Umanità e terra, mezzi di produzione (della ricchezza)

Di questa crisi, recessione, default, e quel che cavolo si aggiunge ogni giorno, ne ho piene le zammare. Mai si era vista una cosa simile in precedenza. E porcaccia della miseria le cassandre, lo dicevano già dal 2007. Ora ci riempiono i titoli dei giornali, con le solite litanie. Io lo ripetevo dal 2008, e nell’aprile del 2009 scrivero:

“Da quando è iniziata questa crisi continuo a chiedermi: perchè si è in crisi? Delle risposte me le sono date anticipando anche quelli che sono i risvolti odierni.

Come la maggioranza di chi legge ho vissuto gli anni del boom degli anni ’60: non me ne sono accorto, ero troppo piccolo ma non ho visto la mia famiglia crescere così tanto in forza economica,  ero povero e felice come tutti i bambini, ma già a 14 anni volevo capire di più, sentivo al telegiornale degli scioperi al nord per una maggiore dignità dei lavoratori e per un salario migliore; per una diversa distribuzione della ricchezza, direi oggi.

Poi la prima crisi petrolifera degli anni ’70/’75, le domeniche a piedi, il prezzo della benzina che aumentava, e da li a poco i risvolti di un cambiamento dei metodi di produzione che rendeva difficoltoso l’accesso al lavoro a chi come me a vent’anni vi si affacciava.

L’inflazione cominciava a galoppare, c’era chi ne vedeva la causa nell’aumento del costo del lavoro (ricordate l’automatismo della scala mobile?), e chi ne vedeva la causa nell’aumento nel costo del denaro, difatti si andò ad una riconversione dei mezzi di produzione che sostituì in molti casi le braccia.

Per riconvertive servivano soldi che, come ogni merce, si paga, più aumenta la richiesta più aumenta il prezzo (ad ognuno le proprie conclusioni sul perchè l’inflazione).

Negli anni ’80/’90 la crisi  asiatica, con la deflazione che colpisce il Giapppone la Tailandia la Corea e così via.
Non si era ancora nell’era globale e solo in parte ne abbiamo sentito gli effetti, gli investitori occidentali han trovato subito il modo di fare buoni affari (ricordate quando Fiat voleva acquisire Daewoo e poi fu rilevata da GM?). E di li a poco iniziò la delocalizzazione produttiva.

Intanto cresceva l’informatizzazione e tutto ciò che era informatica conosceva un boom incredibile, e siamo circa al 2000, aziende che valevano 10 in breve si ritrovarono quotate a 1000, poi scoppiò la bolla speculativa e  tutti a rimettere i piedi per terra.

Il presidente Fiat in quegli anni, ricordo che in un’intervista disse qualcosa di questo tipo: “il prossimo futuro sarà caratterizzato dalla volatilità, occorre investire oculatamente”. Di lì a poco morì ma ci aveva dato un segnale.

Quando è iniziata quella attuale non ci si era rialzati ancora del tutto dalla crisi precedente, ma lo vedavamo tutti il risiko bancario e la bolla immobiliare.

Al tempo stesso la Cina esplodeva, produzione ai massimi livelli, PIL da fantaeconomia.

Mia moglie quattro anni fa di ritorno dagli USA mi portò solo delle noccioline ricoperte di cioccolato: l’unica cosa di produzione locale che aveva trovato, per il resto quasi tutto era di produzione Cinese.
Difatti  si era innescato il meccanismo della crisi attuale: i prezzi della Cina erano (e sono) competitivi.
Come dovevano fare gli USA per mantenere attiva la bilancia dei pagamenti? Dovevano fare in modo che il denaro restasse in USA. Come? Obbligango i produttori stranieri a reinvestire in USA e, vista anche la necessità, garantendo buoni interessi.
I cinesi in primis (ma anche inglesi, islandesi ecc.) trovavano utile investire in USA.

A quel punto bisognava inventare nuova carta dove far ballare i numeri: i derivati ecc., di fatto scommesse sulla reddditività futura.
Ricordate la finanza creativa di Tremonti? (E meno male che Parmalat aveva insegnato qualcosa anni prima).  Carta e solo carta che, portata all’incasso non avrebbe avuto copertura: cosa avvenuta come ben sappiamo.

