Vacanze abruzzesi

Quando finalmente il tempo offre la possibilità di un attimo di sosta, quando il corpo e la mente cercano un attimo di riposo, bisogna decidersi a prendere la famiglia, far le valigie, chiudere la porta di casa a chiave, con dentro i piccoli pensieri quotidiani, e una volta affidati i compagni quadrupedi alle cure dei vicini, cercare un posto dove trascorrere una breve vacanza.

Una vista dell'Europe Garden di Silvi

Molto più del mare amo le montagne, ma ogni tanto anche a me il mare fa piacere rivederlo. Così per avere davanti quel senso d’infinito che si perde oltre l’orizzonte, dove acqua e cielo s’incontrano, e per conciliare la soddisfazione di vedere delle montagne vicine, occorre scegliere il posto giusto. L’Abruzzo diventa tappa obbligata, e anche se andrò via senza nemmeno indossare gli scarponi da montagna, posso dire di essere appagato. Son contento di aver scelto un giardino vestito da villaggio turistico che, in un ambiente agreste riesce a offrire un’ospitalità che qualitativamente lascia soddisfatti. L’Europe Garden, di cui sono ancora ospite, è un centro vacanze accogliente, che mette in campo diverse sinergie che necessitato di una gestione sana, perciò senti il rispetto delle persone che lavorano insieme e al tempo stesso dell’ambiente di cui fanno parte. Ampie terrazze di terra piantumate a ulivi, che scivolano verso il mare. Alberi in qualche caso secolari, che lasciano tenere ombre per terra, molto più antichi delle case che si incontrano sul litorale abruzzese. Il posto è ben gestito e mette in mostra la bandierina di Lega Ambiente con modesta sincerità. Dicevo degli ulivi, alcuni fusti intaccati dall’inclemente avanzare del tempo, sono tenuti in delle aiuole in bella mostra, sculture lignee aggrappate ancora a madre terra. Altri mostrano fieramente le rughe del tempo sulle cortecce.

Consiglierei questo posto a degli amici? Indubbiamente si, il mare è a circa un chilometro in linea d’aria, mentre il percorso stradale è di circa cinque chilometri. C’è una piscina che assolve bene al bisogno d’acqua, come c’è un bus interno che fa la spola tra la spiaggia e il villaggio. Gli ampi spazi a disposizione consentono di ospitare anche un migliaio di persone tra residence, villini, bungalow,  spazi per camper e tende. I servizi necessari ci sono tutti, dal market alla lavanderia a gettone per finire alla rete wi-fi così utile a noi blogger. E poi c’è il ristorante che con i suoi piatti tipici, di terra e di mare, è una tentazione continua. Certo lavorare per mangiare e dover faticare per dimagrire non è una cosa buona, ma quando la maestria dello chef stuzzica il palato cominciando dalla vista, la volontà vacilla.

Insomma se capitate da queste parti fateci una capatina, mal che vada avrete qualche etto di ciccia da smaltire.

Io sono nato libero

Da anni per il 25 aprile mi torna in mente questo album del Banco del Mutuo Soccorso, e il primo brano dell’album il cui titolo “Canto nomade di un prigioniero politico” parla da solo. I suoni hanno una drammatica teatralità non inusuali per quegli anni (1973).  

Ma perchè mi torna in mente questo brano con la sua poesia e non altri? Forse perchè la Liberazione è stata, è, il ritorno alle cose care, non ultimi noi stessi che nasciamo liberi e pian pianino rinunciamo ad un pezzetto di libertà, per poi trovarci vecchi e imprionati in mebra che non sanno più correre. 

Canto nomade

In questi giorni è certo autunno giù da noi 
dolce Marta, Marta mia 
ricordo il fieno e i tuoi cavalli di Normandia, 
eravamo liberi, liberi. 

Sul muro immagini grondanti umidità, 
macchie senza libertà, 
ascolta Marta, in questo strano autunno 
i tuoi cavalli gridano, urlano incatenati ormai 
cosa dire, soffocare, chiuso qui perché… 
prigioniero per l’idea, la mia idea perché. 

Lontano è la strada che ho scelto per me 
dove tutto è degno di attenzione perché vive, perché è vero, vive il vero. 
Almeno tu che puoi fuggi via canto nomade 
questa cella è piena della mia disperazione, tu che puoi non farti prendere. 

Voi condannate per comodità, ma la mia idea già vi assalta. 
Voi martoriate le mie sole carni, ma il mio cervello vive ancora… ancora. 

Lamenti di chitarre sospettate a torto, 
sospirate piano, 
e voi donne dallo sguardo altero 
bocche come melograno, non piangete 
perché io sono nato, nato libero, 
libero. 
Non sprecate per me una messa da requiem, 
io sono nato libero.

