Da Levanto a Monterosso

Domenica scorsa con gli amici del CAI di Inzago (cliccate qui perché la presentazione del loro sito è davvero simpatica) son tornato alle Cinque Terre. Avevo già assaporato i sentieri di questa parte di Liguria da lontano, stando seduto su una barca, o dalla terraferma come qualche anno fa, dopo gli incendi dolosi che avevano devastato quell’angolo di paradiso (le prime 7 immagini sono di due anni fa). Poco da dire sullo spettacolo che offre la natura. Mi piace condividere le cose belle, anche se restano distanti. Le immagini non son delle migliori, perché la mia amata reflex è al mare, a causa di un sequestro familiare che spero temporaneo.  Chi si accontenta gode (così cosi).

 

freschi ricordi

Che bello che era a gennaio il mio giardinetto. Era fresco, non c’era erba da tagliare, o foglie da raccogliere e sudore da asciugare. Solo suoni lievi, ovattati, coperti da nuvole di neve. Varcata la porta di casa , un caldo tepore.

La cultura nel pallone.

Il Tiggi-one questa sera comincia con il preambolo calcistico europeo, finisce con il prembolo calcistico europeo, Gianni Brera diceva che una partita dura 90′,  il post partita una settimana. Tra semifinale e finale i giorni sono  meno di sette, si gonfia il prepartita e nel mezzo del TG ci mettono la crisi europea. Peo e Pea sono la coppia del giorno. Uno in attacco, l’altro in difesa. La palla girerà in campo portandosi appresso le ansie tifoidee (o si dice tifiche?). Vertice di calcio, come fosse una stalagmite che cresce goccia a goccia. Più in la vertice economico, politico e finanziario, come fosse una stalattite. Tutti appesi al filo dell’euro da una parte, tutti come fossimo col culo in tribuna, dall’altro.

Tre stelle la Germania, quattro stelle ‘Italia, io quest’anno mi accontento di un agriturismo, mangiare sano, tra ragli, belati e filari di viti.

E’ come una guerra dicono gli economist man, le pallottole siamo noi. E’ come una guerra dicono i tifosi, guai a parlar male della Nazionale, anche se sul pacchetto c’è scritto che il fumo uccide e fa male anche al tuo vicino, che fuma a sbafo.

Ma dai tifiamo Nazionale, da lavoro, genera ricchezza, magari domani ne sente gli effetti anche mister spreadman, anagramma dell’uomo ragno che tesse quella ragnatela in cui ci ritroviamo avviluppati, da bravi moscerinman.

Che faccio mi lascio avviluppare dalle pallonate o vado a confermare la mia partecipazione all’escursione domenicale? Ma no stavolta provo a telefonare, troppo bello vedere quegli omini che corrono dietro una palla seguendo geometrie invisibili. Mentre scrivo è 1 a 0, goal di Mario Barwuah Balotelli, provo a telefonare.

(eh si anch’io ogni tanto vado allo stadio :))

IL REGNO DELLE TRE SICILIE

Ospedale Sant Pau (Barcellona)

No, il titolo non è un refuso. E’ la conclusione a cui giungo nei miei ragionamenti dopo un commento di Pif (Rebecca) ad post di Lucia Baciocchi. Nel suo commento, a proposito delle file di anziani al Pronto Soccorso, Pif scriveva “… a volte faccio anche io queste osservazioni, e mi domando come saremo noi … quando abbiamo una certa età. Poi sai cosa mi fa stare molto male? La sanità italiana e cosi diorganizata… io come austriaca non mi abituo mai a questa burograzia.. da noi esami di sangue ecc fa tutto il medico di casa, solo se serve una visita particolare (radigrafia ecc) ti manda da un collega che ha le attrezzature … da noi al ospedale si vai solo se devi essere ricoverato… vedo al prontosocorso sempre anziani seduti o in piedi per ore… poveretti mi fanno veramente una grande pena.. le mamme con bambini piccoli.. perche non lo può curarli il pediatro? Non capisco perchè tutti devano andare al ospedale… a cosa servano i medici di casa?”

