Migrazioni di massa (3)

(immagine catturata dal web)
(immagine catturata dal web)

La migrazione di massa che sta interessando l’Europa mediterranea e i paesi balcanici ho l’impressione ci colga molto impreparati.

Per quasi mezzo secolo si è fronteggiato il nemico sia ad est che ad ovest, prendendo in considerazione l’armamento strategico militare convenzionale (e nucleare). Noi ad ovest abbiamo vissuto il muro di Berlino come una separazione ingiusta e ingiustificata, mentre ad est il muro veniva presentato come un (manu)fatto necessario per impedire la fuga dei cervelli, vale a dire di coloro che per preparazione e cultura potevano ottenere molti più vantaggi economici ad ovest che non ad est.

Sappiamo che nel 1989 il muro è stato abbattuto. Un reportage da Berlino mostrava come la gente comune dell’est approfittasse dell’eliminazione della frontiera interna per andare nella Germania Ovest. Finalmente erano liberi di poter accedere ai beni di consumo disponibili. I neo tedeschi però dovettero prendere atto che i carrelli riempiti al supermercato andavano saldati alla cassa, tutti tornarono a casa sconsolati, potevano solo guardare le vetrine con le merci esposte, non avevano abbastanza marchi per comprarle, almeno ad est potevano continuare a vivere dignitosamente, l’oganizzazione sociale non vacillava.
Oggi il panorama è cambiato, il mondo non è più diviso in un est e in un ovest che comunque possedevano e posseggono solide basi istituzionali, la divisione attuale è tra un nord ricco ed un sud povero e depauperato di ogni elemento che possa far sperare ad una vita migliore nell’immediato futuro, anche perchè le istituzioni svaniscono sotto i colpi delle nostre vecchie armi (sia dell’est che dell’ovest) che trovano nuovi mercati.

Senza andare a Mosè, basta guardare meglio a quali sono stati negli ultimi anni i paesi che han conosciuto esodi di massa per notare che ad esserne interessati sono quei paesi afflitti da guerre interne destabilizzanti i sistemi esistenti. Le guerre intestine non fanno riconoscere il nemico, logorano e stremano entrambe le parti in lotta. Libia e Siria sono solo gli ultimi esempi, ma abbiamo avuto il Congo, la Somalia, il Ruanda, il Libano …..  Limitiamoci a Libia e Siria di cui vediamo gli effetti.
Nel primo caso si tratta di una nazione ricca di petrolio con un territorio immenso ed appena 6 milioni di abitanti autoctoni. Per far funzionare gli impianti petroliferi, e tutta la miriade di servizi che vi ruotavano intorno, si stima che vi vivessero non meno di 15 milioni di stranieri. Con il disfacimento dello stato Libico c’è stata la grande fuga.

In questi anni l’immigrazione dalla Libia verso l’Italia quanti cittadini libici ha interessato? Francamente non ricordo nessun barcone pieno di libici, solo gente che era in Libia o che era arrivata in Libia e se ne voleva venire via. I libici hanno molto più interesse a restare per proteggere quel che gli può essere riconosciusto che non andare alla ricerca di un’oasi in Europa.

Per la Siria il discorso è diverso, è venuto meno il collante del potere centrale. Quando un governatore uccide i suoi sudditi, in maniera indiscriminata, con armi di massa, non ha più credibilità; tantomeno hanno credibilità le istituzioni e le gerarchie su cui poggiano.
Questi due stati, crollati sotto il loro stesso peso, hanno messo in atto l’esodo cui stiamo assitendo e che come dicevo all’inizio ci coglie impreparati, non per il numero di persone che bussano alle frontiere, ma per il solo fatto che bussino.
Se ai confini dei paesi europeri di frontiera si fosse presentato un esercito in armi avremmo sicuramente fronteggiato la cosa molto meglio, la guerra è una cosa che le popolazioni alla fine accettano, basta dire loro che serve per garantire la libertà. Ma di fronte ad una fiumana di persone che pacificamente bussano e chiedono permesso, come si deve reagire? Questi poveretti alla fin fine non chiedono altro che di poter transitare verso luoghi che sperano accoglienti, paesi e stati in cui hanno riposto la speranza di un futuro.
Non si abbandona una nazione in guerra, si abbandona una nazione in guerra fraticida dove i contendenti si chiamano Bashir Al Assad e ISIS, tantomeno si comincia una lotta se non si ha un programma ed una proposta di governo postbellico.
Sia in Siria che in Libia non esiste allo stato attuale una proposta di forma di Stato valida e condivisa sia a livello locale quanto internazionale, non esiste un esercito o una forza d’ordine che prevalga sulle altre. L’Afganistan in questi ultimi decenni, dopo l’occupazione russa ed ora con le forze di pace occidentali ne è una dimostrazione; le forze militari straniere potranno ritirarsi solo quando il potere afgano sarà solido. Per la Siria e la Libia sarà necessario lo stesso impegno decennale profuso in Afganistan? Probabilmente si, ma non si possono disperdere le forze su mille fronti, occorrono forze locali in grado si creare prospettive di governo solide e durature (e possibilmente riconducibili al nostro sogno di libertà).

