Evaporazione nel “non voto”

Cattura1-vertSe nel secolo passato la conquista del suffragio universale è stata tale, è perchè c’era una parte delle forze sociali e politiche che non l’accettavano come un segno di democrazia. Una conquista avviene quando si ottiene quello che non si possiede. La rivoluzione francese si svolse al grido di “una testa un voto”. Per tutto il nostro continente il voto libero e universale ai cittadini era direttamente proporzionale alla scolarizzazione. Oggi siamo cosi scolarizzati e umanizzati che faremmo votare cani e gatti, qualcuno dice per la parte avversa votano i somari.

Bhe forse se cominciassimo a dire che il suffragio universale è un freno alla libertà qualcuno storcerebbe il naso. Eppure il “non voto” e il “voto contro” stabiliscono il vincitore nella lotta elettorale, il primo si astiene perché sente come impossibile cambiare qualcosa con la propria partecipazione, il secondo esprime un voto di ripicca, non importa cosa si costruisca dopo, l’importante è distruggere o averne l’illusione, per qualche ora.

Senza andar tanto lontani, perché di esempi ne è piena la nostra storia, basta guardare all’altro ieri, vale a dire alle elezioni politiche, in cui son saltati fuori tre vincitori perdenti (come li ho chiamati qui), dei tre, quello che sino a ieri faceva la voce grossa, ha rifiutato ogni tipo di coinvolgimento nel governo, affidando le sorti e le riforme richieste dalla gente a un governicchio bicolore che non si capisce ancora bene quali siano le cose che vuole fare.

IMU (in sicialiano sinifica “andiamo”) gratis sulla prima casa, lavoro ai giovani mantenendo i vecchi al lavoro, soldi alla scuola privata per salvare quella pubblica, basta sovvenzioni  ai partiti, se l’8 per mille lo prendono le chiese, il 5 le associazioni,  per i partiti propongono l’1: grandi riforme, grandi sconti in tempo di saldi.

E veniamo a ieri. I “voto contro” si disperdono, si ribellano, evaporano, spariscono. A Roma, Marino (che tra l’altro mi garba) gongola dal suo 42% del 60% dei votanti, ovvero il 24% degli aventi diritto al voto, in soldoni 250.000 voti in meno di Rutelli alle prece-per-denti amministrative. E se al secondo turno gli astenuti si ripresentassero tutti insieme a votare? No non ci sarebbe gusto, anche se non sono tutti parenti di Alemanno, non voglio suggerirgli qualche strana idea di rivincita (tra 13 giorni un indicatore saranno  le auto in coda a qualche distributore di benzina).

In realtà il suffragio universale vacilla, le tessere elettorali son consegnate a tutti i cittadini residenti, ma il 50% non vota, vota scheda bianca o nulla, rinunciano a votare perché troppo stufi. Far stufar la gente è anche una tattica, da un risultato certamente migliore di un voto di casta o di appartenenza stabilito per legge, non genera proteste essendo di per se una protesta. La disaffezione al voto, opportunamente stimolata consente di non dare voce a chi ha rinunciato a cercare un lavoro, a chi non ha una casa o una pensione adeguata, a chi non nutre speranza.

Se la nostra costituzione opportunamente riformata stabilisse non che tutti i cittadini sono elettori, ma che elettore è solo chi ha una lavoro, una casa e un reddito garantito, sarebbe una bestemmia, invece tutti possono partecipare liberamente, astenendosi o rinunciando fanno alzare le percentuali di voto.

Vince-nzo Nibali, squalo di montagna, ci hai fatto sognare.

Alla Milano – Sanremo il freddo ti strappò alla corsa, un cassetto con il suo sogno dentro, chiuso con rabbia. A inizio settimana, alle prime avvisaglie invernali di questa primavera autunnale la paura che il freddo ti fermasse  era tanta.

(immagine presa dal web)
(immagine presa dal web)

Poi vederti tra i primi domenica nel nevischio dell’alpe francese del Galibier ha  rinsaldato il sogno. Che la crono scalata di martedì fosse alla tua portata lo si sapeva, ma pioveva, e tanto. Non abbastanza perché gli aghi d’acqua bucassero il morale. Da non crederci vederti vincente sul tempo segnato dall’orologio e su quello segnato dal cielo. Il riposo forzato di venerdì e ieri, le pedivelle che giravano nella neve come fossero pinne, la ruota che si teneva aggrappata alla salita, e infine il taglio del traguardo tra la neve fitta.

