Democratiche maggioranze minoritarie.

Dal referendum greco è venuto fuori un fatto solo marginalmente notato dai commentatori politici, vale a dire che in Grecia la percentuale di coloro che si sono recati ad un seggio per esprimere il si o il no è cresciuta del 13% rispetto alle precedenti elezioni politiche. Certo il coinvolgimento emotivo in occasione di un referendum è alto, in Grecia è stato notevole e di importanza capitale,  non è detto che quel 13% si sia espresso tutto per il no, ma considerando che la disaffezione al voto è una forma di protesta nei confronti dei politici, è molto probabile che proprio chi ha adottato come forma critica del sistema l’astensione abbia espresso la sua contrarietà con un no. Malgrado abbia votato circa un milione in più di persone rispetto alle elezioni precedenti, la scelta per il no è stata netta. Alcuni giornali in Italia, in coincidenza con il voto greco, hanno effettuato dei sondaggi tra i loro lettori e le percentuali (non i numeri) sono state simili.

Certo un referendum non è come le elezioni. Nelle elezioni politiche ed amministrative la sfiducia dell’elettorato nei confronti dei propri rappresentanti è manifestata dall’alto livello dell’astensionismo,  questo vale per l’Italia e credo anche per la Grecia, se nel 2011 ci separavano solo tre mesi nella via verso il default, oggi si ha la netta sensazione che per quanto riguarda la corruzione noi siamo più avanti, abbiamo un fior fiore di delinquenti che arruffano milioni. Questo stato di cose stanca l’elettorato che, trincerandosi dietro un “son tutti uguali”,  rinuncia ad un diritto sacrosanto pur di non sentirsi colpevole di aver dato il voto ad un delinquente. Su quest’ultimo punto, ovvero la rinuncia al voto di chi confida onestamente nelle istituzioni, ci sono forze centripete che spingono al disgusto e alla rassegnazione.

Nel referendum non scegli il politico, semmai scegli le regole che deve rispettare il politico, se onesto e democratico, anche se qui da noi i referendum vengono sgambettati, malgrado siano abrogativi e non consultivi. Con quello per la gestione privata dell’acqua, se valesse ancora la scomunica, Papa Francesco oltre a ricordare che l’acqua è un bene essenziale di tutti, qualche anatema potrebbe lanciarlo. Visto il panorama l’astensionismo da noi cresce anche per i referendum, condizionato dalla mancanza di fiducia.

Ecco il punto, sfiducia nelle istituzioni e in chi le gestisce. Se quel 45% che stabilmente rinuncia al voto, alle prossime elezioni si presentasse ai seggi votando compatto per uno schieramento, magari al ballottaggio, altererebbe l’esito finale rispetto alle aspettative di chi ha voluto nell’Italicum un quorum del 40% di voti validi per governare. 

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

10 thoughts on “Democratiche maggioranze minoritarie.”

  1. Non so, caro Paolo, non sono convinto di quello che hai scritto. Almeno per come l’ho capito io.
    Secondo me, quel referendum non è stato una vittoria, per nessuno. Al massimo un segnale di pericolo, forte, un urlo di disperazione, più che un canto di guerra.
    Lo dico, e lo penso, anche se non sapendo come andranno a finire le cose, potrei anche sbagliare di grosso.
    È una sconfitta, innanzitutto, per gli europei, per gli altri, i tedeschi, i francesi, e gli altri tutti e 18.
    Sentiamo crescere molto fortemente il disagio, il fastidio, l’insofferenza per questa euroburocrazia che non è politica ma sono un’amministrazione accentrata al servizio degli stati più forti, la Germania e il suo cagnolino al guinzaglio francese.
    Se la Grecia andrà via, se lascerà l’Europa, o anche solo l’Euro, senza lasciarci le penne, senza diventare carne insaccata, magari in un salame russo, anche altri andranno via dopo di lei, la Spagna e il Portogallo, la Francia, forse, e anche l’Italia. Poi l’Inghilterra, che ha già programmato il suo referendum, deve solo fissare la data, scapperà a gambe levate il prima possibile. Forse anche altri, all’est stanno già pensando la stessa cosa…
    Non è una bella prospettiva per una moneta continentale, o che voleva diventare moneta globale.
    In questo quadro non si potrà neppure tornare alla vecchia unione doganale o commerciale, perchè nessuno ne vedrebbe più il senso, dopo la sconfitta.
    Tutto questo è nello scenario del conflitto fra USA e Russia, che però questa volta si combatte dall’dall’altro lato del globo, girando dal Pacifico, e non più passando dall’Europa: il mondo, ormai, ha invertito il senso di marcia, almeno dal punto di vista economico.