Le piramidi degli esclusi

L’esclusione sociale, passa attraverso le maglie del mondo del lavoro e condiziona la vita dei cittadini che si sentono dimenticati e isolati. Cittadini che vivono il loro stato con sempre maggiore frustrazione, che non sanno da dove deriva, e che se anche gli sembra chiaro, percepiscono una ragnatela di cause in cui risulta difficile districarsi. Fino a percepire che anche l’analisi diventa inutile.

Viceversa chi induce la frustrazione sa bene qual è la sua provenienza e lo scopo. Mantenere nell’isolamento che annulla la volontà del singolo è l’arma vincente di chi vuole che le cose seguano un corso preordinato su delle piramidi in cui i posti in cima sono limitati.  A quei posti tutti ambiscono e chi sta al culmine guarda con distacco i vari gradini in cui si arrabattano quelli che stanno ai livelli inferiori, mentre chi sta in quei livelli, in cui viene somministrata una giusta dose d’insicurezza e di paura, tende al mantenimento del posto conquistato. Ogni individuo sa o percepisce, che l’esclusione da un gradino lo può rimandare ad un livello più basso, vive con paura il suo stato. Tanto è maggiore la paura tanto più è isolato. E’ il caso di chi sta nel ciclo produttivo, o di chi dopo esserci stato percepisce una rendita o pensione, per l’opera svolta.

Quelli che del mondo produttivo ne han fatto parte e che ora vivono del sussidio pensionistico,vedono sventolarsi davanti lo spauracchio della perdita dell’erogazione o della sua riduzione per mancanza di fondi. Al tempo stesso chi è ancora attivo, da un lato deve percepire lo stimolo della paura del baratro della disoccupazione e al contempo percepire come realizzabile il mantenimento post lavorativo, della posizione sul gradino sociale a cui ha avuto accesso. Uno scuotimento della base della piramide ha sempre effetti sul vertice. Ma un uomo solo non può provocare un grande sisma, una massa coordinata si. L’obiettivo principe è la divisione, provocata anche dal disgusto che genera sfiducia. Così facendo si veicolano le non scelte politiche.

L’aumento delle denunce di malaffare porta alla diffidenza, alla sfiducia reciproca, si finisce per passare dalla paura dell’esclusione all’auto esclusione. L’aver consentito sperperi, ruberie e intrallazzi in larga scala, stento a pensare che non sia stata preordinata.

Siamo a poche settimane da una votazione, diversi indicatori statistici dicono che la platea composita di potenziali elettori, che si autoescludono o autoescluderanno dall’esercizio del diritto di voto, sarà in aumento. Se così sarà, la platea elettorale sarà composta da due categorie minoritarie e predominanti, gli elettori ideologizzati, vale a dire quelli che sono fermamente ancorati a degli ideali, e quelli costretti al voto. Quelli costretti dalla paura di essere esclusi, quelli costretti per clientela, quelli costretti per compiacimento. La rinuncia all’esercizio di un diritto, l’auto esclusione dal voto sarà l’arma vincente del silenzio assenso.

Ectogas

immagine presa dal wueb

La nostra è una società liquida, così come ha ben descritto e raffigurato  Z.Bauman. Ma stamattina, appena sveglio, e reduce da una seduta di lavoro del giorno prima, o meglio riunione comunicativa incentrata sulla positività della liquidità sociale del lavoro, noto che la nostra società sta subendo una trasformazione ulteriore, sta diventando una società gassosa, una società di fantasmi, che rarefa  la sua presenza fisica in questo periodo storico che può essere considero quello di massima espressione comunicativa. Tra quindici anni le riunioni di lavoro non si svolgeranno intorno a tavole rotonde ma tra le nuvole.

Difatti chi di noi, in particolare noi blogger, avrebbe mai immaginato appena dieci anni fa di avere  una cerchia di amici e conoscenti,  ovvero una platea ampia di interlocutori attenti e interessati alle cose che uno scrive? Eppure, tranne che in pochi casi, la conoscenza dal vivo è molto rara (parlo per me naturalmente). Questo è il mondo di internet, emozioni elettriche ectoplasmatiche. Mi viene il paragone con gli anni ottanta, quando il mezzo di comunicazione era il CB dei radio amatori, i social network ne han preso il posto. Sono fisicamente più consistenti dell’eterea radio? Li c’era la presa in diretta, “Ci ku Ci ku canale 10, passo, sono Orso Yoghi, chi copio? passo”, un linguaggio da addetti ai lavori e non capivo se passassimo la parola o il tempo. Su alcune frequenze ad una certa ora ci si dava appuntamento, anche se poi capitavano incroci casuali con i passanti, in particolare camionisti, che spezzavano il sonno con dialoghi a distanza. Voci che si perdevano nelle gallerie dell’Appennino, una volta superato Sasso Marconi.

