SACRIFICIO E RINUNCIA

Ci sono parole che accompagnano la nostra esistenza in maniera errata, perché allontanate dal loro significato primordiale. Una di queste parole è sacrificio. Viene usato ed abusato in ogni luogo, confondendolo con la rinuncia a fare qualcosa o a compiere una determinata scelta.

Al sacrificio si attribuisce un ruolo di scambio per le rinunce sopportate e le frasi diventano “ho realizzato tutto questo a suon di sacrifici”, mentre sarebbe più opportuno dire che lo si è fatto a suon di rinunce. Già la parola di per se è composta da due parole: sacro e fare, che capovolte rendono meglio l’idea delle radici latine, ovvero fare sacro, far diventare sacro qualcosa di materiale. Non a caso agli dei venivano sacrificati agnelli e colombe. Poi si è arrivati ad accompagnae la parola sacrificio all’aggettivo estremo, tipico dei gesti eroici. Estremo sacrificio che comunque sottintende il plauso divino, anche se in sua assenza ci si accontenta di quello istituzionale o di vicinato umano.

A questo punto è palese la dicotomia dei due termini, la loro netta separazione: il sacrificio ha carattere divino, la rinuncia ha carattere materiale, come tutto ciò che facciamo e possediamo. E’ nel momento in cui il nostro ego si esalta, attraverso gli atti o al suo opposto la rinuncia a compierli, che ci fa sentire immensi, come fossimo il penitente che si infligge il supplizio del cilicio. In quest’ultimo caso il senso di sacrificio è tale in quanto il penitente entra in comunione con l’umanità che soffre, messaggio insito nella fede cristiana, in quanto nella crocifissione di Cristo, Dio si fa carne per capire la sofferenza degli uomini e quindi se sono penitente e soffro, comunico con Dio attraverso il dolore, magari per chiedergli una grazia.

Aver sostituito il termine rinuncia con sacrificio fa subire all’atto della rinuncia un salto di qualità divina. Ma la rinuncia a qualcosa di materiale è solo un atto materiale, anche l’atto di sacrificare la vita di un agnellino (tanto soffre solo lui, povera bestia) è un atto materiale, ciò non toglie che rinunciare è una scelta e come tale può diventare uno scudo di difesa, ma anche causa di conflittualità interiore.

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

17 thoughts on “SACRIFICIO E RINUNCIA”

  1. Caro Paolone,
    bravo, mi piace che si metta ordine nelle parole.
    Nomina sunt consequnentia rerum, implica che ogni cosa deve avere il nome che gli compete, così non si fa confusione, e non si inganna nessuno.
    Infatti, l’inganno verbale è quello più difficile a farsi scoprire e anche quello più praticato.
    E oggi, che la parola ha imparato a viaggiare sulle ali dei media con velocità ed effetti incredibili, è più che mai necessario rimettere … ordine al vocabolario!
    Un abbraccio.
    Piero

      1. No, non l’ho sentita.
        Ma trovo che la parola sacrificio sia proprio sbagliata in questo contesto.
        Hai fatto benissimo a mettere a posto le cose.
        O almeno a provarci.
        Credo che i reperti archeologici delle ideologie di certa sinistra e di certi padroni abbiano solo fatto del male all’Italia.
        Vedrai, se aboliranno l’art. 18 non cambierà nulla, nè per gli operai nè per i padroni delle ferriere.
        Tanto già oggi assumono solo quelli con contratti senza tutele, che possono licenziare quando gli pare.
        E quindi?
        Quale sacrificio si compirà?
        Forse qualche rinuncia al diritto di chi, come tu mi hai fatto notare, ha subito un torto sul posto di lavoro.
        Così si rinuncerà ad un altro pò di giustizia…
        Ma in cambio di che?

        Insomma, credo che anche in questo caso ci stanno prendendo per … i fondelli.
        Nessuno sa cosa fare per rimettere a galla la barca.
        Che intanto affonda.

