Con le ciaspole nel buio

Non appena ho visto il volantino che annunciava un’escursione serale sulla neve sotto la luna piena, ho preso la decisione di partecipare. Era una cosa da fare, una piccola avventura da vivere. C’è sempre una prima volta nelle cose, ed in genere è anche quella più emozionante. Ho cullato l’attesa della serata per due settimane, preparativi mentali per le cose da fare e quelle che avrei potuto fare.1-DSC_0103

Luna piena, in montagna, un dislivello di 600 metri da affrontare, cosa desiderare di meglio?. Le previsioni meteo sino ad una settimana fa segnalavano cielo sereno, quindi luna e firmamento puntellato di stelle. Ma si sa, le previsioni sono solo previsioni, poi madre natura segue le sue strade.

La sera prima lo zaino era già pronto, poche cose indispensabili: un ricambio di biancheria, una camicia di pile, frutta secca, cioccolato, acqua e poi due pesi rivelatisi inutili: macchina fotografica e cavalletto tripode. La sera prima della partenza ho avuto quella febbre che si ha quando si è ragazzini e si parte per avventurose escursioni studiate sulla carta, ho preso sonno pregustando la serata del giorno dopo, tanta era la voglia di avventura. Al mattino nel bagagliaio dell’auto c’era già tutto: zaino, bastoncini e scarponi, in una borsa tutto il ricambio per la serata, perchè non avrei avuto il tempo per passare da casa a cambiarmi per poi andare all’appuntamento, tanto meno potevo andare al lavoro con gli abiti della festa: salopette impermeabile, camicia e giubbino di pile, giacca a vento e guanti, quindi cambio d’abito prima di uscire da lavoro. Fuori tanta neve, in pianura ne viene giù parecchia ma ormai l’idea di andare su sino a Spiazzi di Gromo è più radicata della neve che cade. Poco più di un’ora d’auto e le ciaspole vengono fissate ai piedi. La macchina fotografica con tutti i suoi automatismi risponde male. Qualsiasi impostazione adottata non consente uno scatto equilibrato: manca la luce ed io detesto il flash, la leggera nebbia presente crea un riverbero che offusca i fiocchi che cadono, i tempi di posa lunghi non consentono riprese stabili, 3200 ISO non bastano per ridurre i tempi sotto il secondo. Andrà peggio dopo l’arrivo al rifugio Vodala: la differenza di temperatura tra l’esterno (-10) e l’interno (22 e oltre) fa appannare le lenti dell’obiettivo: ecco l’inutilità di portare l’armamentario appresso. Ma la serata resta indimenticabile. Salire lungo la pista è stato per me faticoso, vuoi l’altezza (tra i 1200 e i 1800 mt), vuoi la ripidita della salita e anche una giornata di lavoro alle spalle, dopo un’ora di marcia ho cominciato a contare i passi. ogni 20/25 passi 15/20 secondi di sosta, anche dopo, una volta dentro il bosco di conifere, il sentiero con i suoi tornantini taglia gambe ha mi ha mantenuto il passo rallentato. Poi una volta su al Vodala, il caldo, il cibo, l’ambiente umano han fatto dimenticare in fretta la fatica. Ambiente umano che dopo la salita affronta la discesa con mezzi diversi: dallo sci (a cui vengono staccate le pelli utili in salita) allo slittino e snowbord portati a spalla, oltre a chi come me è saluto e torna giù con i racchettoni ai piedi.

Un unico rammarico non aver portato una macchina fotografica più duttile, che si adattasse bene al clima non subendo l’effetto delle temperature sulle lenti e sugli specchi: ma ci sarà una ptrossima volta, è stato troppo bello per non ricominciare.

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

16 thoughts on “Con le ciaspole nel buio”

    1. Non è la prima volta che vado con le ciaspole, ma è stata la prima volta in notturna, o meglio con il buio visto che a mezzanotte eravamo giù al parcheggio delle auto. Comunque è un’esperienza molto bella, si imparano tante cose. Una è che di notte in montagna lavorano per preparare le piste per il giorno dopo, un’altra è che di giorno quelli che fanno discesa vanno su e giù con gli impianti mentre la sera, quando è consentito, alla montagna viene riconsegnata la giusta fatica che merita, perchè in fondo se non si vuole lasciare una buona dose di sudore e fatica si può anche scegliere di restare in città.

  1. dovi essere una specie di yeti meccanizzato in maniera precaria.
    ma non preoccuparti, nessuno yeti ha ancora postato il suo primo servizio fotografico.
    hai ancora speranze di essere il primo.
    per il resto, che dirti?
    le belle avventure restano impresse nel cuore, nell’anima, e questa mi sembra proprio una di quelle che lasciano una bella traccia profonda.
    un abbraccio,caro Paolone,
    Piero

    1. Andare in giro di notte ha tutto un suo fascino te lo assicuro. La prima volta di notte è stato con gli scout, su e giù per i Peloritani con delle biciclette scassate (allora non c’erano le mountain bike), poi un’altra volta perché ci eravamo smarriti e altre ancora, adesso ci sono una volta all’anno queste uscite serali, l’unico guaio è che a farle sono soprattutto i giovani che vanno in testa al gruppo e tirano da matti, ma basta trovare il ritmo e tutto diventa fattibile.