Ora non c’è più galleria che tenga, la mappa del traffico giornaliero verso il blog s’allarga, eppure sarei curioso di sapere chi mi viene a trovare tutti i giorni dagli USA e dall’Islanda. Lasciami un “I like” per favore, che poi ti vengo a trovare 🙂 😉

Diritto di cittadinanza

Agorà di Tiro (da wikipedia)

A cosa da diritto la cittadinanza? Sancisce i diritti civili, come  la libertà personale, di movimento, di associazione, di riunione, di coscienza e di religione, l’uguaglianza di fronte alla legge, il diritto alla presunzione d’innocenza e altri diritti limitativi delle potestà punitive dello stato, il diritto a non essere privati arbitrariamente della proprietà, il diritto alla cittadinanza (da cui deriva); poi ci sono i diritti  politici, ovvero la partecipazione al governo dello stato sia direttamente  che indirettamente, eleggendo i propri rappresentanti; e infine i diritti sociali, come il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione.

Ora facciamo finta che uno si macchi di grave colpa nei confronti dello Stato (che altri non è che i propri concittadini), ad esempio si appropri di denaro pubblico o altre nefandezze, non sarebbe un bene sospendere la cittadinanza a chi non è meritevole? 

Nel momento in cui perdi la cittadinanza non puoi avere la patente, non puoi espatriare, non puoi esercitare arti e professioni, non ha più i diritti del Cittadino.

Ah è già così? Tutti gli intrallazzati che siedono in posizioni elettive mantengono il diritto di cittadinanza sin quando non vi è una sentenza di condanna? Ah, ecco a chi fa comodo la lentezza della Giustizia.

Aspettativa di vita più lunga, guai in vista.

Il Fondo Monetario Internazionale lancia un nuovo allarme finanziario sulle pensioni e la sanità, in quanto l’aspettativa di vita continua ad aumentare esponendo gli stati a vuoti di bilancio superiori alle aspettative. Come dire i conti fatti sino ad oggi sono sbagliati poiché le rendite da pensione erano calcolate su un’età media molto più bassa, ora visto che gli ultranovantenni sono molti di più di quelli che ci si aspettava si scopre che li si è pagati troppo e troppo a lungo. D’altronde non gli si può neanche consigliare di riprendere a fumare, rischierebbero di incrementare ancora di più l’indebitamento a causa delle maggiori spese sanitarie e assistenziali.

Questo rapporto del Fmi verrà diffuso la settimana prossima, prepariamoci ad una nuova serie di tirate di cinghia.

Io che mi trovo a metà del guado, davanti ad affermazioni simili, non so se vale ancora la pena andare avanti a lavorare in vista di una pensione che ogni anno viene posticipata di due. Eppure nel 1966 uno scrittore di fantascienza Harry Harrison pubblicò un libro “Largo, Largo” che di li a qualche anno (1973) sarebbe diventato un film, titolo “2023 i sopravvissuti”. Nel libro venivano analizzate le condizioni conseguenti all’invecchiamento della popolazione e al sovrappopolamento. Sarebbe bastato che anziché andare a fare corsi di aggiornamento a destra e a manca, molti statistici e previsori finanziari, si fossero letti quel libro per vedere come una curva crescente dell’età della popolazione e una contrazione delle nascite potesse portare ai risultati odierni. Ma si che lo sapevano, sto scherzando, da anni si parlava della gobba del 2010, anche Piero Angela ci ha fatto un libro. Ma sembra che l’unico problema sia di ordine finanziario, il conto da far pagare alle generazioni future.

Guardiamoci un attimo in faccia, ci troviamo in una situazione in cui i beni energetici aumentano di prezzo e così il costo dei servizi. Per contro c’è una contrazione della produzione, con esuberi di lavoratori. Alla disoccupazione dilagante c’è da aggiungere, ad esempio, che dal 2010 a oggi quasi tutti gli stati europei (escluso Francia e Germania) han diminuito gli stipendi degli insegnanti, e quasi tutti han diminuito l’importo delle pensioni, questo corrisponde ad una situazione di deflazione, solo che non la si chiama con il suo nome. Per contro sarebbe buona cosa investire in istruzione, il ritorno che ne verrebbe fuori sarebbe di gran lunga superiore ai costi.