Mi ha stimolato talmente tanto il suo commento che approfittando dell’ospitalità di Lucia non ho potuto fare a meno di replicare “Pif al Pronto soccorso si va (anzi si andava) per risparmiare sul ticket e all’ospedale perché i medici di base non si fidano di quello che fanno in quanto abbiamo strumenti diagnostici tra i migliori al mondo (alcuni inutilizzati per mancanza di personale idoneo). Quasi quasi ci faccio un post”.
Ed eccolo qui il momento del post, dopo averci ruminato su.
Certo è difficile spiegare la nostra sanità ad uno straniero comunitario. E’ indubbio che abbiamo uno dei migliori Servizi Sanitari del pianeta, ma non è dei più efficienti. Basta digitare sul motore di ricerca “un generale all’ASL” o “ex generale all’ASL” per venire sommersi di inefficienze e sperperi vari. Ma questa è cronaca, non mi appartiene. Io voglio cercare di far capire a uno straniero Comunitario come funziona la macchina Sanitaria per i comuni mortali.
Non so se riuscirò nel mio intento, parto in ogni caso dalla mia replica a caldo e del perchè.
Qualche anni fa avevo bisogno di una visita oculistica per una congiuntivite. Malattia tremenda se usi la penna e, ogni tanto, la passi agli altri (la penna con allegata congiuntivite). Vado dal medico e mi prescrive l’esame dallo specialista (sarebbero bastati degli impacchi con infuso di malva). Tempo d’attesa un mese, mi rispondono al CUP (Centralino Unico di Prenotazione). Spiego che rischio d’infettare centinaia di persone e mi suggeriscono di recarmi al PS (Pronto Soccorso) alle 14,00 del martedì successivo, visto che quel giorno è di turno un oculista in ambulatorio. Il PS mi avrebbe dirottato da lui.

Niente male come soluzione, così risparmio anche sul ticket. Logico che al PS devo andarci con un certo anticipo, ognuno all’accettazione del PS ha un codice, bollino verde per i casi che possono aspettare, bollino giallo per quelli con qualche rischio, bollino rosso per i gravi. Naturalmente (e umanamente) la precedenza è ai rossi. Un traumatizzato o un infartuato è bene che passino per primi. Ma i verdi e i gialli che cavolo ci vanno a fare in Pronto Soccorso?
Una delle ragioni principali è per superare le liste di attesa (come nel mio caso). Ma perché i medici prescrivono tante visite specialistiche e non si fidano della loro conoscenza professionale? Io mi rispondo che è per il fatto che abbiamo tante di quegli strumenti di diagnosi (Radiografie più o meno computerizzate, esami radio diagnostici, TAC, RMN e chi cavolo sa cos’altro) che i medici di base, pur di non rischiare di trovarsi sul tavolo degli imputati per una diagnosi sottovalutata, inviano dallo specialista. In qualche caso gli strumenti diagnostici giacciono in degli scantinati, inutilizzati, in attesa che qualcuno impari come usarli o trovi il tempo per imparare (nel frattempo diventano obsoleti).
D’altronde per la propria auto si passa dall’elettrauto per i circuiti elettrici, dal carburatorista per il carburatore, dal gommista per le gomme, dal carrozziere per le ammaccature, dal glassometrista per i vetri… vuoi che per un apparato complicato come il corpo umano non si passi dallo specialista del campo? Ed è logico non portare una Chevrolet, in un officina non Chevrolet, ognuno ha i suoi software.
Così uno si prende cura della prostata, uno delle ovaie, uno del cuore, uno degli arti, uno della testa, uno degli intestini, uno del cervello … e visto che siamo anime, uno anche della psiche.
Ecco cara Pif il perché del sovraffollamento al PS. Si delega ad altri la diagnosi per eccesso di precisione. Aggiungi a questo il fatto che certa sanità regionale si è fatta la nomea di inefficiente, tipo quella siciliana (che mi ha restituito alla vita nel 1971) che ora, a furia di dire “non funziona” può vantare 1500 cliniche private in “attesa di accreditamento” convenzionate con il SSN (Servizio Sanitario Nazionale). Intanto spedisce i propri cittadini in Pellegrinaggio Terapeutico Nazionale. Poi ci sono alcuni ospedali, come quello ortopedico di Sondalo, che legano la loro attività alla stagione turistica (l’aria è ottima), o i mini ospedali, dove dopo la visita al PS ti spediscono a quello in grado di curarti (Vaprio d’Adda). Ma ti immagini aggiungere ai 389.000 esodati anche il personale in eccesso negli Ospedali Condominiali? Sembra di essere a una Stramilano che si gonfia ad ogni curva, alla partenza 65.000, all’arrivo 1.000.000 (esclusi vecchi e bambini).
Insomma la Lombardia vantava il miglior Servizio Sanitario Regionale. A furia di dare addosso alla Sicilia ultimamente se ne è diffuso l’aspetto peggiore, quello più redditizio per i privati, il Regno delle 3 Sicilie, quello della disinformazione, del chiacchiericcio e dello spreco.