Grazie Vince-nzo è stata una settimana da sogno per noi tifosi, vederti primo e con la faccia pulita il nostro premio finale, arricchito dal fango e dalla neve. Oggi sarà una passeggiata.

NibaliE questa è la classifica finale:Cattura3

Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia

3920236 (1)E’ bastato questo titolo ad incuriosirmi e a farmi leggere il sunto sulla terza di copertina. Dopo uno sfoglio veloce per capire il ritmo di scrittura, ho deciso di mettere il libro nel carrello. C’è un pizzico di Peppino Impastato nella storia, ma l’autore non l’ha conosciuto, nei sui trent’anni al massimo avrà visto il film, I cento passi.

Cento passi son pochi e sono tanti, come il vuoto che ci sta in mezzo a due muri, a una strada o a due epoche diverse. Eppure per certi versi me lo ha richiamato per l’allegria manifestata nella lotta alle minchiate. Tra l’allora e l’oggi oltre un quarto di secolo separa epoche e persone, eppure nel racconto di Rizzo l’oggi si fonde con una storia vecchia che chiede vendetta ai personaggi che si muovono tra le pagine del libro.

Perché il passato dell’isola non è soltanto quello romanzato storicamente da Primo Aprile, di un sud ricco, marchesato e defraudato, è  anche le storie piccine e vere, come quelle di Peppino che alla radio chiamava merda la mafia, e che anche per questo finisce massacrato. Nel racconto di Rizzo, ai tempi d’oggi, ci si ribella al sopruso ed alla prepotenza di chi dovrebbe rappresentare le Istituzioni, versando una tonnellata di letame davanti alla casa del sindaco. Nel racconto, Osso, Pupetta e Gaga (i tre personaggi base) non fanno cose più gravi, sembrano goliardate, ma sono sufficienti a far riaprire un processo archiviato, una vecchia storia che diventa racconto nel racconto, l’ieri e l’oggi che s’intrecciano. Perchè come dice Rizzo al capitolo zero “La Sicilia non esiste. Io lo so perché ci sono nato”. Una frase che non è la negazione dell’affermazione ma la risacca del “così è se vi pare” di Pirandello. 

Il gioco d’azzardo è legale?

CatturaAvevo giocato una schedina giorni fa, una di quelle che il mio amico barista compila nei momenti liberi. Visto che non mi andava di spulciare i risultati son passato sul sito della SNAI  (http://www.snai.it/giochi) per verificare attraverso il codice della giocata. Forse non era il sito giusto, così spulciando la pagina vedo in fondo l’avviso sul ritaglio che si vede sopra (cliccando si ingrandisce). La parte interessante dice:

Si informano i clienti che la legislazione americana vigente vieta agli individui residenti negli Stati Uniti d’America di giocare d’azzardo attraverso siti Internet, incluso il sito http://www.snai.it

Interessante come informazione, i giochi d’azzardo sono vietati agli individui residenti negli USA. Bene, c’è un’affermazione, si tratta di gioco d’azzardo. Cliccando su questo link http://www.vita.it/ricerca/index.html?q=azzardo ci sono un centinaio di articoli dedicati al tema dal settimanale VITA. Ma io ho ancora il dubbio se il gioco d’azzardo sia legale o meno, stando a quanto afferma SNAI avvisando i residenti USA, sembrerebbe di si.

Stamattina sul blog di Mariella vedo un post, questo il link:  http://xena05.wordpress.com/2013/05/23/politici-finanziati-da-societa-di-gioco-dazzardo/ come  anche Maria Rosaria aveva fatto un post http://ili6.wordpress.com/2011/09/05/non-tazzardare/ e anch’io https://popof1955.wordpress.com/2012/08/11/baby-slot-machine/ ,  o anche qui https://popof1955.wordpress.com/2011/09/13/per-vincere-bisogna-saper-perdere/ dove scrivevo:

Ma in quanti sanno che il giocatore d’azzardo può esssere inabilitato sulla scorta di quanto affermato dall’art. 415 del Codice Civile che, stralciato, recita “....Possono anche essere inabilitati coloro che, per prodigalità … espongono sé e la loro famiglia a gravi pregiudizi economici… “ e io non posso non concludere che lo Stato, sollecitando alle scommesse i cittadini, punta apertamente sull’incapacità di percepire la realtà da parte dello scommettitore, riversando sulla famiglia il peso della situazione. 

