Dolce novembre

Autunno stagione lenta, stagione che mischia piano piano il caldo al freddo. Colori che si mischiano tra loro sulla tavolozza della terra.Ogni passo sembra risuonare e l’occhio si ferma ad inseguire da fermo l’ombra che non c’è.E uno sguardo, che sembra chiederti “chi sei, che cosa vuoi?”Ed una casa che ha perso la sua finestraMostra al viandante la scorza della sua porta angustaMentre il fuoco arde ancora tra quelle mura.

Quando dal ministero piovono lacrimogeni e poi rettifiche

Le immagini dei lacrimogeni che venivano giù dal Ministero mi hanno agghiacciato ed indignato. La specifica della perizia dei Carabinieri, secondo cui una granata irritante sia andata a sbattere contro il palazzo ministeriale e poi rimbalzata, in fondo fa piacere. Fa piacere perchè significa che certi mezzi, quando non vengono usati per la tutela dell’ordine e del patrimonio pubblico, ma per terrorizzare chi alza la testa, sono da condannare. L’errore umano è sempre in agguato, è anche per questo che esiste la formazione, per prevenire. Non si consegna un lanciagranate a chi non è preparato all’uso o non ne conosce gli effetti. Un uso inappropriato rischia di passare soltanto come un mezzo per difendere dei privilegi.

Quando dal ministero piovono prima lacrime e poi lacrimogeni

Agghiacciante, a dir poco è agghiacciante. Vedere quelle foto, quelle immagini che mostrano come dei difensori “dell’ordine” prendano di mira con ridicoli lacrimogeni che sparano su chi seppure incazzato lancia solo slogan, è estremamente deprimente.

Quattro gatti codardi e prezzolati, dalle finestre o dalle terrazze del ministero,  lanciano lacrimogeni urticanti su gente che si è rotta le scatole di sentire i loro padroni, di vedere i loro padroni prendere per i fondelli il popolo, ovvero gli inermi che appena appena alzano la voce si vedono bersagliare con armi improprie in maniera impropria.

Altro che grillismo, questi dimostrano di avere solo il grilletto facile, chissà che fatica avrà fatto il capo (quello ufficiale) della polizia per tenerli a bada. Il grillismo a cinque stelle (i colonnelli si fermano a tre, l’Europa ne ha dodici) fa comodo a chi vorrebbe cambiare la società ben sapendo che non cambierà.  Da chi si reca alle urne pensando di fare chissà quale atto di protesta guidati da un leader che sa nuotare anche tra le correnti dello Stretto, figurarsi tra quelle della politica. Politica che intanto fa i suoi porci comodi, ingrassando i suoi maiali nella stalla e che si difende lanciando pedardi dalle finestre delle sue roccaforti.

PS.: E’ arrivata sui giornali la notizia che una perizia dei Carabinieri ha stabilito che si tratta di lacrimogeni che urtando il palazzo si sono divisi in tre parti e poi sono rimbalzati verso terra.  Certo anche ai migliori, ogni tanto capita che sparino in aria e centrino un palazzo, meglio non affacciarsi in certi frangenti.

Imposta sul valore aggiunto

Stasera ho comprato un soffione per doccia (quello della foto). E che ce ne frega? In effetti non importa neanche a me. Ma come testimonia lo scontrino a fianco, è costato solo € 5,20. Ero convinto che il marchio fosse nostrano, che una macchina avesse prodotto e assemblato i vari pezzi dentro i confini nazionali, pensavo a un brianzolo in Mercedes che si fregava le mani.
Ma no, con 5 € e 20 c cosa pretendevo di portare a casa, un prodotto di alta tecnologia e ricercato design? Poche ciance, ci devo solo fare la doccia ed è garantito cinque anni, fa fede lo scontrino, sia per la garanzia che per la veridicità del post.
Arrivato a casa ho girato la confezione e come mi aspettavo, ho letto “Made in PRC”. Quanto mi piacciono i cinesi che riescono a produrre i soffioni chiamandoli “Adele”. Ma si, io l’ho comprato per il nome. Adele aveva vent’anni e una vita davanti, occhi di cerbiatto e capelli cascanti che le incorniciavano il viso in un mesto sorriso. E ora i cinesi ci fanno i doccini con il suo nome, e senza diritti d’autore.
5 € e 20 c, prezzo netto 4 € e 30 c, 80 c (pari a £ 1747) di IVA. Adele sarà già in pensione, era di qualche anno più grande di me. Quegli 80 c dicono che servono per la copertura del debito sovrano (tipo pensioni e ordine pubblico).
Ma d’ora in poi, e per i prossimi 5 anni, ogni volta che l’acqua mi scivolerà addosso, come alzerò gli occhi penserò a lei, e anche a quel trasferimento di tassazione che dalle persone va alle cose. Perché non c’è nessun Paolo e nessuna Adele a produrre doccie cromate, nessun Paolo o Adele che producano reddito da tassare, ora si preferisce tassare il prodotto di 保罗 e 阿黛尔 (grazie google traslator) che dagli scaffali rende in imposte più del valore intrinseco del bene.

