAT pubblicava “La situazione del paese nel 2010” con l’obiettivo puntato all’occupazione femminile e un giornale che leggo abitualmente ne riportava il sunto.

E’ tempo di vacanze, tranne per chi lavora, purtroppo o per fortuna, ma visto che mentre una fetta di popolazione è in vacanza qualcun altro deve lavorare o adoperarsi per far funzione le cose, non mi sento asincrono.

Dicevo che l’ISTAT con la sua fotografia ha determinato che il tasso di occupazione femminile in Italia confrontata con il mercato del lavoro femminile del resto d’Europa si è attestata al 12% in meno della media europea, ovvero un 46,1 nella media nazionale. Si parla di occupazione non di ore o reddito prodotto. Difatti vengono messi in evidenza anche altri fattori, non ultimo la qualità del lavoro e la disparità salariale, stimata in almeno un 20% in meno rispetto a noi maschietti e tartufo sull’uovo (sono stufo di ciliegine sulle torte), cresce il part time involontario e aumentano i licenziamenti per gravidanza.

Sto cercando di dare un’interpretazione al part time involontario, l’immagine più solidale e reale che mi viene in soccorso è del tipo “se prima facevi il tuo lavoro in 8 ore, d’ora in poi lo farai in 3 – 4 – 5 o al massimo 6 ore. (n.b. Part time non significa metà tempo, ma tempo parziale, quindi tutto ciò che sta tra 1 e il tempo pieno) e le attività sono concentrate nel settore dei servizi (alberghieri, di ristorazione, alla persona).

A parte la divagazione, un’altra nota dolorosa sono i licenziamenti per gravidanza. Circa 800 mila nel 2010. Ma come non erano roba da medioevo? Si lo stavano per diventare, difatti per eliminare la piaga delle dimissioni firmate in bianco, un ex governo dettò norme che consentissero le dimissioni solo online, in cui la data di immissione dei dati era certificata. Qualcun altro di recente (non faccio nomi) ha pensato bene di eliminare l’obbligo. Fate la prova digitando sul motore di ricerca “dimissioni volontarie” vi vengono fuori solo riferimenti ante 2008. Siate felici, se le nostre metà del cielo potranno dedicarsi al 100% alle faccende domestiche possiamo risparmiare sulla baby sitter, la tata o l’asilo nido.

Viene poi evidenziato il fenomeno della sovraistruzione. Non di rado mi capita di interloquire con donne architetto che fanno l’impiegato, lo capisco perché antepongono il titolo nelle comunicazioni, poi per qualsiasi decisione devono sentire il funzionario. Per quanto ne capisco le uniche che vengono inquadrate al loro livello di preparazione, sono le infermiere, con la penuria che c’è sono una rarità e portano in su gli indici ISTAT. Senza parlare del lavoro temporaneo o precario (14,3% delle femmine contro il 9,3% dei maschi).

Sorridendo e cantando vedrete che il prossimo numero di qualche rivista di regime metterà in copertina l’immagine di una donna con pargoletto al seguito che prende il sole in una spiaggia di grido, così cancelleremo del tutto le statistiche che son costate soldi, fatica e qualcosa avrebbero dovuto farci capire.

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14 risposte a Occupazione al femminile

  1. Paolino ha detto:

    e c’è anche il fatto che la donna è sempre stata considerata come “angelo del focolare” domestico, senza prestarle il minimo valido supporto con una seria politica di supporto per la famiglia (solo annunci di facciata come al solito)…

    PS Paolo la foto di sfondo è davvero meravigliosa, però i caratteri gialli con la luce della foto rischiano di leggersi maluccio 🙂

    • popof1955 ha detto:

      Rispetto ad altri paesi la nostra legislazione, sulla carta, riconosce qualche diritto in più, ma solo sulla carta. L’assurdo è che a seguito di questa indagine ISTAT ci sono stati anche dei dibattiti in tv. In uno ho sentito il ministro di turno dire che la procedura telematica per le dimissioni era stata abolita in quanto nessuno più assumeva donne. Sono stati veramente veloci, e le dimissioni in bianco sono tornate in auge, e se è vero che le dimissioni per la donna che ha contratto matrimonio da meno di un anno o aspetta un figlio o ha un figlio inferiore all’anno di età, devoono essere presentate all’Ispettorato del Lavoro per essere valide, sono tante le vessazioni che portano agli abusi.

      PS: con questo sfondo non c’è colore che tenga, torno al precedente sfondo, in attesa di fare una foto adatta. 🙂

  2. luciabaciocchi ha detto:

    Paolo in piena vacanza ci vieni a parlare delle magagne del nostro Paese?? Fai bene, anzi molto bene, la situazione della donna lavoratrice e annosa e nei momenti di crisi si fa sempre più pesante, si torna indietro azzerando conquiste acquisite. Forse le generazioni future dovranno pagare per le scelte mal fatte dal nostro Governo, ci dovremmo sentire responsabili per non avere saputo garantire un futuro decente, condivido come sempre la tua analisi. Un saluto

  3. mizaar ha detto:

    ritengo di appartenere, visto quello che sta succedendo, ad una ” categoria ” di fortunate, quella delle insegnanti. considerando che riusciamo a portare avanti una gravidanza e a tirare su i nostri figli senza difficoltà o minacce di licenziamento, direi proprio che si debba ringraziare qualche santa. avevo sentito parlare di questa situazione a ” vieni via con me “. ne aveva parlato susanna camusso e, nel mio blog, avevo riportato per intero quello che la segretaria della cgil aveva denunciato. siamo davvero in una situazione grama – si può dire gramissima?
    tornerò sicuramente a trovarti 🙂

