Monte Resegone

A questo monte sono particolarmente affezionato, lo si vede dai post dedicati e chissà sarà anche dovuto al fatto che nelle giornate limpide lo vedevo dalle finestre di casa, o anche perchè è ben visibile da tutte le montagne della Valtaleggio che frequento spesso. Ma domenica scorsa avevo voglia di montagna e avevo deciso di andare da solo, in questi casi è meglio non avventurarsi per sentieri sconosciuti.

Tra i tanti sentieri ho scelto quello principale, il n. 1 con partenza dal piazzale della funivia che porta ad Erna. A dirla tutta l’idea iniziale era di usare la funivia sino ad Erna e poi accontentarmi di percorrere a piedi il tratto finale, con un dislivello di circa 600 mt, ma giunto sul piazzale della funivia ho deciso di fare a piedi tutto il percorso partendo dai 580 mt iniziali per arrivare alla cima con una salita di 1300 mt e stimando un tempo sufficiente a salire, pranzare e scendere prima di sera.

Ogni salita in montagna si porta appresso i pensieri del giorno, in questa salita invece han prevalso i ricordi, a cominciare dal piccolo gruppo di case che s’incontrano poco prima del rifugio Stoppani.  Trenta e  passa anni fa avrei voluto comprare o affittare una di quelle case, sarebbe stata un buon punto d’appoggio per le escursioni, restò solo un desiderio erano tutte saldamente occupate, oggi ben due hanno esposto il cartello “vendesi” ma io ho accantonato il cartello “compro”. Altri ricordi invece sono legati agli amici che mi fecero scoprire quelle montagne che da dove abitavo distavano solo 35 km, la prima volta con l’approccio alla ferrata (1978), poi il Piano dei Buoi, e ancora il passo Fo, e altre volte il Resegone da vie diverse di cui una resta impressa in mente ancora con la salita e discesa da uno dei tanti canaloni che costringono a piccole arrampicate. Ma domenica come ho detto ero solo, il sentiero n. 1 è forse quello più frequentato ed il buon senso me lo ha fatto preferire, anche perchè pur non presentando tratti in arrampicata ha molti punti esposti in costa e alcuni passaggi un po impegnativi da superare. In ogni caso una salita premiante, la bella giornata consentiva una vista ampia, con in primo piano il ramo di Lecco del Lago di como, il lago di Garlate, il Lago di Annone e di Pusiano  sino al lontano Monte Rosa e alla cortina alpina e prealpina circostante. Le foto scattate lungo tutta l’ascesa ne sono una bella testimonianza.

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Migrazioni di massa (3)

(immagine catturata dal web)
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La migrazione di massa che sta interessando l’Europa mediterranea e i paesi balcanici ho l’impressione ci colga molto impreparati.

Per quasi mezzo secolo si è fronteggiato il nemico sia ad est che ad ovest, prendendo in considerazione l’armamento strategico militare convenzionale (e nucleare). Noi ad ovest abbiamo vissuto il muro di Berlino come una separazione ingiusta e ingiustificata, mentre ad est il muro veniva presentato come un (manu)fatto necessario per impedire la fuga dei cervelli, vale a dire di coloro che per preparazione e cultura potevano ottenere molti più vantaggi economici ad ovest che non ad est.

Sappiamo che nel 1989 il muro è stato abbattuto. Un reportage da Berlino mostrava come la gente comune dell’est approfittasse dell’eliminazione della frontiera interna per andare nella Germania Ovest. Finalmente erano liberi di poter accedere ai beni di consumo disponibili. I neo tedeschi però dovettero prendere atto che i carrelli riempiti al supermercato andavano saldati alla cassa, tutti tornarono a casa sconsolati, potevano solo guardare le vetrine con le merci esposte, non avevano abbastanza marchi per comprarle, almeno ad est potevano continuare a vivere dignitosamente, l’oganizzazione sociale non vacillava.
Oggi il panorama è cambiato, il mondo non è più diviso in un est e in un ovest che comunque possedevano e posseggono solide basi istituzionali, la divisione attuale è tra un nord ricco ed un sud povero e depauperato di ogni elemento che possa far sperare ad una vita migliore nell’immediato futuro, anche perchè le istituzioni svaniscono sotto i colpi delle nostre vecchie armi (sia dell’est che dell’ovest) che trovano nuovi mercati.

