Il salmastro sudore dei ricordi

Tornando a casa  non c’è più la porta da aprire

Muri scomposti in un puzzle di mattoni 

Una finestra accartocciata all’indietro

Una diapositiva da cui vorresti fuggire

Il mondo guarda la nube lasciata dal crollo

Il bombardamento è arrivato dal basso

Non resta che ricostruire

Mischiando alla polvere

Il salmastro sudore dei ricordi.

ASSAB ONE

Un porto africano da il nome ad una via di Milano. Al n° 1, in quella che era in passato una fabbrica, c’è uno spazio espositivo, in cui trovano respiro alcune anime creative della città. Il laboratorio è attivo dal 2002 dicono le cronache. Io l’ho scoperto solo pochi giorni fa. Ci espone le sue foto una blogger,  Loredana, che mette in mostra una cinquantina di sue opere. Diciamolo pure, se non fosse stato per la curiosità destata dal suo blog non lo avrei forse neanche scoperto quell’angolo in cui si respira un’aria diversa, dove colori e immagini prendono forma.

Per chi come me arriva da est, arrivarci significa attraversare almeno dieci periferie, o forse è una sola. Sono le periferie delle cittadine dell’area metropolitana, cresciute a ridosso di una delle arterie che portano alla metropoli. In quelle vie, dove se passi di fretta da un semaforo all’altro, non t’accorgi di nulla, la vita pulsa, ma Loredana attraverso il suo obiettivo raccoglie storie segnate sui volti. Ridisegna una poesia di vita che fa di ogni foto il petalo di un grande tulipano in bianco & nero.

Loredana, che non ho avuto il piacere di conoscere di persona, terrà l’esposizione sino al 31 maggio.  Queste alcune immagini di sua produzione.

Valvestino

Cosa c’è di meglio di una giornata in montagna per riconciliarsi con il mondo? Una giornata di ferie e con gli amici del gruppo Vecchio Scarpone del CAI di Vaprio d’Adda, mi son concesso una sana passeggiata su è giù per i sentieri di una valle che ancora ben conservata, ttra il lago di Garda e il lago di Idro.

Narra una leggenda che un padre donò ai sette figli questa valle e questi, visto che si volevano cosi bene, dettero vita a sette nuclei di paesi diversi,  con una caratteristica comune, da nessuno di essi si poteva vedere l’altro, eccetto uno che poteva vederli tutti. Difatti percorrendo il  sentiero storico n. 2 attraversando pascoli e boschi i paesini si vedono a distanza solo uno alla volta.

A parte la leggenda, la caratteristica della valle sono i fienili. Edifici costruiti con muri a secco la cui copertura, molto appuntitita è ottenuta con fasciame di fieno opportunamente tagliato e legato. Come tradizione, non sembra ci appartenga, si presume sia un residuo della cultura longobarda e gota. Se in tanti secoli hanno perpetuato la forma, si vede che ha una sua utilità.

Ho riportato a casa qualche immagine, particolare quella dell’incontro con una scolaresca, condotta nella visita da una guida della forestale. Mi son detto scuola ricca, se si possono permettere una guida, ma forse era gratuita, come lo sono le guide di tutte le sezioni CAI e che abitualmente collaborano con le scuole.

Il giorno dopo, per non restare inermi

Stamattina il sole si è alzato come sempre, il primo pensiero è corso a Melissa ai suoi genitori. La notte non ha cancellato il dramma di ieri. Mentre il caffè gorgogliava nella caffettiera e due passeri s’inseguivano fuori dalla finestra ho ripensato a ieri, mettendo a fuoco il pensiero che oggi è il suo proseguo. I ragazzi feriti porteranno per tutta la vita la trasformazione nei loro corpi, nella loro mente. Noi pian piano ce ne dimenticheremo.

Sui giornali qualcuno dice che la mafia non ha mai fatto stragi di bambini. Non m’importa se dietro quel gesto di viltà ci sia un’organizzazione mafiosa o un uomo soltanto, è importante il segno doloroso che rimane. Potessi stringermi a quei genitori a quei familiari che stanno soffrendo, partecipare al loro dolore, alla fatica di continuare.

