Nati con la valigia?

C’è un paese, una delle tante porte che dal Mar Tirreno consentono l’accesso ai Monti Nebrodi, dove una stradina sale ripida e stretta, talmente stretta che ha un unico senso di marcia, quello in salita. Collega l’ultima piazza del paese alla strada provinciale. Misura cinquecento metri, sbuca nei pressi del cimitero e, come se il progettista ne avesse previsto l’uso affettivo, ha pensato bene di costruirci vicino l’imbocco autostradale. Un accoppiamento forse casualmente ironico, ma vero. Il forse è dettato dal fatto che non è l’unico ingresso autostradale nelle vicinanze di un cimitero, anche lo svincolo di via Rombon della tangenziale di Milano è attiguo al cimitero di Lambrate, e tanti altri ancora (facciamo una lista nei commenti?), variante sul tema quello di S.Alessio S. attraversato da una galleria, ma i miei trisavoli in sogno non se ne sono mai lamentati.

Ogni volta che in macchina passo davanti a quello siciliano mi segno come d’abitudine, solo che prima di arrivare al “così sia” sono già nei pressi dello svincolo, e non so se la benedizione del casellante abbia lo stesso valore di quella dei defunti, in ogni caso poi lascio un obolo per la Società Autostrade ritirando l’immaginetta di transito. Certo che l‘accoppiata in quell’angolo d’Italia depauperato dalla secolare emigrazione, è come se rappresentasse da una parte la tomba dei desideri e dall’altra la strada che ti porta lontano a liberarti dal fardello del vivere, o sopravvivere. Certamente è una casualità dettata dalle caratteristiche morfologiche del terreno. Basta girarsi, e in lontananza si vede l’irregolare arco delle sette sorelle che ospitarono Eolo. Si sente forte nel naso l’odore del mare e l’acre respiro della terra asciutta che partorisce limoni e figli con la valigia che, quando viene portata appresso, fa sembrare chi la trasporta, una lumaca sghemba. In quella valigia pesante ci stanno i bis-sogni e prima di metterla nel bagagliaio uno deve riempire ben bene i polmoni per prepararsi allo sforzo di sollevarla, gli aromi arrivano forti in gola e senti raschiare l’aria mentre gli abbracci con chi resta si slegano in un arrivederci.

Intanto cimitero e autostrada son sempre li, come il rosso e il nero sul panno verde, dove scegli il colore e poi la pallina decide (se non c’è il trucco sotto il tavolo).

Il tempo in ogni caso passa, e più passa più ti senti estraneo, turista casuale nel posto in cui sei nato. E magari ti arriva uno che ti dice che quelli che sono andati via sono diventati i nemici più accesi del meridione e come fosse vento d’Aprile rispolvera i fasti dei Borboni che tanto bene han fatto ai bambini delle solfatare e ai contadini schiavi non dichiarati nei latifondi degli incappelati. Chi sono gli incappellati? Lo capite da soli se dico che gli altri sono gli imberettati, (era un preludio di Dario Fo quando portò in Sicilia negli anni ’70 “Mistero buffo”).

Uno dei miei insegnanti a scuola era un amante di storia risorgimentale. Ci narrava a volte di fatti antecedenti allo sbarco dei mille. Un giorno ci parlò dei fucili ritrovati tra la sabbia di una spiaggia messinese, e di un gruppo di giovani studenti che sfidando i borbonici si buttò in un pozzo che dovrebbe ancora essere lì, vicino alla casa dello studente. Visto che avevano usato il pozzo come nascondiglio, delicatamente i solerti soldati borbonici scaricarono loro addosso le indigeste caramelle di piombo. Non c’è da meravigliarsi, il re borbonico era anche detto il re bomba, un paio di secoli prima, proprio come Gheddafi in Libia l’altro ieri, ordinò il bombardamento di Messina. In compenso c’era la prima ferrovia, eh si, gran bella cosa per chi si spostava con l’asino o a piedi e vedeva “un treno pieno di signori”, certo non era la stazione di Bologna, ma la storia ci si potrebbe adattare, Tropea o Catania metricamente vanno bene. I treni venivano fabbricati sul posto, come le navi, l’industria ferveva, mancavano gli imprenditori. Si sa le imprese familiari sopravvivono mediamente per tre generazioni, poi collassano. Un conoscente, ingegnere appassionato di nautica investi negli anni ’80, la liquidazione in titoli Cantieri Rodriguez, erano passati tre anni e il titolo era ancora sospeso, non per eccesso di bassa marea.

