IL CIMITERO DI PRAGA di U.Eco

“Il cimitero di Praga” è stato il primo libro di Umberto Eco letto sino in fondo, rimurginato tanto con la percezione che quanto intuito durante la lettura non è mutato alla fine delle pagine che hanno continuato ancora a girare in testa e ora è questo il mio modo di ricordare che è stato tra noi stimolandoci con la sua scrittura.

libera...mente

Il cimitero di Praga

Come si esce da “Il Cimitero di Praga”? Indubbiamente vivi, ma profondamente cambiati. Ho decido di parlare del libro prima di finirne la lettura. Non so se, una volta girata l’ultima pagina, avrò ancora la voglia e la forza di scrivere qualcosa.

Allo scorrere dei fogli la certezza diventa impressione, sensazione; si sminuzza.  Il “così è se vi pare” di Pirandello acquista forma storica. L’amaro sforna pasti che avevan nutrito la fantasia silenziosamente, ma non tanto da farne storia.

Dalle prime pagine si capisce che il travaglio dell’uomo sta nella certezza che non è tanto quello che avviene realmente, quanto quello che viene percepito e accettato.

I dubbi storici si fanno romanzo con un crescendo di contorsionismi che lasciano spazio al dubbio.

Non ho incontrato sinora pagine emozionanti, tranne quelle sulla morte di Ippolito Nievo, caratterizzata da una narrazione da romanzo  noir che dovrebbe far felici i faziosi dei nazionalregionalismi. Non so se Eco ci gioca o altro ancora…

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Jobs act: 764.000 posti di lavoro (senza oneri contributivi)

Ho sempre più la sensazione che in questa crisi, che fa seguito a tutte le altre crisi precedenti ed anticipa la prossima, si stia perdendo l’occasione per ricordarsi che su questo pianeta tutto si crea, si estrae e si produce gratuitamente e che il modo per ricavarne un utile è il lavoro. Il lavoro è il valore che viene aggiunto ad ogni risorsa, lavorare oltre che una necessità personale è anche una necessità sociale. Ma il lavoro viene tolto progressivamente dalla possibilità dell’uomo idividuo e concentrato nelle mani di chi ha le redini dei mezzi di produzione, sia che questi mezzi di produzione si chiamino terra, semi, territorio o macchinari, Il loro possesso e la determinazi0one del loro valore viene sempre più concentrato in poche mani allo scopo di poter esercitare un ricatto socio-esistenziale su chi non possiede uno di questi elementi.

L’INPS oggi ha annunciato che nell’ultimo anno gli occupati sono aumentati di 764.000 unità,  io ci credo a questo dato ed aggiungo che per questi lavoratori non è stato versato un soldo di contributi previdenziali e che al tempo stesso almerno 500.000 persone dopo 41 anni di lavoro non percepiscono la pensione  arrancando sul posto di lavoro anche se ultrasessantenni. Se non ci fosse stata la riforma delle pensioni del Governo Monti, il fabbisogno di lavoro sarebbe stato di almeno 1.500.000 persone e non si sarebbe potuto ribassare il costo del lavoro malgrado la concorrenza dell’automazione dei processi produttivi.

SCHIZOFRENIA SOCIOMUSICALE

Da qualche giorno sfogliando il Corriere della Sera m’imbatto nella pubblicità di una iniziativa editoriale che dal 18 febbraio vedrà la pubblicazione della raccolta musicale completa  di Jimi Hendrix. Niente di strano o di anormale, anzi potrei anche tenere in considerazione l’idea di acquistare quei cd, Hendrix insieme ai Led Zeppelin è stato la molla musicale che ha scatenato in me l’amore per il rockblues. Quello che è strano è il fatto che dopo sicure indagini di mercato, come in passato avvenuto per lo stesso editore per le raccolte di De Andrè, dei Queen e dei Genesis, queste indagini di mercato abbiano evidenziato il fatto che esiste una bella fetta di potenziali acquirenti di musica di qualità. Questo accade per di più mentre si celebra e perpetua il rito sanremese, quello che fa 11/12 milioni di audience e che, stando a questi dati, dovrebbe essere l’evento più importante per il panorama musicale italiano. Va bene, che si continui pure, ognuno è libero di ascoltare la musica(ccia) che gli piace. Ma faccio anche un’altra considerazione partendo dal fatto che il gruppo RCS periodicamente proponga iniziative come quelle citate.

Di sicuro l’editore propone le pubblicazioni perchè hanno una valenza economica positiva, indubbiamente influisce molto il fatto che oggi chi acquista la musica proposta con le raccolte ha una certa capacità di acquisto e che questa è maggiore tra i sessantenni che non tra i trentenni. Allora mi chiedo: perchè la RAI continua a propinarci il festival di Sanremo in prima serata, mentre dopo la mezzanotte, con un anno o due di ritardo e sui canali meno seguiti, trasmette il Festival Tenco? Di sicuro gli amanti della buona musica sono un’audience che magari non compra pannolini per bambini e pannoloni per adulti, ma una programmazione diversa per il Festival Tenco (che già lo scorso anno era carente di fondi) farebbe un gran bene a tutta la produzione musicale di qualità made in italy.

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