Una storia piccina

Ci sono dei racconti che ci hanno accompagnato durante la vita, narrati dai vecchi e no, che hanno strappato gli incubi dal ripostiglio dei sogni. Questo è uno di quelli ricostruiti attraverso le parole di genitori e nonni.

immagine prelevata da ttp://ospitiweb.indire.it

“Come suonava la sirena mamma lo prendeva, lo avvolgeva in una coperta e scappava insieme ai nonni, a me che avevo 7 anni, a tuo zio che ne aveva 5,  e alle due tue zie (quelle ancora zitelle). Insieme correvamo al rifugio, una galleria scavata nella montagna. Le bombe cadevano, la contraerea sparava, sparavano i cannoni, tutto tremava. Come facesse a reggere la galleria Dio solo lo sa. Il pavimento e la volta tremavano, a noi giungevano solo i suoni, sempre più lontani. Fuori la notte diventava luminosa, le stelle non si vedevano perché i bengala illuminavano tutto il cielo intorno e gli arei rombavano. Bimotori, quadrimotori, e tum tum l’UMPA (Unità Militare di Postazione Antiaerea? o Unità di Protezione Municipale e Assistenza?) consumava i proiettili nel vuoto, passando alla storia dei babbei. Il cretino  l’UMPAto  lo si ritrova lungo tutta la penisola italiana, non abbattevano aeroplani, facevano solo rumore. Gli inglesi, dagli aerei, sganciavano le bombe sulla città e quelle finivano nel mare. Le avremmo ritrovate di li a qualche anno, e con la polvere da sparo noi ci avremmo fatto i mortaretti per Natale, i pescatori invece ci confezionavano le bombe per la pesca. Gli americani no, erano furbi, sganciavano le bombe sui monti e queste finivano sulla città che manteneva gli scheletri in piedi. E quelli bombardavano sempre, forse si chiedevano come mai le case non crollassero. Non c’era gente nelle case. Non cerano anime e nemmeno pareti dentro le case. Solo i muri esterni e quelli portanti resistevano, erano costruiti con tecniche antisismiche dopo il terremoto del 1908. Resistevano ai terremoti le nostre case.  Le bombe erano meno di un terremoto. Ma ci terrorizzavano. Uno o due anni così, sotto le bombe, a me sembrava  una vita, e tuo zio, ch’era nato all’inizio della guerra e concepito durante una licenza del nonno, ai primi bombardamenti non camminava ancora. Quando suonava la sirena,  la nonna lo avvolgeva nella coperta per portarlo in salvo. Appena cominciò a gattonare, come sentiva la sirena correva come un cagnolino a cercare la coperta per essere trasportato al sicuro. E nella notte che si riempiva non di stelle ma di bengala che illuminavano a giorno gli scheletri, tua nonna correva con il fagotto in braccio. Eravamo terrorizzati dalle bombe. Le chiamano guerre ma i bombardamenti sui civili altro non sono che terrorismo sfrenato e mirato. La gente impazzisce sotto i bombardamenti. Sarajevo come Messina ha avuto il suo bel manicomio dopo la guerra, a causa della guerra. Di Bagdad e della super bomba, nessuno ancora parla

.”

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Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.
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32 risposte a Una storia piccina

  1. Rebecca Antolini Pif ha detto:

    Posso dire di essere fortunata, non ho mai avuto assistere un guerra… questo racconta fa riflettere non soltanto per le guerre del passato.. ma io mi domando tutti quelli che vivano nelle zone dove c’è la guerra, come possano suportare tutto questo.. e soptarutto quelli che fanno le guerre, come possano dormire in pace sapendo cosa hanno fatto alla gente.. mi viene da piangere perchè a queste cose non si pensa quasi mai… noi stiamo bene e ci lamentiamo per piccole cose … mentre noi piangiamo per banalita non sentiamo il pianto degli innocenti… Pif

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. La storia raccontata dai nostri cari che l’hanno vissuta…..ho sempre rabbrividito ai discorsi dei nonni…e spero sempre di non dover mai passare attraverso queste esperienze

