I nodi della crisi

233Cosa sia una guerra lo so, o meglio penso di saperlo. L’ho letto sui libri di scuola, l’ho visto nelle immagini di guerre lontane, l’ho saputo per averne sentito o letto il racconto. Noi, generazioni post 1948, quando parliamo di guerre pensiamo a quella di cui abbiamo più memoria storica diretta, in cui tutti quelli che restarono in vita ricominciarono a ricostruire e a riabilitarsi. E pensiamo ad una guerra come un fatto, un atto che aveva avuto un inizio e una fine. Ma una guerra non è mai stata una cosa immediata che si esaurisce con il tempo in cui si gira una pagina, una guerra dura anni. Comincia prima della data ufficiale e finisce molto dopo. Chi governa, Re o signore che sia, ha un compito preciso, deva mantenere vivi i sentimenti che spronano gli eserciti a restare uniti, e anche mescolare la  pentola delle promesse per mantenerle vive, i tornaconti finali ci sono sempre, il popolo nel tanto peggio spera sempre. In caso di vittoria c’è quasi sempre  la concessione di terre o comunque la garanzia di una rendita. Senza questi presupposti e garanzie una guerra è persa, gli eserciti si sfaldano.

Pensando all’ultima guerra combattuta in casa e non a distanza di sicurezza, quella del 40/45, mi chiedo: cosa aveva fatto si che la popolazione accettasse di combatterla? Nel rispondere mi spoglio di ogni ideologia, non credo che una dittatura sia il frutto della scelta di una minoranza che la impone e che la paura faccia il resto, le dittature han bisono di maggioranze, seppur silenzione, in ogni caso la risposta è muta, troppa vigliaccheria ha suggerito le condanne a morte. Gli italiani del ventennio fascista dettero il loro assenso, ciecamente, per tornaconto, speranza e anche stupidità, ma pur sempre di un consenso si trattava, . In fondo come entità nazione non siamo molto cambiati. Il popolo anche oggi è tenuto in gran conto negli ambienti che contano, solo per il fatto che consente l’esercizio del potere, attraverso la benedizione del voto. Sono quasi 70 anni che proliferano orticelli sempre più piccoli in cui razzolano tacchini ingordi e noi facciamo i pollastrelli covanti che proteggono l’uovo di oggi, futura gallina di domani (artritica e nemmeno buona da lessare).

Ma dicevo dell’ultima guerra combattuta da un popolo mendico, speranzoso, e convinto del fatto che male che andasse poteva portare a casa una pensione d’invalidità o una rendita. Difatti furono tanti gli invalidi, le vedove e gli orfani di guerra a cui toccò una pensione, che è diventata una lotteria, clandestina. I feriti invece ebbero corsie preferenziali nelle assunzioni pubbliche, nel rilascio di licenze per la vendita di monopoli e altro.

In due parole lo Stato per tenersi fedeli gli uomini e le donne, dette loro un contentino pagato con il contributo di chi lavorava. Apri le stanze buone anche ai rappresentanti del popolo democraticamente eletti. Venne promulgata anche qualche legge di tutela civilmente efficace, salvo poi cominciare a smantellarla nel gioco dei tira e molla alimentati dalle crisi ricorrenti.

In definitiva lo Stato per non veder sfaldare gli eserciti, siano essi forze armate o forza lavoro, ha necessità di dare garanzie, anche in momenti di crisi.

Eh si le crisi. Sono considerate qualcosa in cui il potere organizzato perde il controllo come una gomma d’asciutto sul bagnato. A tutti gli effetti durante le crisi il potere dello Stato si organizza per gestirle al meglio e sopravvivere a se stesso più forte di prima.

Questa crisi iniziata tra il 2007 e il 2008, negata sino al novembre dello scorso anno da governi che dal il ’96 e oggi han dissipato un patrimonio immenso costituito dal dimezzamento del debito pubblico (fatto irripetibile con il cambio reale €:£ non di 1:1936,27 ma di 1:1000) e che qualche anno fa fece gridare al ritrovamento di un “tesoretto” che consenti la restituzione di qualche briciola di becchime, di fatto ha tutti gli effetti tipici di una guerra. I morti ci sono. Oltre ai suicidi di lavoratori (sia imprenditori che dipendenti) io ci aggiungo anche gli uxoricidi e le stragi in famiglia. Ben ricordo, quando abitavo in un palazzo di 8 piani, come alla fine del mese, aumentasse il volume delle discussioni tra il vicinato. Qualche piatto si rompeva e con lo stipendio fresco lo si ricomprava.

Si adopera il termine femminicidio, per il sesso delle vittime, io lo chiamerei anche famiglicidio, perché è la famiglia la vera vittima di questa guerra che non avrà risarcimenti, in cui la gente si ammazza in casa per assenza di risposte, i piatti non si rompono meno ma le cure mediche al pronto soccorso per cadute casalinghe aumentano ma non interessano le statistiche, e poi l’unica delega ancora non assegnata dal governo Letta è proprio quella alla famiglia, il cui ministro  è ancora vacante.