PS: il Servizio Sanitario pubblico, con me ha sempre funzionato, sono ancora in vita :).

 

The GANG

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IL mondo musicale è composto anche da gente che con una buona capacità tecnica e un grande amore per la musica, calca le scene da anni senza velleità da hit parade, quasi per il gusto di suonare e per il divertimento di un pubblico non scelto a caso dai dj radiofonici. La “The Gang” è una di queste. Mi accorgo che vedo un loro concerto quasi una volta all’anno. I loro inizi musicali ricordavano i Clash e i Sex Pistols che non mi hanno mai entusiasmato. Poi l’album con cui li ho scoperti, “Le radici e le Ali” nel 1991. Una sequenza di brani che seppur a volte non condivisibili nei testi hanno un bell’impatto sonoro. Dal punk al rock folk (combattente, come lo chiamano loro, militante direi io) il passaggio è ben riuscito. In questi anni li ho visti esibirsi anche con altre realtà musicali, come La Macina o gli Yo Yo Mundi, un segno che la loro storia non è statica o ripetitiva, e non disdegna di miscelarsi con altre sonorità e realtà musicali.

Rock combattente, qualcuno si chiederà mai cosa possa significare, a me viene in mente la musica celtica e le danze che preludevano alla battaglia del giorno dopo, cantare di eroi, di sete di libertà, per anni ha rappresentato il coagulo per ritrovarsi insieme prima o dopo i fumi delle piazze. Ed è lì che i the gang sono cresciuti, nei circoli giovanili, nelle feste popolari, tra chi aveva voglia di divertirsi lottando. Rispetto a un anno fa li ho trovati rinvigoriti, sarà stato merito della buona base ritmica che ha dato nuovo vigore a vecchie ballate. 

Altre volte ho utilizzato loro video per decorare dei post, come qui, la loro musica è trascinante, non solo per i ritmi, ma anche per i testi che raccontano storie e fatti reali, dai Sette Fratelli Cervi ad Ilaria Alpi. La musica è un egregio mix di timbri folk che a volte si stenta di riconoscere come tali in quanto imbevuti di rhythm&blues. Io trovo stupenda una loro ballata eseguita con l’ausilio di una banda di ottoni, arcaica, povera, gioiosa, piena di vita e di voglia di riscatto (ho scovato questo video non lasciatevelo sfuggire). 