Una filastrocca, ascoltata una sola volta anni fa (cantata da Giuni Russo) e completata in stato ipnologico, quello in cui il sonno ancora non è sonno e i sogni sono giochi mentali in attesa di Morfeo, recitava:

 talè talè talè c’era nu nidu

talè talè talè ci sunnu l’ova

talè talè talè stannu cuvannu

talè talè talè cuvati sunnu

talè talè talè stannu schiuvannu

talè talè talè schiuvati sunnu

talè talè talè stannu niscennu

talè talè talè nisciuti sunnu

talè talè talè stannu mpinnannu

talè talè talè mpinnati sunnu

talè talè tale stannu vulannu

tale talè talè vulati sunnu

Passi semplici che in do/sol7, descrivono il corso della vita dal nido al volo (talè/guarda c’è un nido, ci son le uova, stanno covando, son covate, si schiudono, escono i pulcini, metton le piume, completano la crescita imparando a volare e volano via). Chi si affaccia alla vita, così si prepara ad una lunga serie di arrivi e partenze? No, non si nasce con la valigia, si nasce con le ali e le devi sbattere sempre più forte se dopo il decollo vuoi artigliare i sogni.

 

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

21 thoughts on “Nati con la valigia?”

  1. “Il tempo in ogni caso passa, e più passa più ti senti estraneo”, Paolo ho riflettuto a lungo su questa tua affermazione, sono d’accordo solo in parte, in questo tempo che sono qui, mi guardo intorno e ritrovo una gran parte della mia storia, è vero il paesaggio è diverso ma io lo vedo con il cuore che ogni cosa trasforma. Ma torno alla tua storia, grande come sempre, nord, sud, vecchie strade bianche che portano al cimitero, autostrade con casellanti che benedicono e distribuiscono santini, periodi storici diversi, tutti ugualmente importanti. Ugualmente bella l’immagine della tua terra che partorisce limoni e figli con la valigia piena di sogni e di speranze, hai evocato i borbonici che hanno lasciato tracce indelebili in una Sicilia ormai al tramonto,quella del principe di Salina, per finire con illustrarci l’economia solida di un tempo passato….Bravo Paolo!!!

    1. Certo Lucia il passato è un film che ci appartiene, e che malgrado condiziona. Bastano pochi chilometri e i sapori cambiano, come gli odori e colori della cornice (chiamalo panorama se vuoi). Ma siamo in movimento, la vita ci trasporta per le sue tortuose e meravigliose strade popolate di genti diverse, Eppure ogni volta che si torna al un luogo dove si è cresciuti è un ribollir di vortici che più passa il tempo e più si ricollocano come fossero tessere in un puzzle che rimane sempre uguale. E invece no, il puzzle del passato non esiste se non nel ricordo, e il presente è un film a cui ogni giorno possiamo cambiare la trama.

  2. Commosssioneee!!!🙂
    Percorriamo la stessa autostrada. Solo a vedere la foto ho respirato gli odori.
    Tutte le volte è un viaggio interiore, non so cosa succede, ma appena posati i piedi su quel traghetto che solca piano piano il mare blu, alle spalle una terra che si allontana e davanti a te un altra si avvicina, è un qualcosa che non si può capire ( spero non facciano mai il ponte). Inizia un viaggio assorto nei sentimenti, non si pensa più nemmeno alla stanchezza delle ore di viaggio che si hanno addosso e il resto del percorso, fino a quel casello, diventa la culla di una sensazione di rapimento che non si vuole lasciare. Uscita casello Capo d’Orlando Ovest, proprio accanto al cimitero. Da li in poi, ti svegli dalla magia e più passa il tempo, più inizia a crescere una certa intolleranza. Il viaggio di ritorno non è uguale a quello dell’arrivo…

    Ok, mi sa che mi son lasciata trasportare troppo, scusa l’invasione😛

    1. Ma che magnifica invasione!😛
      Il ponte non lo faranno mai, altrimenti a Terni le acciaierie sarebbero rimaste floride. Pensa che per costruirlo non basterebbe tutto l’acciaio prodotto da tutte le acciaierie europee per stare al passo con i tempi di lavoro previsti, e chi sarebbe così pazzo da diminuire la produzione di acciaio con prospettive così?
      A meno che non lo si faccia in polistirolo e poi, dopo i botti di capodanno e alla vigilia dell’inaugurazione, dire che è stato abbattuto da al qaeda.🙂

