San Marco d’Alunzio

dsc_0290
(Cliccando su questo link: https://goo.gl/photos/HKpq3J7xS4pwytzF8 , si accede alla cartella)

L’antico paese di San Marco d’Alunzio in provincia di Messina, collocato su una delle colline dei Nebrodi a 548 slm, accoglie il viaggiatore su una terrazza: una delle sue piazze che accarezza la vista con le Isole Eolie e della sinuosa costa tirrenica siciliana, da Capo d’Orlando a fin dove il confine provinciale sfuma.

Invitante per la frescura che promette nelle sere d’estate, si annuncia a chi lo visita con un bassorilievo che mostra la sua antica essenza. Tra i suoi vicoli stretti collegati da scalette, i suoi 2100 abitanti (che eran 3500 negli anni ’60) dispongono di ben ventidue chiese, quattro musei, quattro biblioteche, un tempio greco del IV secolo a.C. dedicato ad Ercole e trasformato dai normanni in chiesa cristiana, un monastero Benedettino, un convento dei Frati Cappuccini e i ruderi del castello normanno. Su ogni pietra antica, o recuperata all’uopo, predomina il rosso delle pietre di marmo autoctono.

Anni fa un’anziana donna mi cantò una canzone dialettale che esaltava i profumi e i colori del borgo, con ogni probabilità cantava le rime di quei versi a tutti i turisti che passavano da quei vicoli strappati alla storia e che allora venivano ricuperati pietra dopo pietra. Quell’anziana donna, magari considerata stramba, era una guida tattile olfattiva che ormai s’è persa nel tempo che riaffiora, cullato dalle onde del vento che trasporta gli aromi dal mare ai monti, dove i pastori curavan le greggi.

“Ignavi raggiri”*

Sulla scia degli strilli di cronaca riguardanti la precaria giunta comunale di Roma, stamattina mi è tornato in mente il fatto che nel giugno del 1993 s’insediò a Milano, che quanto a dimensioni può reggere il confronto con Roma, la giunta leghista di Marco Formentini. Il confronto mi appare naturale per molti punti di paragone, primo fra tutti il fatto che era la prima volta che la Lega conquistava un comune di grandi dimensioni. La Lega allora era alle prime armi come oggi il M5S, la differenza era che moli suoi uomini masticavano il politichese, e qualche idea di governo l’avevano. A Milano l’ondata di “mani pulite” nella tangentopoli del ’91 faceva ancora sentire i suoi effetti, allora come l’altro ieri a Roma per “mafia capitale” e sempre oggi a Roma come allora a Milano milioni di elettori han fatto confluire i propri voti in una lista che annunciava dei cambiamenti. La Milano di quel periodo la ricordo come una città spenta, senza entusiasmo. L’amministrazione della Lega tenne in stallo per anni gli investimenti e forse la Lega ha avuto pochi indagati (riferendosi a quell’evento e a quel periodo) perchè tenne stretti i cordoni della borsa e furono pochi i rifacimenti infrastrutturali a cui han fatto eco pochi effetti collaterali.

Formentini non si trovò nelle difficoltà che incontra oggi la sindaco Raggi per il semplice fatto che il M5S non ha nessuna capacità di gestire la politica, non riconosce alla politica il peso che ha, vi si contrappone in forma totalmente anarchica, mentre la politica è fatta di alleanze, anche impossibili. Tanto più grande è il mare da navigare tanto maggiori le difficoltà che avranno le piccole barchette in cerca di una guida. Una cosa è attraversare lo Stretto di Messina a nuoto, un’altra governare un transatlantico. Si possono fare pure i saltelli e gli inchini che si vuole, ma se non si ha una profonda conoscenza del rischio e del fondale, anche la Concordia affonda. Se proprio Grillo & C dovevano fare una prova di galleggiamento dovevano cominciare a valutare le onde di un lago e non quelle dell’oceano.

*: il titolo è un anagramma trovato/ideato da Franco Muzzioli.

