Le amate armate del nemico

Da giorni sentiamo parlare di spread, di rating e default. Tradotti in normalese sarebbe come dire differenza o distanza, voto e fallimento.

Ma che effetto ci farebbe sapere che la differenza tra il rendimento dei titoli di stato tedeschi (Bond, non James, al massimo Franz) e quelli italiani (BTP, dove B sta per buoni e non per buoi) è a 400 o a 510 punti? Siamo cresciuti con le raccolte dei bollini. Spread fa più effetto. Richiama gli agrumi e le spremute.

Del rating non parliamone, sa di rateazione. Solo che qualcuno, non faccio nomi, negli ultimi anni ha pensato bene di concentrare le scadenze dei buoni in momenti ravvicinati. Chi c’era al Ministero del Tesoro quando sono stati emessi i titoli? Certo bisogna essere esperti in debiti per sapere che le cambiali si pagano e non si eludono. Ecco il voto d’insufficienza dato dal Prof. Standard e Mr. Poors o dalla  signorina Moody. Ma anche loro, come facevano a dare una tripla A (Ah-Ah-Ah) di meraviglia? Guardavano solo l’ultima cifra in basso a destra senza guardare le operazioni che le avevano determinate?

Ora si prospetta il default, dicono si traduca con insolvenza. Ma quando uno è insolvente? Ah, si dice anche fallito? Questo capiamo meglio cosa voglia dire. La Germania in cento anni ne ha totalizzati 4. Niente male se poi a pagare sono i creditori. Per me si traduce con “tirarsi indietro” per l’incapacità di adempiere ad un obbligo.  Ma no è poco elegante.

Io amo i giochi in scatola. Monopoly mi ha fatto capire che per continuare a giocare non devi distruggere gli avversari ma tenerli sulla griglia, altrimenti vinci la partita ma il gioco finisce. Il suo esatto contrario si chiama Crack, non mi ha mai appassionato. Vince chi fallisce ed esce dal gioco per primo (vendo la scatola come nuova a 0,99 cent/€, asta aperta, più spese postali).

Dei giochi moderni mi viene in mente “Affari tuoi”, si ne han fatto anche una scatola, oltre alle due consumate davanti allo schermo. L’idiozia fatta miraggio.

Ma tanto basta per giustificare il titolo? Eh no, io pensavo anche a Risiko, li lo scontro era frontale, e al massimo ci si avvantaggiava del gioco altrui.

E sconfiggere un nemico dal di dentro? Si c’è “Scarabeo”, usi le parole dell’avversario per comporne di nuove. Non male come confronto con la realtà.

Con lo spread, il rating e il default che sommovimenti si possono procurare all’avversario senza bisogno di ricorrere alle armate del risiko?

S

P

R

E

A

D

 

 

A

 

 

E

 

 

T

 

 

F

 

 

I

 

 

A

 B

 O

N

D

 

U

 

 

G

 

 

L

 

 

 

 

 

T

I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI

L’onirico pastello napoletano di Erri De Luca, si è arricchito di un nuovo tassello, quasi fosse un puzzler in cui ci racconta scampoli di vita  vissuta. Dai diamanti non nasce niente, dai semi che si perdono nel sottobosco, spuntano sequoie.

L’ho lasciato dormire per giorni questo libro, per paura che una volta letto, un lenzuolo si stendesse con su scritta la parola fine. Erri, ancora una volta, ti porta per mano su spiagge che pian piano lasciano all’ombra autunnale il ricamo delle reti stese al sole in attesa di essere rammendate. Così com’è  un rammendo continuo la vita, con il suo intrecciar fili che compongono maglie in cui restano incastrati i pensieri, come fossero pesci che non vogliono chiudere gli occhi e dal di dentro ti scrutano e a volte sorridono.

Una sana e bella notizia!

Da giovane Giorgio Napolitano non mi piaceva, lo identificavo con l’ala migliorista e opportunista del P.C.I., i suoi vestiti sempre eleganti e lucidi m’imfastidivano. La sua elezione invece mi ha soddisfatto, anche se le remore restavano.  Certo è che il suo auspicio odierno affinchè una legge riconosca il diritto di cittadinanza di chi nasce in Italia, cancella ogni mio pregiudizio sull’uomo politico, il suo invito a riconoscere la cittadinanza a chi nasce nel nostro paese è quanto di meglio si possa fare per chi non ha scelto di nascere da noi, tra noi.

