Produrre decrescita.

?????????????Oggi ho parcheggiato l’automobile in un parcheggio a pagamento. Gesto consueto, costa molto di più il carburante per cercare un posto libero che non sostare pagando. Per i comuni (e per lo Stato che incassa l’IVA) un modo per fare introiti con autovetture che non consumano carburante.

Sarà stato apposta che lo han battezzato parchimetro quello della sosta? In media, per sostare su suolo pubblico, spendo 20 centesimi al giorno. A me va anche bene perché ho il garage, su cui però pago l’IMU, alla fine la media impositiva è rispettata (media che stimo in 300 € l’anno).

Ma provo a scavare. Se un’autovettura è in movimento consuma carburate, che come materia prima non costa cara (le guerre per il petrolio servono per generare indebitamento e aumentare la produzione tenendo basso il prezzo del greggio), con l’intervento delle tasse e delle accise, si va a un totale di  € 1,80. Visto il momento di crisi la gente tende a mantenere l’auto ferma, il parcheggio a pagamento è un modo per fare introiti con il mezzo in sosta (che paga già tassa di possesso, assicurazione e contributo al SSN, quest’ultimo detraibile dalle imposte solo se supera i 45 €).

Applicando lo stesso principio alla produzione industriale faccio un altro ragionamento. 

Prendiamo la produzione di elettrodomestici bianchi (lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi). Se sino a un  po’ di tempo fa erano necessari 1.000 operai per produrre 10.000 di questi elettro-domestici oggi sono sufficienti 10 robot e 10 operai per produrne la stessa quantità. Una sola differenza: 1.000 operai pagavano molte più tasse di quante ne paghino 10 operai affiancati da 10 robot.

Il sistema fa finta di nulla, ma se da una parte inventa il pagamento da fermo dei veicoli, dall’altra non trova il modo per far pagare il surplus di prodotto/lavoro ai robot.

Tra me e me, allargando il pensiero, mi chiedevo: se viene pagata una tangente da un milione di Euro, da dove saltano fuori i soldi? Non è per caso che il costo del lavoro prima della crisi fosse superiore a quello attuale? Cosa ha consentito di abbassare il costo del lavoro? Risposta: l’automazione, la delocalizzazione e la paura della crisi. Altra domanda: possibile che non si trovi il modo di far pagare un’imposta ai mezzi di produzione non umani al fine di redistribuire gli utili? Altra risposta (amara): no, non è possibile farlo, almeno sin quando le lobby attraverso le tangenti possono condizionare il legislatore. Si chiama anche corruzione, ma da dove vengono fuori i soldi delle corruzioni? Non è che vengono fuori da quel surplus di produzione automatizzata? Le tangenti sono il frutto di quel guadagno?

Uno dei prossimi passi del nostro governo dovrebbe essere quello di tassare ulteriormente i consumi finali attraverso l’aumento dell’IVA, una tassa interna che non intacca l’esportazione dei beni prodotti, ma viene applicata su tutti quelli importati, un modo per produrre uno o due punti d’inflazione che con un debito pubblico stabile (o in crescita) fa bene alle casse statali e male alle tasche dei cittadini che continueranno a tirare la carretta.

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

22 thoughts on “Produrre decrescita.”

  1. infatti…..speriamo che trovino una soluzione e che l’IVA non aumenti altrimenti sarebbe proprio un’altra mazzata credo insostenibile….

    1. I prezzi al dettaglio malgrado la crisi sono in aumento, almeno qui. Facevo un confronto con lo scorso dicembre, i prezzi già prima dei saldi (che non sono andati bene) erano contenuti, l’effetto degli sconti è stato molto esiguo. Oggi i prezzi son diventati inaccessibili alle retribuzioni medie, in definitiva i commercianti per difendersi dalla crisi non possono puntare a vendere ancora con minimi guadagni, piuttosto non vendono, lo faranno al momento dei saldi, almeno quelli che ora hanno alzato l’utile teorico faranno grossi sconti riportando i prezzi a situazioni normali. Il commerciate che attualmente pratica prezzi contenuti invece potrà praticare sconti minimi. Il risultato a settembre sarà che l’inflazione verrà rilevata in crescita (ma non il volume d’affari).

