Il Milite Immoto

Davanti a certi commenti del tg di questa sera, e al relativo plauso non posso, per brevità di tempo, che apporre il mio piccolo contributo per un epitaffio al Milite Immoto. Chissà se per una vita da caserma val la pena proteggere gli interessi ingenti che corrono sui binari della TAV, senza batter ciglio e senza chiedersi perché.

Quasi quasi rimpiango il periodo di mister B al Giotto, almeno l’altro B pronunciava parole che potevano stare a sinistra.

Rapidità del processo, garanzia della sentenza e certezza della pena

I nostri Codici sono improntati ai tre principi fondamentali del titolo, che vorremmo veder realizzati.

Vista l’ennesima assoluzione di mister B per prescrizione, qualcosa non funziona. Eppure a ben pensarci un organismo che garantisce questi tre principi c’è. E’ la mafia.

I libri raccontano che il processo mafioso è rapido e garantisce una sentenza che viene sempre eseguita. Ovviamente è inappellabile.

Fine dell’allegoria.

Il nostro non è uno stato mafioso, è uno stato di diritto, il che vuol dire che garantisce al cittadino una difesa e mette dei limiti anche ai tutori della legge.

Ma cosa succederebbe nel caso in cui un mafioso entrasse di diritto in possesso del potere legislativo? Potere che, dice la Costituzione, appartiene al popolo che lo esercita attraverso il parlamento.

Facciamo finta che un presunto mafioso venisse eletto, si facesse delle leggi adatte al suo tornaconto, e dove non gli fosse possibile far legiferare ad hoc, riuscisse a far spostare le udienze a causa degli impegni istituzionali. Cosa succederebbe in questo caso? Interverrebbe la prescrizione. Istituto legittimo, teso a garantire gli innocenti. Abusato da chi ha fondi e mezzi per muoversi nel labirinto.

Una prescrizione è sinonimo di innocenza? Non sarebbe diritto del cittadino pretendere una sentenza che non lasci spazi a dubbi? O forse il dubbio è che la legge sia sbagliata e tanto vale portare a casa una mezza sentenza. Tanto prima o poi si finisce per essere comunque cibo per vermi e gli eredi in ogni caso hanno la coscienza a posto.

Come sassi, inerti e inamovibili

Stamattina nel commentare un post di Alidada sono andato a cercare il significato di blog. Tra le varie cose ho trovato che i blog sono nati come una sorta di diario di bordo della rete. Le navi siamo noi.

Al tempo stesso, mentre cercavo e incollavo, mi è tornata in mente una poesia in musica di tanti anni fa, avevo 14 anni quando lei era partita e io, dopo averla spiata nascosto nella timidezza, ero andato a pescare cercando il suo viso tra i passeggeri del traghetto che si allontanava. Nel ritorno a casa, avevo in faccia il sorriso delle sardine che avevo pescato. Dritto, inespressivo e deluso. Era fuoco che covava, sotto la cenere del mare.

“Come  sassi noi siamo
come sassi inerti e inamovibili,
anche se il nostro orgoglio 
ci spinge sciolti e liberi padroni di noi.
Amore dove sei? 

A che serve il pensiero di cui tanto vado fiero 
se non ti puoò raggiungere ovunque tu sia,
se non ti può legare all’anima mia.

Muto, sordo, avvinto ad un ricordo che non si ricompone

per risanar di te ti chiamo e ti invoco e non posso

riaverti con me.

Tra i pianeti e le stelle
volano le caravelle dell’infinito
a che servono se io resto qui
senza poterti vedere
senza  sentirti così.
Come un sasso
come un sasso spezzato
come un ramo troncato
che non sarà più integro
ma sempre cercherà
la sua metà.

Vorrei poter tornare un nulla
nel tempo dei tempi, un atomo 
solo tra gli atomi
di quella energia cui tutto tende
vita dell’anima mia!”

Eroi quotidiani e boiardi di stato

Stasera tornando a casa da lavoro, la radio trasmetteva la canzone di Caparezza. Tra lo sfavillio delle luci delle auto che mi passavano accanto e quelle degli stop che mi precedevano, ripassavo le cifre da capogiro guadagnate dai boiardi di stato, per il solo fatto di servire, adagiati su una poltrona imbottita, questo o quel padrone che cambia con il voto.

1000 morti all’anno di lavoro onesto. Invece chi non rischia niente, solo perchè avalla con una firma quello che qualcun altro ha deciso da una poltrona più in alto, porta a casa cifre talmente astronomiche che fanno impallidire anche i centravanti dell’Inter che non segnano da due mesi.