E a quei ragazzi, a quei giovani che ieri si sono ritrovati nella piazza di Brindisi possano essere da sprone le parole che lasciò Don Carlo Gnocchi, “Bisogna che il giovane in certe ore della vita, senta il dovere, anzi il piacere, se è necessario, di mettersi anche contro tutti quelli che lo circondano per agire secondo coscienza, altrimenti sarà inesorabilmente succhiato dalla forza dell’ambiente e finirà per vivere e pensare secondo la morale anonima e facile della massa.” (Da: Educazione del cuore, 1937)

B A S T A R D I !

Non c’è altro modo per poter definire gli idioti che hanno organizzato, e l’idiota che ha messo la bomba, che ha ucciso la povera studentessa di Brindisi.

La notizia del vile gesto consumato a Brindisi, l’ho sentita in macchina, un gesto mafioso di inaudita ferocia e stupidità. La scuola è intitolata ai due eroi della giustizia Falcone e Borsellino, di fronte alla scuola c’è il tribunale, non occorrono firme per capire chi sia l’ideatore, il pezzo di m… che ha ideato la cosa. La mafia ha un solo corpo e una sola testa, gente che si nasconde e fa male dove c’è vita. Oggi a Brindisi doveva essersi anche una manifestazione contro la mafia. Ci vuole poco a capire anche i tempi.

Forse dovremmo aver paura di questa gente? Ma che ci ammazzino pure tutti, piuttosto che vivere in un una società fatta di paura e viltà, meglio morire.

Spero che quei ragazzi, offesi nel corpo e nell’anima si possano riconciliare presto con il mondo. Che la nostra società riesca a dare una risposta veloce e un volto ai vili. Che non finisca come per le stragi impunite del passato. Quei giovani voglio una giustizia giusta, rapida e certa, solo così lo Stato può dare credito a se stesso.

Civitella del Tronto

Il Tronto è un fiume. Nome neutro, acqua che scorre trottante dalle Appennini al mare, che attraversa valli, paesi e va a rigenerarsi nell’Adriatico. Forse da questo ne deriva il nome. Sei in Abruzzo e vedi le Marche, l’acqua non conosce confini, va dove le pare. Sulla rupe di Civitella sorge una fortezza, ultimo baluardo Borbonico che resistette tre giorni oltre la proclamazione del Regno D’Italia. Mura solide che hanno resistito al tempo.

A camminarci dentro non può non tornare in mente quel romanzo di Dino Buzzati, fatto di montagne e attese, “Il deserto dei Tartari”, che in origine si sarebbe chiamato la Fortezza.  Altre montagne altre valli, altra storia. Queste sono le immagini che ho immortalato, ho pensato sia alla fatica degli uomini nell’erigerle, sia alla sua gestione quotidiana. Per chi passa da quelle parti è una meta consigliata.

Populismo a 5 stelle

Nella discussione che si è innescata in questi giorni a seguito delle elezioni amministrative che han visto coinvolte una decina di milioni di connazionali, me ne sono tenuto parzialmente in disparte. In questa settimana se ne son sentite tante. Una cosa che sfugge ai più credo sia la capacità o possibilità, di gestire una nazione con il 7-12% degli aventi diritto al voto (il 10-20% del 60% di votanti). Si va bene, il Movimento Cinque Stelle ha conquistato una città ed è al ballottaggio in altre, ha fatto boom? E adesso? Mi sa che dovrebbe muoversi la SIAE,  lo spettacolo continua.

Voglio andare a memoria e ripassarmi i cinquantanni da senziente che ho vissuto, anzi un po prima visto che del “Fronte dell’uomo qualunque” ne ho sentito solo parlare. Eppure da quel che mi racconta mio padre e leggo in giro, ha qualcosa di simile con il berluscanesimo che abbiamo archiviato cinque mesi fa (e a me sembrano secoli di liberazione) e con il neoberlusconesimo grilliano. Populismo in format telenovela, infagottato di alcune invenzioni linguistiche ad effetto teatrale. Basta poco per avere accesso alla fantasia di noi italiani. Ci siamo scaldati con i Radicali negli anni ’70, tanto da inserirli tra le cose da evitare per una dieta corretta. Abbiamo mandato in parlamento Cicciolina che di proposte politiche ne aveva una caterva. Io non ne ricordo nemmeno una, eccetto alcune rotondità. Ma si sa, quando si forma un treno non si va molto per il sottile nella confezione del pacco (n.d.a.: termine ferroviario per indicare convoglio), basta che abbia le ruote.

