Flessibilità in uscita

Guardando le statistiche del mio blog ho visto che parecchie erano indirizzate ad un post dal titolo “Chi ha la febbre da articolo 18?”. Me lo sono andato a rileggere e l’ho trovato ancora attuale essendo ripartito l’attacco alla reintegrazione nel posto di lavoro quando lo decide il Giudice, aggiungo qualche altra considerazione, alla luce di quanto avviene e non sviluppata in precedenza.

Che si sia tornati a dibattere di articolo 18 è un segnale che la riforma Fornero è una patacca generazionale che ha smantellato anticipatamente il regime solidaristico delle pensioni, e non sapendo come venirne fuori attacca frontalmente le tutele dei lavoratori.

Attualmente in Italia si ha meno ripresa che altrove in Europa in quanto avendo ormai messo in pentola tutte le riforme possibili per l’ingresso flessibile nel mondo del lavoro si è al tempo stesso creato un tappo generazionale che non consente lo smaltimento dei lavoratori attraverso il loro pensionamento. Sempre più vecchi al lavoro con tutti i problemi annessi e connessi. Per il sistema è diventato gioco forza dover creare una flessibilità in uscita, una flessibilità che si possa tradurre nella possibilità di licenziare più gente possibile senza grandi oneri aggiuntivi e senza possibilità di reintegro lavorativo. La speranza ultima, è che vengano rimpiazzati dai giovani assunti flessiblimente (o senza impegno di durata), insomma garantire quel ricambio generazionale necessario per tornare a far riempire i carrelli della spesa, quello che prima veniva garantito attraverso le pensioni, quello che, se le guardiamo attraverso un altro punto di vista, era una forma di distribuzione del reddito (per creare altro reddito, se tutti avessero pagato le tasse).

Sarà poi così davvero? Sarà questo l’obiettivo della classe dirigente? Non credo. L’incapacità imprenditoriale dei nostri detentori di capitali e di potere non si risolve con l’eliminazione di quelli che si considera un peso. Conviviamo in un sistema gerontocratico che comincia nella politica e finisce nei consigli di amministrazione. Un popolo di vecchi asserragliati sulle loro poltrone pronti ad eliminare altri vecchi incapaci o impossibilitati a lottare (e i giovani costretti a mendicare un lavoro), così il potere gerontocratico cerca il mantenimento del suo status non avendo la forza fisica di continuare ad opporsi a lungo alla spinta dei giovani che oggi annaspano. Giovani che si fanno mantenere ma quando avranno 40 anni saranno in grado di fare ancora casino se saranno senza prospettive perché i genitori che li han mantenuti cominceranno a passare a miglior vita. Quegli stessi genitori che hanno investito nel futuro dei figli dandogli una casa piuttosto che una bottega, perché il mattone paga e intraprendere è rischiare, che la tassazione si sposti sempre più dai redditi alle rendite è il minimo che ci si possa aspettare.

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14 risposte a Flessibilità in uscita

  1. gabriarte ha detto:

    i lavoratori italiani non possono permettere che questo importante diritto della costituzione gli venga tolto va esteso a tutti i giovani assunti è l’ultima possibilità che il lavoratore avrà per tutelarsi ciao buona giornata

    • popof1955 ha detto:

      quel che mi da fastidio è l’accanimento terapeutico del legislatore (ovvero il Parlamento), per risolvere un mal di testa preferiscono decapitare la dignità dei lavoratori.

      • gabriarte ha detto:

        penso che non sia un semplice mal di testa perchè non sanno come affrontare il problema ma piuttosto una strategia per indebolire ancora di più i pochi lavoratori rimasti che fanno sempre paura quando si arrabbiano ciao

  2. Patrizia M. ha detto:

    Alla fine, gira che ti rigira, chi ci rimette è sempre il semplice lavoratore. Mai che tocchino i dirigenti o simili!! Grrrr…..
    Ciao, Pat

    • popof1955 ha detto:

      Visto quanto scrivevo nel post di due anni fa, nelle PA i reintegri spesso sono dovuti a vizi di forma, minimo sarebbero da licenziare i dirigenti, quanto meno per negligenza. Ma poi questa gente che ha la pretesa di legiferare, secondo te lo sanno cosa vuol dire lavorare in un’azienda con centinaia di dipendenti? Il mobbing.è un’invenzione anglosassone o è anvhe una nostra creatura come il caporalato dei capireparto?