Ma cosa farà mai di particolare il presidente delle Ferrovie per guadagnare più di B.Obama? E quello dell’Alitalia? E quello … poi alla Stazione di Polizia fanno la colletta per la cancelleria.

Sono un eroe (di Caparezza)

Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.

Generazione egodream

Tra un piatto e l’altro del pranzo domenicale, s’è affacciata l’immagine del titolo che credo abbia bisogno di poche spiegazioni, se non il collocamento della nascita temporale, che faccio risalire agli anni che vanno tra il 1948 e il 1968 (+/-3).

Per la scarsa delicatezza del modo di trattare l’argomento, credo che questo post dovrebbe avere pochi commenti o, per contro, accesi dibattiti intergenerazionali. Io ci sono in mezzo, mettete la sicura al dito che digita sui tasti, ma non la museruola.

Tornando al titolo cos’è questa che chiamo generazione egodream? E’ il miscuglio in cui è vissuto  chi è nato tra le frustrazioni della guerra che si era appena conclusa e quella delle appaganti sazietà dei nuovi nati, che del conflitto bellico abbiamo sentito i racconti mentre vivevamo ai bordi di una guerra fredda e a distanza di sicurezza da una guerra vera (Corea, Vietnam). Cresciuti mentre i padri ricostruivano e a cui a un certo punto abbiamo dato man forte, quando, poco più o poco meno che ventenni, ci siamo ritrovati nelle piazze insieme. Noi studenti portatori di plus rivendicazioni, loro mezzi di produzione del plus valore. Noi da figli, provavamo ad insegnare ai padri come guardare oltre l’orizzonte, uniti poi a conquistare spazi, leggi, garanzie per la quotidianità.

Sin qui tutto  magnifico, armonioso. Ma anche i nati del 48 invecchiano, diventando nonni. I padri son diventati bisnonni, se sono sopravvissuti ai veleni regalati dall’Eternit, dalla Icmesa,  o al tracimamento delle acque, dalla diga del Vajont all’Arno al Po. Intanto noi figli, pasciuti dal sentito dire o visto in tv, siamo diventati a nostra volta padri e nonni. Se la vita non ci ha regalato gli effetti del vaso di Pandora, abbiamo vissuto ogni dramma a debita distanza, sentendoci smarriti e annaspando alla prima difficoltà cui non si riesce a fronte senza il supporto di un carrello in cui riversare il tutto da saldare alla cassa.

La generazione egodream imparerà prima o poi a nuotare? A scegliere tra il legame tribale della famiglia con le sue potenzialità e quello di un mondo che non offre garanzia alcuna se non un numero di serie o codice fiscale?

Da Silvia  ho letto il testo dell’ultima canzone vincitrice a Sanremo, e come ho scritto in un commento sembra la lettera di un membro della generazione egodream al governo, è anche per questo che ho utilizzato il video.

se fossi…

Se fossi foco mi scanserei dall’acqua

se fossi acqua mi scaverei un fosso

se fossi fosso m’insinuerei nel prato

se fossi prato raccoglierei la neve

se fossi neve mi scioglierei con l’acqua

se fossi acqua ospiterei un pesce

se fossi pesce abboccherei all’amo

se fossi amo adescherei un lupo

se fossi lupo uscirei dal bosco

se fossi bosco lascerei la terra

se fossi terra ti ospiterei da ricco

se fossi ricco scapperei di casa

se fossi casa ti accoglierei.

 (con tante scuse a Cecco :D)

Errata corrige: categoria filastrocche

Un Cilentano a Sanremo

Come si fa a parlare di Sanremo senza vederlo? Semplice, basta immaginare e sentire le polemiche. Pare che ieri sera Celentano abbia detto a quanto pare qualcosa di pesante sulla chiesa, sui giornali cattolici e così via. Qualcosa sono andato a vederla su you tube. Ma siamo sicuri che la sua fosse critica e non ironia? Perchè scaldarsi tanto se per l’ennesima volta mister 24000 baci ha espresso un pensiero di senso compiuto? Magari sperava che nel corso dell’ultimo mezzo secolo i nostri compatrioti si fossero scrollati di dosso il clericalismo censore e bigotto, che vuole conquistarsi il paradiso scavando fossati, battendosi il petto e zittendo chi vuol dire qualcosa. Invece no, le parole sono pietre come ai tempi di Antoine (il retro del 45 giri era titolato “La felicità”, malgrado la mia tenera età , la preferivo alla facciata A).

