Monte Resegone

Nei Promessi Sposi, Manzoni  lo immortala descrivendolo come lo si vede dal lago, “La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega”.

Monte Resegone

Nel linguaggio popolare il Resegone conosciuto a scuola,  cambia nome e diventa “Resegun”, il senso tradotto dal Manzoni non cambia. Il monte è visibile da chi vive nella pianura bagnata dall’acqua dell’Adda, ma non tutti sanno della sua esistenza.  Come fosse un vicino di casa che  vedi ma non conosci.

Chi va a spasso tra le rughe dei suoi 1875 mt di saggezza, lo conosce bene. Non è un monte da guinnes, ma è preso d’assalto da chi ama la montagna e la natura brulla.

E’ stata la mia prima montagna lombarda, la mia prima ferrata, la mia prima discesa su un ghiaione con un gran gruppo di futuri amici. Negli anni l’ho risalito altre volte, per altre vie, e sentieri. Oggi lo vedo in lontananza, attraverso la finestra. Ne ripercorro con la memoria i sentieri, quasi ne risento i profumi e la fatica del percorso che quando sei in cima ti premia con la vista della pianura e parte del lago. Sugli ultimi aspri metri che si percorrono prima di giungere in vetta, si susseguono lapidi a ricordo di chi ha rinunciato alla vita per l’amore della montagna, della sana fatica che regala, soddisfacendo il bisogno di libertà.

Scriveva Bertrand Russell che se ogni uomo una volta all’anno vivesse un’avventura che ne soddisfa l’anima, non ci sarebbero guerre. Il Resegone offre la possibilità di vivere un’avventura alla portata del proprio spirito e della propria forza. Dalla passeggiata sul sentiero n 1 delle Orobie, all’arrampicata in parete, in ogni caso si scende a valle tutti più saggi e soddisfatti, il Resegun taglia le velleità ridando all’uomo una misura umana.        (Immagine tratta dalla rivista “Le Alpi Orobie” dicembre 2011)

MAGGIORANZA LIQUIDA

Proprio ieri commentando da Semplice un bel post, criticavo la penosa decisione dell’ex governo (eh si, molte cose le ha decise l’ex governo ma deve attuarle quello vigente), di far gravare un’ulteriore tassa, o contributo ad hoc, sui cittadini stranieri che devono rinnovare il permesso di soggiorno (per saperne di più cliccare qui). Qualcuno nell’attuale compagine governativa considera iniqua quella tassa e forse viene eliminata, anche in considerazione che il gettito sarebbe di gran lunga inferiore alla sanzione UE comminataci per le multe non pagate per le quote latte. Cosa c’entrano la multa e la tassa sulla tassa del permesso di soggiorno? La Legane sa qualcosa, entrambe se l’è volute lei, la prima a tutela di poco più di 50 alleva.tori che continuano a non voler pagare (i restanti 50.000 han pagato).

Ma quello che più importa (per giustificare il titolo del post) è che se si arriverà all’eliminazione di una tassa iniqua, come quella per il rinnovo del permesso di soggiorno per stranieri non UE, sarà per merito di una maggioranza parlamentare che liquidamente si forma e si deforma (tutti, Lega esclusa, han bisogno dei voti dei futuri italiani). Chiedo scusa a Zygmunt Bauman se l’aggettivo lo adopero per accoppiarlo a quel che accade nel nostro parlamento, ma la realtà è questa, la società reale è liquida tanto e quanto più di quella virtuale.

Altro esempio di liquefazione l’abbiamo avuto nei mesi scorsi con il tentativo della capitale liquida, ovvero lo spostamento di alcuni ministeri da Roma a Monza. Per fortuna il parto estivo dei goliardi padani, è stato eliminato dai tribunali il 20 ottobre, ma il tentativo di liquidità resta, così come il tentativo di sperpero di denaro pubblico, condito di territorialismi condominiali.

HUMAN RESOURCES

Tanti stimoli arrivano alla tastiera che sta in testa. Articoli, pardon post (altrimenti si potrebbe essere accusati di giornalismo abusivo), che si accavallano insieme ad articoli e notizie di giornali. Ho deciso di aderire a un invito o suggerimento di Mary, sostituire il “devo fare” con il “voglio fare”. Difatti le cose che vorrei fare oggi son tante. Sono in ferie, l’altra metà del cielo è al lavoro e vorrei svuotare la lavatrice e stendere la biancheria, svuotare la lavastoviglie e sistemare il tutto, passare in biblioteca e in posta, far cuocere la minestra di ceci, andare alla AEON che da un anno non invia bollette e scrivere un post. Visto che ancora sono in abito da notte e con i peli superflui della barba ancora attaccati al viso, decido di partire dal fondo e scrivere mentre i ceci cuociono. (“S’è già capito non allungare il brodo” questa che virgoletta è la parte sintetica di me).