Nel frattempo si era innescata la speculazione sui beni primari, quelli cui la gente non può rinunciare: il cibo e le materie legate alla produzione di energia.

Quattro anni fa (2005) un conoscente mi chiedeva in una e-mail “da voi il prezzo della benzina sta aumentando? Qui (in USA) è raddoppiato”. In Italia non era raddoppiato (il grosso lo paghiamo in tasse) e il rapporto euro/dollaro era passato dagli 1,17 del 2002 a 0,87 per risalire sino a giungere nei mesi scorsi a 1,33: pertanto per fare 100 $ bastavano poco più di 75 €.
Fatte queste considerazioni il fallimento di Merryll Lynch e tutte le altre ha rappresentato una perdita per chi aveva investito in USA: buona parte dell’occidente, e soprattutto la Cina.
Con questo meccanismo i cinesi stanno finanziando la crisi più di altri. In ogni caso aziende cinesi o occidentali che siano hanno preferito investire in borsa  anzichè reinvestire gli utili nell’impresa.

Intanto arriviamo a cosa ci attende, ovvero cosa sta avvenendo adesso: le aziende occidentali sono sottoquotate in borsa, alcune sono sull’orlo del fallimento, i governi degli stati cercano in tutti i modi di sovvenzionarle per non avere effetti peggiori: aiuti alle imprese (siano esse industrie o banche), ammortizzatori sociali, incentivi ecc.

Questi aiuti a cosa servono?
Secondo me solo a dare il tempo alle aziende sottoquotate di rivalutare il valore nominale delle proprie quote azionarie.
Una corsa ai ripari frenetica, da noi mentre la terra tremava in Abruzzo il governo emanava un decreto che consentiva alle aziende oggetto di un OPA (offerta pubblica di acquisto) ostile, di acquistare il 10% in più delle proprie quote (che era del 10% prima del dlgs poi è passata al 20%). Può anche darsi che sia una cosa positiva.

Intanto ci giunge notizia che Fiat  vuol comprare Opel ed è in trattative con Chrysler.
Mi concentro su questo punto soltanto: perchè gli USA sono favorevoli a Fiat e la Germania no?
Gli USA sono favorevoli perchè Fiat produce motori di minor impatto ambientale, in parole povere che consumano meno e utilizzano anche combustibili alternativi al petrolio come il gas.
I tedeschi invece si muovono sullo stesso piano della Fiat: che interesse avrebbe Fiat a tenere in vita un doppione di sé? Vedono in questo una progressiva riduzione della produzione in Germania.

In alternativa per Opel ci sono altri acquirenti: arabi prima di tutto, vale a dire quelle basi economiche che l’anno scorso con l’aumento del prezzo del greggio, hanno incamerato parecchi quattrini.
E cosa ci si compra ? Ci si compra le fabbriche, vale a dire i mezzi di produzione: in sintesi siamo ad una lotta per il possesso dei mezzi di produzione, che è cominciata anni fa, si combatte in borsa, che noi sovvenzionamo mantenedo i salari fermi, pagando di più i servizi, riducendo i consumi (quel tanto quanto basta per non affogare l’economia).

Trent’anni fa si diceva che il petrolio nel 2010 sarebbe stato agli sgoccioli (me lo ricordava un’amica), ancora non è così: gli aumenti di prezzo ne hanno reso conveniente l’estrazione in luoghi prima antieconomici. L’ENI e le altre sorelle puntano anche sulle sabbie bituminose (detto “petrolio sporco”, il cui sfruttamento con i prezzi bassi non conviene).
Le fonti energetiche alternative (solare, eolico, geotermico ecc.) sono alternative non solo per l’ambiente ma anche a chi ha il petrolio che, se non ha a chi venderlo a peso d’oro, come fa a sostenere i  progetti faraonici in corso? (fatevi un giro in internet a vedere cosa stanno costruendo a Dubay per capire).