A parte il fatto che sino a qualche anno fa non me ne rendevo conto neanch’io di cosa volesse dire nascere in Italia da cittadini stranieri. Ricordo che avevo tra le mani il modulo di richiesta assegni familiari di uno straniero con figli nati in Italia, i loro codici fiscali finivano con Z715.., secondo me c’era un errore, se erano nati a Milano dovevano finire per F205… Ma no erano corretti, se nasci in Italia e sei figlio di straniero non sei cittadino italiano, sei straniero. Che vergogna che ho avuto in quel momemto, non per qualcosa che non conoscevo, ma di far parte di una nazione che non considera suoi figli quelli che nascono sul suo territorio. Leggi e regolamenti a dir poco razzisti che riconoscono un valore sacramentale al legame di sangue e non a quello del pane, nutrimento del corpo e frutto della terra in cui vivi, lavori, cresci e ti moltiplichi.

NO USURA DAY

Oggi non so in quanti se ne sono accorti, ma è il giorno in cui la lotta contro l’usura trova pubblica espressione.

Quanto viene riportato spesso dalle cronache lascia sgomenti, si è portati a pensare a dei poveri cristi che sono incappati nelle maglie del crimine, e certo un po’ di colpa in chi si affida a uno strozzino c’è, se tale può essere considerata la cecità di alcune scelte. Ma è anche vero che il meccanismo fa in modo che le vittime ci incappino e perdano progressivamente la fiducia prima in se stessi, poi nelle istituzioni e quindi nella giustizia. I numeri che denunciano le associazioni dei commercianti sono impressionanti, e il sensibile calo delle denunce non fa pensare che ci sia un calo dell’attività usuraia ma un incremento, e che la diminuzione delle denunce, in una situazione di forte crisi economica come quella attuale, sia dovuta solo ad un aumento della capacità ricattatoria degli usurai. Le vittime vivono la loro condizione con vergogna e finiscono per rinunciare ad ogni dignità sociale e umana, per nascondere la loro pena. Il meccanismo è perverso. Ma cosa conduce un uomo a rinunciare alla propria libertà di vivere? Non voglio pensare a questa o quella causa, però oggi nella mia testa si accoppiano due notizie che diventano una.

L’altra notizia che leggevo oggi sui giornali è il tempo che impiega lo Stato a saldare i propri debiti, per chi vuole ho messo un link all’inchiesta che il Sole 24 ore, ha pubblicato oggi.

Altri numeri impressionanti, migliaia di imprese in attesa di poter disporre degli importi per cui han fornito un servizio o una merce, dalla casa farmaceutica al piccolo artigiano. E’ già tutto descritto così bene nell’articolo che vi invito a leggere, perché anche questo sistema di procrastinare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni, è un incentivo al redditizio lavoro degli usurai.

Gardaland: da una nota, un concerto. La potenza del Web.

Avevo intenzione di scrivere un post sulle abilità dei diversamente abili, lo sprone della nuova campagna di Antonella del Blog AT21 e di tanti altri blogger, mi porta a rinviare e aderire, anche perché quanto successo a Cremona con un pover’uomo ammazzato da un vigliacco, invita a non abbassare la guardia per non trovarsi vittime di prepotenze senza aver fatto nulla per evitarlo.

Sono due estremi diversi quello di Gardaland e di Cremona, ma figli della stessa tracotanza, si comincia con il divieto di divertirsi per finire con il divieto di vivere.

L’opinione del popolo del web può influire su una controversia legale?

Probabilmente sì, perché siamo sulla buona strada. 
“Quelle campane” l’hanno sentite suonare in molti, e hanno fatto un frastuono che è arrivato fin là.

Erano talmente tante che hanno dato fastidio, facendo sobbalzare qualcuno che adesso sembra iniziare a ragionare…
ma ancora niente è cambiato perché dal 3 dicembre  Gardaland sarà Magic Winter per tutti, tranne che per le persone con sindrome di Down.  Perciò vi diciamo che noi continueremo a suonare le nostre trombe, e se continuerete a suonare le vostre campane, un giorno non troppo lontano,  forse le sentiremo suonare a festa!

