Al rifugio Pizzini Frattola

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Quando ho deciso di prender parte all’escursione organizzata dai Ramponi Rampanti al Monte Pasquale, una delle montagne del gruppo Ortles Cevedale, è stato un gesto istintivo, una gita di due giorni  significava  che avrei dormito una notte in alta montagna, avrei visto le stelle come si vedevano al Planetario di Milano con Margherita Hack che le raccontava. Una gita di tutto riposo perché mi sarei fermato al rifugio limitandomi a qualche passeggiata scattando qualche foto.DSC_0005

Alla partenza, i 2150 mt del parcheggio ai Forni, l’indicazione per il rifugio Pizzini Frattola era di appena 2 ore e 30 minuti, niente di eccezionale, c’era in effetti da considerare che per i miei compagni di viaggio l’obiettivo era più ambizioso, la vetta del Pasquale, con l’arrampicata e l’attraversamento del ghiacciaio. La scelta di dormire al rifugio per loro era una necessità, perchè alle 2 ore e 30 iniziali occorre sommare altre 4 ore 30 minuti per l’attraversamento in cordata del ghiacciaio. DSC_0108Contrariamente a quanto si possa pensare, un ghiacciaio non si mostra nudo, resta coperto da un alto strato di neve che si scioglie da un lato e si accumula dall’altro. Il lato in cui la neve si scioglie è proprio quello di contatto con il ghiaccio, molte slavine si formano nelle ore più calde per lo scivolamento delle nevi e di chi ci sta sopra, come avvenuto  tre settimane fa con la tragica fine di 6 alpinisti di due diverse cordate. Chi c’era quel giorno, come il rifugista e altri, portano il segno del ricordo, le loro parole fanno capire cosa vuol dire rotolare per 500 metri. I miei amici nel pomeriggio ripassano movimenti e metodi per stare in sicurezza. Ripetono i nodi, come il nodo barcaiolo, che con la sua semplice doppia asola frena lo scorrimento della corda, il nodo palla che ha il compito di fermare una caduta, perché quando una corda si tende per la caduta di un alpinista, taglia la neve. Il ghiacciaio è pieno di denti aguzzi e il nodo palla si spera che si blocchi in mezzo. Poi c’è l’imbragatura di sicurezza, quella fatta con un cordino (ribattezzato da ghiaccio, ma è un’allegoria) che lega un anello dell’imbragatura vera e propria a cui è fissata la corda, e la corda stessa. Questo cordino ha un ruolo importante in quanto se spostato con le mani scorre lungo la corda, se strappato si blocca lungo la stessa: applicazione delle leggi della cinetica. E poi i ramponi, che sembrano uguali ma è importante fissarli  in modo che l’estremità delle cinghie finisca all’esterno. Non ultima la raccolta della corda, che deve scioglersi con facilità per tutta la sua lunghezza, l’uso del dissipatore e dei moschettoni.

 

Guardarli nei preparativi e porre domande sul perché di alcuni accorgimenti è stata una sorta di corso di aggiornamento da cui ho appreso tecniche in evoluzione (appena vent’anni fa ci si imbragava a mano, e guai a non saperlo fare). E infine una regola importante: non più di tre per una cordata di trenta metri, con il più esperto in testa e il meno esperto  in mezzo, piccozze e chiodi fanno il resto.

Dopo la lezione/discussione è arrivata l’ora di cena. Il cielo stentava ad oscurarsi ed alle 22 era ancora chiaro, si vedeva appena una stella e tante nubi appoggiate al vertice dell’anfiteatro di rocce. Ho rinunciato alle stelle, con il ricordo del Giorno di Giuseppe Parini:

“Ma che? tu inorridisci, e mostri in capo,
qual istrice pungente, irti i capegli
al suon di mie parole? Ah non è questo,
signore, il tuo mattin. Tu col cadente
sol non sedesti a parca mensa, e al lume
dell’incerto crepuscolo non gisti
jeri a corcarti in male agiate piume,
come dannato è a far l’umile vulgo.”DSC_0088

La sveglia per me è suonata alle 3 con le martellate  di un incredibile mal di testa. Effetto dell’altitudine o cervicalgia? Alle 4 ho fatto colazione con chi partiva ed ho assunto un antidolorifico. Il male ha cancellato l’idea di guardare il cielo e non ho fatto nessuna foto, nemmeno alle luci delle lampade sul ghiacciaio di chi era partito alle 3 per il Gran Zebrù. Partono prima dell’alba per essere di ritorno prima che il sole scaldi troppo la neve.  Io invece son tornato a dormire, grazie al fatto che nel giro di un quarto d’ora il dolore era cessato. Alle 7 tonificato dalle ultime due ore di intenso sonno, sono uscito per fare qualche scatto fotografico. Molti puntini neri sulle montagne altro non sono che scalatori (il prossimo acquisto sarà un megatele stabilizzato).

