Sicilia, dove sei?

Quasi due mesi fa ero armato delle migliori intenzioni sbarcando in Sicilia.  Una Sicilia irriconoscibile nel buio serale. Quello rimasto quasi uguale era l’aeroporto di Palermo che, con gli eterni lavori in corso,  mi dava il benvenuto con decine di vetrine vuote o spente, qualche bar, una cartoleria edicola, un ristorante, ancora un bar tavola calda di una multinazionale che pratica prezzi a 5 stelle e ½ offrendo un servizio da bettola di periferia. Ma si sa il problema è il traffico, come diceva Jonny Stecchino,  ovvero la mobilità: per farvi fronte ci sono gli autobus, tanti taxi, tanti noleggiatori. Io l’auto l’avevo prenotata e prepagata a Volagratis usando una  carta di credito ricaricabile di Poste Italiane, sufficiente per prenotare ed ottenere la conferma ma non per la consegna di un’auto, per quella serve la garanzia di una carta di credito. Ci ho rimesso dei soldi certo,  vattela a pescare Volagratis con sede amministrativa e legale a Chiasso – CH, che non sta per Chissà.dove  ma per Svizzera, ed è tutto dire, sono extraeuropei. L’auto poi mi è stata consegnata da un altro noleggiatore, la Sicily Rent Car che si è accontentata del triplo del prezzo civetta di Volaregratis e della garanzia della carta pregata (il riaccredito dell’importo messo a garanzia è arrivato pochi giorni fa, bizze contabili della VISAelettron).

Insomma niente male come inizio per una vacanza che è un momento in cui ci si separa dalle faccende usuali, ci si estranea da queste e si diventa stranieri. Forse è per questo che preferisco sempre luoghi nuovi, non visitati prima, in una sorta di nomadismo estivo. Ma come fai ad essere straniero in una terra dove sei nato e cresciuto? Dove risenti espressioni, rivedi cose e persone che ti hanno accompagnato per quattro lustri? Con tutta la buona volontà non riesci ad essere straniero. Non riesci a far finta di niente davanti ad un mondo che vive nel limbo. O forse no, quello che mi da il benvenuto in aeroporto è il volto bastonato della Sicilia, non sono le migliaia di persone che dentro centinaia di associazioni vivono, crescono, s’impegnano, lottano per un mondo migliore ed invisibile a chi arriva da fuori, sopraffatto dal suono del lamento.

Mi ha lasciato di sasso la domanda del barista di un autogrill appena fuori Palermo. Giocava l’Italia, la prima delle partite del mondiale di calcio e la domanda è stata “che fa l’Italia?”. Prima di rispondere mi son guardato in giro, non c’era anima viva eccetto noi due, nessuna televisione o una radio. Al sentire che l’Italia vinceva la sua mano destra ha fatto i complimenti alla sinistra. Naturalmente ho chiesto come mai non avesse una radio, una tv o un aggeggio qualsiasi per seguire l’evento. La risposta è stata che se avesse utilizzato un qualsiasi trasmettitore rischiava il posto di lavoro. Ma che razza di datori di lavoro esistono in Sicilia se un dipendente, nel momento in cui non ha niente da fare se non attendere che qualche turista si fermi per un caffè, non può nemmeno ascoltare una partita alla radio, pena il licenziamento? Ho tenuto la domanda tra me e me, considerando come lo schiavismo indossi abiti nuovi, da SpA. Dai diciamola tutta: informarsi fa male, si comincia con le partite e poi chissà come finisce, allora un bel divieto e tutto tace: i parametri di misurazione dell’efficienza sono duttili.

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Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

7 thoughts on “Sicilia, dove sei?”

  1. Buongiorno Paolo, già, sentirsi stranieri in casa propria non è una bella sensazione, mai, ma tantomeno quando, come scrivi, “Ma come fai ad essere straniero in una terra dove sei nato e cresciuto?” Spesso ci lamentiamo per la disonestà di chi ci governa ma siamo noi Italiani ad essere disonesti ed approfittatori. Il proverbio : l’occasion fa l’uomo ladro, ci calza a pennello.
    Ovviamentwe non tutti gli Italiani sono così, ma io sto parlando di quelli di cui racconti e ci metto in mezzo anche qualche svizzero che, con il luogo comune di essere precisi come orologi svizzeri, spesso ci campano e ne approffittano.
    una bella giornata a te,Lady eLuca❤

  2. Le spighe di sottofondo sono belle, ma si fatica a leggere.
    Per il resto: la Sicilia è sempre qui, dove tu l’hai lasciata. Non è ancora sprofondata come Atlantide. Sta male, vero, come molte altre parti d’Italia, ma non è ancora morta, tutt’altro. Le impressioni di chi arriva, sta pochi giorni e va sono legate a mille condizionamenti ( se dovessi descrivere Milano e la Lombardia dal mio arrivo a Malpensa…direi roba da terzo mondo…). Il dipendente dell’autogrill si è comportato giustamente: se tu lo avessi visto a guardare la tv mentre era al lavoro, sai che pensieri avresti fatto (i soliti siciliani furbetti e scansafatiche,… insomma quelle cose di cui amano tanto parlare i giornali, cotte e ricotte, ma guai a non sottolinearle, ci mancherebbe…). E invece parli di schiavitù e di parametri di efficienza duttili. Boh! Tanto ormai noi siciliani lo sappiamo: comunque ci comportiamo l’immaginario collettivo è quello e tale dovrà restare, di rittu o di chiattu. Desolante, sì, questo sì.
    Ciao Paolo, buona continuazione di vacanze,
    Marirò.

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