    • popof1955 ha detto:

      Ma il precariato imperversa anche tra il corpo insegnate. Prima di passare di ruolo ci vogliono anni e vari concorsi. Son venuto a cercare nel tuo blog quanto mi dici, con la ricerca “Camusso” non viene fuori, se puoi metti pure qui un collegameto, per me la conoscenza è un arricchimento. Ciao

  4. ili6 ha detto:

    Situazione pesante e seria che colpisce uomini e donne e, prime fra tutti, queste ultime.
    Nella mia scuola ad aprile è arrivata una supplente non giovanissima per tre settimane di lavoro: brava e preparata, mi ha detto che da decenni lavorava con regolarità, anche se precaria, con incarico annuale ma quest’anno aveva potuto racimolare solo due mesi di lavoro. Ha aggiunto che il marito è in cassa integrazione. Scoraggiante.
    Una mattina ha portato a scuola dei pizzi da biancheria realizzati da lei dicendo che erano in vendita e che aveva ripreso l’uncinetto per tentare di racimolare qualche soldo. Sempre più scoraggiante…

  5. Shunrei ha detto:

    Sono una di quelle che a marzo 2012 saranno tra le “licenziande per gravidanza”. Perchè?
    Perchè con una madre invalida al 100% (solo perchè di più non possono assegnare), mio padre impegnato ad assisterla, mia suocera morta da 11 anni e mio suocero che vive a 30 km (ergo: senza alcun appoggio da parte della famiglia) e mio marito che lavora fuori città dalle 7 di mattina alle 7 di sera, con il mio stipendio di 32 ore settimanali “part time” che (pur con 11 anni di anzianità) che non arriverebbe praticamente a coprire i costi dell’asilo nido… beh, giocoforza resto a casa e ci penso io, dato che finirei per mettere al mondo un “pacco postale” e girare l’intero mio stipendio a qualche estraneo che me lo cresca!
    Tra l’altro, per come stanno “mandando a donnine” tutto il sistema pensionistico, viene a crollare anche l’incentivo a “stringere i denti” pur di arrivarci, a questa benedetta/maledetta pensione: tanto, chi mi assicura che ne avrò comunque una?
    Non son qui per lamentarmi: è una scelta che io e mio marito abbiam fatto di comune accordo, e se va tutto bene con la gravidanza sarò solo contenta e grata di passare qualche anno come “dipendente” della mia bimba… 🙂
    Resta il fatto che se fossimo in un paese un po’ più civile, ci sarebbero molte più alternative per tutte/i, piuttosto che decisioni prese o subite giocoforza!

    • popof1955 ha detto:

      Se lo scegli tu va bene, ma sappi che dal momento in cui viene comunicato lo stato di gravidanza e sino all’anno d’età del bambino, la donna non è licenziabile se non per grave e giustificato motivo. Il contratto si può interrompere solo se a tempo determinato e al termine posto quando il rapporto di lavoro si è instaurato o alle successive proroghe.

      • Shunrei ha detto:

        Ti ho risposto anche “a casa mia”… la mia è una situazione particolare non solo per la strage/agonia di parenti, ma anche perchè a partire da settembre le mie ore presso l’attuale “capo” avrebbero dovuto essermi diminuite da 32 a 10, perchè lui ha pian piano intenzione di smettere (pensionato già da 8 anni, l’anno prossimo compie 74 anni).
        Le altre 22 avrei dovuto farle con un altro professionista – che tra l’altro ha contattato il mio attuale capo, proprio per non lasciarmi a piedi – ma ovviamente questa cosa è sfumata non appena sono rimasta incinta.
        Il boss m’ha già fatto il piacere di mantenermi le 32 ore fino alla maternità obbligatoria, ma al massimo tra un anno da ora ha intenzione di cancellarsi dall’albo e chiudere l’attività: non ha senso che io lo tenga “legato” per quattro spiccioli (<- e non sto esagerando!!! Se con lo stipendio pieno non pago il nido, ti figuri con1/3?) prima e per nulla poi (c'è anche l'astensione a stipendio zero per non so quanti mesi fino ai 2 anni del bambino), quando al "rientro" non ci sarà comunque più un lavoro per me!
        Il punto è che, anche sbattendosi alla fine dell'obbligatoria per tenermi i due lavori, uno dei due nel giro di pochi mesi finirebbe comunque… e con 22 ore la settimana non copro assolutamente il nido (non lo copro nemmeno con 32, ma vabbè)!
        Scusate la filippica… 😛

  6. Shunrei ha detto:

    Giusto per: se qualcuno dovesse pensare che abbiamo avuto un pessimo tempismo per avere questo bambino, posso rispondere che siamo sposati da 7 anni e che tra casini (di salute e non) vari finora il momento “buono” non era mai arrivato… e ad aspettarlo nemmeno sarebbe mai arrivato. Visto che in qualche modo ora è stata la bimba a decidere per noi… benvenuta lei e al diavolo il resto!!! 😉

  7. popof1955 ha detto:

    Siete veramente in gamba. Un consiglio piccolo piccolo. Se ti resta tempo, tra tutte le cose che avrai da fare, approfittane per tenerti aggiornata per l’ambito lavorativo in cui operi, e perché no pensare anche a realizzare un piccolo progetto. Le Regioni e le Camere di commercio sono un’ottima fonte di informazioni per il lavoro al femminile. 😛

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