Senza andare a Mosè, basta guardare meglio a quali sono stati negli ultimi anni i paesi che han conosciuto esodi di massa per notare che ad esserne interessati sono quei paesi afflitti da guerre interne destabilizzanti i sistemi esistenti. Le guerre intestine non fanno riconoscere il nemico, logorano e stremano entrambe le parti in lotta. Libia e Siria sono solo gli ultimi esempi, ma abbiamo avuto il Congo, la Somalia, il Ruanda, il Libano …..  Limitiamoci a Libia e Siria di cui vediamo gli effetti.
Nel primo caso si tratta di una nazione ricca di petrolio con un territorio immenso ed appena 6 milioni di abitanti autoctoni. Per far funzionare gli impianti petroliferi, e tutta la miriade di servizi che vi ruotavano intorno, si stima che vi vivessero non meno di 15 milioni di stranieri. Con il disfacimento dello stato Libico c’è stata la grande fuga.

In questi anni l’immigrazione dalla Libia verso l’Italia quanti cittadini libici ha interessato? Francamente non ricordo nessun barcone pieno di libici, solo gente che era in Libia o che era arrivata in Libia e se ne voleva venire via. I libici hanno molto più interesse a restare per proteggere quel che gli può essere riconosciusto che non andare alla ricerca di un’oasi in Europa.

Per la Siria il discorso è diverso, è venuto meno il collante del potere centrale. Quando un governatore uccide i suoi sudditi, in maniera indiscriminata, con armi di massa, non ha più credibilità; tantomeno hanno credibilità le istituzioni e le gerarchie su cui poggiano.
Questi due stati, crollati sotto il loro stesso peso, hanno messo in atto l’esodo cui stiamo assitendo e che come dicevo all’inizio ci coglie impreparati, non per il numero di persone che bussano alle frontiere, ma per il solo fatto che bussino.
Se ai confini dei paesi europeri di frontiera si fosse presentato un esercito in armi avremmo sicuramente fronteggiato la cosa molto meglio, la guerra è una cosa che le popolazioni alla fine accettano, basta dire loro che serve per garantire la libertà. Ma di fronte ad una fiumana di persone che pacificamente bussano e chiedono permesso, come si deve reagire? Questi poveretti alla fin fine non chiedono altro che di poter transitare verso luoghi che sperano accoglienti, paesi e stati in cui hanno riposto la speranza di un futuro.
Non si abbandona una nazione in guerra, si abbandona una nazione in guerra fraticida dove i contendenti si chiamano Bashir Al Assad e ISIS, tantomeno si comincia una lotta se non si ha un programma ed una proposta di governo postbellico.
Sia in Siria che in Libia non esiste allo stato attuale una proposta di forma di Stato valida e condivisa sia a livello locale quanto internazionale, non esiste un esercito o una forza d’ordine che prevalga sulle altre. L’Afganistan in questi ultimi decenni, dopo l’occupazione russa ed ora con le forze di pace occidentali ne è una dimostrazione; le forze militari straniere potranno ritirarsi solo quando il potere afgano sarà solido. Per la Siria e la Libia sarà necessario lo stesso impegno decennale profuso in Afganistan? Probabilmente si, ma non si possono disperdere le forze su mille fronti, occorrono forze locali in grado si creare prospettive di governo solide e durature (e possibilmente riconducibili al nostro sogno di libertà).

Una breve sosta ad Orvieto

Il mezzo che preferisco per le medie e lunghe distanze è l’automobile in quanto mi permette di potere effettuare delle soste quando e dove mi pare, in particolare per il pranzo di mezzogiorno la sosta diventa un obbligo e l’indice scorre sullo schermo del navigatore alla ricerca di un luogo di ristoro nelle vicinanze.
Se sono in autostrada al primo casello disponibile esco, non sopporto la ressa degli autogrill all’ora di pranzo e quindi cerco luoghi tranquilli.
Quasi sempre i caselli autostradali sono distanti dalle città, quello di Orvieto fa eccezione, basta percorrere pochi chilometri per ritrovarsi sulla Rocca, il che soddisfa la mente oltre che il palato. All’ora di pranzo chiese e musei sono chiusi ma il semplice camminare per strade che sanno di tufo e tartufo offre la possibilità di catturare immagini che dall’autostrada mai avrei potuto realizzare.
Poi le foto rimangono in un cantuccio sino a quando qualcosa non le richiama alla memoria, in questo caso un post di Laura Carpi che mi ha rammentato di essermi fermato a fotografare le stupende facciate del Duomo di Orvieto. 

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Grazie mill€. Ma chi vi ha chiesto niente?