        Credo che l’immagine più fedele dell’Italia in questo momento sia la povera nave Concordia, mandata a fondo da un parcheggiatore incapace.
        E poi trascinata alla deriva, fino all’estremo sacrificio (in questo caso, l’altare su cui sta bruciando il montone/concordia è quello del tempio degli stabilimenti Fincantieri)… dopo verrà qualcos’altro. Questo è certo.
        L’unica cosa di cui sono certo è che il nostro tempo sta correndo, e quindi non possiamo fare buone previsioni per domani, nè buone nè cattive.
        Domani succederà qualcosa, questo è certo.
        Solo questo…

  2. Bellissima distinzione, spesso usiamo le parole nel modo sbagliato, dando loro un significato che non è quello originale.
    Forse si usa sacrificio per dire che è costato molto rinunciare a qualche cosa, chissà, anche se quanto da te scritto fa capire che non è il termine più appropriato.
    Ciao, Pat

    1. Diciamo che sacrificio è enfatizzare la rinuncia. Me lo sentivo ripetere da piccolo da mia madre, ti dirò era un masso. Ultimamente è tornato di moda, come dicevo a Pietro lo ha usato anche la Camusso e penso anche a cetre espressioni tipo lacrime e sangue, ma se il sangue lo versa la vittima di sicuro non ha modo di piangere, chi invece sacrifica un agnello magari qualche lacrima la versa. In questi anni di crisi abbiamo fatto delle rinunce (noi sopravvissuti) ma rinunciare a qualcosa ci ha fatto scoprire magari altre cose che avevamo dimenticato. Mi diceva un ristoratore che negli ultimi tempi vengono per i bambini vengono richiesti le porzioni baby che erano scompare sino a qualche anno fa, anni in cui non importava tanto buttare gli avanzi, ecco rinunciare a mangiare a sazietà piuttosto che mangiare sino a scoppiare in fondo non è un sacrificio ma una giusta rinuncia.

  3. Ciao Paolo, sento sempre la gente lamentarsi anche qui nelle mie vicinanze dei sacrifici e rinunce.. io mi lamento mai… ho imparato da piccola di non posso avere tutto e sopratutto ho imparto a risparmiare.. quelli che parlano di sacrifici hanno un auto più grande di me, un cellulare ultimo modello, una casa più grande, due o tre lavori per arrivare al fino del mese, a me basta il stipendio del mio marito.. si e vero rinucio a tante cose che poi alla fine non mi mancano nemmeno😀 … ma non rinucio mai alla mia felicità.. un abbraccio Pif

    1. Non è la casa più grande o l’auto più potente che possono riempire il vuoto, anzi più è vuoto e di più cose si ha bisogno, più si è soddisfatti dentro di se e più si è felici di quel che si ha, però è anche vero che avere qualcosa di nuovo a volte fa ancora fremere dentro, e dico a volte perchè con il tempo ci si incartapecorisce, cioè si diventa ruvidi, parlo per me in prima persona, pensando alla gioia che mi dava da ragazzo acquistare un libro o un disco nuovo o un capo di abbigliamento, poi ci si fa l’abitudine, e allora ogni tanto esco di casa e vado al lavoro portando con me solo pochi spiccioli, giusto per sentire il gusto della rinuncia, che in ogni caso non è un sacrificio, si rinuncia all’uovo oggi per avere una gallina domani.