Sulla via del ritorno sono stato premiato dall’incontro con una modella d’eccezione, che vestita della sola pelliccia ha lasciato che mi avvicinassi sin quando non si è stufata.

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Grazie signora delle valli rocciose per l’interlocutorio sorriso che mi hai regalato. 

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

21 thoughts on “Al rifugio Pizzini Frattola”

  1. Ciao, Paolo. Presumo che dal Pizzini siete saliti al Casat e da lì avete attraversato il ghiacchiaio per scendere poi a Solda. Senza saperlo, eravamo molto vicini. Io ero a Passo Madriccio a quota 3.123m. La giornata era stupenda ed anche oggi lo è stata. Buona continuazione! Osv.

    1. Il gruppo è salito in vetta al Monte Pasquale, io sono rimasto al Pizzini dedicandomi alla fotografia e contemplazione :opps: anche perchè son partiti alle 4 e un quarto e la mia idea di arrivare al Casati l’ho messa da parte.
      Buona continuazione a te, io sino a fine mese lavoro, ma qualche uscita me la son programmata (lo faccio d’inverno ancor di più in estate ;))

      1. Peccato che tu non sia salito al Casati: nessuna difficoltà, circa 1 ora di salità e non più di 100 mmetri di nevaio in cima. Ciaro che per salire sul ghiacciaio si partas presto anche per evitare che gli eventuali crepacci non diventino più insidiosi. Se capiti da queste parti per scarpinate lungo la dorsale del Gruppo Ortles-Cevedale, preavvisami, magari possiamo fare qualcosa insieme. Ciao. Buon WE.

      2. In effetti il Casati era a un tiro di schioppo, sono arrivato sino alla teleferica, ma dopo procedere in da solo non mi andava, anche perchè il sentiero era innevato e le tracce non visibili.
        Se torno da quelle parti senz’altro. Domani vado in Val d’Aosta (St.Jaques) e mercoledì al Passo S.Marco. Ciao🙂

    1. Fifone vorrai dire🙂 Cerco sempre di valutare con obiezione le mia capacità, scalare un ghiacciaio richiede preparazione, sopratutto mentale, questa volta non ne avevo voglia. Gli amici del CAI, se decidi di partecipare ad una cordata in fondo chiedono solo che tu ti senta sicuro di affrontare un percorso. Alcune cose vanno fatte in progressione, meglio avere l’umiltà di accettare i propri limiti e conservarsi un’altra possibilità, come dici tu, per arrivarci vivi😉

  2. La cosa davvero bella è leggere il tuo entusiasmo e l’amore per la montagna.
    Che carina la modella impellicciata! Chissà quante cose ti ha raccontato con quel sorriso🙂

    1. Grazie Marirò per averlo notato. La montagna mi entusiasma davvero. Sto preparando un altro post su quel luogo, che per me è stato uno dei posti più elevati di quelli raggiunti. Sarà diverso, parlerà di leggenda e voglio metterci qualcosa di mio. Intanto oggi un’altra scarpinata in Val d’Aosta e mi preparo per la prossima. Ciao🙂

    1. Sai Piero non sono in vacanza, ma ho deciso di vivere questo mese di luglio come una vacanza intervallata da giornate lavorative. Basta capovolgere i poli per stare meglio😉

    1. Purtroppo è acqua passata, ma accetto comunque la benevola invidia😉 E’ stata una toccata e fuga di un fine settimana, ciò non toglie che appena posso lascio la pianura🙂

  3. Ciao Popof, non avrei coraggio ad affrontare così la montagna, forse perchè io ci vado sempre da sola e da soli è meglio non andare a correre troppi rischi, soprattutto per me che on ho esperienza di cordate né di ramponi. Sono anni che ho l’imbragatura per la ferrata ma mi manca il coraggio. La montagna è emozionante comunque. Buona giornata.

    1. Io son voluto andare vicino al ghiacciaio, con la guida di gente esperta mi cimenterei pure, ma non con un percorso di 4 ore e mezza (più il ritorno).
      Ho voluto fare questo post anche per ripetere che con la montagna non si improvvisa. Pensa sono appena tornato da un’escursione tra le Orobie e la Valtellina, sulla carta l’avrei consigliata a chiunque, eppure ci son stati alcuni passaggi in cresta un po rischiosi. Se fossi stato da solo non mi sarei nemmeno cimentato, difatti vado sempre in gruppo, e proprio oggi uno si è procurato una piccola frattura alla caviglia lungo un tratto tranquillo di sentiero, ma si era in tanti, l’abbiamo aiutato e dopo venti minuti c’era l’elisoccorso. La montagna è bella ed appassionante ma come diceva un mio amico “bisogna anche pensare a riportare la pelle a casa”.

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