Montalbano Elicona

Non ricordavo quasi più l’esistenza di Montalbano Elicocona. Il primo approccio con la cittadina è stato il pane, un pane scuro e profumato che ogni tanto portava a casa uno zio viaggiatore. Un pane speciale, prodotto con grano duro e cotto con legna che ne esaltava il sapore. La sua cura rimane quasi intatta ancora oggi, affidata alle mani sapienti di fornai che esportano il prodotto nel circondario. Oltre il pane non avevo altri ricordi, ma un’indicazione stradale durante l’ultima vacanza in Sicilia ha attirato la mia attenzione, così un pomeriggio ho imboccato la strada che si inoltra dal mare di Falcone verso i Monti Nebrodi. Una strada a volte dissestata, al limite della sicurezza con il selciato deformato da smottamenti. Poi in lontanaza ecco il borgo avvolto nella nebbia bianca di una nuvola, come a volersi nascondere alla vista.  L’origine del suo nome forse è proprio in questo biancore, mentre Elicona potrebbe derivare dalle toruose anse di un torrente a valle. Nei suoi vicoli stretti le case sembra sussurrino appoggiale le une alle altre, facendo da cornice al castello che sovrasta il borgo.

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RAI 5: per favore non rompetela

Fatemi pagare il canone, ma per favore non toccate RAI 5 perchè è bello pranzare in compagnia della buona musica. Oggi il menù è stato accompagnato dalla musica di Bethoven eseguita dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Riccardo Abbado con Maria Joao Pires al pianoforte. Solo RAI 5 può offrire certe prelibatezze. Dalla minestra d’orzo e lenticchie, che oggi è stato il mio primo piatto, al caffè, ho consumato un pranzo in piacevole compagnia vista l’eccellenza dei musicisti che hanno incorniciato con il suono dei loro strumenti le fughe di Maria Joao Pires, musicista che da buon profano non conoscevo, e che mi ha colpito oltre che per l’esecuzione eccellente, anche per i capelli dal taglio punk, dall’assenza di spartito e da un piccolo tatuagio sul polso destro.

Sono andato a documentarmi ed ho scoperto che è stata una bambina prodigio che a soli 5 anni ha tenuto il primo recital e a 7, come riporta Wikipedia, ha eseguito pubblicamente i concerti per pianoforte di Mozart. Nel  1970 ha raggiunto la fama internazionale e oggi che di sicuro ha superato i 50 anni ed è nonna, è considerata uno maggiori maestri. Per chi non la conosce questo il link su you tube:  https://youtu.be/c9gvTKdZhD4

 

 

 

 

 

La Costituzione è da riformare?

_DSC0036Quando sono nato io la Costituzione aveva 7 anni, gli anni dell’autocoscienza. Era bella già allora, ma di fatto irraggiungibile, almeno quanto Beatrice per Dante che nei sonetti della Vita Nova scriveva:

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Trovo che i versi scritti dal Poeta si possono ben dedicare anche alla nostra Carta Costituzionale: appare gentile ed onesta tanto da lasciare muto chiunque si limiti appena a guardarla, o meglio leggerla.

E’ stata lodata per l’umile ed austera veste come fosse un angelo piovuto dal cielo e non il frutto di mediazioni politiche che lasciano in chi si aggira tra le sue pieghe, un anelito sospiro solingo, perchè mai sarà raggiungilile l’estasi in sua compagnia. Ha parlato all’anima lasciando insoddisfatto il corpo,  come può fare un’otopia a cui inutilmente ci si appella.

Nelle sue prime pagine è stato scritto che la sovranità appartiene al popolo, salvo aggiungere che la esercita nei modi e nei tempi stabiliti, ovvero andando a votare quando è tempo di elezioni, e allora come una Beatrice qualsiasi cambia abito e colori. Restano immutevoli le forme, a parte qualche lifthing periodico, su cui vigila la Corte e il Presidente.

Nelle pagine iniziali è stato scritto che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, sicuramente intendendo il lavoro dell’uomo, nel 1947 non c’erano ancora i robot.

Sono stati stabiliti tutti i terrazzamenti su cui poggiare i filari dei rampicanti di una vigna collinare: comuni, provincie, regioni, camera e senato. Adesso su ogni terrazzamento si è sviluppato un abusivismo che, la dove era prevista una stanza, è stato costruito un grattacielo, per rivedere il panorama bisogna ricorrere a ditte specializzate nella demolizione di grandi manufatti.

E’ stata blindata con una cintura di castità. In molti han tentato di farle cambiare il ritmo di danza, probabilmente erano cavalieri maldestri, come Beatrice non balla.

Uno dei pochi cambiamenti intevenuti di restauro risale al 2001, quando fu data un’impronta federale alle regioni, in particolare in campo sanitario, energetico ed ambientale: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, si spende tanto per ricevere poco e forse i cambiamenti proposti nella riforma attuale possono riportare sui binari un treno che ogni tanto deraglia dopo tanto trababallar di conti.