Poi fu l’era dello yuppismorampante, quello che vide l’ascesa del Craxi che infondeva fiducia contro il pericolo interno del terrorismo, che spianava la strada al berlusconismo e finiva la corsa in esilio. Poi arrivò il vento del nord, quello del più duro non si può, neanche con la stagionatura. Ma non era parmigiano, la ricotta va consumata fresca e morbida. Gli rimane il baluardo di Verona, più per merito del Tosi che della tusa (n.d.a: ragazza in dialetto).

E oggi il Cinque Stelle. Perchè cinque e non sei, sette, tre o dodici? Cinque stelle. Forse è un format di mercato. La stella della Repubblica ha cinque punte. Ecco forse è il richiamo ad una sorta di certificazione di legalità. Sul danno provocato dallo scialacquameto generale se ne può ricavare un beneficio, la tecnica è identica a quella del predecessore. Basta ICI, basta tasse, basta r di. 

Ho letto un bel post in questi giorni “Il grillo Parlante” di Nazareno. Un post che fa riflettere, diverso dagli altri che festeggiano la vittoria di Pirro, e ora qualcuno mi scriverà peste e corna. Quel post l’ho confrontato mentalmente con un’affermazione rilasciata in un’intervista dell’attore Grillo riguardo alla fuoruscita dall’Euro, in cui affermava che sarebbe bene tornare alla vecchia Lira, non per fare il sottofondo su Roma che brucia, ma come moneta nazionale (e di scambio internazionale), e che anche un 40% di inflazione non sarebbe la fine del mondo. Certo per chi si candida a percepire lo stipendio da parlamentare (penso: si candiderà nel 2013?) è poca roba, tanto più che noi siamo ricchi di materie prime, come il petrolio e il gas, ed esportiamo una marea di prodotti a cui abbiamo aggiunto un valore incredibile di trasformazione.  

Se prima di parlare Grillo si mettesse i soldi in bocca sarebbe un miracolo. Non temo più solo per la mia pensione che dovrebbe veder la luce nel 2018-2019, ora temo anche per il TFR. 

Dubbi da Eramus

(immagine dal web)

In un momento di relax, tra una lezione e l’altra all’università, girava per internet. Ad un certo punto un banner “Invia il tuo curricula, abbiamo un lavoro per te”.  Perplessa ci cliccò sopra, tanto che male c’è. Si presentava come un’agenzia di lavoro, c’era da compilare una scheda con i propri dati anagrafici e un recapito e-mail. Chiuse la scheda sorridendo tra se e tornò ai suoi libri. Berlino la ospitava per l’Erasmus, una borsa di studio che l’avrebbe condotta alla laurea. Pochi mesi ancora, uu esame, la tesi, il titolo e il ritorno in Italia. 

Il giorno dopo il banner era ancora lì, il banner non dorme mai e lei un pensierino ce lo ha fatto. Che male c’è a rispondere ad un’inserzione. Detto fatto compila ogni campo.

Tre giorni dopo un’e-mail la invita a prendere contatto con un’azienda. Telefona e le viene fissato un appuntamento per un colloquio di lavoro. E’ mercoledì, il venerdì si presenta all’appuntamento, le vengono poste tante domande in particolare se si trova bene in Germania e se ha intenzione di fermarsi dopo la laurea e per quanto, le viene proposta un’assunzione a tempo indeterminato, di quelle che in Italia te le sogni di notte e anche di giorno. Soffoca in gola il “non lo so” che vorrebbe uscire e dice “mi ci lasci pensare qualche giorno, ho ricevuto un’altra proposta proprio ieri.” Si congeda che i piedi vanno autonomamente verso la porta e poi le scale che la riportano in strada mentre lei è al settimo cielo ed ha paura di atterrare. Chiama la mamma in skype e le racconta il tutto. Roba da non crederci, le sue amiche in Italia, quelle che lavorano da qualche anno, hanno contratti precari, intermittenti, a termine, in itinere, a part time con tempo determinato, a somministrazione, le più “sfigate” sono in nero, di rabbia e di fatto senza lavoro.