Randazzo

DSC_0403-001Da tempo desideravo fare una sosta a Randazzo. Il nome della città è rimbombato nelle nostre orecchie grazie a quel  Dott. Randazzo che investigava sullo stato di salute di Dante/Roberto Benigni nel film Jonny Stecchino (cliccando qui si visiona uno spezzone del film per chi non lo ha visto o non lo ricorda), ma anche per le varie volte che l’abitato di Randazzo è stato minacciato dalle colate laviche dell’Etna, difatti per poter raggiungere le pendici del vulcano provenendo dalla costa siciliana che si affaccia sul Mar Tirreno, bisogna passare per la città etnea. Calcolati per bene i tempi di percorrenza che si aggirano su una media di 40 km orari, vuoi per la tortuosità delle strade, vuoi per l’attraversamento di tante cittadine, partento alle 9,00 del mattino vi sarei giunto per l’ora di pranzo. Così è stato, 60 km in quasi 2 ore passando per Capo d’Orlando, Naso, Ucria, Floresta, Favoscuro, Santa Domenica Vittoria e infine Randazzo. Visto che anche il buon Dio al settimo giorno si riposò, io dopo aver attraversato 6 cittadine non potevo non sostare nella settima anche perchè erano le 11 passate e presto sarebbe stata ora di pranzo. Ma al sud non si pranza a mezzogiorno, di norma mai prima delle 13,00 e se proprio vuoi darti un tono prendi posto a tavola alle  14,00. Insomma ho trovato il tempo per scattare qualche foto alle belle architetture della città. Un’immagine in particolare mi ha colpito ed è stata l’ultima che ho scattato prima di proseguire per la mia meta e che ho messo a presentazione di questo post. E’ una vecchia costruzione in mezzo a tante altre più recenti. Finestre e porte non ci sono più, ad eccezione di una serie di tavole di legno che ne impediscono l’accesso. Sul palo a sinistra, che serve per trasportare le reti elettriche e telefoniche, c’è un aggeggio che sembra una telecamera che porta a pensare che oltre le pareti di facciata ci sia un cortile, la finestra senza infissi  non mostra un interno buio. Con questultima immagine, cliccando sulla quale si accede alla cartella, dopo un pranzo veloce a base di arancine e mozzarelle in carrozza, come solo in provincia di Catania e Messina sanno fare, ho proseguito il mio viaggio alle pendici dell’Etna. Peccato che la funivia fosse ferma, la prossima volta dovrò informarmi meglio per sapere se il servizio viene effettuato, ovvero conoscere quando ha inizio la stagione turistica con le attività relative.

 

 

 

Turbo-lenti Raggi di sole

Nei corsi di formazione dei menagement aziendali viene raccontata una storiella che quasi tutti ormai conoscono. E’ quella del professore che sale sulla cattedra, vi pone un vaso di vetro e poi lo riempie di sassi. Alla fine dell’operazione guarda l’aula e chiede agli studenti se il vaso è pieno. Alla risposta affermativa corale pone sul tavolo un sacchetto di sassi più piccoli e scuotendo il vaso li versa e chiede se a questo punto il vaso e peno. Ennesima corale risposta affermativa come la volta successiva in cui versa dei sassolini. Infine versa della sabbia che riempie tutti gli spazi. A questo punto il vaso è veramente pieno ed il professore chiede agli studenti quale sia la conclusione da trarre. Chiaramente non è quella esposta dai più e che nessuno osa formulare. La risposta viene fornita direttamente dal docente il quale spiega che per riempire adeguatamente ogni spazio avendo a disposizione soggetti diversi per forma e peso prima occorre far entrare i sassi più grossi e successivamnte quelli di più piccole dimensioni.

Se la Raggi avesse conosciuto questa storiella forse sarebbe in una situazione meno sgradevole. Le strade le puliscono i netturbini o operatori ecologici, ma se non ci sono le teste che decidono come quando e con chi fare le cose anche la semplice raccolta dei rifiuti va in tilt, figurarsi il resto. Ne sa qualcosa Masaniello.