I Melat della Val di Mello

val di MelloTempo fa, dopo aver letto un post di Beppe, ““Sulle tracce del mito, e  a proposito di miti e leggende di montagna ho ricordato un articolo sulla Val di Mello, pubblicato nel mese di luglio del 1986 dalla rivista Airone, che non è il giornaletto che si trova oggi nelle edicole. Era ben fatto, curato e ricercato negli articoli proposti. La pubblicità era poca e senza schiaffi. La carta talmente buona che dopo 24 anni si conserva così come la ricordavo. Solo l’odore è cambiato, sa di casa mia.
Fatto questo doveroso preambolo, non resta che descrivere la Val di Mello. Ahimè non ho foto, di quello sperduto corridoio verde tra due giganti di granito. Non è una mia meta usuale e quando ci andai (Pasqua del 1987) possedevo solo una macchina fotografica da 1,5 kg (Zenit 100), mi bastavano gli occhi e le immagini che lasciano i ricordi, il peso anche a 32 anni era troppo da portare a spasso. Le foto che mostro le ho rubacchiate in giro per il web.

val di Mello (2)La valle ha una storia tutta sua. Nel 1400 circa fu data dal Comune di Mello in concessione ai Melat per il pascolo delle mandrie. Cos’è una mandria lo sappiamo bene, ma chi sono questi Melat? Qualcuno dice che siano discendenti dei franchi di Carlo Magno, qualcun altro ipotizza che discendano dagli antichi reti della provincia romana di Rezia (in parte coincidente con il Tirolo odierno), non a caso la catena montuosa è conosciuta come Alpi Retiche. E se fossero di ceppo etrusco proveniente da Tarquinia? Difatti Tarca è un cognome molto usuale in zona. Ma no, dicono anche che discendono dai turchi che giunsero in Valtellina nel IX secolo. Ma quella che più mi piace è la tesi che fa coincidere il loro arrivo con le due ondate di immigrazioni ad opera di siciliani che reduci da Messina e dai capricci dell’Etna, vi giunsero nell’870 prima e nel 1300 poi (Ili vedi che ritrovo radici anche sulle Alpi? ;)).
Ma qual è la vera origine dei Melat? Non si sa con certezza, restano aneddoti coloriti sulla loro forza e tenacia. Una di queste narra che durante un’escursione estiva un cavallo cadde in un canalone impervio. Il Melat che seguiva il gruppo, si calò nel precipizio a piedi nudi. Raggiunto l’animale ch’era morto per i traumi, lo eviscerò per alleggerirlo del peso inutile, poi se lo caricò sulle spalle e risalì. valdimelloNon si poteva sprecare tutta quella carne.
Da questo racconto si capisce che i Melat sono dei grandi arrampicatori, che non temono le pareti di roccia per raccogliere il cibo. Non sono cacciatori. Le loro tracce si ritrovano ben oltre i duemila metri. Tacche scolpite, rudimentali scalinate, grandi muri a secco e monoliti simili a menhir sulle vette. E poi fittoni di ferro piantati nella roccia per assicurare il cammino, oltre che a loro servono e convincere le mucche a fare percorsi di quarto grado per raggiungere gli alpeggi, le corna servono come gancio di traino. Un percorso ardimentoso per dei quadrupedi di 300 e più chili che in un anno mangiano 10 volte il loro peso, come dire che da maggio ad agosto ogni mucca ha bisogno di almeno una tonnellata di fieno. Quello della Val di Mello è molto fine e ricco di fiori, I Melat mietono ogni ciuffo per garantire alle bestie il giusto pasto, si spingono per loro su pareti anche di 7° grado, dove una mucca per quanto affamata non può spingersi.
La valle è disseminata da sassi erratici, iceberg di granito che si son fermati qui e là durante le glaciazioni. Uno di essi è alto 60 metri. Niente paura, i Melat si son spinti anche sulla sua sommità, antesignani di quello che oggi si chiama sassismo. In cima qualche albero, arbusti ed erba, quanto serve per ripagare la spesa di energia umana necessaria per l’arrampicata.
Ogni primavera i Melat si insediano nella valle per tornare nel paese di Mello che dista 60 km, in autunno I loro volti, dopo mesi di montagna solitaria sono scuri e il loro carattere ancor più burbero. Ogni volta bersagliati dai soliti lazzi e dalle fantasie più strane dei valligiani. Che siano loro i “mat selvadech” di cui ogni tanto si favoleggia in Valtellina? I mat selvadech (serve la traduzione?) sono quelli che hanno spaventato gli orsi che popolavano le valli che confluiscono nella Val di Mello. In fondo i plantigradi han ceduto il posto ai Melat, che non li hanno uccisi, come han fatto i “civili” bracconieri.
Un’altra figura da ricordare è il Gigiat, raffigurato in un murale a San Martino. Il gigiat è un bipide caprone che semina il terrore e si nutre di turisti. Ma non tutti. Con chi ama e protegge la natura il gigiat è affabile e simpatico, una sorta di guardia ecologia dei primordi. Lo han visto dondolare tra i rami degli alberi mentre gioca con gli scoiattoli. Difatti si legge, sulla parete di una casa di San Martino, all’imbocco della Val di Mello: “El Gigiat, nume tutelare de esta splendida valle. Buono con lo homo che natura rispetta, mala sorte a chi lo trovasse non rispettoso. Onori et gloria a chi el vedesse e notizia ne desse…”.Gigiat