  3. Non si nasce con la valigia, si nasce però sempre con le ali, ali che puoi decidere di provare a spiegare qui, nel luogo che profuma di limoni, nel luogo che altri hanno deciso, 150 anni fa, che venisse svuotato e depauperato per spostare le ricchezze altrove.
    Ma qui non è facile restare in quota e quelle ali devi sbatterle con tanta energia, la stessa che ci vuole per far sì che la valigia resti nello scantinato. Per sempre.
    Mi auguro che per questa terra che profuma di zagara e ginestre, il ponte venga fatto, forte e robusto, a sfida dei venti e dei marosi. Chi vorrà, nei brevi periodi di andata e ritorno potrà sempre attaversare lo stretto col ferryboat per un carico di nostalgia che può durare un giorno, una settimana, un mese o forse qualcosa in più.

    1. Scusa ili, ma a cosa serve un ponte alla Sicilia se poi non funzionano nemmeno le autostrade e le ferrovie per attraversarlo? Già ci è costato 250 milioni senza far nulla, mentre l’Italia toglie i fondi alla ricerca e all’educazione.La Sicilia ha bisogno di tutto tranne che del ponte! Ha bisogno della messa in sicurezza del territorio, ha bisogno di aiutare i giovani, ha bisogno di strade e di infrastrutture! Le cattedrali nel deserto non ci sono e non ci saranno mai, c’è solo un pozzo di sprechi senza fine per i mafiosi e i loro compari politici.
      L’unico ponte che servirebbe alla Sicilia e all’Italia, è quello per attaccarci al palo più alto i “compari”…a fargli mangiare il fegato dai gabbiani.

  4. a cosa serve un ponte? uno qualsiasi serve per buttare agli squali compari & co.
    il Ponte sullo stretto serve a credere in questa mia terra, serve a svegliare una città e la sua provincia che dormono, serve a creare le infrastrutture (che sono comprese nel budget e senza ponte non si faranno mai), serve a creare lavoro pulito, serve a velocizzare con la tav, se tav ci sarà, i trasporti, serve a far ruotare turismo (in ogni città del mondo dove è nato un ponte è nata nuova vita), serve a far capire che la Sicilia NON è un deserto, serve a far sì che i soldi destinati al ponte e quindi al meridione, vengano spesi al sud e non dirottati in altri luoghi (indovina un pò dove…), serve ad aprire le mentalità.
    Ci sorprendiamo dei costi, eh…hai idea di quanti soldi si stanno spendendo a Milano per l’expo 2015? Sicuri che erano necessari? Eppure lì nessuno ha fiatato, meridionali compresi, e tutto ciò che si sta spendendo è in previsione dei visitatori di un evento che durerà alcuni mesi Le opere essenziali, occasionali , superflue e necessarie, dopo pochi mesi resteranno ai milanesi naturalmente così come le strutture costruite in Spagna in occasione delle olimpiadi e che sono ancora oggi oggetto di visita dei turisti (me compresa).
    Immagina un attimo quanta gente verrebbe a vedere e ad attraversare il Ponte sullo Stretto, anche solo per capire se mai andrà giù…
    Vogliamo iniziare una buona volta per tutte o ci ancoriamo ancora alle cattedrali nel deserto , ai cumpari, alle strade colabrodo o a che so io che?

    1. Tra Messina e Palermo ci sono oltre 250 km, un aeroporto, magari a metà strada, non sarebbe più utile di un ponte fantasma? Certo l’aeroporto sarebbe un’opera realizzabile. Ma sembra che tutto ciò che è realizzabile non si debba neanche pensare (mi riscopro esule), meglio perdersi dietro progetti faraonici che durano più di un ponte (la Perfetti produce ancora la famosa gomma?).
      Perdonatemi ma il progetto del ponte è mio coetaneo, lo sento come un fratello gemello virtuale, solo che io ho ricevuto quasi tutti i sacramenti (compresa l’e.u. e con esclusione del sacerdozio), Lui invece non è stato nemmeno battezzato. 🙂

  5. p.s.
    i soldi stanziati per il ponte, per l’expo, ecc…fanno parte di capitolati delle grandi opere e non possono essere dirottati in ricerca, istruzione o similari ma solo in grandi opere. Quello che si può modificare è il luogo dove spenderli, non il come.

