… e continuiamo a contare i morti

Nel nostro vivere, nei comportamenti del nostro vivere, come durante e dopo una guerra, commettiamo un errore perpetuo: continuiamo a contare i morti piuttosto che i vivi. Se dopo ogni tragedia voluta dall’homo sapiens  non vedessimo il bicchiere un po’ più vuoto, il nostro rancore di sicuro diminuirebbe. I morti in una guerra alla fin fine servono solo ad alimentare odio, nient’altro, perché pensiamo di essere eterni, ci illudiamo di essere eterni pensando che tutto sia scritto in spermatozoi, ovuli, dna e bibbie varie, non riusciamo a cogliere l’essenza del semplice fatto di vivere.

Oh se contassimo i vivi come sarebbe diverso, rideremmo in faccia a carnefici ed aguzzini: sappiamo sin dalla nascita di dover morire, perché non gioire di essere vivi?  Invece no piangiamo i morti e ne cerchiamo vendetta. I morti in guerra sono necessari per alimentare la guerra successiva, per garantire che altri uomini ubbidiscano all’ordine di imbracciare le armi o di premere un bottone. 

Quando i morti mancano e l’odio diminuisce nel tentativo di scatenare la pace, entrano in ballo i folli, quelli che procurano un dolore nella parte avversa, e anche i folli che se li procurano per risvegliare l’odio della propria parte verso il nemico. Gli arei cominciano a volare basso e a sganciare bombe, perché i saggi e i giusti sanno come vendicarsi, sanno che dall’altra parte conteranno i morti e non i vivi.

Ai morti in guerra si erigono monumenti con tanto di elenco, come se l’anima di chi è stato ammazzato  passasse tutta l’eternità crogiolandosi  a leggere il proprio nome su una lapide. Invece no, ci passano i vivi alimentando il dolore, l’astio e il rancore, e se non si sa di chi siano i resti mortali  trovati in un campo di battaglia, per placare il dolore dei vivi si è inventato il milite ignoto: ignoto a chi, ai vivi o ai morti? Ai vivi, per ricordargli che quello che posseggono lo devono al sacrificio vitale di altri, perciò devono proteggere quel che possiedono.

Eppure basterebbe che ogni monumento ai caduti avesse altri numeri quello dei rimasti in vita e che vogliono continuare a vivere e possibilmente invecchiare, un monumento ai rimasti in vita e che non cadranno nel tranello dell’odio, dell’amor patrio, della terra natia da proteggere, della pancia gonfia e della bocca piena da mantenere sazie.sicilia di febbraio 116

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

8 thoughts on “… e continuiamo a contare i morti”

  1. E purtroppo continueremo a contarne ancora, è questo l’orrore che ci si prospetta, anche se molti pare siano indifferenti a tutto questo!!
    Che tragedie, in nome di cosa poi?? Del potere, unicamente del potere, tutto il resto sono solo banali scuse….
    Pat

  2. “L’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque” E’ la frase che ho scelto per il blog, ma non è mia, è di Enzo Jannacci ed esprime bene l’essere vivi e la qualità e il percorso che decidiamo di dare a questa nostra breve esistenza donataci. Ha senso riempire questa esistenza di odio, di vendette, di conflitti , di paure, fame e sangue? ha senso farsi fagocitare ed annullare dal potere, dai soldi, dalla conquista, dalla superbia, dalla cattiveria? Persino da un libro di parole dette sante, ma scritte da uomini? No, nessun senso. Eppure si sceglie anche questo senso dell’esistenza che già si sa porterà dolore e sangue. Homo sapiens…che non sa capire come essere veramente tale e non sa gioire del prezioso dono ricevuto!

  3. Bello, bello! quello che dici non quello che normalmente succede… mah, speriamo di diventare sempre più tanti a voler contare i vivi e non glorificare i morti nelle guerre che non vogliamo!

    Oggi ho letto questa notizia e mi ha fatto sperare:
    “Udi Segal, 19enne israeliano, disertore. “Vado in carcere per non bombardare Gaza”.
    Se vuoi leggere:
    http://www.huffingtonpost.it/2014/07/28/udi-segal-19enne-israeliano-disertore_n_5626437.html?1406550822

  4. Secondo me il senso di quei nomi sulle lapidi sarebbe quello di ricordarci degli errori del passato per non doverli ripetere. Purtroppo la bramosia di potere è così forte che ci dimentichiamo degli insegnamenti di chi ci ha preceduto e continuiamo nell’orrore delle guerre e delle ingiustizie… Da Caino e Abele in poi non abbiamo imparato nulla!

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