La peste, vecchia e nuova

“Sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore ne scompare mai, che può restare per decine d’anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura o insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli morire in una città felice.”

Così si conclude la Peste di Albert Camus, libro letto in gioventù e riletto da poco. L’aria che si respira nel romanzo è torva, pesante. La peste si fa strada tra la gente, colpisce a casaccio, la città viene chiusa nei suoi confini naturali e le vie di accesso vengono chiuse e vigilate mentre gli appestati muoiono. Umanità separata dagli affetti lontani, interdetta al movimento e quindi alla vita, costretta a vivere nelle stesse vie ogni giorno e solo di giorno, perchè di notte vige il coprifuoco per evitare fughe con conseguente espansione dell’epidemia,.

In quel libro dopo i fatti di Parigi leggo il dramma che genera il terrorismo nei cittadini inermi e considero che la peste non muore mai, al massimo dorme per decenni e quando si sveglia non si sa dove andrà a colpire.

Il germe terroristico è mutevole, si adatta alle circostanze che lo riportano in vita, attecchisce dove il terreno è fertile e tanto più diventa fertile quanto più cresce la diffidenza. Inutile usare il napalm come diserbante, occorre tornare alle origini e diserbare manualmente. Lavoro lungo certo, ma è compito della società civile aggregarsi per non lasciare zone abbandonate a se stesse.

Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

19 thoughts on “La peste, vecchia e nuova”

  1. Cosa rispondere, Paolo alla tua considerazione?
    Si, il morbo si nasconde facilmente e pare immortale, è mutevole e feroce.
    Temiamo, ormai, una pandemia inarrestabile.
    Ci stiamo imprigionando da soli in una cella buia e triste, temendo di restare contagiati.
    Ma non pensiamo che la malattia forse sta già dentro di noi.
    Non so.
    Il diserbante, l’antidoto, l’antibiotico, chiamalo come vuoi, Paolo, non so davvero come si deve curare questo male.
    Non sapendo da dove nasce, o potendolo solo parzialmente immaginare, non saprei neanche dire esattamente da dove incominciare ad estirparlo.
    Io sono contro la guerra per natura, oltre che per convinzione, e quindi non penso che una risposta armata serva a molto.
    E poi, in armi contro chi?
    Un esercito di fantasmi vestiti come noi mischiati in mezzo a noi.
    Oppure contro chiunque è diverso.
    O contro chi sta dall’altra parte del mare.
    Si, ma il mare sta dappertutto, e noi siamo solo isole sperdute…
    Un servizio del tiggì ha esaminato le armi che sono state trovate a Cobane, la città presa con la guerra dalle mani degli ISIS.
    Ebbene, oltre alle armi dei vecchi iraqueni, c’erano moderni fucili belgi, armi iraniane, cartucce cinesi. E le Toyota, le Toyota che a decine e decine sfoggiano in ogni filmato, nuove, lucide , fiammanti, appena uscite dal concessionario?
    Ma che cazzo, nessuno controlla gli archivi della Toyota?

    Un abbraccio,
    Piero

    1. Qualche mese fa il libro l’ho dato in prestito ad un’amica e dopo quasi 40 anni i fogli si staccavano dal dorso ed allora l’ho ricomprato, riletto e mi è tornato in mente. Pensa 40 anni fa c’era il germe del terrorismo rosso e nero che colpiva secondo una sua logica aberrante. Luoghi pubblici l’uno e figure istituzionali l’altro. In quegli anni Emanuele Severino coniò il termine di terrorismo dosato teso a condizionare la vita dei cittadini,
      Penso che oggi siamo di fronte ad un fenomeno diverso, e mi son posto una domanda: perchè colpire uno stadio, un ristorante ed una discoteca e non i luoghi simbolo di Parigi come Torre Eifel, Camp Elisè, Operà? La risposta me la son data leggendo i titoli irritanti di alcuni giornali di questi giorni ed anche i commenti on line a qualche buon articolo del Corriere della sera o de ll sole 24 ore, ebbene in quei titoli e in quei commenti di pancia l’azione terroristica ha raggiunto il suo scopo, ovvero quello di alzare ancora di più il muro che ci separa dagli stranieri e nel farli sentire ancora più estranei ed ostili.
      Alla base della piramide la concorrenza tra italiani e stranieri è tanta e gli ascensori sociali funzionano poco, tutto terreno fertile per i semi della disgregazione sociale e dell’astio animoso. In una situazione simile un giovane straniero non ha che da scegliere tra una vita consumata in strada e quella di farsi soldato, in quest’ultimo caso avrà anche delle fiammanti Toyota da guidare.