    1. Quindi con il ponte avremmo pure la ss106, la Salerno Reggio Calabria, il doppio binario e tutto il resto che hanno influito e non di poco al nostro mancato sviluppo industriale e turistico? Bene, mi sono scocciata di fare Messina/Palermo in quattro ore. E della linea per Catania, Agrigento, Trapani, Caltanissetta, c’e’ l’intenzione di procedere? No perchè anche li ci vogliono minimo 6 ore e a me piace più visitare le bellezze che già ci sono in Sicilia, non un ponte d’acciaio che non vedrò mai.E perchè senza ponte tutto questo non si farà mai? Sarà lo stesso motivo per cui non si farà mai il ponte? Mi sa di si! Bè se vogliamo sognare è un conto, ma forse è meglio iniziare a far cambiare le cose.

    2. ho fatto in fretta, vedi il fatto è che tutti a cominciare dal ministero dell’industria, o come si chiama adesso, sanno che i soldi sono per mantenere il mio fratellino non nato. C’è di più, basta fare un po di conti: alla velocità media di 80 kmh (max per i tir 100 kmh, quindi…) quanto impiega una merce ad arrivare a BO o Fi o MI? Quante ore si risparmiano con il ponte? Circa 20′. Forse converrebbe progettare il transfer. Uno strumento incontrato nei libri di fantascienza che consente lo spostamento molecolare istantaneo.
      Appena ho tempo ti passo i link ecologici, devo cercarli perchè non li frequento, e ora mi attende una festa.🙂

      ps: uno per tutti, c’è un sito molto interessante, http://www.noponte.it mi sembra abbastanza serio.

  6. Bell’intervento! Il primo paragrafo è pura poesia!
    Non posso aggiungere alla lista altri cimiteri autostradali: non ne conosco!🙂

    1. Invece è un fatto normale in quanto i cimiteri stanno fuori città e in genere gli insediamenti abitativi non sono attigui, allora è normale che uno svincolo trovi sbocco nei paraggi. Ma era meglio se mi fermavo al primo paragrafo vero?🙂

      1. No.🙂 Dico solo che di tutto l’intervento quel paragrafo ha il potere di portare il lettore in quella strada, in quel punto preciso. Tutto l’intervento è bello, ma questo lo sa già!
        Non riesco a spiegare… in generale, nel post parla di momenti e ricordi che sono solo suoi anche quando narra di fatti realmente accaduti o di gesti comuni (il casello autostradale), mentre quel punto lì è di tutti. La strada che descrive io non l’ho mai percorsa eppure è anche mia. E’ lì pronta ad essere vissuta. Ha scritto in un modo così semplice eppure speciale che leggere è correrci dentro. Alla fine del paragrafo si arriva col fiatone. Del resto, quella stradina “ha un unico senso di marcia, quello in salita”.🙂
        Complimenti davvero.

  7. Sarà perchè anche io, come te, sono nata con la valigia, ma questo post mi fa tornare a casa: magari sono diverse le strade, gli svincoli autostradali, le leggende narrate sui giovani patrioti, ma si respira sempre di fondo l’odore del mare e della salsedine.
    ps: quanto al cimitero vicino all’autostrada, anche dove abito io c’è, e non solo, il piazzale del cimitero è vicinissimo al luogo di lavoro, sicchè è diventato usuale parcheggiare lì davanti e anche darsi appuntamento con i colleghi “al cimitero”, allegramente🙂
    Ciao e buona estate!

    1. Olfatto e gusto sono i due sensi che si legano alle origini, partire val la pena anche solo per quello, sentire un odore e dei sapori che gli altri sentono per abitudine e finisce che non li distinguono più. Masochismo? No, ma anche il medico mi ha detto di mangiar cannoli e babà di rado.

      Dove ci si vede alle 6,00 di mattina della domenica per andare in montagna? Nel piazzale del cimitero. Quello è un posto buono dove poter lasciar le macchine parcheggiate senza recar fastidio a chi dorme. Se va avanti così ci mettono il disco orario festivo.

  8. Ciao, Paolo. Bellissimo questo tuo post pieno di ricordi, di poesia, di parallellismi storici legati all’attualità.
    Anche noi, tu ed io, abbiamo lasciato il nido dove siamo nati ed abbiamo spiccato il volo verso altre destinazioni condizionati, almeno in parte, dalla carenza secolare di posti di lavoro nelle nostre regioni meridionali.Ma non abbiamo mai dimenticato le nostre radici.
    Buona giornata.

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