Parco del Gran Paradiso

Per immergersi nel suggestivo mondo del Gran Paradiso, il disagio di qualche ora di viaggio val la pena di essere affronto. Una levataccia quella delle 4.30, specie se la sera prima si saltella con la musica della Gang (v. prossimo post, quello che ancora devo scrivere) e gli occhi non vogiono saperne di chiudersi mentre le pagine di un libro scorrono via. Sarà stata l’una passata quando ho deciso di lasciar scivolare il cuscino da dietro la schiena, per appoggiarci la testa. Certe emozioni non fanno chiudere gli occhi facilmente e il giorno dopo si pagano, anche se si viaggia in pullman. Ma alle 10,00 ti metti in marcia, una carrareccia ampia che si inoltra nel bosco. “Vietato l’accesso ai cani, anche al guizaglio”. E’ la prima volta che vedo il cartello, serve a preservare la fauna selvatica dalle malattie trasmissibili dai nostri amici a quattro zampe. Il Gran Paradiso è anche questo, una conservazione di confine, dove i camosci si avvicinano alle auto, ma non quando ci sono io. Ho solo visto una marmotta, la fotocamera era nello zaino. Pazienza, sarà per un’altra volta, mi accontento di dissetare gli occhi con l’immenso anfiteatro delle cime.

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La carrareccia in breve diventa una comoda mulattiera che penetra nel bosco e poi, percorsi alcuni tornanti, diventa un comodo sentiero. Il bosco è breve. Considerando che la strada asfaltata arriva a 1956 mt d’altezza (Pont d Valsavarenche), è già tanto avere l’ombra delle conifere, difatti dopo una mezz’ora di cammino i larici si vedono dall’alto e lo sfrigolio delle cascatelle diventa una fresca compagnia sotto il sole che inonda i sassi. A breve lo sfrigolio diventa rombo, avviene quando l’acqua della prima cascata diventa vicina. Intorno enormi sassi erranti che stanno come dei saggi accucciati tra i sassi più piccoli, il tutto sovrastato dalle lontane cime immense e dai ghiacciai. La glaciazione di 10.000 anni fa li ha spostati e corrosi pian piano. Oggi li vedi sparsi in giro, in equilibri stabilizzati dal tempo secondo le leggi ordinarie della fisica, dove la parte più ampia sta in basso, la punta in alto e la vegetazione stenta ad attecchire sul granito che si macchia di muschio.  Su questi monti veniva a caccia il re, da qualche parte mi dicono ci sia una grande sala con appese le teste dei suoi trofei, per me è già troppo che il rifugio a cui si arriva, a 2735 mt d’altitudine, si chiami Rifugio Vittorio Emanuele II, ma tant’è visto che il CAI nel 1884 quando lo fece costruire decise di titolarlo al primo presidente onorario (prezzo del pedaggio?). Per chi rimpiange quei tempi là c’è da riflettere,  titolare un rifugio ad un ammazza stambecchi è tutto dire. Ma facciamo finta di niente, i piccoletti son fatti così, anche V.E.II ha restituito la sua acqua al pianeta, anche se è sempre meno dei litri di lacrime che ha fatto versare (a bipedi e quadrupedi). Però l’idea che nel suo girone ci sia uno stambecco che lo insegue non mi dispiace. Io mi son consolato con un buon piatto di fonduta con polenta, affogando la rabbia e la fatica in un buon bicchiere di vino. Però stamattina, malgrado gli 800 metri di dislivello, pesavo mezzo chilo in più del giorno prima. Tutta colpa dell’attrazione lunare che non è più quella di ieri. 🙂

Hotel de Ville

In Bretagna ho scoperto che i Municipi sono visitabili alla pari di musei e chiese. Un gran bel gesto di civiltà  il far sentire ai cittadini che la casa comune,  la casa Comunale, appartiene al popolo. Forse è un retaggio della rivoluzione. Purtroppo ho impiegato un po’ a capire che Hotel de Ville si traduce in Municipio e non che quello era  l’albergo più lussuoso del villaggio. Non è mai troppo tardi. ho fatto in tempo ad entrare all’Hotel de Ville di Rennes, scattando qualche foto. Anche da noi in Italia alcuni comuni consentono di visitare e fotografare le proprie stanze, basta non esitare ad informarsi all’ingresso, si scoprono cose nuove. A Gubbio ad esempio non ci sono problemi per gli obiettivi dei passanti. Magari lo fanno anche altri, è una cosa poco pubblicizzata ma da tener presente durante i soggiorni di vacanza, se non altro fa diminuire  il costo del tempo libero e scoprire qualche angolo nascosto.