      1. Confermo: non c’è bisogno dell’aumento dell’IVA, i prezzi al dettaglio aumentano per i fatti loro comunque…
        Solo un piccolissimo esempio: per l’Aquilina (visto che ancora con i cibi non frullati ha le sue fisime) compro le “polpine” di frutta, così almeno riesco a fargliela mangiare. A seconda dei supermercati si trovan marche diverse, ma il contenuto bene o male non cambia: 100% mela grattugiata o 90% mela e polpa di qualche altro frutto.
        In una delle catene di supermercati vicini a casa mia hanno quelle della Mel****a: fino a inizio anno costavano 69 cent l’una, come nelle altre catene.
        Ebbene: un sabato faccio la spesa e… dalla settimana scorsa il prezzo di sta roba è passato da 69 cent a 98! Un aumento di quasi il 50% su un vasetto di frutta da 100 g, senza nessuna spiegazione apparente… soprattutto visto che lo stesso prodotto negli altri supermercati è rimasto sui 69 cent.
        In questo caso m’è stato sufficiente scandalizzarmi e comprare altrove… ma mi sto ancora chiedendo non solo il perchè, ma a quanti prodotti sia capitata la stessa cosa senza che ci si faccia caso (dubito che tutti abbiano in testa i vari listini delle cose che comprano)!

  2. L’aumento dell’Iva sarebbe un disastro. Inoltre questa benedetta IVA non so quante volte la paghiamo. Ti è mai capitato sentirti chiedere :
    Vuole la fattura?
    Sì!
    Allora c’è da pagare l’Iva quindi aggiunga il 21%.
    Ecco…qui al sud è frequentissima questa domanda e per svariati servizi (viaggi bus, tipografia, ceramiche artistiche, ecc…) e se la fattura non puoi scaricarla ecco che dici NO, non mi serve e risparmio l’Iva. Poi chiedi:
    -Scusi, ma non è ormai tutto ivato? Perchè questa differenza?
    La risposta è tra le più svariate….

    1. Non è solo una questione di sud, accade anche qui. La domanda che il fornitore di beni o servizi pone se fosse formulata diversamente avrebbe un’altro impatto. Se ti si chiedesse “in costo è 100, ma è gradito un obolo del 21% per contribuire ….” In questo caso secondo le esperienze soggettive ci sarebbero risposte diverse, se nel mio fantastico in quel 21% ci vedo anche la realizzazione di beni e servizi utili dieri di si, ma se penso al contributo al sostentamento dei gruppi parlamentari il discorso cambia.

  3. l’automazione, la delocalizzazione e la paura della crisi…

    l’ automazione è una realtà e ci puoi far ben poco. Idem la paura della crisi. Andiamo alla delocalizzazione…vero dramma del lavoro che ci sta piovendo addosso.
    Ti faccio solo 2 esempi:

    1 -una volta le badanti estere erano tutte polacche, ora non più, ora sono rumene. sai perchè le polacche non hanno più bisogno di venire a lavorare in Italia? Perchè lo Stato italiano ha “costretto” con tasse esorbitanti la fuga delle industrie nei Paesi vicini molto più vantaggiosi. La polonia ringrazia, i lavoratori delle ex fabbriche italiane sono disoccupati e presto andranno a fare i badanti in Polonia.

    2 I callcenter….realtà lavorativa attuale di migliaia di giovani laureati e non. Bene: uno dei più grossi call center della mia zona si sta delocalizzando. E sai dove? In nord Africa ! fatti due conti…. lì il lavoratore costerà 2 euro e le tasse idem. Ciao Italia!!

    Pensaci Stato, pensaci!!

    evviva i sindacati!