    Ma il referendum rischia di diventare una disfatta per gli stessi greci.
    Non basta l’orgoglio, l’ego, il populismo di chi dice no senza disegnare una rotta per i propri passi, per il proprio futuro.
    Cosa faranno i greci se i feroci terroristi del fondo monetario internazionale convinceranno la BCE a chiudere i tubi del gas alle banche elleniche? Cosa mangeranno se le aziende europee troveranno altri partner altrove ed i turisti sceglieranno altre spiagge ed isole?
    Quel no può diventare duro come un muro, e l’orgoglio festoso di domenica sera doloroso come uno schianto terribile.
    Forse Tsipras diventerà uno statista di cui si scriverà il nome nei libri di storia, ma quanto ciò sarà frutto di calcolo e quanto frutto solo del caso che ha fatto incontrare una classe di politici europei nani, sordi e miopi?

    Ci pensavo in questi giorni, provando a immaginare l’Europa che diventa più piccola.
    Come il pianeta, che sembra essersi ristretto.
    Abbastanza all’improvviso molti popoli e molti Stati si sono costruiti delle frontiere religiose, culturali, politiche e anche militari che non stavano più disegnate sugli atlanti stradali, o sulle mappe del GPS, come si direbbe oggi.
    Anche in Europa.
    E penso a qualcosa di vicinissimo a noi, alla frontiera francese di Ventimiglia, improvvisamente diventata un muro di cavalli di frisia, non solo per poveri cristi bloccati sugli scoglie, di cui, peraltro, oggi nessuno parla nemmeno più, tutti presi dagli entusiasmi ellenici. Li hanno bloccato il passaggio anche ai giornalisti italiani, alle troupes di Sky, come ho visto sullo schermo con i miei occhi.
    Quindi non è difficile immaginarsi il momento in cui dovremo, o potremmo, tornare a metter mano ai nostri passaporti anche per andare solo a Mentone.

    Ci sono molti sintomi nel mondo che fanno pensare a malattie gravi, pericolose, dolorose.
    Io non sono medico, per fortuna, anche se ho sognato, e sogno ancora oggi, più forte di prima, un mondo senza confini, senza barriere, dove il popolo è uno soltanto e la patria è grande quanto l’intero globo terraqueo.
    Caro amico mio, mi sento un pò apolide e non sopporto divise e bandiere (e, per inciso, noto che le divise, qui, non sono soltanto quelle caki dei militari, ma anche quelle azzurrognole o rossastre dell’euromoneta, e vedo pure che la distanza fra i due significati non è poi così grande come potrebbe sembrare).
    In quel no, come pure nelle ottuse ragioni di austera contabilità euro-crucca che lo hanno provocato, sento solo il peso della sconfitta di un sogno.
    Per questo, amico mio, spero che tu abbia argomenti per dimostrare tutti i miei errori, o che, domani, la storia mi dia un sonoro ceffone.
    In quel caso, la storia dovrei scriverla con la S maiuscola, aggiungendo errore ad errori.
    Un caro saluto,
    Piero

  2. Questa crisi si trascina ormai da troppo tempo, è nata come una crisi bancaria, le banche sono state salvate e l’attenzione si è spostata sul debito pubblico investendo i quattro PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). La famosa lettera della BCE al governo Berlusconi (05/08/2011) non proponeva cose molto dissimili da quelle richieste oggi alla Grecia: non ritengo che attuando quando richiesto noi siamo usciti dalla crisi e si possa parlare di sviluppo, l’unica differenza è che allora a fare le stesse cose con Berlusconi al governo, piuttosto che galleggiare saremmo affondati. Si ho simpatia per il NO greco, ho simpatia perchè spero che il messaggio trasversale venga avvertito dalle forze finanziarie che gestiscono quest’Europa che non è null’altro che una federazione bancaria. In questi giorni ho immaginato che a quei tavoli delle trattative ci fossero Federico II, Enrico V, Innocenzo III, Filippo Augusto e Giovanni Senza Terra, come dire che quest’Europa non esiste ancora, è un’accozzaglia di stati come quasi 10 secoli fa, non imperatori ma banche e alta finanza la fan da padroni. Rispetto ad allora abbiamo in tavola zucchine delle identiche dimensioni, ma leggi, doveri e diritti diversi, più da sudditi che non da cittadini. BCE e FMI possono anche chiudere i rubinetti del credito, ma le banche non rivedranno i loro soldi, un consiglio che viene dato sempre ai piccoli investitori è quello di diversificare gli investimenti per diminuire i rischi: i nostri banchieri sono davvero così poco esperti ed incapaci a gestire il loro denaro da dover ricorrere ai dogmi della Germania, della Lituania o dell’Estonia?
    In questo panorama quel che più mi preoccupa è che con l’Italicum c’è il pericolo che un qualsiasi populista come Grillo o Salvini possa domani diventare capo del governo o influirvi malamente.
    Un caro saluto anche da parte mia
    Paolo🙂

  3. Penso che a non andare al voto si sbagli sempre, ma so anche che è maledettamente difficile andare a votare proprio per la nausea che ti assale quando si parla di politica, di ciò che la politica è diventata: un’accozzaglia di avidi e impreparati qualunquisti, pronti a cambiare bandiera e vessillo, pur di accaparrarsi una poltrona d’oro, impastati di euroburocrazia e di finanza bancaria, pur capendone quanto me.