Ma che accidenti, sto difendendo Celentano? Vedete nei primi anni ’70 mi capitò un libro, ma no meglio dire un dizionario, di storia del rock. Il titolo era “La storia del rock”, autore Franz Kaiser. Non so chi sia, non esiste nelle memorie di google e io non lo trovo più tra i libri che ancora sono in casa. In ogni caso questo Franz Kaiser analizzava la storia del rock dagli inizi ai giorni nostri (il progressive degli anni 70). Toccava marginalmente anche l’Italia, indietro di secoli. La PFM allora era ancora i Quelli, e gli altri dovevano ancora crescere. In quei primi anni del ’70 Kaiser scriveva qualcosa del tipo che la musica pop in Italia avrebbe potuto avere uno sviluppo diverso se solo cantanti come Celentano e Morandi avessero affrontato, nelle loro canzoni, temi sociali.

Son passati quarant’anni, Gianni e Adriano anche se il libro di Kaiser è introvabile, si ritrovano sul palco a Sanremo. Si vede che Celentano deve aver letto quel libriccino, ed ha tentato di spiccare il volo. Ma Adriano, come Icaro, non è un uccello, non può volare, il cielo appartiene ai potenti.

Panem et Circenses

Sarò masochista, ma voglio tentare di vedere quello schifo della festa di Sanremo, pardon, festival. L’inizio è dei peggiori, una coppia di comici inutili a se stessi e agli altri, che cercano di far ridere su cose che neanche sanno se non per sentito dire. Facile fare ironia su cose che non cambiano, come se prima le cose andassero tremendamente bene. Certo l’Italia viveva allegramente ai tempi del bunga bunga. Nascondeva la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Panem et circenses.

Oggi Monti ha detto no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020, io lo trovo un sintomo di serietà. Non si può chiedere ad una nazione che tira la cinghia per risanare la dove gli altri han sperperato, di spendere 10.000.000.000,00 di € per consentire a dei non professionisti dello sport (?) di avere un palco sotto casa. A me la scelta di Monti sta bene, chi ha voglia di cimentarsi sportivamente può farlo anche senza medaglie (150.000,00 € l’una), basta indossare un paio di scarpette e delle mutande e ogni strada o sentiero diventano terreno di cimento. C’è gente che corre tutta la vita, magari non raggiunge il traguardo per primo nemmeno una volta, ma è felice lo stesso.

Io avrò rinviato il momento di andare in pensione di almeno sei anni, ma non credo che mi sarei trovato in questa situazione se prima di Monti, ci fossero stati almeno dei politici lungimiranti. Forse le formule economiche non dicono niente, le previsioni di spesa nemmeno, ma i debiti, sia pubblici che privati, vanno pagati e non semplicemente spostati sulle generazioni a venire o sui vicini di casa. Certo generazioni virtuali, nessuno riesce a pensare oltre i nipoti, ma a meno che non si diano per certe le profezie catastrofistiche sul 2012, il mondo continuerà ad esistere ben oltre i prossimi 100 anni.

Quando ci preoccupiamo del clima, dell’ambiente, dell’inquinamento, non è solo di noi che ci preoccupiamo, bensì delle generazioni future. Ora mi chiedo, se il mezzo di scambio utilizzato da alcune centinaia di generazioni è il denaro, come pretendere di lasciare un fardello ingombrante e pesante su chi verrà dopo di noi? Il Sindaco di Roma, incapace a far gestire alla miriade di amici e parenti del Campidoglio, una spruzzatina di neve, come può pretendere di gestire le Olimpiadi del 2020? Qui o siamo scemi o siamo completamente rimbecilliti. Già ci si ritrova con il fardello dell’Expo 2015 a Milano, dove la neve qualche problema lo da, e dove non c’è chiodo che venga piantato senza che venga fuori dagli spifferi, odor di mafia e ndrangheta.

Per mettersi in pari si voleva anche mettere in ballo le Olimpiadi che, oltretutto, dicono portino sfiga sui paesi che le organizzano (vedi la Grecia). O forse il dott. Alemanno pensava di ristrutturare il Colosseo, con ampie vetrate ad arco, con l’intervento dei privati?

PS: alla quinta riga del post ho spento la TV, non sopporto l’idea di essere audience e far aumentare i prezzi del supermercato dove vado a far la spesa(vedi post precedente).

Costo del tempo libero.

