Dove scompaiono i navigli.

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La zona dei navigli a Milano è un crocevia d’acqua, uno spazio in cui le merci, ma anche i marmi del Duomo e delle case patrizie, lasciavano l’acqua per incontrare la terra. Poi d’un tratto i navigli spariscono, sotterrati dalle strade a quattro corsie, spero sempre che finisca il petrolio così i navigli verrebbero scoperchiati, restituendo una Milano soltanto dipinta.

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Zona di lavoro, di fatica, un tempo. Oggi strade d’artisti, e locali che si nutrono di passanti. Alzaia del naviglio significa che era il posto dove le merci venivano alzate, ovvero sollevate dalle zattere e messe sui carri, in strada. Dal lato opposto c’è la Ripa, un po strada un po riva. Ci siamo incontrai li qualche domenica fa,  io Libera,  Nazzareno e  Loredana, blogger per passione e poi Rosi, Franco, Mitti e tanti altri, incontrati per la prima volta, complice la presentazione del libro che  Nazzareno aveva partorito.

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Un’atmosfera familiare e calda che al mattino prima d’incontrarci aveva visto due tizi (me e Libera) percorrere quel quarto di circonvallazione che porta alla zona Ticinese (dove arrivano le acque del Ticino) e fermarci a fotografare i resti delle mura cinquecentesche (dette Mura Spagnole), quelle che ancora sono rimaste dopo lo sconquasso umano e del tempo.

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Le foto di quella domenica, sono visionabili nelle varie slide, in primo piano ci sono le erbe commestibili indicare da Libera.

A distanza di quindici giorni sono sempre a chiedermi del perché non mi piaccia Milano, visti gli angoli superbi che offre. Milano non mi piace per la violenza che assale la vista, perché in pochi metri vieni attonito da stili architettonici legati all’umore dell’ultimo che ha racimolato i fondi sufficienti per realizzare un manufatto. Non c’è armonia. Gotico, romano, liberti, neoclassico convivono in un’accozzaglia senza pari, entri e  esci dalla città senza aver capito nulla, come immergersi in un’enciclopedia senza afferrarne il senso o in una vasca senza bagnarsi. Basta notare come nella prima foto, l’Alzaia abbia il parapetto in pietra e la Ripa in ferro, roba da poco, ma la dice lunga.

Un po più oltre, dove una parte dei navigli nascono è ben diverso.

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Anche quello che ci sta intorno ha un’atmosfera armonica che è cresciuta o mutata nel tempo, mitizzando gli stili per offrirsi allo sguardo del passante senza dargli sempre schiaffi sugli occhi.

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Come a Cassano d’Adda, nei cui paraggi prendono spunto il Naviglio della Martesana e il Canale della Muzza. Per chi attraversa il ponte la prima percezione avviene con la vista, da lontano, ha il tempo per calarsi in un contesto che lo assorbe con la sua armonia, o un suo tentativo.

DSC_0013Anche l’album di queste foto è visibile su Sky drive, cliccando qui, ma solo per gli amici in messanger o altro accidenti che non son riuscito a capire.

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

19 thoughts on “Dove scompaiono i navigli.”

    1. E’ una città che sento poco mia. Ci ho abitato un paio d’anni, lavorato 30, e vissuta poco, vuoi perchè troppo grande e le persone si disperdono se non hanno un collante d’interessi umani e culturali. Sono davvero molto pochi quelli che sono cresciuti e invecchiati nella stessa zona o quartiere, quasi come nel web.

  1. Quante cose ora so sui Navigli!
    Mi piace questo post, mi piace anche perchè si sente il tuo grande desiderio di autenticità alle cose che hanno avuto un senso, a ciò che dà un’emozione. A Milano sono stata una sola volta (sino ad ora) e non ne ho un’idea chiara o forse è la città che non vuol dare di sè un’immagine definita ma preferisce essere visitata, apprezzata e scoperta pian piano e nei suoi vari angoli.
    Quanto sono belle le ultime tre foto che ci proponi! Ma sono convinta che anche le metropoli possono essere amate. Anche se solo per una domenica con gli amici.

    Serena domenica, Paolo.

    P.S. Inutile che tu metta il link sky drive: non si apre nemmeno a me che sono tra i tuoi contatti outlook.

    1. Forse ogni città ha bisogno di esser vissuta da dentro con la progressione della vita, se ci fossi nato e cresciuto magari l’apprezzerei di più, ma mi ci son catapultato dentro, non facendo in tempo ad apprezzarne i sapori, come un caleidoscopio in cui percepisci immagini fugaci.

      PS: ho preso atto che in sky drive non si riesce ad accedere se non si è nella cerchia dei contatti messanger, ho aggiornato il post inserendo altre foto in slide🙂

  2. E’ il post che aspettavo, quello culturale, storico, quello che mi arricchisce e mi insegna, come in fondo lo sono tutti i tuoi post, anche quelli che parlano di politica che mi è così ostica ed incomprensibile.
    Non so se la luce delle foto (che, ovviamente non riesco a vedere nella tua privatissimissima gallery😛 ) non è quella giusta ma la luce che riflette il post giusta lo è di certo.
    Io, di buonora, sono andata nei campi a raccogliere gli ultimi grappoli fioriti di sambuco, un pò di malva e la bardana, sto inaugurando il mio “maerchingegno” proprio con il vaso di fiori.
    Cia Popof, buon proseguimento di domenica.

      1. Ti faccio causa, io, in foto (e anche sempre😀 ) faccio la stupidella.. Bacione.

    1. Milan is a major industrial center, but it has its historical past as every part of Italy, only I can not find it smooth like the other cities you mentioned, that is not an old town which slopes towards the modernity in the suburbs, for example, in Piazza del Duomo live at least five different architectural styles: Gothic, Renaissance, Romanesque, baroque and modern: they are an eyesore.

  3. Io ho vissuto molti anni a Milano, ho ancora un paio di figli lì, ma non la rimpiango. L’unico punto bello oltre al Duomo, non certo la piazza, anonima e caotica che mal si addice ad un monumento come il Duomo, l’unico punto sono i Navigli, quando non sono in secca. Conservano ancora un certo fascino che tu hai ben descritto e a me piace soprattutto il Vicolo Lavandai, dove in un piccolo rio si vedono ancora i lavatoi di pietra, sui quali le donne faticavano a lavare.
    Bravo Popof, abbraccio.

    1. Bravi sopratutto Nazzareno e Libera che con la loro presenza mi han convinto a trascorrere, e perchè no, a riscoprire un angolo di Milano una volta periferia, poi crogiolo di idee e ora si offre liquefatta nei bicchieri dei bar.

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