      • Patrizia M. ha detto:

        Secondo me non lo sanno, dovrebbero provarlo prima per poi magari capirci qualche cosa. E il mobbing non è un’invenzione anglosassone, sotto altri nomi esiste da sempre nel mondo del lavoro, uno di questi è proprio il caporalato!!

  3. pierperrone ha detto:

    Condivido tutto della seconda parte del post, caro Paolone. Il problema di cui nessuno parla mai è l’incapacità della classe che detiene il potere di gestire la nazione: cosi è in politica, cosi nell’industria.
    Troppi anni di berlusconismo – ma prima avevamo avuto anche i decenni del CAF (craxiandreottiforlani) – hanno reso molto opaca la voglia di rischiare da parte di chi deve guardare alle scelte del futuro. La gerontocrazia, come tu la chiami, porta a questo. Anche a questo, almeno.

    Meno d’accordo sarei sul “totem” dell’art. 18.
    Non è riuscito ad evitare i licenziamenti in nessun momento, dagli anni 70 in poi chiunque può vedere intere aree italiane che erano industrializzate e che ora sono cimiteri di elefanti di cemento: è bastato forse l’articolo 18 a salvarle fabbriche e chi ci lavorava dentro?
    No io penso che si tratti di un feticcio ideologico.
    Io scambiarsi quella Norma antiquata per un obbligo formativo di tutti di lavoratori, aggiornamento e scolarizzazione a vita. Anche per gli imprenditori.

    Un salutino
    Piero

    • popof1955 ha detto:

      Vedi gli imprenditori fanno i loro corsi di aggiornamento e anche i dirigenti li fanno, possono permetterselo. L’art. 18 non ha salvato intere aree industriali dalla delocalizzazione e poco fa discutevo proprio con mia moglie riguardo al fatto che gli industriali dicono che gli stranieri non investono in Italia a causa dei limiti dell’art. 18. Io dico si è un feticcio ideologico, non ho mai avuto un richiamo nella mia vita lavorativa, ma sapessi quanta gente ho visto che ha lasciato il posto di lavoro per le angherie del capetto. Vedi nelle fabbriche di migliaia di dipendenti nessuno di chi quelli che dirigono sa cosa succede nei reparti e nelle officine, dell’abuso delle turnazioni, del cronometraggio del bagno, dei premi dati a chi non lo merita per fare un dispetto e far incazzare chi fa il suo lavoro La verità è che il fannullone non viene licenziato perchè è un’arma in mano al datore di lavoro per poter dire che ci sono i lavativi. Guarda caso, e lo disse un sant’uomo, fa più rumore la notizia di un cassiere che scappa con l’incasso che non mille persone che lavorano in maniera diligente.
      In ogni caso il vero obiettivo della manovra attuale siamo noi alla soglia della pensione continuamente rinviata (parlo per me, tu hai ancora molti anni davanti), alla fine vedrai che non ci sarà nessuno a difendere il Popof di turno a cui verranno imposte 24 mensilità legali, in attesa della pensione che se arriva arriva tra 4. Il tentativo attuale è quello di barattare l’obbligo di reintegro con la monetizzazione, è per questo che si parla di tutele crescenti, a tutti gli effetti saranno decrescenti perchè quelli con tanti anni di lavoro presso la stessa azienda saranno sempre meno.
      Un salutone
      Paolo

      • pierperrone ha detto:

        Caro Paolo,
        i fatti stanno certo come dici tu, ma io continuo a pensare che quella norma resti un diritto teorico, troppo difficile da far valere in tribunale. E inoltre secondo me come deterrente contro i cattivi comportamenti delle aziende o dei capettini potrebbe essere sufficiente una congrua penalità economica.
        Per il resto, penso che quella tutela, al di là dell’efficacia di cui abbiamo parlato, resti un dettaglio in un mercato del lavoro spaccato in due. Da un lato i tutelati, dall’altro quelli senza alcuna tutela: questa divisione a metà è molto pericolosa per gli stessi sindacati, perchè li condanna ad una estinzione inevitabile. Già ora sono diventati il sindacato dei pensionati, domani non saranno più rappresentativi di nessuno. Man mano che i senza tutele, quelli di cui si sono dimenticati mentre difendevano “senza se e senza ma” i fortini assediati con manovre per sviare l’attenzione delle difese, man mano che i senza difese aumenteranno (giovani e meno giovani precarizzati oltre ogni limite e dignità), e man mano che i vecchi superprotetti andranno via, alla fine rimarranno i contenitori vuoti dei sindacati…