Oggi guardavo degli operai in un cantiere edile. Erano su un’impalcatura e uno di loro stava parlando al telefono. Niente di pericoloso e nessuna considerazione se non quella che da quando i telefoni si son liberati dei fili, i guadagni per le compagnie telefoniche sono aumentati. Se sino a 10-12 anni fa ci si doveva spostare dalla postazione di lavoro per telefonare, ora la cosa è immediata. Penso che giornalmente ogni lavoratore, sia dipendente che autonomo, faccia o riceva almeno una telefonata di un paio di minuti.  Il movimento di denaro in una fase improduttiva è impressionante, circa 3.000.000 di € al giorno (30 cent. per circa 10 mlni di persone). Questo quando si lavora, ma un’ora pura di tempo libero quanto costa?

Sul costo del lavoro se ne son dette tante e si son cercate diverse terapie per fare aumentare la produttività.   Il tempo libero è  possibile razionalizzarlo e renderlo produttivo?

Certo il suo costo è in relazione alle cose che si fanno. Lo stare in casa incrementa i consumi di luce e gas, costo orario circa 1,5 €. Il cinema è intorno ai 4 € l’ora. Il Teatro 10, i musei 3, girare in macchina 2, con i mezzi pubblici 1,25 (bus, lasciamo perdere il taxi), andare a far la spesa 1 (più gli acquisti), senza considerare tutte quelle spese rigide che non aumentano e non diminuiscono ma fanno parte della cornice giornaliera, come affitti, mutui, canoni e relative imposte. Voci che influiscono anche in un momento di ozio creativo, come quello mio attuale. Scrivere  dovrebbe essere la cosa meno dispendiosa economicamente, costa circa 1 € l’ora (senza aggiungere i costi di ammortamento).

In considerazione del fatto che una giornata di tempo libero è composta di almeno 16 ore, il conto è presto fatto. Il reddito che produco senza far niente se lo dividono proporzionalmente la società elettrica, quella del gas e, dulcis in fundo, faccio aumentare anche i prezzi dei prodotti del mio supermercato. Come? Appena accendo la tv o la radio, o semplicemente navigo in internet, mi trasformo da spettatore passivo in audience, più pubblicità assorbo più questa è remunerata e di conseguenza il prezzo di quello che comprerò subirà un aumento. Il riuscire a tenere incollato davanti ad uno schermo uno spettatore è molto importante. Ecco perché un calciatore o una valletta vengono pagati molto di più di un’operaio degli altiforni, i milioni di centesimi che riescono a rastrellare nel tempo libero della gente, sono di gran lunga superiori al valore prodotto in un giorno di solo lavoro. La razionalizzazione e la produttività del tempo libero a quanto pare sono state realizzate.  A nostro discapito, naturalmente. Come capovolgere la situazione? Spazio alla fantasia, l’ozio creativo è anche questo.

“Db Kompass Life”

Non avevo alcuna voglia di scrivere, poi un giro tra le pagine dei giornali che amo sfogliare sul web e la lettura di un articolo su Vita mi sprona ad andare a verificare le fonti. Così ho ritrovato la notizia su Virgilio Notizie e ancora su Iceberg Finanza e infine nell’archivio storico del 2008 del Corriere della Sera.

Quello del titolo se siete andati a vedere i collegamenti, non è solo il nome di un fondo con le iniziali della Deutsche Bank, le iniziali corrispondono anche a “death bonds”, che tradotto significa “obbligazioni della morte”. I Db Kompass Life sono dei fondi di investimento della Deutsche Bank che, senza mezzi termini scommettono sull’aspettativa di vita di alcuni anziani facoltosi uomini d’affari.

Il meccanismo trova conforto nel fatto che negli USA le cure sanitarie sono garantite da polizze assicurative. Massimo Gaggi nel marzo del 2008 scriveva “Si è cominciato a investire sulle aspettative di vita negli anni ‘ 80, con i malati di Aids. Chi comprava le loro polizze scommetteva su una morte imminente, ma dava a questi malati le risorse per pagarsi cure migliori. Raccapricciante ma utile, negli Usa della sanità privata. Riprodotto in mille modi e degenerato, quel meccanismo ha dato vita a un mercato sul quale, alla fine, sono saltate anche le grandi banche, convinte che, per quanto macabri possano essere, i «death bonds» siano destinati a diffondersi sempre più man mano che invecchia la ricca generazione del «baby boom». A dicembre Goldman Sachs ha addirittura lanciato il suo «mortality index» per misurare le aspettative di vita degli anziani. Ma ora l’ implosione del mercato dei derivati spinge tutti i «big» a una pausa di riflessione”.

Se la vita si è ridotta a una scommessa sulla sua durata per determinare se sarà prima una banca a fallire o un uomo a morire, comincio a non avere più dubbi sull’effettiva capacità umana di sopravvivere a se stessa, come non mi meraviglio se qualcuno scommette sulla solvibilità o il fallimento della Grecia.