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

10 thoughts on “Migrazioni di massa (3)”

  1. Buongiorno Paolo, la migrazione dei Popoli era sempre stato nella storia, e lo sarà ancora per il prossimo futuro. Credo con le giornali e la tv ci portano queste tragedie più vicino. Adesso ci sono i Siriani, la gente ha paura del affollamento, di una religione molto discusso, e il pregiudizio, e poi il pensiero di persone di seconda classe.. Insomma la migrazione dei Popoli fa parte del nostro mondo credo che noi dobbiamo imparare di diventare multiculturali e integrasi entrambi.. abbi una buona giornata un abbraccio Pif

    1. Ciao Pif,
      il tuo commento l’ho letto già stamattina, non ho potuto risponderti prima e credimi avrei tanto voluto farlo, e sai perchè? Perchè il solo fatto di sapere che tu sia una camperista ha stimolato in me un’idea prevalente sulle altre. Hai presente a quel che accade in concomitanza di un ponte o delle festività di Pasqua e di Natale per non parlare delle ferie? Milioni di persone a bordo di auto, treni ed aerei si spostano tutte insieme per raggiungere i luoghi di vacanza. Ripeto milioni di persone tutte insieme in giro per l’Europa, e nessuno si lamenta per il loro arrivo. Qual è la differenza tra loro e i profughi e gli sfollati? Non c’è nessuna differenza se non il portafogli. Nel momento in cui le nazioni accettano rfeciprocamente italiani, croati, tedeschi, ungheresi, inglesi, tedeschi, francesi…. ma anche extracomunitari come americani, svizzeri e via discorrendo, non c’è intolleranza e razzismo, anzi c’è il grido di benvenuto: portano soldi e l’econonmia va avanti, è la vigliaccheria sociale che invece tende a voler escludere chi non ha soldi per garantirsi la vita, perchè se è vero che si può dar da mangiare ad un milione di turisti è anche vero che il cibo non può essere un problema per 100.000 profughi. Ma questo la gente lo dimentica e i vari Salvini e Le Pen ci sguazzano a tutto tondo.
      Un abbraccio
      Paolo

      1. grandioso quello che hai scritto, io sarrei anche per un europa unito (nel senso non esistano più le nazionalita nel europa) siamo tutti europei … capisci quello che voglio dire??? cosi almeno non possimo pià dire e colpa del tedesco, e colpa del francese ecc cosi siamo un popolo…

        comunque e vero la differenze e il denaro… facciamo veramente schifo…

        a volte mi domando perche non possiamo diventare cittadini del Mondo??? alla fine siamo tutti umani😉

  2. Un gran bell’articolo caro Paolo. Concordo sull’essere impreparati, ma oltre a questo particolare (importante) c’è anche la mancanza di collaborazione tra Stati, ormai il tutto è diventato uno scaricabarile, come se le persone fossero oggetti e non esseri umani che hanno bisogno di aiuto. Ormai la gente ha paura di tutti questi stranieri, anche perché se ne sono sentite veramente tante prima che iniziassero ad arrivare i Siriani. Ciò non toglie che il “male” ci fosse anche senza gli extracomunitari, ma è innegabile che con il loro arrivo e l’arrivo di persone da altri Stati europei sia aumentato. Di conseguenza ora che arrivano persone che devono salvarsi la vita è tutto un chiudere le porte, è tutto un deviare verso altri porti, è tutto un dire che non c’è posto. Forse è vero, ma non si possono abbandonare, non si può farlo, proprio no. La guerra non è una soluzione, ma occorre trovarla questa soluzione affinché le popolazioni restino nei loro luoghi natii, così prima o poi scoppierà qualche cosa di molto più terribile ed è questo che fa molta paura alla gente!!
    Saluti, Patrizia

    1. Qualche mese fa ho ripassato il periodo storico che va dal crollo dell’Impero Romano al 1200. Il limes, ovvero il muro fortificato che avevano costruito i romani intorno al loro impero, un poco alla volta ha ceduto, ma non per chi premeva ai confini, bensì per mano di condottieri che sono riusciti a coagulare intorno a loro la gente che incontravano lungo la via. Attita, giusto per citarne uno, non iniziò la marcia con un esercito immenso, l’esercito si irrobusti lungo la strada: Attila aveva un obiettivo e voleva raggiungerlo. La differenza con la situazione odierna sta in questo: arriva gente disarmata, armata solo di speranza, d’altronde non gli sarebbero sufficienti bastoni, badili e spade per affrontare i nostri vigili del fuoco (passami l’ironia), sono gente che semplicemente tutta insieme spera in una vita migliore. Ed è questo il problema, il tutti insieme. Noi siamo stati abituati all’ascensore sociale, oltre un certo peso si blocca, riteniamo di non potere affrontare la cosa. Ma è davvero così? A parte che oltre l’ascensore ci sono le scale, a mio parere intraprendere un percorso in salita tutti insieme può essere si faticoso ma non impossibile.
      Quest’estate a Tagliata ho visto un albergo interamente adibito ad ospitare profughi, ho visto anche diversi alberghi chiusi per mancanza di clienti, in definitiva si può sopravvire se si trova la strada. Certo la torta è una sola, metà la mangia chi sta nella stanza dei bottoni, l’altra metà tocca ai rimanenti milioni di cittadini, che siano un milione o che raddoppino la parte di torta rimane sempre quella e i furbetti fomentapopolo ne approfittano per cambiare il posto a tavola.