Pertanto siamo ad una lotta per il possesso dei mezzi di produzione. Il secolo scorso era iniziato allo stesso modo, solo il mezzo di produzione era diverso: era la terra.” (26 aprile 2009).

Ecco questo scrivevo 32 mesi fa, non ne rinnego neanche una virgola, intanto mi son portato avanti, e penso al dopo crisi (qualche giorno di pazienza e apparirà su queste pagine), ma questo punto di partenza mi serviva per ridare una logica al pensiero.

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

7 thoughts on “Umanità e terra, mezzi di produzione (della ricchezza)”

  1. e cosa dovresti rinnegare?…..meglio di così non potevi illustrare il percorso che ci ha portato a questo punto……ok, aspetto il seguito, rimbocchiamoci le maniche e ripartiamo🙂

  2. Ma ci rendiamo conto di quanto l’Uomo “avido di profitti” ha danneggiato l’intero corso dell’umanità arrecando ad essa tante difficoltà, falso benessere, improduttività, miserie, crisi. disperazione, e danneggiamento anche all’unico habitat che lo può confortevolmente ospitare: la Terra.
    Non interessa a loro l’energia pulita solare, geotermico, eolico.. perché non fa cassa, e così rovinano questo meraviglioso e unico pianeta che abbiamo con estrazioni di vario genere (carbone, petrolio ecc. ) e inqunando anche i mari.
    Siamo nel tempo o secolo del quale OSCAR WILDE scrisse: “Ogni uomo ambizioso deve lottare contro il suo secolo con le proprie armi. Ciò che questo secolo adora è la ricchezza. Il Dio di questo secolo è la ricchezza”.

    Noi, gente comune non arrendiamoci e continuiamo a lottare remando contro.
    Ciao.

  3. Io penso che noi qui in Europa stiamo ancora bene, ma lamentiamoci in contiunazione, finchè i centri comerciali siano pieni allora vada tutto bene… cavolo in questo mondo sono gente che non hanno nemeno un detto sulla testa, sono bambini che non sanno nemmeno che cose un giocatolo.. mi viene la nauseà per questi lamenti … Pif

  4. Possibile che si parli solo di crisi, di fine del mondo ,tutto gira intorno a questi argomenti ,bisognerebbe portare un pò di allegria a questa umanità ,parlare del bene che esiste,delle persone oneste,altruiste e poi noi di cosa ci lamentiamo?Abbiamo da mangiare tutti i giorni ,se ci sarà crisi vorrà dire che cominceremo a fare a meno di tante cose inutili che se ci pensiamo sono parecchieCome dice Rebecca ci sono bimbi che non hanno nemmeno un giocattolo e allora perchè non incominciamo a regalare qualche giocattolo in meno ai nostri figli o nipoti per donarli a chi non ne ha nemmeno uno,sono nauseata vedere questi reparti di giocattoli strapieni per non parlare dei reparti di alimentazione per gatti e cani dove c’è di tutto e di più per questi animali .Vedendo tutto questo non mi sembra che ci sia tutta questa crisi Ciao

  5. C’e crisi, c’è crisi, dicono quelli di Striscia, e spero tanto che loro abbiano torto e Mariella ragione.
    Ho sempre visto il bicchiere mezzo pieno, ora lo vedo mezzo vuoto, ed ho un po’ di paura, non voglio far parte della categoria di persone che fanno venire la nausea a Rebecca, per i troppi lamenti,però vedo il ns paese che si sta sgretolando, e non solo per le frane, e temo si possa verificare un “effetto valanga” che possa sommergere gran parte di noi: noi compriamo di meno->i negozi restituiscono parte del la merce->le industrie diminuiscone le produzioni->il personale viene dimezzato, insomma recessione. E’ facile dire: e intanto nel mondo ci sono bambini che muoiono di fame, ma noi nel nostro piccolo cosa facciamo per loro? molto poco o niente, chissà dopo…Bè insomma, rassereniamoci un poco in questi giorni di festa,perchè,dopo,dovremo rimboccarci le maniche anche per superare”indenni” il famigerato 2012!
    Per chiudere,un complimenti per i tuoi articoli, sempre molto interessanti.
    Ciao Ross:D

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