Però no, l’avviso di SNAI è solo per gli americani residenti negli Stati Uniti.

So in anticipo che appena il post verrà pubblicato verrò bombardato di spam, come già in passato word press fa le bizze con i caratteri quando si tocca l’argomento. Pazienza è solo un blog.

Torna “Lo Spirito del Pianeta”, tornano i Saor Patrol

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Quelle sopra sono immagini dell’anno scorso alla festa etnica più calda del pianeta. I Saor Patrol saranno sul palco il 3 di giugno e faranno ballare tutti sulle sedie.

Tra i tanti che saranno presenti non voglio perdermi gli aborigeni australiani che lo sorso anno han massaggiato di suoni gli astanti con i loro corni, e poi ci saranno i siberiani che tornano dopo tre anni, e anche …… il programma è qui (basta cliccare), io mi pregusto l’attesa 😳

L’udito, questo sconosciuto.

Dei cinque sensi, la vista è quella che ci fa riconoscere le cose e le persone. Chi non s’incontra da tanto tempo però lo si riconosce con le orecchie, il DNA rimane impresso nell’udito riportandoci indietro nel tempo, con una vibrazione istantanea.

Tempus fugit! Ci se ne accorge quando, come in una tranquilla serata di primavera autunnale, mentre  l’Inter recita la farsa di una partita persa (2 a 5 con l’Udinese, in casa) e il fuoco arde nel camino fuori stagione, si digita sulla tastiera un nome: Daniele Grasso. Meglio farlo sulla stringa di You tube, perché la persona che si cerca aveva la musica nel sangue, è quello in percentile il posto più sicuro dove e possibile trovarlo, lo schermo restituisce  un video. 

Al primo istante si sgranano gli occhi, perché no, non è lui l’amico che si ha nel ricordo. Ma un click sul triangolino del play restituisce un suono, la voce è quella. La persona non cercata sino a un’ora prima, che se ne stava silenziosa nel sacco dei ricordi, di colpo acquista vita.  Suonava Hendrix nel 72, diventammo amici sulla strada, e poi in un Botteghino delle Idee Perdute. Sentivamo sound dappertutto, nel ritmo dei treni come nello sciabordio dei traghetti. La sua Gibson SG Standard, con le corde regolate ad arte e il suo studio sui salti di quinta che andava a cercare nuove armonie musicali, troppo avanti, dicevamo allora, per orecchie abituate ad altro.

Ogni 5 anni la nostra epidermide si rinnova, in 35 anni cambiamo pelle sette volte, sette vite come quelle dei gatti, forse anche le corde vocali cambiano pelle,  ma restano il modo e il tempo, la cadenza sonora o l’enfasi delle parole che si inseguono aggrappate alla lingua.

Scavando, prima nelle immagini e poi nei ricordi, che riaffiorano come fossero una scolaresca che si tiene per mano facendo un circolo, grazie all’udito ho ripercorso un tratto di vita, un binario abbandonato. Con Daniele Grasso si era accomunati da una malattia grave per l’anima, quella per la musica che espone ad emozioni per vivere (parole sue che prendo a prestito).

Tanti anni son passati, mezza vita direbbe Dante, ce ne sta almeno altrettanta davanti. Spero, che Daniele passi di qui.

PS:  questo è un post che era nato per Lucia, avrebbe dovuto mettere in risalto almeno uno dei cinque sensi, mi spiace Lucia non ci son riuscito, da mare calmo si è trasformato in burrasca.

Squalo Nibali, ci fai fare un sogno?

LAPR0942--473x264Dopo gli anni di dopamento (che mi ha fatto allontanare anche dal tifo) e una buona dose di  appassionata fatica accumulata nelle gambe, un mio concittadino nomade (perche si nasce a Messina ma non si sa dove si muore) risveglia, non dico l’amore (quello appartiene a mio nipote) ma il tifo per il ciclismo, quello della fatica.