Si torna intanto a voler ritoccare le pensioni,  proprio quando tra 4 anni sarebbe toccato a quelli che come me ogni anno vedono allontanarsi l’orizzonte. Chissà perché. Ma lo dicevo prima, uno Stato che non mantiene le promesse rischia lo sfaldamento delle forze armate in tempo di guerra dichiarata, ma anche delle forze lavoro in tempo di pace proclamata.

Un angolo di Gorizia
Un angolo di Gorizia

 

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

13 thoughts on “I nodi della crisi”

  1. Quando vengono a meno i punti saldi della vita, il lavoro, un po’ di sicurezza, la fiducia……crolla tutto e si va allo sbaraglio……ed è quello che ormai sta succedendo in questa povera Italia.
    Buona giornata Paolo.

  2. Ciao, Paolo. Io la guerra ’40/’45 l’ho vissuta e, quindi, ho vissuto anche la dittatura fascista. Ti chiedi se una dittatura possa essere voluta da una minoranza. La risposta ce l’hai nella situazione politica di oggi, di ogni giorno: così nasce una dittatura e noi ci siamo già in mezzo senza nemmeno rendercene conto.
    Non è solo crisi economica. La crisi economica ne è il presupposto, come la disoccupazione ad oltre il 12%, come l’urgenza di emigrare per le giovani generazioni a cui è stato rubato il futuro, come una classe politica squalificata come la nostra, come l’illegalità generalizzata, gli intrallazzi, lo Stato che tratta con la mafia, anzi cerca la mafia per trattare, ecc.ecc.
    Così nacquero pure il fascismo, in Italia, ed il nazismo in Germania!

  3. Ottima analisi: tutte le dittature sono sorte dopo un periodo storico e sociale come il nostro e ciò è quanto temo, forse più della crisi in sè, nonostante anch’io la provi pesantemente sulla mia pelle, nonostante abbia un lavoro sicuro ma retribuito molto male e che non mi permette di arrivare a fine mese se non con pochi spiccioli tiratissimi.
    La dittatura è la (purtroppo) normale evoluzione di periodi critici che portano il popolo a delle scelte errate ed esasperate, di scelte di speranza che alla fine si sono rivelate sempre deleterie…
    Io la speranza non la lascio, continuo a crederci e a lottare, ma sono stanca, stanca di rimandare spese necessarie, di tremare all’idea di aver bisogno di un dentista perchè non saprei come pagarlo, di acquistare solo il minimo di spesa necessaria per vivere da una settimana all’altra e di negare a mio figlio qualche piccolo e legittimo desiderio.
    E’ stato un anno durissimo e pesante e tutto sommato mi ritengo fortunata perchè non riuscita anche ad allontanarmi dalla città per un periodo di vacanza, ma sono ferie povere e combinate con degli stratagemmi incredibili… eppure le ho fatte mentre tante altre famiglie non se le sono potute permettere… ho voluto fermamente regalare alla mia famiglia un momento spensierato nonostante abbia contato gli spiccioli per tutto il periodo trascorso in giro con il camper, forse era meglio metterli via quei soldini, ma io voglio continuare a vivere almeno un po’, nonostante tutto. Nonostante la crisi. Perchè la vita viene prima e io non mi farò mai portare via la voglia di vivere. Mai.

  4. una strana guerra dove le armi sono solo da una parte e chi non ha di che difendersi deve sopravvivere come può forse incomincio a pensare che in una vera guerra i morti sono da entrambi i fronti in questo caso sono sempre dalla stessa parte e i superstiti finiranno per servire i loro padroni ciao buona giornata

  5. No, Paolo. la nostra generazione cosa sia veramente una guerra non lo sa. Possiamo immaginarlo,temerlo, possiamo studiarlo ma mai (ad oggi) avremo chiara e vera cognizione della tremenda realtà di una guerra.
    Le guerre personali, familiari, sociali, mentali ,ci sono sempre state.
    La Guerra, quella coi cannoni che buttano giù i quartieri delle città, quella con la fame (vera), quella coi morti a migliaia, quella con le sirene che urlano per la contraerea, quella con le deportazioni nei lager nazisti o comunisti, ecc…no, quella noi non la conosciamo e questa crisi, brutta, bruttissima quanto vuoi, non può essere paragonata a nessuna guerra letta, vista in tv o ascoltata dai nonni. Vissuta.
    Arriveremo al grosso nodo della crisi? Tutti ci auguriamo che i nodi possano sciogliersi e tutti stiamo facendo i nostri sacrifici e tributando gli oboli richiesti con la dovuta calma perchè il pettine non si ingarbugli eccessivamente tra i tanti nodi. Non so quanto potrà durare, non so per quanto ancora saremo disposti a sopportare il fastidio, il dolore, di quel pettine che sta tirando la nostra chioma. Solo se il pettine si bloccherà e si spezzerà allora verremo a conoscenza di cosa sia una vera guerra. Una conoscenza alla quale non tengo per nulla.

  6. Avessero i nostri politici la lucidità che dimostri tu anche in questo post! Speriamo di giungere in modo indolore al nodo cruciale della crisi, per il nostro futuro, per quello dei nostri figli…un caro saluto

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