  4. gabriarte ha detto:

    ho avuto zii nei campi di concentramento tedeschi segnati per sempre nell’anima mio padre era stato chiamato in guerra poi gli è arrivato il congedo lavorava come mezzadro in una grande fattoria di un colonnello ed era diventato padre doveva partire con la sua compagnia per Montecassino. Dei suoi compagni non tornò nessuno Le atrocità delle guerre segnano per sempre e fanno invecchiare più del tempo ciao buona serata

  5. ili6 ha detto:

    Non è una storia piccina, è una Storia di gente coraggiosa che ha saputo subire e che è rinata con ciò che era rimasto.
    Mia madre mi racconta sempre dell’ultimo suo esame all’università di Catania avvenuto poche ore prima del bombardamento che iniziò a distruggere la città e delle sue corse per prendere la corriera che la portò in salvo nel paesino ai piedi dell’Etna dove viveva. Nella piazzetta del paesino, bianchi come un cencio, ad attenderla c’erano i suoi genitori ed insieme tornarono a casa.
    Poi ci sono i racconti di mio padre, racconti che lui non potè farmi ma mia mamma ne è stata un’ottima custode.

    bello e tragico questa storia ricordo dei tuoi familiari. Siamo fortunati noi oggi a non aver vissuto tali tremende esperienze.

    Ciao

    p.s.

    Ti riferisci alla bomba al neutrone? quella non fa tremare e crollare i palazzi, ma non lascia testimoni utili a poter raccontare.

    • popof1955 ha detto:

      No, pensavo a quella super bomba in grado di sgretolare le montagne durante la caccia USA a Bin Laden, ma anche alle bombe intelligenti su Bagdad che uccisero tanti civili. Atroci le guerre, sempre, quando ce le raccontano i nostri cari c’è anche il coinvolgimento emotivo e tanto già basta a farcela odiare.
      Sai sto pensando a una cosa, che si potrebbe fare un blog, a futura memoria, fatto solo delle storie che i nostri genitori e i nostri nonni ci hanno tramandato, storie che non sono sui libri e che si perdono nelle strade come i passi viandanti della vita (leggi cosa mi scrive Fab).

  6. arielisolabella ha detto:

    ricordo quanto mi raccontavano i nonni ….uno era stato anche in galera per motivi politici a lungo…in campagna sfollavano tante persone che venivano da torino bombardata a raffica per i suoi snodi ferroviari….ricordare ti diro’ non mi rende lieta….un caro saluto.

    • popof1955 ha detto:

      Me ne sono accorto solo adesso (e lo lasceroò così), d’aver iniziato questo post con delle virgolette perchè è un racconto che appartiene a mio padre, ed ho lanciato il pubblicalo senza chiudere le virgolette (e senza mettere il punto finale) proprio per il coinvolgimento emotivo di queste storie con cui siamo cresciuti e diventate nostre.

  7. luceinombra ha detto:

    argomento che da sempre mi tocca l’anima…

    • popof1955 ha detto:

      Chissà se è stata la grigia giornata di ieri che me lo ha fatto tornare in mente. Ieri (dopo molto tempo) ho telefonato a quello zio che imparò a camminare tra i botti.

  8. strangethelost ha detto:

    Mio padre non mi parlò mai dei bombardamenti,mia madre invece se li ricorda ancora anche se aveva solo 8 anni e mi racconta che i bordi della via Plaja a Catania ,la strada dove abitava con i miei nonni erano pieni di morti bombardati di sorpresa!
    Che schifo la guerra! Uomini che bombardano loro simili !