    1. Con questo panorama uno gira le testa da un’altra parte, e, malgrado anch’io non abbia mai disertato l’urna, capisco che oggi non è tutto qualunquismo quello che allontana dal voto, anzi è quasi una forma di reazione estrema che poi in massa può vendicarsi facendo confluire i voti su chi meno se lo merita.
      Su consiglio dell’amico Piero mesi fa ho letto Cecità e Saggio sulla lucidità di Saramago: nel primo libro tutta una città si ritrova cieca nel giro di poco tempo, nel secondo un’intera città vota scheda bianca, due metafore che si adattano alla realtà odierna e che nel secondo caso mi rendo conto di capovolgere l’astensione collettiva con una partecipazione al voto oltre le aspettative.

  4. Forse non andare al voto è anche un’inevitabile ultima e dolorosa decisione, dovuta alla mancanza di “materia prima”: politici preparati ed onesti, un sistema politico che sia davvero tale e non una mangiatoia per tutti colori che posano il loro sedere su uno scranno o un abbeveratoio per la loro sete di potere. Personalmente non riesco a vedere nella nostra realtà, aspetti positivi che incentivino a partecipare con il voto. Niente di nuovo…niente che dia davvero una speranza che le cose possano cambiare. e andare a votare tappandosi il naso fa male. si diventa quasi complici, rassegnati e mazziati e si torna a casa con una grande tristezza dentro e un senso d’impotenza che opprime.

    1. L’idea della politica dovrebbe presupporre il bene comune, quando le decisioni importanti vengono prese a livello centrale diventa indubbiamente difficile farle coincidere con i bisogni locali e questo al di là degli sprechi e degli interessi dei singoli. Ma la conquista del voto è stata una conquista. Per le donne nel nostro paese il diritto di voto ha meno di secolo, fu solo nel 1925 che venne esteso il diritto a livello amministrativo, per poi essere cancellato l’anno dopo in quanto ai sindaci si sostituirono i podestà. La tendenza odierna, con la scusante di far diminuire i costi, è simile, sostituire organismi elettivi con organi rappresentativi: i presidenti di provincia vengono eletti da sindaci e consiglieri, tra poco il senato verrà eletto dai membri eletti nelle Regioni. Una bassa percentuale di votanti secondo me è maggiormente influenzabile che non una massa, per fare una rivoluzione è sufficiente l’adesione del 15/20% della popolazione, mentre noi siamo divisi tra una UE che decide sul bilancio, un crescente numero di amministratori locali che si macchiano di comportamenti illeciti e tanti Masaniello che vivono alla giornata.

  5. Quello che hanno mandato i greci col referendum è un grido disperato ma potrebbe essere anche una svolta nella storia… solo il tempo ce lo dirà.

    Per quanto riguarda le elezioni sono sempre più scettico: vado a votare più per rispetto di quelle persone che nella resistenza sono morte per darci questo diritto di voto che per scegliere chi mi deve amministrare… Purtroppo cambiano gli anni e i partiti, ma siamo sempre costretti a tapparci il naso e votare il meno peggio, che poi è comunque sempre peggio del meno peggio delle elezioni precedenti.

    Hai fatto bene a nominare il referendum sull’acqua… Ho fatto campagna referendaria per questo quesito che poteva essere il punto di svolta della politica italiana (almeno della sinistra) e poi guarda come è andata a finire… Solo Napoli fra le grandi città ha ripubblicizzato l’acqua…

    Continuo a pensare che ormai per incidere sul sistema le elezioni non servano più… meglio consumare il meno possibile, spostare i soldi su banche piccole e locali…

    1. Questo post è nato da un commento che avevo lasciato da te. In questi giorni ne sono successe tante, ma una cosa importante è che al parlamento di Bruxelles si è tornati a parlare di politica ed una cosa non deve sfuggire, ovvero che nel parlamento europeo l forze conservatrici e liberiste, forti anche del chiassoso contributo di Lega e Farange vari, sono maggioranza. Ora mi dico, se in Europa c’è una maggioranza di questo tipo, non sarebbe ora che le sinistre si unissero con un unico manifesto?

  6. Sarebbe veramente l’ora….sarebbe ora che venissero mandati segnali chiari ed onesti per riaccendere la speranza che qualcosa possa cambiare…. perché andare a votare non sia più andare a farsi beffeggiare, sapendolo e non avendo praticamente nessuna scelta!
    Aspettiamo, ogni pensiero sul no dei greci può essere quello vero…..dovremo aspettare le mosse dell BCE , mantenendo una speranza che però appare sempre più fievole….

    1. La politica sembra che sia affetta da cecità o al suo opposto da una programmazione che allontani dal voto chi avverte come un fardello pesante la corruzione e il malaffare mentre in Europa va avanti un programma che tutela solo i monopoli di banche e grandi affari e che addita come un male insormontabile il welfare che aveva caratterizzato le politiche continentali negli anni scorsi.

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