Anestesia delle coscienze

spagna agosto 2010 108Ieri sera ho messo in ammollo dei fagioli. Forse li ho tenuti troppo in ammollo, sta di fatto che si son svegliati ed hanno cominciato a buttar fuori l’occhio dei germogli.  Più che metterli in pentola dovrei interrarli e consentire loro di riprodursi, è la stagione giusta per la messa a dimora e la luna è calante. Ogni seme ha un tempo per essere seminato  per perpetuare la sua esistenza. Così le idee, i pensieri, le frasi lette che tornano a galla nel crogiolo della testa. Sarà il particolare momento che stiamo vivendo, in cui la cronaca politica si intreccia con la cronaca nera, ma, come un fagiolo in ammollo, mi è tornata in mente una frase di Don Carlo Gnocchi , “La triste particolarità del nostro tempo è il tentativo di confusione tra il bene e il male, il pericolo di anestesia delle coscienze e di legalizzazione del male.”  Non è una frase di oggi, fu scritta nel 1937, altro contesto, ma ottimo seme per una riflessione visto che alcuni eventi dell’anno appena trascorso l’hanno riportata a galla, e non tanto per le vicende criminali di alcuni uomini che hanno abusato della politica, e che non riguarda solo l’adesso ma il sempre, quanto per la percezione che ci si possa assuefare al malcostume, in un clima di generale sfiducia. Ecco è questa oggi l’anestesia delle coscienze, la morfina che lenisce ogni dolore, il valium che ridicolizza il trillo di campanello, il tranquillante che addormenta.

L’anno  che è appena iniziato ci porterà anche le elezioni parlamentari, se ne respira forte l’aria, tra meno di un mese ognuno di noi avrà un seme di fagiolo da inserire in un’urna operando una scelta, cercando di impedire la legalizzazione del male (come le leggi lavanderia, su misura personale). Se in quell’urna ci fosse acqua i fagioli germinerebbero e piantati in terra produrrebbero nuovi frutti, oppure dopo averli estratti dall’urna, si potrebbe metterli in una pentola e farne una zuppa che nel giro di poco tempo verrebbe consumata. I fagioli non sono una merce rara, abbondano e anche nella mezzaluna fertile ne sono stati ritrovati dei semi fossilizzati, segno che semi e frutti si perpetuano. Anche le idee che concretizzano il bisogno di libertà, giustizia, fraternità e ogni altro sostantivo assimilabile, non sono una merce rara, sono  semi che si ritrovano nella notte dei tempi delle civiltà umane. Il pensiero è una nostra caratteristica, cresce insieme alla coscienza. Il loro sviluppo e  la loro realizzazione è una peculiarità dell’homo sapiens, come anche scegliere di anestetizzarli. 