      1. Devo dirti che passeggiate notturne non ho fatte molte, e sicuramente nessuna nelle condizioni di natura aperta come le descrivi tu.
        E, ovviamente, da pigrone, tanto meno con la biciletta…
        Un abbraccione, Yeti nordico
        Piero

      2. Sai Piero la pigrizia fa parte anche di me, ma quando metto in movimento le gambe, passami lo sproloquio, quando ragiono con i piedi mi sento rinascere. Dal sentire in giro, vale a dire chi si sente vivo nella corsa o in qualsiasi attività che impegni il fisico ai limiti della sopportazione, mi sembra che sia una cosa comune, come se un ormone rimasto a dormire si risvegli con la fatica. Dirai perchè allora gli scaricatori di porto non sono filosofi? E chi lo sa, non scrivono ma i loro pensieri son certo sono profondi. Forse è per questo che inseguo la fatica😉

    1. Far parte di un gruppo agevola in queste attività, il rischio viene ponderato e si può confidare nell’aiuto reciproco qualora si fosse in difficoltà, io ad esempio questa volta ero proprio in coda ma dietro di me c’è stata sempre una guida che ha mantenuto il mio passo senza farmi fretta e ti assicuro che il ruolo di “scopa”(che recupera gli ultimi) è di sicuro quello più impegnativo perché deve tenere i propri HP con le briglie. In ogni caso è un’esperienza da vivere🙂

  2. Bellissima avventura! Proprio ieri per caso ho visto in una tv locale il resoconto di una manifestazione turistico-sportiva in notturna con le ciaspole: la caspolada di Vezza d’Oglio tenutasi il 31/01. La tua era sicuramente un’escursione più intima e a contatto con la natura però anche l’altra, pur nella confusione di 4500 partecipanti, sembrava affascinante! Grazie per i tuoi resoconti!

    1. Grazie a te e a tutti gli altri che mi seguite in questo.
      Il posto (Spiazzi di Gromo) non è molto selvaggio, quello che ho trovato bello è l’iniziativa di un albergatore che ha deciso d’investire in un turismo un poco diverso. Apre il rifugio la sera del martedì, giovedì e venerdì proprio per i ciaspolatori, gli snowbordisti e gli scialpinisti, vale a dire gente che preferisce la fatica della salita alla comodità diurna degli impianti di risalita. Non è una cosa da poco, per far questo ha dovuto convincere chi gestisce le piste a farle utilizzare in quelle sere. Il lavoro di chi compatta la neve non si ferma come si vede dalla foto con il cingolato, poi il sabato sera diventa ancora una cosa diversa. Il locale, che ha tavoli per almeno 300 persone e che viene gestito negli altri giorni come libero self service (di buona qualità) organizza cene luculliane a cui è necessario prenotarsi, con la possibilità di usare seggiovia e gattobus. Questo perché la bellezza dell’iniziativa sta attirando un sacco di gente ed anche il lavoro che ruota intorno all’attività si è messo in movimento. Peccato che sulle Orobie la neve dura poco😉

  3. Non crucciarti per le foto che non hai potuto scattare, anche se comprendo la stizza di aver dovuto sopportare pesi inutili. La bella esperienza che hai vissuto è tutta impressa nella tua mente e nel tuo cuore.
    Un po’ mi ha ricordato i tuffi al mare di notte: il buio regala quel brivido in più che rende tutto indimenticabile.

    1. Ecco una cosa che ho fatto solo due volte o tre ….. ma niente tuffi, solo nuoto e schiamazzi. E sai una cosa che se ci penso su per bene capisco che del mare sotto sotto ho paura, un luogo di gioia ma mi riconosco che le volte che ci sono entrato prima ho dovuto vincere la paura. Son grave?

      1. intendevo tuffi notturni dalla battigia🙂
        anche io ho sempre avuto paura dei tuffi di notte, anche se conoscevo a memoria lo scoglio. Quel nero che ti circonda è da ostacolo. da anni non faccio bagni a mezzanotte, sicuramente è l’età, ma io preferisco dire che è per non incappare nelle meduse!😀

  4. Ciao Paolo, mi auguro che tu stai bene… e quasi un mese che non scrivi più niente… ti alascio qui un mio abbraccio😉

    1. Grazie Pif del pensiero, sto bene solo che ho poco tempo a mia disposizione. Ho tante foto che potrei pubblicare ad esempio, ma non ho avuto ancora il tempo nemmeno per scaricarle dalla macchina. Ciao a presto😉

      1. Oò temo fa a volte cosi…. impotante che tu stai bene… ti abbraccio😉

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