Ieri sera guardavo un talk show in TV ed ho sentito Salvini dire quello che sanno anche i sassi, sono andato a ripescare questo post di due anni fa. Che lo abbia letto anche Salvini, che non è riscito a portare a casa nulla dopo la raccolta di firme del referendm  per l’abolizione della riforma Fornero, referendum che contravvenendo ai miei obblighi morali ho firmato, mi deve far preoccupare?

libera...mente

CatturaQuello sopra è un titolo del giugno scorso del Sole 24 ore. Non sono bravo a far di conto come Renzi, ma ho buona memoria e ricordo quell’articolo. Comunque se i conti son conti 80 mldi in 9 anni significa che la riforma delle pensioni della Fornero, annualmente fa risparmiare meno di quanto ha promesso il premier di risparmio irpef per i redditi medi di 1500 € (mille €uro pro capite per diecimilioni di lavoratori = 10 miliardi).

Se quelli del 1955 e anni limitrofi fossimo stati in pensione chissà quanti posti di lavoro in più ci sarebbero stati per i giovani in cerca di lavoro. Ma no, Renzi ed equipe ministeriale ci mettono solo la faccia non tutta la testa.

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Pizzo Araralta e Pizzo Baciamorti

Pizzo Baciamorti
        (cliccando sulla foto si ha accesso alla cartella delle immagini)

I toponimi montani suonano a volte strani e nefasti, quasi a rimarcare quel tocco gotico che li caratterizza. Il Passo Baciamorti e l’omonimo Pizzo, ne sono un esempio. L’origine del nome per alcni versi viene fatta risalire agli anni tra il 1605 e il 1607, quando Paolo V proibì alla Repbblica di Venezia la sommininistrazione di alcni sacramenti. Le terre della Valtaleggio a quel tempo segnavano il confine tra il Ducato di Milano e la Serenissima. Fatto sta che con la sconsacrazione di alcune chiese divenne impossibile dare degna sepoltura a chi aveva la sventura di morire nel territorio del Doge. Fu allora adottata la trasferta in territorio milanese, il passo orobico fu così utilizzato per il trasferimento dei defnti che proprio sul passo venivano per baciati per l’ultima volta prima di ricevere le esequie oltreconfine. Da qui il nome del Passo e del Pizzo che lo sovrasta, un nome immeritato visto che la valle a primavera sprigiona una miriade di colori il cui profumo inebria e resuscita.
Taleggio è anche il nome di un formaggio che da questa valle prende il nome. Ancora oggi l’allevamento negli alpeggi è attivo; conoscendo la zona e rammentando tutte le vecchie baite in rovina, tutto mi suggerisce un passato di floridità economica che con l’industrializzazione è andato in declino.

Alpi Cozie

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Ci sono immagini che con l’angolatura giusta mettono in risalto particolari che l’occhio inizialmente non percepisce. Un caso è questa roccia che sembra la testa di un dinosauro che si affaccia davanti all’obiettivo.
In una giornata in montagna gli scatti sono un centinaio, questo comporta un continuo rincorrere il gruppo che se si distacca troppo deve rallentare il passo si ritmi di chi si ferma a fotografare. Ho calcolato che tra il tirare fuori dalla custodia la macchina fotografica e il fare un paio di scatti, ci si distacca di almeno 12 passi, quindi è necessaria una selezione evitando le foto agli insetti che richiedono più tempo.
Il tratto delle Alpi Cozie sopra Brusson in Valle d’Aosta, in estate avanzata non è nella forma migliore. Le fioriture di rododendri sono finite e con esse quelle di quasi tutti gli altri fiori che non amano il caldo. Avere 25° alla fine di agosto a 2500 mt è troppo e sino ad oltre i 3000 non c’è neve. Anche oggi è giunta la notizia che il ritiro di un ghiacciaio ha fatto riemergere una baracca della guerra ’15/’18 sul Gran Zebrù.

I laghetti alpini che raccolgono l’aqua del disgelo svolgono la doppia funzione di abbeveratoio per le mandrie nel periodo estivo ed essere una riserva per la produzione di neve artificiale nei tiepidi inverni. Come si vede in n paio di foto del filmato la vita ittica si fa strada. So che questo non è poetico, a volte vorrei restare nell’ignoranza e cullarmi con immagini fatte di acque limpide in cui si specchiano le cime, ma la realtà è che l’uomo sfrutta ogni cosa per i suoi bisogni, così le montagne vengono modellate per farne piste da sci e carrarecce che vengono utilizzate dai fuoristrada per raggingere alpeggi e rifugi. (cliccando sulla foto o su qesto link si accede al filmato su you tube  https://youtu.be/sZPb92n-L1Y )

 

se 25 anni fa si fosse investito per produrre opportunità di sviluppo nel sud del mondo