Trisomia 21 Onlus anche a nome del CoorDown (Coordinamento Nazionale persone con sindrome di Down), ringrazia tutti coloro che, dopo aver letto la notizia pubblicata in questo blog “Forse non sapete che”, si sono attivati per esprimere il proprio disseso, criticando la presa di posizione di Gardaland. Questo è infatti l’unico parco al mondo che, con tanto di cartellonistica, vieta l’ingresso alle persone con disabilità intellettiva. 
Di fatto, non potendo accertare la disabilità intellettiva degli ospiti, le uniche persone a cui viene impedito l’accesso alle attrazioni dagli addetti alla sicurezza sono quelle con sindrome di Down, quindi discriminate unicamente sulla base dei tratti somatici. 
Tutto ciò è gravissimo, non per l’entità del divieto, ma perché dietro a tale diniego si cela qualcosa di più complesso che si chiama discriminazione. 
Di questo si tratta. Una discriminazione. E piccola o grande che possa sembrare a chi non la vive, è sicuramente pesante e umiliante per chi la subisce.

Personalmente non ho mai gradito questo tipo di svago e, “per scelta”, ho sempre evitato di frequentare i parchi divertimento. Mia figlia, al contrario, ha espresso più volte il desiderio di andare a Gardaland. Sarà per l’effetto della pubblicità, dei racconti dei compagni di classe, delle foto che raffigurano il fratello maggiore sorridente sul Colorado Boat, o forse solo per la sua innata voglia di divertirsi. 
Ho cercato di crescerla nella consapevolezza della sua difficoltà, basando il nostro rapporto sulla fiducia e sull’onestà, certa che così avrebbe trovato la forza e la voglia di superare gli inevitabili ostacoli del suo cammino. Ma questa volta, questa verità, non l’ho detta.  Ho preferito l’inganno.

Caro Signor Gardaland, 
anche se la mia mamma non ha avuto il coraggio di spiegarmi “il perché”, so che per adesso io non posso salire sulla tua giostra, posso però suggerirti di brindare al giorno in cui, tutti i bambini come me, potranno farlo.


www.at21.it

Pubblicato da antonella a 07:48
Blog che aderiscono all’iniziativa:

Che tempo farà domani? Lo spread e il rating tra l’uomo comune e l’onorevole.

Ultimamente ci azzeccano con le previsioni. Se i meteorologi dicono che tra cinque giorni piove, se ne può star certi, pioverà. Quasi non si guarda più il cielo al mattino per decidere come acconciarsi per affrontar la giornata, si cerca di ricordare cosa dicevano le previsioni ieri, e in occasione della programmazione di una vacanza o una gita fuori porta, si possono consultare le previsione a 5 o 7 giorni di distanza.

L’orologio meteo, come fosse il tabellone degli orari ferroviari che indicano a che ora parte e arriva un treno, ci informa. La caduta di linea sulla ferrovia può accadere,  il treno arriva in ritardo, ma arriva. Anche la pioggia, prima o poi arriva.  Gli unici che  non s’accorgono del cambiamento meteo, sembra siano alcuni occupanti del transatlantico.

Si parla tanto di spread, vale a dire il differenziale che c’è tra il rendimento del titolo di un paese EU e quello della Germania. Io sento un altro spread, quello  tra noi comuni mortali e gli onorevoli signori della ex maggioranza governativa. Mi sembra di poter percepire chiaramente che ancora non si rendono conto in che stato hanno lasciato arrancare la nazione durante il ventennio di nanismo occultato dal fare leggi dedicate al capo e concessioni infinite a suffragio limitato.  Lo aveva annunciato Moretti che il caimano da colpi di coda, ma una bella museruola Mister Crocodile Dundee potrebbe mettergliela.

Ma dove pretende di arrivare la stupida tracotanza del cocchiere cieco? Possibile che non si renda conto che la presidenza della Repubblica gli abbia tagliato le redini per evitare di  condurre la carrozza verso un baratro? Ormai il rating dell’uomo politico ha raggiunto i minimi storici. Se il Presidente della Repubblica, dopo le consultazioni di rito, ha deciso di affidare il governo ad un economista, ritengo sia stato non solo per salvare il paese, ma anche a seguito di chi gli ha dato indicazioni in tal senso, ovvero i politici che siedono in parlamento. Con l’operazione Monti il rating del politico potrebbe risalire, anche perché le sputtanature del ventennio sono tali che peggio non si potrebbe.

