Urtando contro il cielo del Gran Zebrù

DSC_0090Il Gran Zebrù, separato dal Monte Pasquale da un ghiacciaio in ritirata,  dietro  ha come guardiano il Cevedale che completa la cornice nord della valle su cui cumuli di nubi si addensano e spariscono.

E’ ancora presente in questa domenica di luglio, lo strazio dei sei alpinisti strappati all’esistenza dal cumulo candido delle nevi che li hanno accompagnati  per cinquanta metri tra i denti aguzzi del ghiacciaio.

Montagna maledetta il Gran Zebrù, sulle cui pareti e ghiacci si spengono tante vite. Situato sul confine tra la Valtellina e il Tirolo, ha una toponomia  che affonda le radici nel medioevo con una leggenda passata da uomo ad uomo.DSC_0057

Il Gran Zebrù era un re feudatario della Gera D’adda, quella terra strappata al fondo del lago Gerundo in cui tra l’altro vivo. Si era nel XII secolo anno più anno meno, e questo feudatario che di nome faceva Johannes Zebrusius, s’innamorò tra le tante damigelle che affollavano il mondo, di Armelinda figlia di un castellano delle parti di quello che oggi chiamiamo lago di Como.  La ragazza sembra ricambiasse il suo il suo amore, ma il padre era contrario in quanto non riteneva Johannes (di origine celtica) all’altezza della sua figliola.

Per conquistarsi  le simpatie e l’apprezzamento del candidato suocero Johannes decise di prendere parte a una delle tante crociate che si effettuavano in quel tempo in Terrasanta. Crociata, non crociera, fatica e stenti in un viaggio lento, prima per terra e poi via mare. Sommando il tempo dell’andata a quello del ritorno nonché al periodo di permanenza in terre lontane, trascorsero quattro anni prima che facesse ritorno ai luoghi dove viveva l’amata. Quattro anni che anziché ammorbidire il suocero e lasciare che Ermenegilda e Johannes coronassero il loro sogno, furono adoperati dall’uomo per convincere la figlia ad andare in sposa ad un nobile milanese, un tipico matrimonio “d’amore disinteressato” che ferì profondamente Johannes il quale quando apprese la cosa  abbandonò la pianura e i suoi possedimenti. Aveva visto la morte sfiorarlo, forse aveva anche ucciso in nome della causa cristiana, il suo cuore era in subbuglio, la sua mente  si dibatteva in cento propositi. Avrebbe potuto rapire Ermenegilda, schierare i suoi a difesa del suo amore e delle sue terre, ma in quelle terre vivevano uomini, donne, bambini, una guerra a quei tempi era poco selettiva, senza bombe intelligenti. E i confinanti vicini come avrebbero reagito? Di certo ci sarebbero state nuove alleanze tra chi si sarebbe schierato al suo fianco e chi avrebbe patteggiato per il castellano. Un rapimento avrebbe trasformato la Gera d’Adda in una  Troia Padana assediata per un amore contrastato.

Fu così che in preda al subbuglio interiore Zebrusius lasciò per sempre il suo feudo e come un eremita andò in alta montagna tra le nevi e i ghiacci che, malgrado una permanenza trentennale, non furono sufficienti a raffreddare il suo animo, come non l’aveva mitigato la meditazione a cui s’era dedicato. Pare che possedesse anche parecchie conoscenze tecniche sulla movimentazione della terra, archetipi di gru e macchine che consentivano di sollevare e spostare masse enormi e, sentendo vicina la fine dei suoi giorni, avesse approntato un marchingegno di sua invenzione che, mentre lui si sdraiava su un tronco, faceva precipitare dopo averlo sollevato, un enorme masso bianco su cui lui aveva inciso Joannes Zebrusius a.d. MCCVII (ancora oggi visibile dal versante trentino).

Sembra che poi lo spirito, ormai purificato dal dolore e anni di privazioni e stenti, sia salito sulla vetta della montagna che così divenne il castello degli spiriti meritevoli e prese il suo nome.DSC_0116

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13 risposte a Urtando contro il cielo del Gran Zebrù

  1. Schöne Bilder. Gruß, Wolfgang

  2. ili6 ha detto:

    ah, cosa non si fa per una donna! 😉
    Bella e triste la leggenda che ha dato merito e fascino a questi massi così aguzzi, così pericolosi ma anche così imponenti. Con quei ghiacciai chissà che trionfo di verde c’è più in basso (è la parte di montagna che più mi piace quella verde).
    Buon week di fiori, nuvole e massi. Ma sempre prudenza!!
    ciao
    marirò

    • popof1955 ha detto:

      Si in basso c’è un gran trionfo di verde. In un post precedente do detto dell’urlo/canto dell’acqua delle nevi e dei ghiacci che sciogliendosi formano migliaia di ruscelli e cascate. Le cime dei monti sono aguzze vero, ma sono anche tanto fragili, sembrano merletti di pietra e ghiaccio, con la differenza che ti ci puoi muovere dentro con l’aria che diventa fina, con i colori che sfumano sui grigi e in mezzo ai sassi trovi la vita unicellulare e capisci come dice De Luca, che due non è il doppio di uno ma il suo opposto.
      Tutte le foto di quelle due giornate le metterò su skylive, ma ti prometto un video con i fiori delle Orobie.

  3. accantoalcamino ha detto:

    Ho letto tutto, amo le leggende, sarebbe belo che anche di questi tempi, a qualcunoi venisse voglia di scriverne qualcuna da tramandare ai posteri. Le leggende sono sempre ricchissime di morale e sentimento ma nessuno ha ancora imparato nulla…
    Buon fine settimana.

    Ecco il link, se clicchi colage si aprono tutte le soluzioni, puoi anche sovrapprre un immagine o più, ma non nel colage, nella home trovi: add image.
    http://pixlr.com/express/

    • popof1955 ha detto:

      Grazie Libera, ho salvato il link tra i preferiti, anche se on line lo trovo molto utile.
      Le leggende sono sempre molto accattivanti. Sai addirittura ho pensato anche ad una cosa, che le intuizioni tecniche, narrate con un pizzico di magia sui marchingegni di Zebrusius siano stati anche gli archetipi di invenzioni successive, tanto che qui nella Gera dell’Adda la progettazione e realizzazione di macchine per il sollevamento è ancora molto attiva.

      • accantoalcamino ha detto:

        Beh, almeno in questo l’uomo ha sempre saputo cogliere il lato utile/materiale per migliorare. Mi scuso per gli errori di battitura ma sto cambiando occhiali e ho difficoltà 😦 Un bacio e saluti alla tua Lady.

  4. cucinaincontroluce ha detto:

    Bellissima lettura, adoro questi racconti di monti e valli, retaggio di una cultura che mi affascina da sempre… grazie per avercela proposta!
    Ciao, Tatiana

  5. serpillo1 ha detto:

    La poesia ed un fondo di verità delle leggende..

  6. Madhu ha detto:

    What a fascinating legend! Wish I was fit enough to go read that inscription 🙂

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