 

 

AGGLOMERATO SOCIALE

Dopo il reblogged con Marina Garaventa (alias La principessa sul pisello) oggi non potevo mancare a Milano, anche perché ho un figlio speciale, e che bella stamattina piazza Duca d’Aosta a Milano. Sotto il Pirellone è sbocciata la vita, sono fioriti i colori, sono esplosi i suoni. In piazza è scesa la protesta dei disabili, quegli sconosciuti che in questi mesi sono stati oggetto di tagli ai servizi che lo Stato dovrebbe garantire. La partecipazione è stata tanta, nel giro di poco tempo la piazza si è riempita di migliaia e migliaia di persone. Alla fine della manifestazione Franco Bomprezzi, giornalista e blogger, che ha partecipato attivamente, lo definisce un corteo lento per la peculiarità dei partecipanti, ma non c’era fretta. L’importante era ribadire a voce alta il rispetto dei propri diritti, della propria dignità.

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Gli Enti a cui è indirizzata la protesta sono il Governo e ai suoi progetti di riforma sulla partecipazione alla spesa dei servivi, la Regione Lombardia a cui si chiede di compensare con risorse proprie i tagli ai fondi sociali imposti dal Governo, terzo incomodo i Comuni, che a fronte delle minori assegnazioni di fondi, non riescono più a garantire alcuni servizi ritenuti indispensabili.

Una protesta pacifica, patrocinata da FAND, LEDHA, FISH e a cui hanno aderito una miriade di Associazioni e Sindacati, ma anche Sindaci e Amministratori Pubblici. Una protesta necessaria per il rispetto dei propri diritti, quello di esistere, di vivere una vita senza l’angoscia del domani. Accanto ai disabili, genitori, volontari e operatori del terzo settore, quello che nel titolo chiamo agglomerato sociale, e che in effetti è una rete fatta di solidarietà e di servizi alla persona.

Una nota personale finale, l’assessore alla sanità della Regione Lombardia, che causa impegni improcrastinabili aveva fatto sapere che non gli era possibile ricevere una delegazione, alla fine il tempo lo ha trovato. Non so cosa abbia promesso, di certo che il corteo di gente che ha riempito il viale tra il Pirellone e la nuova sede della Regione, deve aver fatto impressione. Qualcuno ha ricordato che bene o male le migliaia che eravamo in piazza, oltre che cittadini si è anche votanti. Bene in democrazia i numeri contano, basta ricordarlo.

La principessa sul pisello

Premesso che io sono stata sempre favorevole al Governo Monti, mi corre l’obbligo di segnalare alcune affermazioni del Ministro Fornero che hanno gettato nello sconforto sia le associazioni che operano nel settore, sia le famiglie e i cittadini. E’ opportuno sottolineare che gli aiuti ai disabili gravi, a parte qualche regione che spicca per eccellenza, sono ridotti ai minimi termini, sia economicamente (assegno massimo per disabili al 100% 745 euro mensili) sia dal punto di vista assistenziale. Le dichiarazioni del ministro sono state fatte durante il convegno Autonomia delle persone con disabilità: un nuovo contributo per assicurarla (Reatech, Milano, 25 maggio).

Ecco le sue parole:“Non si può pensare che lo Stato sia in grado di fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi’’.Sia il privato che lavora per il profitto sia il volontariato no profit sono necessari per superare i vincoli di risorse. Il privato…

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La piazza

La piazza si mostra da dentro e da fuori, cambiando aspetto a seconda della cornice. Basta cambiare angolazione, entrare in un bar e la vista muta. Anche lo scorrere del tempo e dei fatti sembra siano due mondi diversi, uno dentro e l’altro fuori. Ma quanto ti porti dentro di quello che resta fuori?