  9. fab ha detto:

    il mio indirizzo mail è : ipotesis@hotmail.com, potresti inviarmi il tuo per favore; vorrei inviarti delle pagine del diario di mia madre..cresciuta durante la guerra

  10. cordialdo ha detto:

    Sì, Paolo, dici bene le bombe ci terrorizzavano, ci facevano impazzire dalla paura. Anche se ragazzini eravamo coscienti dei pericoli che correvamo, il più imminente essere centrati da una grossa bomba che facesse crollare quelle fragilissime gallerie di terra e ci seppellisse vivi tutti!
    Di notte le bombe e la contraerea; di giorno gli aeri che ci mitragliavano se eravamo un piccolo gruppo. L’imperativo, quindi, per noi ragazzi era non stare in gruppo di più di 2-3. Ma un giorno anche se eravamo solo 2 ci hanno mitragliato lo stesso e, per nostra fortuna, ci siamo salvati buttandoci sotto un ponticello in legna e terra che scavalcava un piccolo canale di irrigazione di un orto dietro le case dove stavamo giocando.
    Ciao, buona serata e buon WE.

  11. Patrizia M. ha detto:

    Mio padre mi ha raccontato tante cose della guerra, (lui era un ragazzino ma certi ricordi non svaniscono mai). Degli attimi vissuti nel buio totale durante le ore del coprifuoco, di quando passava l’aereo per la ricognizione (lo avevano chiamato Pippo) e i genitori si raccomandavano di non fare rumore, di non spostare i teli neri messi alle finestre.. di quando i tedeschi sono piombati in casa e i bambini più piccoli si sono nascosti sotto al tavolo come se potesse proteggerli.. e tanto altro. Ho passato ore ed ore a letto con mio padre da bambina ad ascoltare il suo rivivere quei momenti tragici….

    • popof1955 ha detto:

      E’ questa memoria che non deve essere perduta, dopo le nostre generazioni che le han sentite raccontare dai testimoni diretti potrebbe finire nell’oblio e con essa il ripudio per la guerra.

  12. Diemme ha detto:

    Facciamo bene a ricordare queste cose, non dobbiamo mai smettere di lottare per la pace (e invece mi pare ce ne stiamo dimenticando… ).

    • popof1955 ha detto:

      Un po alla volta il rischio è sempre che le nuove generazioni sentano le cose in modo distante, che quello che si è conquistato sia considerato solo uno stato di fatto, con tutti gli egoismi collegati.

  13. serpillo1 ha detto:

    Guerre non ne ho vissute (fortunatamente) ma ricordi di nonni ed amici ne ho sentiti come pure letto libri.
    E’ terribile pensare che, in alcuni paesi, nasci e cresci sotto gli spari e la violenza e tutto ciò e’ “quasi normale”.
    Ancora più triste che i paesi civilizzati intervengono o non intervengono in base alle materie prime presenti…

    • popof1955 ha detto:

      Quello che fa più specie, oltre l’opportunismo legato alle materie prime, è anche il fatto di avere carte costituzionali che ripudiano la guerra e giustificare l’intervento come mezzo per l’esportazione della democrazia..

  14. Shunrei ha detto:

    E’ stato proprio per via dei racconti di mia madre e mio padre (rispettivamente classe ’34 e ’36) che ho sempre avuto curiosità di leggere e imparare di più su come le due Guerre Mondiali erano state vissute da chi non compare sui libri di scuola.
    Certamente non è come aver vissuto direttamente certe (brutte) esperienze, ma se si sa/vuole ascoltare si impara parecchio. Peccato che chi governa per queste cose faccia e farà sempre orecchie da mercante…

    • popof1955 ha detto:

      Per loro ancora bambini la guerra è stata tremenda, io lo vedo con mio padre, ora quasi ottantenne, che quando va indietro con i ricordi si riporta a quei terribili momenti, ed è già tanto che loro, allora bambini, li abbiano superati senza angosce nefaste.

  15. annapos ha detto:

    Mám vzpomínky na své rodiče, vyprávění jsem proplakala, a nikdo by to nechtěl prožít.
    http://annapos.wordpress.com/2012/02/23/byla-valka-5/

  16. paperi si nasce ha detto:

    E’ un bel racconto, ed è importante mantenere la memoria di queste cose, dell’orrore e della follia. Le nuove generazioni non conoscono questo, non hanno un genitore che ha vissuto questo e che lo tramanda. Il rischio è che pensino che la guerra è qualcosa di distante e di “virtuale”, e ne sottovalutino il rischio…

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