      1. Buon giorno Paolo.. io di per esempio non voglio tutto.. ho una amica che vuole sempre del tutto l’utimo modello… e poi non e nemmeno contento di quello che possede… io ho pocco ma mi godo di queste cose mi rende felice.. hai scritto “si rinuncia all’uovo oggi per avere una gallina domani” io dico “non voglio la gallina, mi contento di avere un uovo ogni tanto”😀

  4. Io sono davvero orgogliosa di avere un Amico come te, si va così di fretta, ormai ci si impadronisce di inglesismi senza capire un acca della propria lingua. Ti ho letto tutto d’un fiato e… Poveri agnellini, ora sacrificati inutilmente per riempire scatolette per animali😦 Un bacio con schiocco a voi❤

    1. Dai Libera, in fondo i miei sono pensieri spaiati🙂 c’è ne sarebbero di cose da dire sul nostro uso degli inglesismi che non so se li usiamo per essere più eleganti o perchè speriamo che l’altro non capisca o si senta in difficoltà, però abusiamo anche della nostra lingua sino a confondere una cosa con un’altra.
      Ciao e ricambio baci e abbracci😉

  5. Ciao
    Giusta osservazione sulla diversità dei due termini,in ogni caso i sacrifici/rinunce Fornero & company li fanno fare a noi che loro non si fanno mancare niente…..
    La canzone di Guccini la conosco ma il video non si apre

    1. Non c’è un video, l’ho trovato su you tube, un video distrarrebbe dal testo.
      Però ricordi come furono commeventi le lacrime della Fornero? Ma in fondo lei è stata solo una pedina che ha messo una firma, i danni che sta provocando la sua riforma sono immensi, il ricambio generazionale che poteva esserci si è bloccato. I veri oggetti del sacrificio sono i senza lavoro e senza prospettive. Ecco sto arrivando a capire che il sacrificio è quello di una generazione costretta a rinunciare al futuro.

  6. Ciao Paolo,
    bellissimo post che ci fa riflettere sull’uso delle parole e sulle sfumature che assumono i vari significati. Credo però che la differenza fra sacrificio e rinuncia stia soprattutto nelle motivazioni che stanno alla base del gesto di fare a meno di qualcosa. Cerco di spiegarmi con un esempio: poniamo che due persone abbiano un telefonino vecchio ma funzionante e che decidano entrambe di NON comprarne uno nuovo.
    Il primo lo fa perchè non può permetterselo ma schianta di invidia per tutti i conoscenti che hanno l’ultimo modello fiammante… sicuramente ha fatto una mera rinuncia materiale.
    Il secondo invece sa che un telefonino nuovo ha costi ambientali e umani enormi e consapevolmente sceglie di non comprarne uno nuovo, magari per solidarietà con i bambini schiavi che estraggono il coltan dalle miniere in Congo. In questo caso la rinuncia al telefonino la ritengo un sacrificio perchè si fa carico delle sofferenze umane e ambientali che stanno dietro alla produzione di quell’oggetto.
    Infine credo che un altra discriminante fra rinuncia e sacrificio sia quella dell’imposizione o della scelta… credo che, per quanto dolorose, ci sia una bella differenza fra le rinunce/sacrifici imposti (e quindi subiti passivamente) e quelli/e scelti consapevolmente. La forza della crocifissione di Cristo credo stia proprio nella scelta consapevole di offrire la propria vita in sacrificio per tutta l’umanità, quando secondo le Scritture Cristo avrebbe potuto farne a meno.

    1. Nel tuo esempio ci sarebbe da aggiungere una cosa, l’atto che sottintende il sacrificio riconduce ad una don-azione attiva, il sacrificio della rinuncia per solidarietà è comunque azione passiva,ed è la sua interiorizzazione a farla apparire attiva.

  7. Giustissima e raffinata riflessione, Paolo.
    Si enfatizza la rinuncia, rinuncia che c’è e che pesa parecchio, ma arrivare a dire sacrificio, fare sacro per gli dei, no, specie per gli “dei” della politica che a tanto ci hanno fatti arrivare! Che si vergognino, esseri piccoli che hanno portato allo sfascio una Nazione!
    E la risposta che hai dato a Mariella, ecco, lì sacrificio ci sta, purtroppo: il sacrificio è quello di una generazione costretta a rinunciare al futuro. VERGOGNA piccoli deiuncoli! (non so se esiste deiuncoli, lo coniugo ora, nel caso).

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