PS: la foto la potete anche ingrandire, così vedete la mia lista della spesa di oggi, beninteso i “cannoli siciliani” sono solo le ostie dei cannoli, il ripieno lo faccio da me (una voglia che mi è rimasta da un post di ieri di Maria Rosaria (Ili6) 🙂

Caldo autunno.

Dicono che i capelli rossi degli irlandesi siano una mutazione utile a compensare il panorama plumbeo, un adattamento che la natura ha operato per infondere agli uomini e alle donne allegria e ottimismo. Oggi, passeggiando sotto la fitta pioggia autunnale, e guardando le betulle coperte di giallo solare e le querce vestite di rosso, pensavo a questo, che i colori dell’autunno possano servire a darci allegria, basta scavarci dentro senza fermarsi all’apparenza.

Foglie che ingialliscono e cadono trasportate dal vento. La foglia nuova che comincia a spuntare e che resterà lì, con il suo occhiolino a guardare il mondo scurirsi e raffreddarsi. La foglia nuova attenderà di sprigionare la sua vitalità a primavera. Intanto spinge via quella ingiallita. La vecchia foglia non si aggrappa al ramo in modo forsennato, non tira fuori artigli per tenersi attaccata alla pianta madre. Si lascia cadere cullandosi nell’aria. La natura non l’ha dotata di accessori che le permettono di aggrapparsi al ramo.

Normale, un fatto normale che accade ogni anno. Ogni anno a novembre comincia una lenta trasformazione. Non è un caso che l’anno agrario inizi in questo mese, è il momento dei bilanci, quando tutti i frutti sono stati raccolti e tutti i semi seminati. E l’uomo tecnoindustriale, che fa? Si porta appresso la consuetudine. Autunno caldo, si annuncia ogni anno, magari in primavera per far sbollire gli spiriti in estate.

Poi piove, come sempre, e allora governo ladro. Venezia si riempie d’acqua, la Liguria scivola in mare, la Toscana s’inzuppa e trema, e qualcuno propone di cominciare a prevenire. Lo si dice da anni, solo buoni propositi.

Pare siano necessari 40 miliardi, per una seria prevenzione e cura del territorio, ci si affida alla sorte e se ne spendo una trentina per rimediare i danni della solita pioggia. Le nuvole non conoscono confini provinciali o regionali, scaricano dove gli pare, anche gli uomini sembrano non avere confini e spolpano la terra secondo il proprio fabbisogno.

Stasera seguivo le immagini dell’acqua che inonda le campagne della parte bassa di Cortona, una delle città che amo di più per i suoi vicoli medievali in forte pendenza. Città costruita su un colle, difesa naturale contro i nemici che potevano giungere da lontano, ma anche difesa naturale contro l’inclemenza del tempo. Perché saranno anche gli effetti degli scombussolamenti climatici, ma è più lo scombussolamento umano che fa la sua parte, che riempie i TG e fa vendere i giornali.

(Cortona)

Post per i posteri

Stamattina passando dal blog di un’amica, ho letto il suo profondo dolore per la morte di un’amica blogger. Con il passar del tempo è un’esperienza che tutti noi proviamo, la perdita di un amico o di un’amica con cui si sono condivisi idee, sogni, discussioni che di colpo s’interrompono.

Mi piacerebbe che, nel momento della mia dipartita ad esempio un mio congiunto pubblicasse un post di commiato nel mio blog. Al momento della pubblicazione partirebbe anche l’email che avvisa del nuovo post. Magari il post me lo scrivo io stesso, ma non so se qualcuno dei miei avrebbe la voglia di inviarlo.

Si potrebbe anche inventare un blog di annunci, tipo il reblogg continuo dei “I cittadini prima di tutto” in cui si annunciano i post di chi lascia. (ATTENZIONE da qui in avanti il post cambia traiettoria, non ditemi che sono irriverente, ma con la morte ci gioco, con la mia per lo meno, e finché son vivo. Eventuali commenti di insulti verranno censurati).

(non ho inventato nulla, le cornici ci sono già,
la mia è una proposta evolutiva per i blogger)

Ancor di più sarebbe bello che, incastonato nella lastra di marmo del colombaio o della lapide, ci fosse un tablet collegato al mio blog, in cui chi passa a trovarmi, poggia un dito e fa scorrere le pagine. Mi piacerebbe mettere anche una pagina ad hoc, tipo “Cronache dal Paradiso”. Chissà se qualcuno ci ha già pensato (non alla pagina, intendo al tablet)? La corrente necessaria si può procurare dal cavo dei lumini elettrici, poi ci sarebbe il costo del collegamento internet che graverebbe sui posteri. Vi si potrebbe ovviare mettendo una cassetta tipo quella delle candele elettriche nelle chiese, il collegamento al sito si avvierebbe all’introduzione di una moneta, il ricavato servirebbe al mantenimento dell’impianto. O ancora un’altra possibilità potrebbe essere offerta da annunci pubblicitari che, a mo di saver screen, girano quando il sistema non è interrogato da qualcuno o che si attivano quando ci si passa davanti, mentre quando si tocca lo schermo mostrano l’home page del blog.