        C’è anche un altro aspetto: credo che per difendere un posto di lavoro lo strumento più adatto sia la qualità della prestazione lavorativa, cioè la professionalità del lavoratore.
        Io sarei disposto a scambiare il diritto sclerotizzato dell’art 18 con un percorso formativo obbligatorio per tutti i lavoratori. Non solo i giovani, ma tutti tutti, perchè è rinunciataria la posizione di chi dice che un lavoratore anziano non deve continuare il suo percorso formativo. E questo lo penso perchè il progresso tecnico accelerato accelera ancora di più, ed è molto facile che la manodopera anziana resti completamente spiazzata dalle nuove tecnologia.
        Per questo rischio, l’art. 18 è del tutto inutile.
        E credo che questa malattia sia molto infettiva: potrebbe contagiare anche i padroni italiani, che, infatti, non mi sembra stiano bene per niente!!
        Un caro abbraccio,
        Piero

      • popof1955 ha detto:

        Comunque quello di Renzi è un bluff, e sai perchè? Non ha considerato il connubio di quell’articolo della legge 300 con altre leggi dello Stato che a volte espressamente altre volte per induzione vengono richiamate. Ad esempio la legge sulla tutela delle lavoratrici vieta il licenziamento senza giusta causa della donna che ha contratto matrimonio nei 12 mesi precedenti e in caso di maternità sino ad un anno di vita del bambino, In caso di licenziamento senza giustificato motivo il giudice in base all’articolo incriminato ne può ordinare il reintegro. Cosa vuol fare Renzi rendere inefficaci le sentenze o eliminare due leggi? No lui parla solo di articolo 18, un articolo che è quasi una legge all’interno della legge, forse non lo sa nemmeno lui cosa gli chiedono di fare o scambia gli abusi dei suoi funzionari ministeriali con i diritti di chi lavora. Piuttosto perchè non vengono ripristinate le dimissioni telematiche delle lavoratrici, ovvero quella procedura che il governo del nano si premurò di eliminare? Visto che gli piace rottamare potrebbe cominciare da lì, giusto per dare un segnale.
        Ciao 😉

  4. ili6 ha detto:

    Ho riletto il tuo post sull’art 18 e resto ancora convinta su quanto ho già commentato.
    A proposito di flessibilità in uscita, proprio oggi si parlava tra colleghi dell’assurdo del decreto 101/2013 che sta mandando in pensione con requisiti prefornero parecchi lavoratori, compresi quelli che, avendo usufruito anche di un (1)solo giorno di assistenza a persone disabili nel 2011, ora non hanno chi assistere perchè il familiare non è più in vita. Il paradosso sta anche nel fatto che se in quell’anno (e solo in quell’anno, si badi bene) un lavoratore, pur avendone necessità e diritto, non chiese un permesso di almeno 1 giorno per assistenza della 104, ora resta a lavorare e a guardare il collega che va in pensione e con la manina gli fa ciao ciao.

    • popof1955 ha detto:

      Credo che la regola di cui parli si applicasse (prina dell’ottobre 2013) solo in Sicilia (in quanto Regione Autonoma) e limitatamente al settore pubblico, sono andato a vedere il decreto 101/2013 e non ne ho trovato traccia.

  5. ili6 ha detto:

    Non so dirti con precisione se è solo per il comparto pubblico, ma non è una legge regionale. L’altro ieri abbiamo salutato una collega grazie alla legge 101 e i casi sono tanti (per chi sa di questa legge, naturalmente. Io l’ho appresa poche settimane fa). Credo di aver capito che dura 2 anni. E’ una legge con tanti assurdi, intanto la gente va in pensione e c’è un po’ di ricambio generazionale. Alla fine che ben venga…
    Ti lascio due link, uno della Toscana, nel web c’è poco ma a cercare qualcosa si trova. Comunque informati in qualche sindacato se può interessarti

    http://www.fiba.it/nazionale/documenti/pubblicazioni-fiba-nazionale/welfare-news/welfare-news-n-48-novembre-2013

    http://www.orizzontescuola.it/news/lettera-paradosso-chi-assiste-genitori-non-pu-andare-pensione-se-non-ha-usufruito-permessi-nel-

    • popof1955 ha detto:

      Sono andato ai link che hai lasciato, si riguarda il pubblico. I termini che dicevi nel commento riguardavano invece proprio e solo la Rgione Sicilia, proprio il decreto legislativo che riferisci ha messo dei paletti, poi c’è stata una circolare INPS che ha chiarito alcune cose in deroga per il pubblico impiego e solo per quello.

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