CAI: Raduno Seniores Lombardia 2015 ai Piani dell’Avaro

Ieri 27 maggio 2015 ai Piani dell’Avaro (mt, 1707) di è svolto il Raduno dei Gruppi Seniores del Club Alpino Italiano. Nella splendida cornice orobica ho scattato qualche foto nel tragitto che ha visto circa 700 persone non in tenera età raggiungere la cima del Monte Avaro (mt. 2085). Tutte le foto sono visibili cliccando sul link sovrastate o sulla foto qui sotto. 132-DSC_0132

Stazioni ferroviarie

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Stazione Nord, Stazione Sud, Stazione Est, Stazione Ovest: quattro caselle del Monopoli che chi le possiede tutte può star certo che arriva alla fine del gioco, non da vincitore, ma sicuro protagonista negli scambi e nelle riscossioni.

Una stazione è ferma, non si muove,  staziona per l’appunto, si spostano i treni, le cose e le persone che trasportano,  quel che arriva o che parte si distribuisce da solo lungo i canali del delta della via.

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Le stazioni ferroviarie hanno un fascino tutto loro, di giorno sono crogiolo di gente, di sera diventano un punto malinconico al confine delle città. Poca la gente che parte, poca la gente che arriva, ad una cert’ora anche le sale d’attesa chiudono i battenti. Le luci dissolvono il buio mentre i treni come cavalli stanchi di star fermi, sbuffano in attesa che il semaforo segni verde e la luce lampeggiante del capotreno, seguita da uno sventolio di bandierina e un soffio nel fischietto, dia il via alla corsa sui binari. 

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La bellezza delle stazioni sta nell’omogeneo periodo della loro realizzazione, nate e cresciute tra il finire dell’800 e gli inizi del ‘900, sono tutte delle vecchie signore luccicanti di luci, molte le ricostruzioni post belliche, qualcuna ha cambiato aspetto, plastiche facciali che non ne hanno cambiato il carattere. 

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Ho trascorso parecchio tempo nelle stazioni in attesa della coincidenza tra un treno e l’altro, una grande varietà di persone quella che le popola: fidanzate in attesa, lavoratori e studenti pendolari che arrivano o che partono, mendicanti, perditempo, ferrovieri e agenti della polizia. Alcune categorie sono sparite del tutto: i lucida scarpe, i facchini ed i fotografi.

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Ho conosciuto chi in stazione ci andava tutti i giorni per cercare qualcuno, tutti i giorni all’ora in cui arrivava la Freccia del Sud, che era un treno che si formava a Palermo da una parte e Siracusa dall’altra, poi a Messina  la traversata sul traghetto e l’assemblaggio  delle carrozze a Villa San Giovanni formava in un serpente che sembrava infinito. Chi aspettava la freccia del Sole non aspettava nessuno in particolare, gli piaceva mischiarsi alla folla che fluiva verso l’uscita, forse per tentare di sentire in loro ancora il profumo del mare, forse per carpirne le parole e apprendere qualche notizia sfuggita ai giornali, riconoscere quel particolare accento che lo riconducesse all’isola lontana, e ogni tanto incontrare qualcuno che conosceva. Quel contatto annullava la distanza diventando un lago rigene(r)rante.

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Servizio d’ordine

Una parte importante nell’organizzare una manifestazione è assunta dal Servizio d’Ordine. Uso il presente perché do per scontato che ancora oggi sia così. Gli incidenti sono sempre in agguato, evitarli è indispensabile se non si vuole lasciare solo una brutta immagine.

Dopo i fatti di Milano del Primo Maggio quale che sia il sottobosco dei black bloc, non si pò non concludere che il Servizio d’Ordine della manifestazione è stato carente, vuoi per ingenuità o inesperienza, vuoi per sottovalutazione del rischio correlato, tanto a pagare è qualcun altro. Dopo i fatti di Genova del 2001 è chiaro che le infiltrazioni di violenti psicopatici nei cortei ne alterano i fini e gli obiettivi siano all’ordine del giorno. Polizia e Carabinieri dovrebbero avere il compito di vigilare, di contenere e di prendere in consegna i facinorosi, gli organizzatori quello di non lasciare che azioni inconsulte sviliscano gli obiettivi. Oggi non sappiamo più il perché ci sia stata la manifestazione di protesta a Milano, rimangono le auto bruciate, le vetrine rotte,  i muri imbrattati le strade sporche. L’obiettivo che si proponevano i black dog, pardon bloc,  era questo ed è stato raggiunto? I più vanitosi per immortalare le loro prodezze si sono fatti l’autoscatto, i meglio addestrati si sono nascosti dietro cortine di fumo all’interno delle quali si sono spogliati di ogni vestito e ogni colpa.

I signori dei b.b. non hanno considerato la reazione della città di Milano, della solidarietà che scatta quando il pericolo incombe, il senso di pulizia che sta seguendo i fatti di due giorni fa non se lo aspettavano proprio, qualcuno alla fine ha sbagliato i conti.

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Si inagura l’EXPO’. Buona festa del Lavoro liquido.

Non lo so se andrò in pellegrinaggio all’EXPO’. Da un lato sono incuriosito dalle strutture messe in piedi, una curiosità architettonica, dall’altra mi dico anche che il tutto sarà simile ad un centro commerciale  gigantesco. Ci vorrà il carrello della spesa? 

Per intanto la spesa l’hanno fatta le agenzie di lavoro, un immenso prendi tre e paghi uno agevolato dal  Job ad hoc figliastro del job acts, perchè a noi italiani la fantasia non manca e fatta la legge si trova l’inganno, ne teneva conto l’art. 18, troppo dogmatico per una penisola frastagliata.

Ho avuto modo di leggere qualche contratto stipulato in questi giorni ed accettato da avanziani lavorativi, giovani e non più giovani. Contratti a tempo indeterminato per fruire di tutte le agevolazioni previste dalla Legge 183/2014, esplicitando l’interpretazione di nessun vincolo temporale e licenziabilità in qualsiasi momento con la tacita rinuncia ad ogni sussidio legale. Il nuovo avanza, un’alluvione nell’oceano liquido 

L’expò durerà sei mesi, poco più di 180 giorni, lo stesso numero della legge Basaglia del 1978 che chiuse i manicomi, ma anche  della Legge 180 del 2011, che ha dato un’ interpretazione conforme agli articoli 35 e 41 della Costituzione.

Comunque oggi è la festa del Lavoro, l’ingresso all’expò è riservato ai VIP ed agli addetti. Non sono l’uno e tantomeno l’altro. Buon Primo Maggio ricordando l’articolo 1 della Costituzione: 

– L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

– La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

I trattini sono una mia aggiunta, non leggiamoli come segno algebrico condizionale, oppure no il doppio meno può far riflettere.

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