Ciaspole

Le ciaspole ormai sono entrate nel vocabolario corrente, il termine più corretto sarebbe quello di racchette da neve, e in effetti tali erano sino ad una  trentina d’anni fa, un intreccio di corde su un telaio di legno che si legava alle scarpe con lo scopo di potersi muovere galleggiando, sulla neve fresca. Con il tempo sono state perfezionate, ora sono in plastica e metallo, da utile mezzo per camminare sulla neve per procacciarsi il cibo, ad attrezzo ludico per il tempo libero.

Il numero 1

200px-PCI_symbolIn questi giorni si è aperta la caccia ai 945 posti di lavoro a tempo determinato, più ambiti. Si spreca tempo a dire che il lavoro a tempo determinato non viene preso in considerazione. Tra i 315 posti che offre il Senato della Repubblica e i 630 della Camera dei Deputati, alzi la mano chi non vorrebbe entrarci. Non occorre saper fare niente di particolare, non ci sono limiti di età, si raccomanda la decenza ma visti alcuni trascorsi l’ambiente è molto tollerante. La formazione professionale è gratuita e in molti credono anche di imparare in fretta. Ciascuno di noi ha potenzialmente ancora qualche giorno di tempo per trovare ospitalità in qualche lista. Il tempo invece è scaduto per la presentazione dei simboli di ogni compagine politica,  in TV abbiamo visto la coda di quelli messi in fila per la registrazione, allo scopo di avere il copyright prima che un concorrente piazzi il proprio simbolo clonato  a scapito di chi ne può vantare il  legittimo diritto.

Quello che accade per le elezioni Parlamentari avviene anche per le elezioni locali. Per le comunali, sino a qualche anno fa chi arrivava per primo a presentare il simbolo conquistava anche il diritto a far stampare sulle schede elettorali il proprio simbolo in alto a sinistra. Inutile dire che oltre al primo posto, per visibilità, era ambito anche l’ultimo posto, in basso a destra. Quelle due posizioni sembra valessero almeno un 10% di voti, quelle che i meno alfabetizzati individuavano meglio e su cui gli indecisi sino all’ultimo, tracciavano un segno. Quei due posti erano quasi sempre del PCI e della DC.

Spesso accadeva che, su una scheda all’apparenza bianca, sul simbolo in basso a sinistra ci fosse un segno, magari uno striscio involontario ed erano lotte verbali sull’intenzione di voto e validità, o sulla nullità della scheda. Anche sul primo accadeva la stessa cosa, per il fatto che l’elettore tenendo la matita e la scheda con la mano sinistra, involontariamente faceva un segno proprio sull’angolo sinistro. Cose marginali, erano le cosiddette schede contestate, quelle che venivano discusse animatamente alla fine dello spoglio. Però l’angolo in basso a destra consentiva anche di poter essere segnato, con una scheggia di grafite infilata sotto l’unghia di un dito, da uno scrutatore poco onesto. I rappresentanti di lista, ancora oggi presenti ai seggi, hanno proprio il compito di vigilare e segnalare al presidente ogni anomalia.

