TEMPORANEA CONTEMPORANEITA’

Una delle cose che mi affascina della vita è la temporanea contemporaneità, questo qualcosa in cui le nostre esistenze si intersecano, il più delle volte casualmente, per il semplice fatto che nello stesso giorno, mentre la terra gira, ci svegliamo, ci nutriamo, amiamo. Tutti facciamo qualcosa nella contemporaneità del momento. La fermata di un tram, una fila in posta, un blog, una stanza d’ospedale, un aereo, un treno, un autogrill o un incrocio sono tutte occasioni in cui entriamo casualmente in contatto empatico gli uni con gli altri. Poi ci sono le illusioni di contatto. “Io c’ero”, che sia il vedere la finale dei mondiali, da telespettatore in TV, o una manifestazione di piazza, lo scriviamo anche sulle magliette, per ricordarcelo meglio. In ogni caso, il giorno dopo diventiamo solo numero a distanza, un’entità utile alle statistiche.
Non importa cosa penso quando sono spettatore TV, o lettore di un quotidiano, basta che sia un’unità a favore di chi dirige l’orchestra o il teatrino delle informazioni. Sono uno, sono nessuno, faccio parte di centomila, una nullità del tutto. Aumenta la platea d’ascolto o di condivisione. Diminuisce quella di contatto, quella che fa scaturire i propositi realizzabili, quella che colma le distanze, che ci fa sentire parte di un progetto, di un fine, che in fondo è labile e subirà trasformazioni e metamorfosi che rispondono ai ritmi intrinsechi del disordine umano.
Siamo in ogni caso contemporanei, abbiamo istruito i nostri figli seguendo la storia tramandata secondo l’interpretazione dei nostri tempi. La storia cresce si arricchisce nel tempo. Se riusciamo a far conoscere ai nostri figli l’evoluzione del pensiero, e l’evolversi dei fatti, possiamo sperare che sia la base per future nuove realizzazioni.

Autore: Paolo Popof

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

21 pensieri riguardo “TEMPORANEA CONTEMPORANEITA’”

  1. ” […] Diminuisce quella di contatto, quella che fa scaturire i propositi realizzabili, quella che colma le distanze, che ci fa sentire parte di un progetto, di un fine, che in fondo è labile e subirà trasformazioni e metamorfosi che rispondono ai ritmi intrinsechi del disordine umano. […] ”

    Già Popof…
    Qualcuno direbbe che mancano i luoghi dove incontrarsi. Penso a Marc Augé…

    …identità, storia e relazioni… i tre elementi fondamentali che connotano i “luoghi”.

    Credo che – forse senza accorgertene – hai parlato dei “nonluoghi”:

    […] La fermata di un tram, una fila in posta, un blog, una stanza d’ospedale, un aereo, un treno, un autogrill o un incrocio […].

    Sono tutti “nonluoghi”.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Nonluogo

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  2. mi piace, il tema … la temporanea contemporaneità… è come l’essere a intermittenza, o, quella che a me piace più di tutte, che sento più mia, la moltitudine che è dentro ognuno di noi…
    è che noi siamo abituati a pensare in modo semplice, lineare… per fortuna è così … ma mi affascina sempre guardare dietro le apparenze, oltre il velo, immaginare e sognare..
    e lì, cosa c’è?
    quell’essere che a tratti è in vita con noi, connesso, online col suo tempo… e poi?
    E poi, in un attimo scompare, si distrae, svanisce.
    Il suo pensiero, il suo essere viaggia altrove e davanti a noi resta solo un vuoto avatar.
    Siamo così.
    E, potrei dire, che siamo, anche, in modo estremo, solo temporaneamente contemporanei a noi stessi…
    Ricordi, nostalgie, rimpianti, desideri, sogni, illusioni, utopie… ci portano in viaggio lontano, in tempi e universi in dimensioni distanti…
    Ecco, caro Popof, vedi?
    Il tuo tema … mi piace.

    Un saluto
    Piero

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    1. Come a me piace lo sviluppo delle cose che hai detto. Perchè dal momento in cui prendiamo coscienza di noi e dell’ambiente umano che ci circonda, di questo suo scomparire e scomparire che lascia un vuoto in cui ci immergiamo e poi riemergiamo avvolti da altri impulsi altre possibilità.

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  3. che siamo temporanei lo sappiamo, un passaggio da nulla nello svolgersi dei secoli, ma è il nostro passaggio e dobbiamo tentare, come dice Jannacci, di dare un senso a questa esistenza che ci è stata regalata. Per molti siamo solo numeri, numeri utili all’audience, numeri di un momento e nulla più. Per qualcuno invece siamo qualcosa in più, qualcosa di diverso e di importante. Educare i giovani a saper discernere tra le differenze, a saper fare scelte autonome, a saper leggere il passato per pensare ad un futuro diverso, al rispetto dell’altro e di questo mondo che ci ospita, può essere la chiave giusta.

    Ciao, Paolo,
    non so se ho interpretato bene questo tuo post: sono stanca stasera, stanca per mille e una cosa.

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    1. Lo hai interpretato benissimo Marirò, con una sola aggiunta, quella che il pensiero umano conosce un’evoluzione che intuiamo ed è una cosnoscenza che dobbiamo passare alle giovani generazioni, perchè oltre alla scienza anche il pensiero sviluppa nuovi itinerari e la conoscenza dei percorsi già sviluppati può aiutare a inoltrarsi per nuove vie senza dover ogni volta iniziare daccapo.

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    1. Il futuro non esiste se non nella misura in cui riusciremo a viverlo. Abbiamo una possibilità, è quella di dare ai posteri e noi stessi un trampolino da cui spiccare il volo. Noi non riusciamo a fare molte cose affidandoci all’istinto, abbiamo bisogno del pensiero, dell’esperienza, e la nostra soltanto non basta, per quanto possiamo conoscere, alla fin fine siamo interpreti di chi convive con noi il tempo che viviamo, e non solo io o tu o chi ci vive intorno, ma tutti i sette miliardi di persone che viviamo il giorno.

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  4. La coscienza c’è, sia individuale che collettiva, va però accresciuta e questo può avvenire solo attraverso la conoscenza, sia teorica che pratica. L’esercizio del pensiero, il suo continuo riordino diventano indispensabili, anche per riuscire a godere di quello che la vita da in maniera irripetibile.

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  5. il nostro futuro non lo decidiamo noi,ma gli altri. Quelli che sono al potere,quelli che ci manovrano come marionette, stiamo andando verso l’era descritta da Orwell nel suo famoso libro 1984:
    ———————————————————————————————————-
    Al vertice del potere politico in Oceania c’è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona. Sotto di lui c’è il Partito interno, quello esterno e la gran massa dei sudditi. Ovunque sono visibili grandi manifesti con il volto del Grande Fratello. Gli slogan politici ricorrenti solo: “La pace è guerra”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza”.Infine O’Brien rivela a Smith che non è sufficiente confessare e sottomettersi: il Grande Fratello vuole avere per sé l’anima e il cuore di ogni suddito prima di metterlo a morte.
    tratto da: http://www.antoniogramsci.com
    ———————————————————————————————————————-
    Ce la faremo a ribellarci?
    Buona serata
    Ross 😀

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