G.ORGOGLIO LEGHISTA (bis)

(foto LaPresse)

Un’evento come quello svoltosi, (o meglio si sta svolgendo mentre scrivo), non si organizza in tre giorni, di cui due occupati dalle preparazioni delle feste pasquali. Il popolo della Lega (la L non è casuale come non è casuale la l dei precedenti post), dicevo il popolo della Lega si sta coagulizzando intorno ai loro leader alla fiera di Bergamo. Un amalgama di gente che sente l’emozione epidermica del vicino. Così l’intervento di Maroni (sono le 21,34 mentre scrivo) non è una casualità a cui i cuori semplici aderiscono. Il tentativo di dare la colpa al potere centrale, di attentare alla loro unione, traspare dal suo pingue discorso.

Mi spiace Maroni, ti sei creduto Machiavelli, ma sei solo un omino piccino in mano a un potere più grande di te.

Ore 21,37 viene richiesto un medico, io ho pensato che stese male il Bossi, no stava male un militante debole di cuore, puaret poteva starsene a casa. Mia moglie scommette con me che Bossi alla fine non dirà una parola. Vediamo, Maroni intanto riferisce le parole che Bossi disse nel 1991. Era il tempo di mani pulite. Le parole non le capisco, non le riporto, ma lascio immaginare il profumo di lisoform.

Sicuramente l’aria che si respira in questa serata di g.orgoglio padano è esaltante. L’uomo è un animale sociale, se metti insieme mille persone che più o meno hanno un punto di condivisione comune, il contagio ideologico è immediato. Bastano quattro scope con marjuana stilizzata, e senza utilizzare l’idropulitrice, consigliata per i lastrici, (sconsigliata per le persone e i cani, ma nessuna menzione per gli asini), pulizia è fatta. Coagulazione è fatta, il morto risuscitato prende la parola, e tra due farfugli, anche se pronunciati in lingua tricolore, che stento a capire, io perdo la scommessa con mia moglie. Soldi virtuali che restano in famiglia. In sottofondo si sentono fischi. L’onestà dei verdi padani è superiore a quella dei loro leader, di quelli che organizzano ipso facto  una manifestazione in pieno cataclisma.

Cosa ha impedito a Craxi di fare una cosa simile? Come ha fatto a pensare di fuggire in Tunisia senza organizzare una manifestazione dell’orgoglio Socialista? Lui scappò (con la cassa dicono), certo non si aspettava di diventare imputato mentre spalmava la marmellata sul pan carrè.  La Lega invece organizza una manifestazione. Centinaia di pullman prenotati in tre giorni (di cui due festivi). Forse qualcuno sapeva qualcosa già prima. A  me viene il dubbio che qualche ex ministro dell’interno sapesse qualcosa e, fregandosi le mani, abbia organizzato il g.gorgoglio leghista.

Ma servono davvero i soldi del contributo elettorale per prendersi la laurea, per mantenere attivo il gigolò, o per comprarsi il viagra?

Il Ministrero del Lavoro chiude sito

Apprendo da un sito di un giovane blogger e ne ho conferma da “Il fatto quotidiano” oltre che dal sito stesso della Direzione Provinciale di Modena http://www.dplmodena.it/ che il Ministreo ha chiuso il sito della Direzione stessa. Quello che è più grave è che non viene addotta una spiegazione comprensibile oltre un generico “al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali, si chiede alle SS.LL. di provvedere alla immediata chiusura del sito internet http://www.dplmodena.it“.

Mi chiedo come faranno domani i datori di lavoro di Modena e Provincia a comunicare in forma immediata assunzioni, dimissioni e trasformazioni del rapporto di lavoro, oltre alla difficoltà che incontreranno i lavoratori per la presentazione di istanze possibili solo per via telematica.

Forse lo sfascio che si vuol generare è più grande di quanto si pensi, o meglio si cerca in qualche modo di sviare l’attenzione da quella che è la riforma della legislazione del lavoro.

AGGIORNAMENTO DEL 11/04/2012 ore 9,55

In un’intervista alla Stampa (http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1329) il Ministro afferma che era all’oscuro della cosa, c’è da sperare ora che il sito torni visibile.

Il mondo di Internet e non in Italia

Oggi era una giornata come un’altra apparte che è Pasqua tutto filava come una semplice domenica. Stavo su Facebook quando all’improvviso mi è apparsa la notizia dalla pagina de IlfattoQuotidiano: “La Fornero chiude un sito. Il delirio e la censura”. Non ho esitato un secondo ho cliccato e ho letto tutto l’articolo. La Fornero in pratica chiede la chiusura del sito www.dplmodena.it al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali. La Fornero è il Ministro che si è lasciata scendere i lacrimoni qualche mese fa,la stessa che ora combatte tra Industriali e Sindacati per far approvare la nuova riforma del Lavoro. Ma poco importa, mi importa che un Ministro di un governo tecnico sta procedendo contro uno dei diritti fondamentali di Internet:

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