Ma come si faceva ad essere sicuri di arrivare primi o ultimi all’atto della presentazione? Per arrivare primi bisognava agire in maniera segreta, solo alcuni fedelissimi di una sezione sapevano quando iniziava il blitz. Fu così che un mattino passando davanti al comune della cittadina dove abitavo, ho notato un banchetto con bandiera tricolore e bandiera rossa del PCI, sostenute da due portabandiera di metallo, mentre sul tavolo c’era un grande n. 1. Nel breve tratto per avvicinarmi al tavolo e soddisfare la curiosità le risposte più ridicole mi si sono affacciate in testa. Poi vedo Giovanni e Manuela. “Che fate?” – dico. “Teniamo la postazione per il n. 1” – mi rispondono. “Che c’è una gara di qualcosa? Biciclette, moto, pattini a rotelle?”, “No, è per essere i primi a presentare simbolo e lista per le prossime elezioni”. Soddisfatto di non aver capito nulla ho proseguito per la mia strada.  Nel tardo pomeriggio ripassando vedo ancora il tavolo, le bandiere e delle persone intorno. Non ci sono più Giovanni e Manuela, ma ci sono Matteo, Carmine e qualche d’un altro. “Ma state ancora li? Non avete consegnato la lista?” – chiedo. “La presentazione è lunedì” – mi viene risposto. “Ma oggi è giovedì che fate state li per 5 giorni?” – “Ci diamo il cambio, ogni quattro ore sino alle 23,00 e poi alle 7,00. Anzi visto che sei qui ti va di far la notte con me domani?” mi chiede Matteo. Tra me e me mi chiedo se è questa la rivoluzione che sognano di fare i comunisti, fare la guardia al n 1 per cinque giorni e cinque notti. Va bhe, visto che non ho impegni dico che va bene “Posso portare il sacco a pelo?”, “Certo, ma mica dormiamo all’addiaccio, alle 23,00 si entra in comune e alle 7,00 si esce, così per chi passa siamo sempre in coda per il primo posto”. Difatti alle 21,00 ora in cui ero arrivato, il n. 1 aveva lasciato il posto a 2 piatti di spaghetti e un fiasco di vino, un modo molto conviviale di prepararsi alle elezioni.

Finalmente arriva il lunedì mattina, l’ufficio elettorale apriva alle nove. Gli incaricati della consegna però siDemocrazia_Cristiana_attuale avvedono che, mentre loro superano trionfanti la porta a vetri, un gruppo di radicali è entrato da una porta secondaria vanificando la gioiosa fatica di cinque giorni e quattro notti. Ma gli operai hanno le mani pesanti, non si riesce a prenderli per i fondelli. Con qualche urlo e qualche spintone (qualcuno racconta anche di calci e pugni) la strada venne liberata dall’intoppo, ma per anni rimase un cupo alone di sfiducia, su chi voleva fregare il primo posto in lista agli operai.

Nun te reggae più? Ah mò?

Dal 1978 quando Rino Gaetano sbeffeggiò i politici e la politica di strada ne abbiamo fatta, a volte in salita altre in discesa, ora sembriamo appiattiti. L’antipolitica alla fine è diventata un inno, non ci sono più i partiti di una volta, e neanche il grana diceva mio nonno. E’ come se quella che noi cittadini sentiamo come una mano invadente nelle nostre tasche si fosse volatilizzata, inghiottita nel buio con il contenuto delle tasche, che non è che siano sempre o solo più vuote, c’è solo la consapevolezza che potrebbero essere più piene di ben altro, come le patrie galere sarebbe bene che fossero piene di qualcos’altro. Se solo avessimo preteso un’onestà costante e trasparente dai nostri rappresentanti, che eleggiamo e paghiamo. Invece rimane solo un senso di fetidume.

Facciamo un gioco, vediamo quante delle cose, dei modelli, delle persone, dei ruoli canticchiati 35 anni fa da Rino Gaetano resistono ancora oggi o in cosa si sono riciclate?

Regolamento:

  • per ogni cosa, ruolo, modello e persona individuata nel testo si guadagna un punto (dicasi 1)

  • al raggiungimento dei cinque punti fate una pausa (la pressione va tenuta sotto controllo anche da giovani)

  • il massimo dei punti assegnabili non lo conosco, io mi sono incazzato prima

  • se non lasciate commenti non vi preoccupate, basta che non ve la prendete con la tastiera, non c’entra. Se usate la tavoletta pulite dopo l’uso, le ditate macchiano.

Quale futuro?

don_gallo

Ci sono editoriali di giornale che lasciano il segno, che fanno riflettere per giorni, che strappano il manto dell’assuefazione al quotidiano e lanciano uno sguardo sul futuro. Uno di questi, che non passerà alla storia perché incomodo ai media, è quello pubblicato da il Manifesto a firma di Don Andrea Gallo  sette giorni fa, il 2 gennaio. Parole, riflessioni, considerazioni che, rieleggendole sento anche mie. Alcune domande che si pone sono forse anche le domande di tutti noi, comuni mortali senza microfoni a portata di mano.