      1. L’analisi è perfetta, dal punto di vista sociale.
        Il vuoto di valori viene riempito da questa follia senza senso.
        A me resta ancor più incomprensibile il fatto che nel compiere quelle azioni tanto efferate quelli che chiami soldati si offrono come vittime predestinate, kamikaze, suicidi. Io questo non lo capirò mai.
        Non credo alla radice religiosa di questi attentati, ma ad una loro logica politica ben precisa inserita nello scontro secolare, anzi millenario, fra sciiti e sunniti, lotta di potere per accaparrarsi l’eredità di Maometto.
        In questo solo è religiosa la matrice di questa cieca violenza, nel fatto che dall’origine, dopo la morte del Profeta di Allah, in mancanza di una scelta ereditaria per la sua successione, è cominciato uno scontro tra fazioni che ha molto in comune con le lotte dinastiche hanno lacerato l’Europa cristiana per altrettanti secoli.
        Spesso anche da noi (per dirla con un oppositivo a Loro), la lotta per il potere ereditario ha preso le sembianza di lotta di religione.
        Ne sappiamo qualcosa.
        Penso ai Papi, alle Dinastie, ai Casati.
        Volgari famelici appetiti che sono costati il sangue di milioni di esseri umani.
        Così per loro.

        Ma tutto questo non spiega neppure un poco come mai dei giovani, sia pure di periferie povere (ma non mi pare che il clichè valga per tutti), si possano immolare consapevolmente.
        E per che cosa poi?

        E c’è una cosa che non posso perdonare in questa fase del terrorismo planetario.
        Che non ha neppure più il coraggio di tentare, come i vecchi poveri ingenui anarchici del secolo XIX e XX, di abbattere i detentori degli scettri nemici.
        Non si attenta più al Principe.
        Ma vigliaccamente si semina il terrore tra gli innocenti.
        Non ci si immola cercando di distruggere il detentore del potere.
        Impotenti e suicidi, si semina il sangue di fratelli ed innocenti.
        Io questo proprio non lo digerisco.
        La vigliaccheria si maschera da profeta.
        Questa è la verità.

        Piero

      2. Si racconta che dal 1212 in poi migliaia di bambini si misero in marcia dalla Francia e dalla Germania per liberare il sacro suolo di Gerusalemme dai musulmani. Sembra che l’evento sia reale, anche se non si capisce bene cosa possa aver mosso quei fanciulli, di sicuro erano molto eccitati a compiere qualcosa di talmente grande da meritare il sacrificio della vita e difatti molti perirono nell’avventura.
        Oggi mi viene n mente anche Malcom X che non dimentichiamolo si riscattò da una vita di perdizione grazie all’Islam, lui arringava le folle dicendo cose del tipo “se lo stato vi chiama a combattre in una guerra che non vi interessa voi partite, combattete e se non morite in guerra tornate mutiati, ma se si tratta di rivendicare dei diritti non siete disposti a versare una goccia del vosto sangue”.
        Ecco io immagino anche le due situazioni stazionarsi nella storia dell’uomo, che risponde a stimoli ideali o metafici in maniera che a noi sembra impossibile, eppure gli anini si caricano.
        Pensa a quel che accade in concomitanza di elezioni, a come ci infervoriamo sentendo che dall’esito elettorale potrebbe arrivare una mutazione, i leader politici lo sanno e recitano bene i copioni.
        Ma anche Jan Palach (ed anche altri) non si dette fuoco a Praga nel ’69? E tanti altri, dai bonzi tibetani ai giovani egiziani di 5 anni fa non hanno manifestato la loro protesta dandosi fuoco?

  2. I agree…the perfect metaphor. And a scary one. Social disintegration is the aim of these mad men. Getting rid of mistrust is the only way out of this mess. But how do we do that?

    1. At this particular time it is not easy to find solutions. France has declared a state of emergency, which means curfews, ban to stay and searches without judicial authorization. A provisional time but all democratic guarantees are suspended. In addition Hollande has declared a state of war of France, according to international treaties could ask help from other European countries, did not do to have freedom of movement and always in accordance with international agreements, the European states should provide support as France has been attacked.
      This morning in Milan metro there were few travelers, there is a great fear of attacks in large cities. Unfortunately there are those who fan the flames of fear and purpose of these terrorist acts is just to get people to trust each other, not to make them talk and live, but a way of dialogue and discussion is the only viable .

