Sulla scia di “una stella incorniciata di buio”

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Sto leggendo il libro di Benedetta Tobagi, mi sto calando nelle persone e nelle vite troncate che lei visita in punta di piedi. Quarantanni fa avevo diciott’anni, il 29 aprile ero anch’io in corteo come milioni di altre persone che si sono ritrovate il giorno dopo ad urlare di rabbia per scacciare il dolore, non la paura perché quella se pesti i piedi sparisce. Quarant’anni dopo ripercorrere quelle strade fa ancora rabbia, sappiamo che a Brescia non è successo niente, non ci sono colpevoli, non ci sono condannati, la scia dietro la barca si perde nell’acqua, come le bolle la memoria svanisce …. sembra svanire. E’ un caso che proprio adesso io stia leggendo questo libro in cui le trame conducono al nero del Veneto, come è un caso che ieri si siano rivisti i secessionisti veneti con i trattori travestiti da carrarmato? Sembra un caso che anche allora ci fosse fermento in Veneto, ma non è carnevale. Vorrei poterla pensare e ridere come fa Francesco Merlo che ironizza su La Repubblica di oggi in un bell’editoriale, ma qual è il modo migliore per stare in guardia? Lasciar correre? Intanto il segretario della lega sembra che questi perditempo li benedica. Forse è un caso, ma quel docu-film, di cui scrissi il primo febbraio, sull’annessione della Lombardia alla Svizzera resta oscurato. E tutto un caso, si spera, o è un disegno preciso?

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Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.
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8 risposte a Sulla scia di “una stella incorniciata di buio”

  1. accantoalcamino ha detto:

    Ciao Popof, sto guardando Servizio Pubblico… Buoa serata 😉

  2. Patrizia M. ha detto:

    Ho anche io il libro, ma non l’ho ancora letto!!
    Per quanto hai scritto, forse esagero, ma per me è un disegno ben preciso.
    Dolce notte, Pat

  3. Mery ha detto:

    Andreotti: Io non ci credo al caso 😉

  4. pierperrone ha detto:

    Caro Paolo,
    affronti un argomento assai serio.
    Io dico solo che un paese come il nostro, nel quale si è sparso tanto sangue senza che si sia fatta giustizia – una volta, su un post da me, ho contato più di mille morti di stragi e terrorismo che ancora oggi non hanno avuto giustizia, non conoscono i loro assassini, men che meno i mandanti (e non sono inclusi i morti di mafia/e) – di che un paese che si accontenta di una giustizia così falsa, incompleta, venduta, non è un paese che conosce la vera democrazia.

    Le inquietudini che descrivi sano serie, lo so.
    “Un fantasma si aggira per l’Europa”, diciamo, per fare sintesi, così.
    Inquietudini non solo italiche o nordiste, ma più profonde, europee, e non solo, globali, direi io.
    Io direi che la lotta in atto è quella fra i capitali finanziari e gli Stati: questi ultimi sono l’ultimo baluardo da abbattere. Così quei capitali finanziari potranno crescere a loro piacimento.
    In quei capitali finanziari non ci sono solo gli SPECULATORI, anzi, quelli sono forse parva pars.
    Siamo noi, noi comuni risparmiatori a gonfiare il vento nelle vele di quei galeoni pieni di valuta.
    Noi, miliardi, ormai, di accaparratori di surplus, superfluo, per lo più.
    Ma dobbiamo vederlo crescere, giorno dopo giorno.
    Solo questa crescita fittizia, falsa, figurativa, ci allevia l’ansia d’impoverirci, d’esser nulla.
    E’ la circolazione del nostro sangue che fa battere il cuore finanziario delle cities borsistiche, un sangue esangue, fatto di spread, bot, put, call, swap, etc. etc…

    In queste inquietudini circola il sangue vero, invece.
    Io ho letto i fatti di Crimea (Ucraina), in questi giorni, in modo assai singolare.
    Da un lato c’è una nazione ferma a qualche secolo fa, a Tolstoy, agli zar, ai cosacchi, alle pulsioni nazionalistiche e sanguinarie…
    Dall’altro c’è una nazione europea incorporea, imbelle, pigra, astratta, eterea, svogliata, ripiegata su se stessa, fissa a guardarsi l’ombelico monetario.
    In mezzo c’è una preda appetibile, indecisa, indifesa, peccatrice e peccaminosa.
    La fame di sangue si è saziata di una conquista piccolina.
    Domani potrebbe riesplodere l’ingordigia.
    Questa storia l’Europa l’ha già vissuta due volte, nel secolo scorso.
    Il mondo è un’espressione vaga, indefinibile, che diventa carne e sangue solo quando si scatena la mostruosa industria della morte.
    Era già efficiente ad Auschwitz, a Dresda, a Hiroshima…
    Oggi potrebbe stupirci con la sua efficacia economicista.
    Più morti con minori sprechi di risorse.
    Più distruzione con più rigore.
    Più macerie con più ricostruzione.
    Insomma, più sangue con più sviluppo economico…
    Questo è il silenzio del Moloch di fango europeo.

    Il carrarmato con la benna delle campagne venete è questo, la tragicomica rappresentazione del tempo nostro che gioca ai soldatini, come fece W. Bush in Iraq, aprendo la porta al mostro asiatico…
    Quel miserabile giocattolo di morte è il simulacro del tragicomico destino del mondo appeso ad un filo.
    Se si spezza quel filo della pace, allora Atropo avrà utilizzato la sua forbice…
    Ti regalo una poesia bellissima, per chiudere questo commento.
    Merita davvero (l’ho trovata qui):
    https://patriziaercole.wordpress.com/2009/05/09/intervista-con-atropo/
    Un caro saluto,
    Piero

  5. Sto leggendo “Come mi batte forte il tuo cuore”, della Tobagi. Leggerò anche questo.

  6. ili6 ha detto:

    In Italia tutto è stato ed è per lo scontento che, di volta in volta, di decennio in decennio, colpisce varie zone dello stivale. Spesso sempre le stesse dall’Unità. Certi movimenti sono tanto pittoreschi (e da qui il riso) quanto perfidi e pericolosi perchè continuano ad instillare sentimenti razzisti e di odio, ignorando, ad es, che i giovani di oggi si sentono figli dell’Europa e del mondo (altrochè cantoni e cantoniere) e dell’ -io ce l’ho duro- se ne fanno spallucce. Concordo con te che non si debba lasciar correre (ma vallo a raccontare, in primis, a certi elettori) e che bisogna tener fermo quel poco di equilibrio che ancora abbiamo.
    Gli anni di piombo li ricordo bene pure io, periodo buio e nero, e che dopo 40 anni ancora ci siano impuniti, sa di assurdo. La sete di giustizia è sempre presente.

  7. Harielle ha detto:

    la capacità di trasformare le tragedie in farsa è tutta italiana, peccato che il dolore delle vittime e dei loro parenti sia tutto vivo, ancora forte, e che chissà se si scopriranno mai le trame che ci hanno avviluppato fin da quando eravamo ragazzi…un caro saluto, Popof, e a presto!

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