Cavolo, mi sta venendo un’idea geniale, se al posto delle lastre di marmo si mettesse uno schermo e i Municipi obbligassero i cittadini ad adottarlo come mezzo di copertura al posto delle lapidi, si avvierebbero nuove possibilità occupazionali in collaborazione con i marmisti (IVA al 21% o all’11%?). Poi se ci fosse una fessura in cui inserire un cd si potrebbe anche unire una colonna sonora a seconda dei gusti del visitatore.

Per quanto riguarda i furti e i danneggiamenti ci si potrebbe ovviare con delle web cam che si attivano sempre al passaggio di qualcuno, memorizzando le immagini per 24 ore. E non si venga a dire che ci sarebbe violazione della privacy, con una diffusione capillare basterebbe annunciare la cosa con un cartello all’ingresso del camposanto. Troppo complicato? E allora inventiamoci un cimitero virtuale, un blog che raccoglie i link ai blog defunti.

E quando il blog trasmigra che si fa? Ecco questo è un problema, bisognerebbe avvisare i parenti o gli amici di trasferire il tutto sulla nuova piattaforma. Chissà se le tante trasmigrazioni di cui siamo stati testimoni non siano servite anche per liberare spazio sui server.

Una storia piccina

Ci sono dei racconti che ci hanno accompagnato durante la vita, narrati dai vecchi e no, che hanno strappato gli incubi dal ripostiglio dei sogni. Questo è uno di quelli ricostruiti attraverso le parole di genitori e nonni.

immagine prelevata da ttp://ospitiweb.indire.it

“Come suonava la sirena mamma lo prendeva, lo avvolgeva in una coperta e scappava insieme ai nonni, a me che avevo 7 anni, a tuo zio che ne aveva 5,  e alle due tue zie (quelle ancora zitelle). Insieme correvamo al rifugio, una galleria scavata nella montagna. Le bombe cadevano, la contraerea sparava, sparavano i cannoni, tutto tremava. Come facesse a reggere la galleria Dio solo lo sa. Il pavimento e la volta tremavano, a noi giungevano solo i suoni, sempre più lontani. Fuori la notte diventava luminosa, le stelle non si vedevano perché i bengala illuminavano tutto il cielo intorno e gli arei rombavano. Bimotori, quadrimotori, e tum tum l’UMPA (Unità Militare di Postazione Antiaerea? o Unità di Protezione Municipale e Assistenza?) consumava i proiettili nel vuoto, passando alla storia dei babbei. Il cretino  l’UMPAto  lo si ritrova lungo tutta la penisola italiana, non abbattevano aeroplani, facevano solo rumore. Gli inglesi, dagli aerei, sganciavano le bombe sulla città e quelle finivano nel mare. Le avremmo ritrovate di li a qualche anno, e con la polvere da sparo noi ci avremmo fatto i mortaretti per Natale, i pescatori invece ci confezionavano le bombe per la pesca. Gli americani no, erano furbi, sganciavano le bombe sui monti e queste finivano sulla città che manteneva gli scheletri in piedi. E quelli bombardavano sempre, forse si chiedevano come mai le case non crollassero. Non c’era gente nelle case. Non cerano anime e nemmeno pareti dentro le case. Solo i muri esterni e quelli portanti resistevano, erano costruiti con tecniche antisismiche dopo il terremoto del 1908. Resistevano ai terremoti le nostre case.  Le bombe erano meno di un terremoto. Ma ci terrorizzavano. Uno o due anni così, sotto le bombe, a me sembrava  una vita, e tuo zio, ch’era nato all’inizio della guerra e concepito durante una licenza del nonno, ai primi bombardamenti non camminava ancora. Quando suonava la sirena,  la nonna lo avvolgeva nella coperta per portarlo in salvo. Appena cominciò a gattonare, come sentiva la sirena correva come un cagnolino a cercare la coperta per essere trasportato al sicuro. E nella notte che si riempiva non di stelle ma di bengala che illuminavano a giorno gli scheletri, tua nonna correva con il fagotto in braccio. Eravamo terrorizzati dalle bombe. Le chiamano guerre ma i bombardamenti sui civili altro non sono che terrorismo sfrenato e mirato. La gente impazzisce sotto i bombardamenti. Sarajevo come Messina ha avuto il suo bel manicomio dopo la guerra, a causa della guerra. Di Bagdad e della super bomba, nessuno ancora parla

immagine prelevata da http://ospitiweb.indire.it/~memm0002/Messinastoria/guerra.html

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