Economie di scala

Che bella la locuzione “economie di scala” . Quando l’ho letta in fondo alla lettera segreta (pubblicata dal Sole 24h)  che la BCE ha inviato il 5 agosto scorso al Governo italiano, per indicare come agire per far girare meglio la pubblica amministrazione e conquistare qualche punto nella valutazione delle società di rating, mi son detto: certo che di slang ne è piena la nostra vita.

Eh si perché sembra che certe espressioni siano fatte per il solo scopo di passare inosservate o scartate con insofferenza. Sembrano fatte apposta per non essere afferrate dalla maggioranza delle persone, ma a uso e consumo degli adepti.

Ho voluto fare una prova usandola oggi con un mio vicino, per dei fantomatici lavori che vorrebbe fare al suo tetto (che confina con il mio) e che io reputo uno spreco. Dall’espressione ho capito che pensava mi riferissi al costo della scala da appoggiare al cornicione, quando vogliamo giocare a fare i gatti.

La spiegazione che da la Treccani è questa : “economìe di scala: Diminuzione dei costi medî di produzione in relazione alla crescita della dimensione degli impianti e sono quindi realizzate dalle grandi imprese per ragioni organizzative e tecnologiche. In relazione a un dato livello di dimensione degli impianti, la riduzione dei costi unitarî al crescere della quantità prodotta può realizzarsi in conseguenza sia della maggiore efficienza della direzione e delle maestranze, sia della riduzione e dispersione dei rischi, sia della maggiore facilità di finanziamento e della possibilità di un più largo ricorso alla pubblicità. Inoltre le economie di s. sono connesse con la ricerca di migliori metodi di produzione e con lo sviluppo di nuovi prodotti. Alle e. di s. fanno però riscontro anche le diseconomie di scala, ossia le difficoltà crescenti di organizzazione e di amministrazione collegate con l’aumento delle dimensioni delle imprese”.

Io invece preferisco un esempio, ovvero che se voglio che una persona faccia 100 metri in un certo tempo e se il metodo è quello dei calci nel sedere, devo trovare il giusto equilibrio tra i calci da dare e il percorso da compiere. Se con una pedata questa compie dieci metri non è detto che con dieci ne faccia cento, anzi è probabile che al secondo mi tiri un pugno, come reazione opposta e contraria, ottenendo delle diseconomie di scala.

Si vede che ero entrato troppo in simbiosi con il ragionamento mirato della lettrea della BCE in cui usava quell’accoppiata di parole, e a me è tornata in mente una foto scattata alla fine d’agosto a Trieste, quella sotto il titolo.

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Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.
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3 risposte a Economie di scala

  1. Io proporreri di inserire la tua definizione al posto di quella già presente nella Treccani.
    Almeno così capirebbero tutti.

    Io avrei risposto come il tuo vicino. ahahah 🙂

  2. ili6 ha detto:

    ecco, sì, siamo in perfetta diseconomia di scala.
    Vogliono che tutto proceda come e meglio di prima, dimezzando personale e costi. Dove? Ovunque (ed in primis nel settore scuola!)

  3. luciabaciocchi ha detto:

    Ancora una lezione di economia, parole difficili, ragionamenti contorti, resi comprensibili dalla semplicità e chiarezza delle righe di Popof. Ma è proprio quello che disiderano i nostri governanti, confonderci ogni giorno di più, fino ad ora è stata una strategia vincente…..Speriamo che vada meglio per il futuro! 🙂

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