    1. Per quel che ho visto nel mio ultimo breve passaggio al sud, le badanti stanno tornando ad essere italiane, quando l’unica entrata è l’indennità d’accompagnamento e il tuo lavoro non c’è più, scopri che sai fare la stessa cosa che fa un’altro. Ma non solo al sud, anche qui, nelle case di riposo arrivano solo gli anziani gravi, quelli a cui la famiglia non può garantire cure e assistenza adeguate. Cominciano a vedersi anche i frutti della diminuzione delle nascite e del figlio unico: pagare 2.000 € ad integrazione di quanto eroga lo Stato, non è cosa da èpoco se a doverla fronteggiare sono solo uno o due figli. Come vedi la cosa potrebbe avere anche una spiegazione diversa, la minor dipendenza dai figli degli anni scorsi in nome dell’efficienza lavorativa da i suoi risultati.
      Da anni i callcenter degli Stati Uniti d’America, sono delocalizzati in India, gli indiani (ex colonia britannica) parlano un inglese perfetto, con in più una capacità quella di dare alla voce l’inflessione dialettale di chi telefona. Non è una cosa quindi nuova, ma il discorso si complica se teniamo conto del fatto che i lavoratori dei callcenter nazionali sono in massima parte lavoratori a progetto. Secondo te è una scelta dei sindacati (che dove hanno appoggiato le cause dei lavoratori hanno vinto, come alla Telecom) o di chi ha abusato di una possibilità per evitare di pagare i contributi dovuti?
      La verità è che manca una denuncia con presa di coscienza sociale su chi ha scatenato questa crisi e la sta giostrando come meglio gli fa comodo, perchè quando si rischia di annegare non si sta a guardare se la spinta per la presa d’aria la si ottiene spingendo sotto un altro.
      A ne la proposta che fa la commissione lavoro fa ridere (o piangere se preferisci): cosa vuol dire annulliamo i contributi per chi assume un giovane a part time per un anziano che sceglie di fare il part time? Sai cosa ho scritto in proposito a Cesare Damiano (sen. PD con blog wp)? Che si va bene, ma che sia part time verticale, un anno per ognuno, io l’ultimo l’ho lavorato, ora tocca a un giovane, anzi spingiamoci oltre, 10 anni a testa, io me ne sto a casa subito e il giovane lavora per i prossimi 10 anni, poi io torno al lavoro.
      Si una provocazione, non è azzerando i contributi che si ricostruisce. Le pensioni in Polonia o in Romania sono di 250 €, la nostra è una crisi generazionale, la prossima sarà nel 2041/2051 quando noi saremo dall’altra parte e i figli che oggi hanno 30 anni e sono ancora in casa, avranno 50/60 anni: troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per lavorare: bruciare una generazione vuol dire questo.
      PS: mi accorgo che in due abbiamo messo insieme parole sufficienti per un altro post😉

    1. Coraggio non sarà un’inflazione a due cifre come quella degli anni 70/80, sarà sufficiente un 7/8% in tre anni, il guaio semmai è che sono assenti strumenti di adeguamento retributivo e pensionistico, ad esempio la clausola di congelare gli aumenti dell’adeguamento delle pensioni superiori a 1480 € mensili al costo della vita, era già un segnale.

    1. Io invece ho finito per essere solidale con i parcheggiatori abusivi, quelli che la domenica per racimolare qualche soldo si mettono un giubbotto con i catarifrangenti e un berretto per sostituire i parchimetri a riposo.

      1. @popof, ma allora quella nostra domenica ai Navigli? Perchè hai pagato, nonostanteil mio disappunto?😀

      2. ah di quelli ce n’è quanti ne vuoi, qui, visto che i parchimetri non ci sono, ma ci sono i grattini! ( paese che vai… )

      3. Vedi i grattini e i parchimetri non dicono nemmeno grazie, ma quando uno ti dice “oggi non si paga, ma se vuole darmi qualcosa … ” fai un esame e ti rispondi che vada al diavolo il cartello che ti obbliga con la minaccia di multa, ti becchi un bel “grazie” che è come un coro, perchè stai certa che dietro un uomo che passa la domenica mattina in un parcheggio ci sono di sicuro una o due persone a casa che aspettano per sapere se quella settimana potranno comprare il pane e magari qualcosa d’altro.

    1. D’altronde o si tassano i redditi o si tassano i consumi. Quel che più addolora è che fanno fatica a trovare pochi spiccioli e poi in 5 anni di pacificazione in Afganistan si siano spesi 4,5 miliardi di euro, ovvero quasi 90 miliardi delle vecchie lire.

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