      In questo particolare momento non è facile trovare soluzioni. La Francia ha dichiarato lo stato d’emergenza, il che vuol dire coprifuoco, interdizione al soggiorno e perquisizioni senza autorizzazione giudiziaria. Un momento provvisorio ma tutte le garanzie democratiche sono sospese. In più Hollande ha decretato lo stato di guerra della Francia, in base ai trattati internazionali avrebbe potuto chiede aiuto agli altri stati europei, non lo ha fatto per avere libertà di movimento e sempre in base agli accordi internazionali, gli stati europei devono fornire supporto in quanto la Francia ha subito un attacco.
      Stamattina nella metropolitana di Milano c’erano pochi viaggiatori, c’è una grande paura di attacchi nelle grandi città. Purtroppo c’è chi soffia sul fuoco della paura e lo scopo di questi atti terroristici è proprio quello di portare la gente a diffidare gli uni degli altri, di non farli dialogare e convivere, ma una via di dialogo e confronto è l’unica percorribile.

  3. Il libro di Camus è una perfetta metafora di ciò che sta accadendo oggi. Dovrei leggerlo.
    La “peste” è sempre stata tra noi umani, ora attiva e bellicosa, ora dormiente e in attesa, furtiva e malevola.Si infervora per mille motivi e prende linfa e forza dal nostro IO bellicoso, dominante, irriducibile.Occorre tornare a parlare di valori e dare esempi, occorre progettazione non bellica ma di crescita globale, occorre diminuire le distanze tra i popoli, arrivando a un migliore livellamento. Invece ci andiamo con gli aerei e coi carri armati per vendetta del male subìto.
    Non credo sia la soluzione migliore.

    1. Non è la soluzione migliore ma è la più rapida, specie quando si è presi dalla paura, ma chi fa la guerra non ha paura, coglie la palla al balzo per poterla fare.
      Ma ci pensi che questa guerra dura dal 1993? Noi nord/occidentali l’abbiamo vissuta a distanza ma migliaia di uomini sono morti in questi 22 anni contrassegnati da picchi temporanei che fanno sembrare gli eventi staccati l’uno dall’altro, mentre tutto si riconduce alla guerra del golfo ed al commercio di armi e petrolio.

  4. Bellissima analisi, sia nel post che nei commenti, che condivido al 100%. Credo che l’unica soluzione sia culturale e sia quella proposta più volte da Gino Strada: che la guerra diventi un tabù in tutto il pianeta…
    Di Camus ho letto soltanto “Lo straniero”, in lingua originale quando ero alle superiori…. Metto “La peste” tra i libri da leggere al più presto!

    1. Bertrand Russell diceva che per avere una pace lunga e duratura gli individui avrebbero dovuto avere l’occasione di vivere un’avventura, vale a dire qualcosa di emozionante come una scalata in montagna o una maratona, almeno una volta all’anno, purtroppo la gran parte dell’umanità cerca di raggiungere il massimo con il minimo sforzo diventando una massa in grado di esprimere solo opinioni che la proteggono dal male che gli altri gli disegnano addosso..

      1. Il maestro cinese con cui ho fatto i seminari di Daoyin la settimana scorsa ci brontolava dicendo che noi occidentali siamo tutti dei debosciati che vogliono appunto raggiungere i risultati col minimo sforzo e ci invitata a metterci più forza… Quando facevamo i movimenti con nomi di animali (tigre, drago, etc…) ci guardava e ci diceva: – le vostre tigri sono tutte malate!-

      1. mi fa piacere… era solo per cortesia, si come un rebbloged non manda la notifica …😉

  5. L’accostamento tra la peste e il terrorismo è azzeccato… purtroppo il terrorismo è una piaga e sono gli uomini possono fermarlo… penso non bombardando o altro, ma non vendendo più armi di qualsiasi genere (cosa impossibile), un terrorista senza armi non farebbe tanta strada.

    1. Nei giorni scorsi è arrivata notizia che la pop star Madonna si sia messa a cantare in una piazza di Parigi e intorno si è radunata un sacco di gente. Malgrado non ami il genere musicale trovo la cosa molto più efficace di mille bombe, sarebbe bello che tutti gli artisti che popolano radio e tv almeno una volta a settimana si improvvisassero menestrelli nelle tante piazze del mondo, servirebbe a cancellare la paura della gente e far riscoprire il gusto di stare insieme all’aperto senza paura.

  6. Sì però… altra citazione dal libro:
    “- Mais vos victoires seront toujours provisoires, voilà tout. […]
    – Toujours, je le sais. Ce n’est pas une raison pour cesser de lutter.”
    “- Ma le sue vittorie saranno sempre provvisorie, ecco tutto. […]
    – Sì, lo so, lo saranno sempre. Non è una ragione per smettere di lottare.” (la traduzione è mia).
    Insomma, secondo me Camus è sempre molto carico di speranza, non nel fatto che si possa trovare un senso alle cose o sconfiggerle, ma che valga la pena il processo per tendere verso questo risultato irraggiungibile. Per me è il suo aspetto più interessante, più ancora dell’occhio acuto con cui analizza la realtà.
    Grazie della tua condivisione.

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