L’altro ieri il post sull’OMSA, del Viola Post, ha attirato la mia attenzione, l’ho ritrovato da Mirna e poi arricchito da una storia locale, ma non troppo, da Ily6 (Maria Rosaria). Poi stamani a colazione, con mia moglie si discuteva di questa crisi che sempre più da vicino colpisce il mondo che lavora, e alle considerazioni di un nostro comune illuminato amico che, paragonando la crisi attuale alle precedenti, concludeva che all’orizzonte potrebbe esserci una nuova guerra. Si, l’ho considerata anch’io e segnali ce ne sono tanti, ma dovrebbe essere una guerra mondiale stile quella del “39 – “45, non come la quarta (che è quella che stiamo ancora combattendo) fatta a macchia di leopardo. Con una guerra vecchio stampo il ritorno economico (per i sopravvissuti, non importa chi vince o perde) sarebbe enorme. Perché dopo una guerra c’è da ricostruire tutto. Le case distrutte di per se non valgono nulla, le banche avrebbero in cassa ancora le ipoteche dei mutui non saldati da chi è morto e quelle di chi è stato  impossibilitato a pagare. Al tempo stesso, le banche, avrebbero ancora in cassa i soldi dati dagli Stati per sollevare l’economia, quei soldi che ad esempio la BCE ha dato alle banche per evitare i default. Si quelli che, a quasi una settimana dall’erogazione, stazionano ancora nelle casse della BCE in quanto le banche beneficiarie preferiscono tenerli fermi, pagando lo 0,25% di penale, piuttosto che …

… Comprare titoli di stato? Ma no, compito delle banche non è quello di salvare gli stati, non sono enti di beneficenza. Ogni buona banca che si rispetti ha due anime, una è la SpA e l’altra è la Fondazione, ma quest’ultima non può comprare BTP, può solo sovvenzionare progetti sociali meritevoli.

… Possono prestarli alle banche più piccole che, a caccia di liquidità, in questi giorni ci bombardano di pubblicità su TV e giornali offrendo rendimenti del 4-5%. Ma le grandi banche, quelle che hanno avuto il prestito BCE e potrebbero ossigenarle, indubbiamente le ritengono a rischio.

… Aiutare le imprese che malgrado il periodo negativo si buttano sul mercato percorrendo nuove vie?  Ricollegandomi al post di Maria Rosaria,  trovo un esempio di proposta attiva che viene dai cassintegrati della Cesame che costituendosi in cooperativa tentano di salvare il lavoro. Perché non è delocalizzando, come se si stesse scappando da un campo di battaglia, che l’impresa vive. La risorsa Umana è la base fondamentale dell’impresa, non è ferro o pietra, è risorsa viva, risorsa di vita.

2011 in sintesi

I magnifici sette

Mizar aveva trovato il modo di condizionare il mio primo post dell’anno con un’iniziativa a catena. A dire il vero già alla fine di novembre avevo notato la catena da Marco Buster James, ci avevo sorriso su, ma ora che siamo a inizio anno e bene o male posso tirare una linea sul “bilancio” del 2011, aderisco all’idea in modo da dare  un po’ di numeri.

La proposta consiste nello scegliere i propri 7 post che rispondano a dei precisi requisiti, dopodichè ‘nominare’ (ahiaihai che dolore) i sette predestinati che avranno il compito di indicare chi li ha linkati, pubblicare le presente regole e… continuare la catena.

Per quanto riguarda i miei, la scelta è legata per alcuni versi, al fatto che sino al mese di gennaio 2011, il blog aveva solo un ruolo “privato” di archivio di post pubblicati in altri siti, poi, decidendo di ospitare l’amica Lucia e colei che mi aveva spronato a “scrivere”, ovvero Semplice (che allora non avevano un proprio spazio), il blog ha dato segni di vita propria, tanto da risucchiarmi nel vortice dei battibecchi familiari (“che stai a perder tempo co sto coso…”, “ti sei messo in ferie?”).

Come preambolo credo possa bastare (dopo le 500 battute l’attenzione di chi legge si attenua), vediamo di provare a fare sta classifica.

Quello che ho scritto sopra lo stavo preparando ieri, oggi WordPress mi ha fatto una sorpresa, così non devo scegliere (ingrato compito), integro il post con queste due righe e il viaggio continua. In carrozza, si parte! (basta cliccare sull’immagine o in calce per vedere i report)

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 8.200 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 3 sold-out performances for that many people to see it.

Cliccare qui per vedere tutti i report completi.