“Non è scandalosa la “teoria” di chi si ostina a vedere nel profitto l’unica molla creativa, innovativa del progresso, quale sia la destinazione degli investimenti? Perché si è permesso la concentrazione del potere economico nelle mani bramose di pochi grandi colossi mondiali? Lasciamo le storielle dei complotti. Semplicemente siamo giunti al momento più vittorioso dell’economia vecchia di ottanta anni. Siamo al passaggio dal capitalismo di un tipo ad un capitalismo d’altro tipo, che non da speranza all’uomo di vivere una vita dignitosa .” 

La serie di domande che si pone sono una frustata sulle nostre schiene curve, e al tempo stesso una stampella con cui poter superare l’ostacolo. L’essere coscienti che il profitto sia considerata l’unica molla vitale, senza alcuna considerazione che gli investimenti finali, diversi dai bisogni dell’uomo, sono la sconfitta dell’umanità, è il riconoscere il mostro che ci aggredisce. Nella nostra vita abbiamo avuto un crescendo di autonomia, di indipendenza economica, di dignità, di libertà. Ora siamo di fronte al passaggio di un capitalismo di altro tipo, che annichilisce il presente mostrando i denti aguzzi del futuro.

Ieri venivano rese note le statistiche e le considerazioni della Commissione Europea, statistiche e considerazioni in cui l’italia è annoverata tra gli stati in cui sia più facile entrare in uno stato di povertà e al tempo stesso più difficoltoso, se non impossibile, uscirne.  

“La crisi attuale è la vittoria degli ultraliberisti con l’assenza di un’alternativa ritenuta valida, la debolezza della politica occidentale, la scomparsa dei valori di civiltà, hanno fatto il resto. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri… C’è una evoluzione in atto, non una generica crisi.” Qualcosa che tende a cambiare il nostro modo di vedere la vita, di gestire il quotidiano sempre sull’orlo di un precipizio. “Irrompe un cambiamento della stessa portata della nascita delle banche nel XVII° secolo. Gli economisti e gli statisti attuali ne sono imbevuti e, rivestendo posti di responsabilità, la applicano senza scrupoli”. Ci ritroviamo succubi di un mondo che ci chiede di essere sostenuto per mantenere la nostra precarietà, regolata da mostri potenti cone la Goldman Sachs americana, al cui confronto “gli economisti italiani (Draghi, Monti e soci) sono composti chierichetti di questo neoliberalismo, in una blindata cattedrale del Dio Denaro”.

“Una persona onesta non può più accettare un sistema di apartheid mondiale, dove il 20 per cento della popolazione mondiale consuma l’80 per cento delle risorse, dove si spendono 3 milioni di dollari in armamenti e in un minuto muoiono di fame dieci bambini”.

Tutti noi conosciamo, conviviamo con i nostri giovani che  hanno perso la fiducia nel futuro.  Scoraggiati, inattivi, mentre i vecchi sono costretti ad aggrapparsi a posti di lavoro che, se non ci sono, mostrano un burrone senza fine, un precipizio verso uno stato miserevole, succubi di questa colossale truffa delle banche addossata al debito pubblico per imporre austerità. 

Quando “il 2 marzo 2012, 25 dei 27 capi di stato della Ue hanno firmato il fiscal compact, sono diventati permanenti i piani di austerità,  resi operativi da una serie di tagli a stipendi e pensioni, che hanno ridotto il loro potere d’acquisto  e il diritto alla dignità del lavoro. La privatizzazione dei beni comuni sta facendo il resto. “Il potere economico ha imposto Draghi a governatore della Bce, già vicepresidente della Goldman Sachs, e un sorprendente senatore a vita, Monti, già  consulente della stessa banca americana, capo di un governo”tecnico” con ministri prelevati dalle banche. Passera, Amministratore delegato di Intesa San Paolo; Fornero : vicepresidente Intesa San Paolo; Gnudi, amministratore Unicredit Group; Giarda, vicedirettore della Banca Popolare e amministratore Pirelli. È forse un governo tecnico per il bene dell’Italia o una dittature delle banche, salvate da parecchi miliardi in America e in Europa? In una crisi nata nelle banche.”