  3. L’argomento è serio, Paolone, si.
    Sai certamente come la penso, io sto dalla parte dei migranti.
    Nel tuo articolo, come anche nell’informazione di questi giorni, ti sei concentrato sui cercanti asilo, gli sfollati che scappano dalle guerre di Libia e Siria.
    Ma ci sono anche afghani, somali e altri poveri cristi sfuggiti alla fame e alla miseria che anche l’ISIS (oggi molto in sordina)contribuisce a far crescere smisuratamente da quelle parti.
    Poi ci sono i poveri, quelli di Cristo hanno la croce sulle spalle, africani e asiatici che cercano una vita dignitosa e per questo si muovono e brulicano nei nostri paesi d’Europa.
    Ci sono anche quelli dal sud dell’America che scappano da altre miserie e povertà e cercano una speranza nella terra promessa di Obama.
    Ma anche lì, come in Europa, si alzano muri, invece di provare a cercare soluzioni.
    Noi europei siamo come i berlinesi dell’ovest, cioè siamo la marmellata (per non dire altro, ma quello sarebbe una questione morale ed io qui mi astengo) che attira le mosche.
    E’ ineluttabile.
    L’unica strada sarebbe che le istituzioni internazionali, l’ONU, l’UE, la FAO (altre?) si muovessero, dessero informazioni, facessero politiche di sviluppo, insomma servissero da utilità alle masse di poveri.
    E invece?
    Vedi la famigerata troika!
    Ci hai mai pensato, chi sono?
    Fondo monetario internazionale, Unione europea e Banca centrale europea.
    Il loro compito sarebbe di aiutare i più deboli.
    E invece?
    L’hai letto che nel mese scorso, dopo la chiusura dell’accordo con la Grecia, la società proprietaria dell’aeroporto di Francoforte ha comprato 14, dico quattordici!!!!, aeroporti greci!!
    Altro che aiuto!
    Così si capisce bene chi sono.
    Gli stessi, o almeno quelli della stessa pasta, che hanno truccato nel mondo i dati sull’inquinamento delle vetture nazionalpopolari.
    Tu che macchina hai, Paolone mio caro?
    Un abbraccio,
    Piero

  4. Eh si che l’ho letto quell’articolo degli aeroporti, a parte che la cosa era nell’aria da un po di tempo e che è regola d’ro comprare quando tutti vendono: i prezzi si abbassano. Ma per la questione dei nuovi arrivi sto notando un forsennato sbandieramento di un pericolo inesistente. Mi capita di ascoltate diversi TG e programmi pomeridiani televisivi ed ho tratto una conclusione: in passato per far digerire le rinunce alla gente si paventava il pericolo esterno degli stati confinanti, oggi si paventa il fatto che bisogna rinunciare a dei diritti per colpa di estranei in casa. Poi come consideravo in una risposta prima, non è un problema alimentare o di sopravvivenza, come si nutrono un milione di turisti si possono nutrire un milione di profughi.
    Poi considera una cosa: se oggi non ci fosse la crisi Libica il prezzo del petrolio scenderebbe a 20 $ al barile: quante altre azinde che estraggono prtrolio dalle sabbie bituminose sarebbero costrette a chiudere visto che sotto i 50$ sono in perdita? Ho l’impressione che la questione profughi serva a farci tenere lontno lo sguaordo da altri problemi.

  5. Purtroppo è tutto un problema di soldi e di profitti… D’altronde basti pensare che, mentre col famigerato TTIP oggi e con l’unione Europea ieri, si è sempre cercata la libera circolazione delle merci in tutto il pianeta, al contrario si è sempre ostacolata la circolazione delle persone… O meglio, per essere più precisi, si è sempre ostacolata la circolazione delle persone povere… perchè un riccone degli emirati arabi o di dubai tutti l’accolgono a braccia aperte, mentre un poveraccio della Siria viene visto come la peste!

    1. Quel che non viene compreso dai più in questi giorni in cui masse di persone tentano di spostarsi dalle terre di origine, è la vulnerabilità delle nostre economie, nostre di Stati ma anche di individui. Versiamo tutti qualcosa per il mantenimento di servizi e apparati vari anche se il ritorno percepito è molto basso in quanto la redistribuzione della ricchezza non è equalitaria, c’è una torta, metà la prende il 10% della nazione, l’atra metà è per il restante 90% che aumentando di numero, anzichè pretendere che l’altra metà venga resa disponibile, tenta di proteggere la propria fettina per paura che gliela portino via.

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