Erich Fromm già negli anni ’70 evidenziava che nel futuro del pianeta la divisione del mondo non sarebbe più stata tra est comunista ed ovest capitalista ma tra nord ricco e sud povero, a meno che non si fosse investito per produrre opportunità di sviluppo nel sud del mondo. Lo iato, ovvero la forbice che già allora intuiva, si sarebbe via via allargato portando ad inevitabili migrazioni, come quelle attuali con cui noi che ci piaccia o no conviviamo. Non esiste il colpo di bacchetta magica che risolve tutto, come nessuno può arrogarsi il diritto di voler condannare altre persone a rinunciare ad una possibilità di vita migliore o con prospettive future di miglioramento.
Mi chiedo perché questo fenomeno migratorio avviene oggi e non venti anni fa.
Non voglio affondare nella storia, ma a mio parere almeno alla fine della seconda guerra mondiale occorre andare, a quel momento che ridisegnò il mondo dividendolo nella forma rimasta inalterata sino al 1989 con la caduta del muro di Berlino. Da quel momento il nord industrializzato si è uniformato sino a sviluppare la globalizzazione che bella o brutta che sia esclude da ogni beneficio buona parte delle persone. Buona parte, quindi non tutti. Difatti è solo il sud del mondo ad essere nelle condizioni di vivere uno spostamento di esseri umani. Ma è vero altrettanto che non migrano tutti i popoli del sud. Noi umani non abbiamo ali e i nostri nidi sono più solidi di quelli degli uccelli, dove i nidi hanno solide basi, ovvero pace e lavoro, gli uomini non migrano.

Non esiste una linea equatoriale che divide il nord dal sud, esistono delle zone coincidenti con il continente africano nel nostro caso, con il sud america nel caso degli USA, non è una linea geografica ma temporale e storica che in passato è coincisa con il sudest asiatico nei confronti di Russia, Cina e USA e prima ancora ha riguardato sparpagliate popolazioni del sud Europa che si son spostate in nord Europa, ma anche negli USA ed in Sudamerica.
Eppure agli occhi dei popoli europei sembra quasi che tutta la popolazione africana e mediorentale si stia spostando verso il nord del mondo.
Realisticamente è così? Certamente no, il fenomeno interessa più di tutti i paesi nordafricani destabilizzati di recente, i paesi subsahariani interessati da guerre decennali e i paesi mediorientali che non riescono a ristabilire una forma di governo.
Le azioni del terrorismo internazionale si innestano in questo scenario. Tengono viva l’attenzione dell’opinione pubblica del nord, fanno aumentare la paura, portando a prendere decisioni protettive utili ad alimentare un senso di separazione di due mondi che condividono lo stesso pianeta.

ll punto è proprio questo: io, tu noi tutti siamo contemporanei, questo mondo può essere sufficiente a farci convivere tutti senza che io veda te annaspare e persino morire nel tentativo di aggrapparti al futuro. Se 25 anni fa …. si fosse investito per produrre opportunità di sviluppo nel sud del mondo saremmo allo stesso punto della storia? Il mondo non è perfetto e gli uomini ancora meno. L’umanità è vulnerabile, a causa di questa sua vulnerabilità l’uomo è soggetto a fare cose che altri uomini gli dicono di fare, arrivando anche a convincersi della bontà di una propria libera scelta di rinuncia alla propria libertà, corrispondente a dettami imposti dalle necessità.

Oggi se non avessimo avuto l’attacco alle torri gemelle accetteremmo di trascorrere  tre inutili ore in un aeroporto facendoci radiografare? Senza la migrazione in atto avremmo accettato il controllo che ci si propone di effettuare sui viaggiatori dei treni europei?

Basta un atto violento il lunedì affinché i giornali ne parlino per una settimana, sino a convincerci che gli atti violenti sono almeno 50 al giorno tante quante le informazioni che quotidianamente vengono ripetute.

In sintesi questi eventi tendono a condizionarci nella mente e nella vita di tutti i giorni. Ma proviamo ad immaginare, a fantasticare su un mondo perfetto, un’utopia che nell’umanità non si è mai sopita. Ognuno di noi è naturale che pensi ad un proprio ideale, la realtà è che si convive gli uni con gli altri, e gli uni senza gli altri possiamo fare ben poco. Quando la libertà, che qui voglio ridurre al diritto umano di vivere, viene meno, viene a mancare l’uomo e noi stiamo rinunciando ad assumere comportamenti umani, vale a dire morali e quindi etici. L’etica presuppone un ragionamento, abbandonandola rinunciamo a pensare.