Intanto il paese a pezzi, va alle urne in una confusione generale,  sballottato tra chi ha sprofondato la nazione e chi ne ha preso le redini per far finta di risanarla ma pronto a riconsegnarla al solito 10% che detiene l’80% della ricchezza.

L’ultimo dato di oggi, le azioni delle banche da luglio a oggi han reso mediamente circa il 70%, il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto del 4%, i consumi son diminuiti del 4,6%, il consumo di pasta, uova e farina è aumentato dell’1,5%. 

* i virgolettati sono  stralci del citato articolo di Don Andrea Gallo.

(disegno di Gabriella http://gabriarte55.files.wordpress.com/2011/07/promessa.jpg?w=640)

http://zebachetti.wordpress.com/2011/04/23/io-cammino-sempre-con-gli-ultimi/

Suggerimenti per la campagna telelettorale in corso

DivietoChe bello stare a casa durante il periodo natalizio, quello che segna l’intervallo naturale tra il che fai e il che farai. In questo frangente di nonchalance, tengono buona compagnia le TV, quella di Stato, quella commerciale delle private e quelle a pagamento. Visti gli indici di ascolto, si omogenizzano per portarsi via gli spettatori l’un l’altro. Al mattino imperversano i notiziari, alle 11,00 cominciano i programmi di cucina che vanno avanti sino alle 13.00, poi spento il fuoco dei fornelli si cambia canale. Resistono Gambero Rosso e Alice (pay TV). Poi un po di sport, film, programmi strappalacrime e all’ora di cena quiz e intrattenimento. Dopo cena talk show, film, tg e reporatage. Gambero e Alice vanno avanti con i fornelli.

Visto il palinsesto di massima e la campagna elettorale in atto, credo che presto vedremo Berlusconi a “Il pranzo è servito”,  così potrà proporre ricette ad uso personale senza infrangere la legge, Bersani a “L’Eredità” gioco a quiz in cui si gioca ad eliminare i contendenti per poi finire sulla ghigliottina, Monti lo vedo bene ad “Affari tuoi” per gareggiare a trovare il pacco più ricco, quello che solo lui e il dottore sanno dove sta e non lo dicono certo a noi. Di Pietro finirà per fare la comparsa in “Don Matteotto”, così scova l’assassino del binario morto, Grillo potrebbe andare, se si autoacconsente, ad  “Avanti un Altro”, gioco che non so come si svolge ma il titolo ispira. Poi c’è Maroni che ancora deve  decidere se andare a Telelombardia o Telemontecitorio e a cui suggerisco di recitare una parte in “Jake e i Pirati dell’Isola che non c’è” su Disney Channel.  I Verdi (se risuscitano) possono andare a Geo & Geo. Poi ci sono i gregari, quelli che non corrono per la volata, ma non ho voglia di consumare un pomeriggio di sole sulla tastiera. Sbizzaritevi pure con i suggerimenti, visto che tra digitale terrestre e canali satellitari abbiamo un migliaio di televisioni, tutti vanno bene, poi troviamo un modo per inoltrarli agli interessati (sempre che qualcuno dei addetti stampa o pierre non venga prima a curiosare).

Questo post è opera vostra (e di Word Press)

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog, ogni vostro click e ogni commento ha fatto in modo che si accendessero tante luci pirotecniche. Grazie per ancora per la frequentazione 🙂

Ecco un estratto:

4329 i film sono stati presentati al Festival 2012 di Cannes. Questo blog ha avuto 28,000 visite nel 2012. Se ogni vista fosse un film, questo blog sarebbe potenza 6 Film Festival

Clicca qui per vedere il rapporto completo.