IL CIMITERO DI PRAGA di U.Eco

“Il cimitero di Praga” è stato il primo libro di Umberto Eco letto sino in fondo, rimurginato tanto con la percezione che quanto intuito durante la lettura non è mutato alla fine delle pagine che hanno continuato ancora a girare in testa e ora è questo il mio modo di ricordare che è stato tra noi stimolandoci con la sua scrittura.

libera...mente

Il cimitero di Praga

Come si esce da “Il Cimitero di Praga”? Indubbiamente vivi, ma profondamente cambiati. Ho decido di parlare del libro prima di finirne la lettura. Non so se, una volta girata l’ultima pagina, avrò ancora la voglia e la forza di scrivere qualcosa.

Allo scorrere dei fogli la certezza diventa impressione, sensazione; si sminuzza.  Il “così è se vi pare” di Pirandello acquista forma storica. L’amaro sforna pasti che avevan nutrito la fantasia silenziosamente, ma non tanto da farne storia.

Dalle prime pagine si capisce che il travaglio dell’uomo sta nella certezza che non è tanto quello che avviene realmente, quanto quello che viene percepito e accettato.

I dubbi storici si fanno romanzo con un crescendo di contorsionismi che lasciano spazio al dubbio.

Non ho incontrato sinora pagine emozionanti, tranne quelle sulla morte di Ippolito Nievo, caratterizzata da una narrazione da romanzo  noir che dovrebbe far felici i faziosi dei nazionalregionalismi. Non so se Eco ci gioca o altro ancora…

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Autore: popof1955

Se fai un giro nel mio blog puoi apprendere qualcosa in più di quel che so io di me.

14 thoughts on “IL CIMITERO DI PRAGA di U.Eco”

    1. Con “Il nome della rosa” ho commesso l’errore di vedere il film e poi una volta comprato il libro non l’ho nemmeno iniziato, forse dopo tanti anni di sonno ora posso aprirlo.

      1. Io sto aspettando di dimenticarmi del film senza riuscirci, vorrà dire che per ammirazione nei suoi confronti comincerò a leggerlo prima possibile.

  1. Quindi lo fai finito senza sfinirti🙂
    Io col pendolo di Foucault non ci sono riuscita. Dovrà riprenderlo in mano, prima o poi.Letture complesse, quelle di Eco, che evidenziano stazza e cultura.Troppa per noi comuni mortali.

  2. L’unico libro che sono riuscito a finire di Eco è Il Nome della Rosa, probabilmente intimidito da un successo mondiale che non ammetteva defezioni. Dal Pendolo di Foucault in poi li ho avuti tutti fra le mani, in un modo o nell’altro, tutti incominciati e nessuno portato a termine. Probabilmente un mio limite, magari anagrafico: dopo “Cent’anni di solitudine” e “Il maestro e margherita” non sono più riuscito ad appassionarmi alla narrativa contemporanea.

    1. Mi accorgo che invece amo la narrativa contemporanea, l’occhio attento degli scrittori sulla nostra epoca ma anche per rivedere il passato con gli occhi odierni mi piace. Come ho scritto in altri commenti la lettura de “Il nome della rosa” la inizierò a breve,

  3. forse Eco era più un grande intellettuale che un grande romanziere. Ne ho letti alcuni di romanzi, ilNome della rosa, il Pendolo, l’Isola del giorno prima e qualche saggio.
    Mi ha colpito, soprattutto, come “filosofo”, improprio, perchè era qualcosa di più ampio, nel suo conoscere e divulgare.
    Ma, nella filosofia della conoscenza era un grande.

    A parte il valore – io non sono nessuno per giudicare, comunque – mi ha sempre colpito il suo spirito critico, l’intelligenza, unite alla chiarezza, alla volontà di farsi capire.
    Ho letto Kant e l’ornitorinco, nel quale spiegava, o tentava di farlo, il processo di associazione fra un’idea nuova e la parola che la vuole rappresentare, partendo dal valore “magico” associato, nei primordi, alla parola, anzi, prima al segno, e poi alla parola.
    Disegnare un animale sulla parete di una grotta, era come avergli dato la caccia, esattamente come si associano le figure dei santi sulle pareti delle chiese ai miracoli, e nominare un oggetto era come impadronirsene o indirizzarne le azioni, esattamente come fanno ancora oggi i mille sciamani delle vendite televisive che, grazie al potere ipnotico della parola, ci convincono a comprare un oggetto.
    Ma aveva messo in evidenza, con il suo saggio, anche il percorso reale (più o meno reale) che conduce gli uomini a dare una definizione alle cose che chiamano “realtà”.
    L’ornitorinco era l’animale strano e senza nome a cui, poco per volta, si è cercata una denominazione descrittivamente corretta.
    E’ stato un viaggio nella comprensione del fenomeno del linguaggio, di quel miracolo umano che permette di comunicare, seppure imperfettamente, ciò che sentiamo di avere dentro.
    Certo, ha aiutato a capire che resta un alto grado di approssimazione, fra il dire ed il comprendere, fra l’oggetto detto e quello percepito….
    Ma, insomma, peccato, mi è dispiaciuta molto la sua morte.
    Un pezzo di cultura che scompare.
    Per sempre.
    Un abbraccio, Popof.
    Piero

    1. A me mancherà molto la sottile ironia che insinuava nelle parole delle storie che narrava, il suo grande prendersi gioco del reale realmente accaduto e reinterpretato. Ho letto in questi giorni alcuni articoli su vari giornali, tutti a parlarne un gran bene, i suoi libri si vendevano tanto, pare che in questi due giorni la suoa produzione sia andata a ruba. Ma poi è morto davvero o ci se ne vuole solo separare?

  4. Ho letto solo il nome della rosa, credo due volte, prima del film. Il pendolo l’ho cominciato e mai finito e perciò mi devo decidere: o lo riprendo o lo porto definitivamente allo scaffale del bookcrossing. In libreria ha già preso troppa polvere….

    1. La polvere dai libri si toglie, con Eco occorre avere la giusta concentrazione per leggere serenamente e ricordarsi che mentre si sta leggendo, nessuna cosa a cui si pensi può essere risolta in quel momento, però sono tante le sinapsi che Eco stimola e dopo aver girato pagina bisogna fare un passo indietro ;I

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