La mamma la lascia libera di decidere. Ora si chiede che fare?

LORETO APRUTINO

Uno dei posti che ho più gustato del mio passaggio in Abruzzo è Loreto Apruntino, una delle tante cittadine cresciute intorno a un castello e accoccolate su un colle. Perché se è vero che l’Abruzzo offre tanto mare, è nell’entroterra che mostra la parte migliore di se. Arrivandoci dalla strada statale si vede subito il castello, una struttura chè può vantare mille anni di storia con guerre e battaglie che han segnato il vivere quotidiano delle genti che intorno a quelle mura cercavano protezione. Oggi è un albergo di quelli che se non hai un’Amato stipendio o pensione, non puoi permetterti di starci. In compenso è in parte visitabile, e gli addetti alla gestione non fanno pesare la vostra presenza, purché discreta.

Ma il monumento più importante della cittadina è chiesa di Santa Maria in Piano, anche lei ultramillenaria, e in cui non son potuto entrare visto che ero impegnato a cercare di portar fuori il mio 5 x 2  indenne dal budello in cui mi ero ficcato, e con la fine della messa domenicale i battenti si sono chiusi. Ma ci tornerò perché al suo interno c’è un affresco ad opera di un artista anonimo che precorrendo i tempi, ha introdotto elementi di religione islamica, qualche immagine cliccando qui, quelle del post invece le ho realizzate domenica scorsa, passandoci sopra con il mouse si attiva la presentazione.

Anni fa, in una precedente visita in Abruzzo, una guida mi fece notare come la parte bassa di tutti gli interni delle chiese abruzzesi, sia intonacata e bianca. Sotto quegli intonaci ci sono affreschi sconosciuti. L’intonaco fu posato nei secoli passati per evitare il contagio reciproco dei fedeli che devotamente li accarezzavano e poi portavano  la mano alla bocca, nel gesto  finale del segno della croce, agevolando così il diffondersi di malattie, una di queste era la peste che flagellò quei luoghi a lungo.

Un grazie particolare a Patrizia M. che mi ha reso più facile inserire l’album fotografico.

Parlamentari esodati

Question time oggi in Parlamento sul destino di quanti han lasciato il lavoro con accordi ad hoc (i famosi esodati). Ore 17,15, orario di uscita da lavoro, Radio24 annuncia che erano solo otto i parlamentari presenti in aula sui seicento e passa stipendiati. Intanto il Governo, dove sono arrivati tre super commissari, mette a disposizione sul proprio sito (cliccate e divertitevi), un modulo on line per avere suggerimenti di risparmio. Non so se serve, basterebbe licenziare gli assenti ingiustificati per risparmiare una miliardata di euri.

Insieme alla notizia degli assenti, dalla radio arriva quella di Romano di Lombardia dove un uomo disperato per motivi economici tiene in ostaggio un impiegato dell’Agenzia delle Entrate e minaccia il suicidio. Giunge anche notizia che oggi altri due uomini si son tolti la vita. A questi io aggiungo le vittime delle liti familiari, perché quando in casa comincia a mancare il necessario, la disperazione prende il sopravvento. I giornali liquidano i casi una volta imputando crisi depressive e un’altra volta motivi inspiegabili. Vabbene, facciamo finta.

Ma in tutta questa disperazione che avanza (durante il mio soggiorno in Abruzzo una signora mi ha detto che avevano assaltato ancora un supermercato, il secondo o il terzo, non per portar via soldi ma roba da mangiare), dicevo in questa disperazione noi comuni mortali in balia di  giochi di regia, abbiamo qualche arma? E se un giorno decidessimo tutti insieme di starcene a dormire per due o tre giorni, cosa accadrebbe? Ci verrebbero a portare a forza al lavoro? Con cosa con le autoblindo o con le ambulanze? O ci metterebbero davanti lo spauracchio del licenziamento? Due o tre giorni, un punto e mezzo di PIL, niente spesa, niente benzina, niente accendere luci, tirare l’acqua dello sciacquone solo per i solidi. Forse c’è da riscoprire la disobbedienza civile di Ghandi e far capire che Menenio Agrippa non diceva fesserie, il corpo ha bisogno di tutto anche delle unghie e dei calli, basta rovesciarne i ruoli.