Perchè il giro d’Italia di quest’anno, che  seguo come fosse un puzzle, spesso in differita, qualche emozione la sta regalando.  Non è disegnato per la dopamina, sembra fatto apposta per l’adrenalina ragionata, quella che ti fa mettere in fila la squadra, che ti consente di restare ROSA anche se a vincere la tappa è uno specialista in mordi e fuggi.

Arrivano le salite al giro, quelle vere, quelle che a ogni pedalata senti il cuore nelle nelle tempie, quelle in cui fissi l’asfalto e scopri che è come sempre rugoso, e la ruota, tra un granulo e l’altro, fa una conquista temporale. Forza Vince-nzo, ci stai portando appresso.

Morire di lavoro nel tempo della crisi del lavoro.

6_l_andamento_degli_infortuni_sul_lavoro_(anni_2001-2008)

Non c’è giorno che passa senza il consueto bollettino di guerra con i morti per cause legate all’attività lavorativa. Non importa  che giorno è, diminuiscono gli occupati, ma le percentuali non mutano. “Dall’inizio dell’anno sono documentati, scrive Carlo Soricelli sul suo blog,  176 lavoratori morti per infortuni sui luoghi di lavoro. Il 32,3% sono morti in edilizia, il 31% in agricoltura dei quali la maggioranza schiacciati dal trattore che guidano, il 17,5% nei servizi, il6,5% nell’autotrasporto, il 5,5% nell’industria (compresa la piccola industria e l’artigianato)”. Senza contare i morti sulle strade durante l’itinerario casa- lavoro-casa.

Ho sottomano le statistiche INAIL del 2011, le ultime disponibili e consultabili cliccando su questo link, dicono 893 morti.

Gestioni assicurative Infortuni in complesso Casi mortali
2010 2011 Var.% 2010 2011 Var.%
             
Agricoltura      50.235      47.054 -6,3 112 109 -2,7
Industria e servizi    693.461    647.656 -6,6 845 765 -9,5
Dipendenti conto Stato      32.488      30.629 -5,7 16 12 -25,0
             
Totale   776.184   725.339 -6,6 973 886 -8,9
             
Settore navigazione       1.269       1.003 -21,0 6 7 16,7
             
In complesso   777.453   726.342 -6,6 979 893 -8,8

Io leggo anche un dato non scritto: ogni anno ci sono oltre 3500 persone, tra vedove/i, orfani, genitori (non trovo il sostantivo che identifica i genitori orfani di figli), che la sera non hanno rivisto i propri cari tornare a casa. Che han ricevuto magari una telefonata per vedere il mondo crollare. Sogni spezzati insieme alle vite. Un vortice di morte che travolge anche le vite dei vivi.

Sin quando non ci tocca da vicino chiniamo la testa, chiudiamo gli occhi, magari una preghiera. Poi stringiamo le mani in tasca, ci tocchiamo in testa e sul petto (o da qualche altra parte) e proseguiamo speranzosi. Come di rito, alle famiglie verranno recapitati prima i telegrammi di cordoglio, poi, visto che si tratta di lavoratori dipendenti, attraverso i legali dell’azienda, vengono spedite le lettere di contestazione disciplinare per non aver seguito le procedure antinfortunistiche: un passaggio necessario prima di stabilire le effettive responsabilità intese come colpe. I familiari rivivranno attimi di tensione, rabbia, pianto e disperazione.

Dio, quando cacciò Adamo dall’Eden condannò l’uomo a coltivare la terra da cui era stato creato, non a morire per lavoro.

Foglie, figlie di primavera

Passando pochi minuti fa da Luciana e leggendo il suo post sul rallentare ogni tanto il ritmo di vita, mi è venuto in mente che proprio oggi, avvolto nel grigiore di questa primavera autunnale, ad un certo punto ho notato delle foglie di quercia sull’erba, queste:

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Che strano mi son detto, il vento e la pioggia le han fatte cadere e infilare dritte nell’erba. Ma no certe cose non accadono in primavera, anche se le temperature son sotto la media di stagione, il ciclo della vita non cambia.

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Chinandomi e guardandole meglio ho potuto notare che le foglie spuntavano dal terreno, un ampio spazio con foglie di quercia spuntate dal nulla.

Dal nulla? No è bastato sollevarne una dalla terra per vedere la ghianda germinata. Qualcosa di piccino che cambia in meglio la giornata, basta fermarsi ad osservare.

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