Ma cosa mi piacerebbe facesse di significativo il prof. Monti, che altri non potrebbero fare? Le scelte di ampio respiro le lascio a lui, ma dei segnali piccini a me, e penso a gran parte della popolazione, piacerebbero. Ad esempio si potrebbe triplicare il contributo per il costo del pasto a carico degli onorevoli e dei senatori, si potrebbero tagliare le agevolazioni dei viaggi aerei per i familiari, ridurre di un terzo la scorta di auto e agenti per gli ex Presidenti del Consiglio (nella terz’ultima legislatura mister B.  porto a 11 le auto antiproiettile in dotazione agli ex premier, e relativo equipaggio), assoggettare all’IRPEF il reddito degli eletti e le pensioni. Non aggiungo altro, penso che con dei segnali simili il prof. Monti, che non ha necessità di voti per stare dove sta, darebbe un bel segnale, e se anche ci sarà da pagar l’ICI sulla prima casa ben venga, tanto la sua eliminazione era solo una parentesi in attesa dell’IMU. L’importante è che arrivi la parola fine al sollazzoshow.

Il futuro è dei mediocri.

Qualche anno fa, il concetto espresso nel titolo era un argomento trattato in “L’ottimismo” di F.Alberoni (Rizzoli 1994, Ebbene si,anche senza amore me lo son letto  e qualcosa in testa è rimasto). Il concetto in sintesi era che un capo si sceglie un collaboratore mediocre in quanto da questi non ne riceverà danno.

Oggi il Presidende Napolitano ha ricevuto i capi delegazione dei gruppi parlamentari. Mi sarei aspettato che anche il PDL mandasse il suo segretario a rappresentare la delegaziome, invece no, Angiolino era ospite di Lucia Annunziata, per la non stop dedicata alle consultazioni e natalità del nuovo governo.

Poco male, se nel ventennio ho cambiato canale per la visione del TG delle 20,00, è anche perché non sopportavo la visione di alcune mediocrità come Bondi, Gasparri e Schifani, incaricati portavoce di partito. L’ex Presidente del Consiglio secondo me se li sceglieva proprio per il loro anonimato lacrimosamente mediocre. La piazza era sua, delle sue sortite e barzellette che facevano perdere share ai programmi Mediaset dedicati all’ilarità. Primeggiava tra i pgmei.

Oggi al posto del segretario, al Colle ci va qualche d’un altro. La mediocrità premia, ma non è rappresentativa.

PS: due post in un giorno non è una cosa per me normale, ma da ieri vivo la bella eccezionalità del momento.                                                                 Un grazie a milocca.wordpress.com per la vignetta.

Scala dei valori etici ed economici

Potessimo misurare i valori, oltre che economici anche morali, con una scala, mi chiedo che grafico ne tireremmo fuori. E’ indubbio che negli ultimi 50 anni, quelli che conosco meglio in quanto li ho percorsi tutti a piedi, un miglioramento economico ci sia stato. Sul grafico si potrebbe disegnare una doppia curva. Se sull’asse delle ordinate si pongono gli anni, e sull’asse delle ascisse i valori economici ed i valori morali (comportamentali innanzitutto), avremmo due curve che si intersecano, in quanto all’aumentare del benessere negli anni, corrisponde una diminuzione dei valori morali.

Fatto il nostro grafico vedremmo si che le due curve si incontrano almeno in un punto, ma in un punto soltanto in un dato momento. Se avessimo tenuto nota di tutto quel che accade, forse scopriremmo che i punti di intersezione sono molti di più, ma sempre in momenti diversi.

Se  poi tracciamo un vettore che unisce almeno due punti d’intersezione, scopriremo fisicamente a che livello ponderale dei due livelli, saremo nel 2013 o nel 2059 (oltre non penso di andare, 94 anni mi sembrano già troppi). Fermo restando che il rapporto tra crescita economica e crescita etica sia inversamente proporzionale.   D’altronde non mi pare che la lezione recente del nostro paese dica il contrario. Tutto sta nell’invertire la rotta.